Cosa vede uno yorkshire che entra in un prato d’erba non tagliato rispetto a un alano?
Il piccoletto entra in una foresta.
L’alano passeggia su un prato.
appunti novalis
Punti & Spunti (Since 2006)
#176 – realtà
#175 – bisogni
La vita è breve, le infelicità interminabili, il tempo scarso. Bisogna prendersi tutto ciò che c’è di buono e di bello nella vita. Senza rinunciare a nulla. Agli oggetti, le cose, i beni, si devono preferire le sensazioni. Bisogna godere, amare, discutere, emozionarsi. Troppe sono le dita puntate che indicano ciò che non si può fare. Bisogna eliminarle.
#174 – filosofie
La filosofia cerca di dare un senso alla vita e all’esistenza umana. È una forma di ricerca e conoscenza che si interroga sulla realtà, le emozioni, la verità e la morale. Ogni epoca ha avuto filosofi che hanno cercato risposte fondamentali, come chi siamo e da dove veniamo. La forza della filosofia sta nella sua capacità di porre domande crescenti e complesse, piuttosto che in risposte definitive. Essa è presente in molti aspetti della vita, come scienza, arte e politica, ed è essenziale per il progresso e l’innovazione. Fare filosofia significa non accettare dogmi senza verificarli, essere aperti a nuove idee e cercare di comprendere il mondo in modo curioso.
#173 – aspettative
“L’aspettativa è la radice di ogni angoscia”
L’aspettativa, come afferma Shakespeare, è la radice di ogni angoscia perché nasce dal desiderio umano di prevedere, controllare o plasmare il futuro secondo i propri bisogni e speranze. Ogni volta che ci aspettiamo qualcosa – un successo, un risultato, o un comportamento altrui – creiamo nella nostra mente un’immagine idealizzata di ciò che dovrebbe accadere. Tuttavia, la realtà, spesso imprevedibile e indipendente dai nostri desideri, difficilmente coincide con quelle aspettative, generando un senso di delusione, frustrazione o persino sofferenza. Questa riflessione ci invita a chiederci: è possibile vivere senza aspettative? Forse non del tutto, perché sognare e progettare fa parte della natura umana. Tuttavia, possiamo lavorare per coltivare un’attitudine diversa, meno legata all’attaccamento al risultato e più aperta all’accettazione di ciò che accade. Non si tratta di abbandonare i propri desideri o obiettivi, ma di riconoscere che la felicità non può dipendere unicamente dalla realizzazione di ciò che immaginiamo. L’angoscia nasce dal confronto tra il “dovrebbe essere” e ciò che realmente è: più il divario è ampio, maggiore è la nostra sofferenza. Accettare che la vita si svolge in un equilibrio tra ciò che possiamo controllare e ciò che sfugge alla nostra volontà è una forma di saggezza. Imparare a vivere con meno aspettative non significa vivere senza scopo, ma, al contrario, abbracciare ogni momento con maggiore autenticità, evitando di proiettare su di esso pesi inutili. Shakespeare ci ricorda, dunque, che spesso la nostra angoscia è una creazione della mente e che, per quanto difficile, la via della serenità passa attraverso il lasciar andare, accogliendo la realtà per quella che è.
#172 – quotidianità
La più grande rivoluzione comincia dai gesti quotidiani. Inserisci nella tua giornata tipo uno, cinque, dieci piccoli nuovi gesti per vivere diversamente e la tua vita cambia per il meglio. Non c’è bisogno di correre una maratona o vedere l’aurora boreale per farsi illuminare. La tua nuova vita comincia adesso. E’ un prezioso aiuto per coltivare la migliore versione di te.
#171 – essere
Posto questo breve scritto di Astor Amanti tratto dal suo libro “Acid Lethal Fast”, in quanto mi sono ritrovato in toto in quello che esprime.
“Esistono uomini che portano su di sé il dolore del mondo. Quando vedono pesci rossi nei sacchetti dei Luna Park non riescono più a respirare e vedono orribili facce ridenti deformate dall’acqua. Uomini che guardano foto di esseri viventi maltrattati e ne sentono, in maniera accecante e assordante, le urla, il panico, la sofferenza. C’è chi li considera santi o fanatici e chi, semplicemente, afferma che sono persone troppo buone per riuscire a sopravvivere senza impazzire.”
Sento il peso di questo mio “essere” in maniera tangibile e sempre più accentuato. Davanti anche alla minima situazione di sopruso verso un animale o un essere umano, vengo preso da un malessere ingestibile che mi obbliga a distogliere lo sguardo, la presenza, il pensiero. Può essere preso come un comportamento comodo e irresponsabile… in realtà, nel mio caso sarebbe da masochista, il dolore che sento penetrarmi è talmente forte da creare un grande disagio psichico-fisico.
#170 – letture
Se dovessi scegliere un libro che mi rappresenta, sarebbe impossibile. Ce ne sono troppi, e ognuno di essi mi ha lasciato qualcosa. Un pensiero, un’emozione, un ricordo. Ci sono stati libri che ho letto e riletto fino a consumarli, e altri che ho lasciato a metà, per poi riprenderli anni dopo. Ogni libro è come una relazione: alcuni li ami subito, altri li apprezzi col tempo. E ci sono quelli che, per quanto ci provi, non riesci a capire. Ma va bene così. La bellezza dei libri è anche questa: non c’è un modo giusto o sbagliato di leggerli.
#169 – risoluzioni
Tutto il mondo vuole risolvere i problemi con la guerra, ma una minoranza sa che la guerra crea problemi nuovi senza risolvere i vecchi, tutto il mondo vuole risolvere la crisi climatica senza troppi scossoni ma una minoranza sa che bisogna cambiare stili di vita e modelli di sviluppo, tutto il mondo si rinchiude nelle false sicurezze della politica ma una minoranza sa che i cambiamenti sono innanzitutto culturali.
#168 – luminarie
Nei giorni in cui le luminarie si accendono sulle vetrine del centro, nelle stazioni si sono attrezzati con dispositivi di vario genere per evitare la presenza dei senzatetto. Stretti nei loro sacchi a pelo, forse non erano ‘belli’ per chi ogni giorno salta sui treni in ritardo per correre a timbrare il cartellino. Li chiamano invisibili, ma invisibili per chi? Per noi privilegiati che vogliamo nasconderli e voltare gli occhi di fronte al fallimento della società. A nessuno importa di loro, basta non averli davanti mentre facciamo colazione al bar, entriamo al supermercato e aspettiamo il black friday. Ma se ci infastidiamo quando ci chiedono una moneta per perdersi in un vino scadente, forse il problema siamo noi. Scavalcati dalla nostra indifferenza, esistono ma non esistono. Eppure sono tanti, e quelli che conosco e ho conosciuto si portano dietro storie di ogni tipo. Timidi, riservati, arrabbiati, aggressivi, maleducati, romantici. Sono come noi, ma per scelta o per necessità restano invisibili perché troppo visibili. Liberi da ogni cosa, resistono ai margini di un mondo corrotto che li ha rifiutati o che hanno abbandonato.
#167 – libri
Ogni libro è una porta, un invito a esplorare, a scoprire qualcosa di nuovo. Ci sono libri che mi fanno ridere, altri che mi fanno piangere. Alcuni mi lasciano senza fiato per la bellezza delle loro descrizioni, mentre altri mi tormentano per giorni, costringendomi a riflettere su ciò che sono e su come vedo il mondo. Leggere è un atto intimo, quasi sacro. Ogni volta che apro un libro, è come se stringessi un patto silenzioso con l’autore: lui mi dona le sue parole, io gli offro il mio tempo, la mia attenzione, e, in un certo senso, anche una parte di me stesso.
#166 – mattini
Al mattino, la sensazione di ricominciare ogni volta è un invito a non ripercorrere le stesse strade che portano ogni giorno ad addormentarsi con quei compagni poco graditi che si accampano sul cuscino.
#165 – utopie
Ma anche basta con questo ciarpame, costituito da ferri vecchi che vogliono solo far tornare l’umanità nella follia. Putin, Trunsk, Bannon, Netanyahu e tutti i loro complici. Qui non si parla più di politica, ma di legge della jungla voluta da malandrini della peggior fatta. Mi sa che persino la zantraglia italica se ne è accorta e tace per il momento, ma non mi meraviglierei che si aggregasse definitivamente a questa bella compagnia, magari facendo furbescamente finta di essere la statista che non è. Per alcuni paesi europei c’è finalmente l’opportunità di riscattarsi facendo fronte comune, non certo con maggiori armamenti e soprattutto al netto di quelli che invece plaudono ai nuovi fascisti. Abbiamo necessità di aria pulita. Abbiamo una civiltà di pace da salvaguardare e possiamo farlo solo ripudiando le guerre di qualsisi tipo volute da questi tossici. Abbiamo necessità di un mondo migliore per tutti, non di quello peggiore voluto da pochi, che vogliono solo “potere” sempre di più.
Utopie? Il mondo ha sempre avuto necessità di utopie per migliorarsi, mai di rassegnazione.
#164 – freddo
Il freddo si è posato su di me come un sottile e invisibile velo. Le dita sembrano sul punto di spezzarsi al contatto, il naso ha assunto una sfumatura di rosso pallido, e ogni respiro si trasforma in una piccola nuvola di vapore che fluttua nell’aria prima di dissolversi.
Cammino e il gelo mi fa compagnia come un silenzioso compagno. Le strade appaiono più deserte, gli alberi più spogli, e ogni suono è attutito, come se l’intero mondo fosse avvolto in una coperta di tranquillità. Mi trovo in una città che quasi non riconosco, trasformata dalla luce grigia e dal respiro gelido dell’inverno.
Sento il freddo penetrare fino all’anima, ma non è sgradevole. C’è qualcosa di quasi rassicurante in questa sensazione, come se il freddo stesso fosse un promemoria di ciò che è autentico. E lì, mentre mi stringo le spalle per cercare un po’ di calore, il freddo sembra quasi trasformarsi in un segreto. È come se mi svelasse qualcosa di profondo, di fondamentale. Mi ricorda che esisto, che sono vivo. Che sono composto di carne e ossa, di emozioni, di piccole cose.
E mentre cammino, con il naso e le dita intirizzite, percepisco che il mondo intorno a me è immobile, ma dentro di me tutto pulsa. Scopro così che c’è una bellezza silenziosa, fragile e perfetta, anche nel freddo che scivola sotto la mia pelle.
#163 – poteri
Cosa possiamo fare, noi che non abbiamo potere politico, militare o economico, dopo aver scoperto che la guerra agli europei la stanno facendo quelli considerati a torto i nostri angeli custodi atlantici, i partiti che ci promettevano sicurezza, i poteri nazionalisti che abbiamo rafforzato per difenderci dal pericolo di neri, arabi, comunisti, omosessuali, ecologisti e “woke”? Praticare l’unica forma possibile di resistenza dove i fini e i mezzi sono coerenti: la resistenza non-violenta.
Una resistenza che si fa con la parola, la non-collaborazione, l’impegno diretto, costante e senza deleghe nelle lotte nonviolente che passano attraverso la buona politica, il sindacalismo coraggioso, la cultura libera, chiedendoci perché siamo arrivati al punto di dover mettere degli aggettivi per distinguere queste cose nobili dalle loro varianti sbiadite, dalla politica asservita alla legge del più forte, dal sindacalismo che abbandona i più precari, dalla cultura dei padroni.
#162 – dettagli
Il bello dei piccoli dettagli apparentemente insignificanti è che poca gente li coglie, ed ancor meno, li fissa indelebili nella memoria. Per i più, sono indistinguibili gocce di pioggia che cadono e che permeano il paesaggio con invisibile maestria.