lunedì 28 luglio 2014

Affresco di un realista malinconico

Il cuore di Marquez ha smesso di battere, ma le sue storie e le sue passioni continueranno ad animare la nostra vita

“Dal troppo amor di vita, da speranze e da timori liberati, ringraziamo con breve preghiera gli dèi, quali che siano, che nessuna vita vive per sempre…che anche il più stanco fiume trova riposo nel mare.”

Si teneva al riparo dalle telecamere e dall’enorme notorietà alla quale il suo talento lo aveva esposto. Di lui, negli ultimi anni, si diceva che fosse nascosto in una delle città immaginate e sognate nei suoi romanzi.

Gabriel Garcia Màrquez era un sudamericano atipico, un uomo triste come egli si definiva.

Nato ad Aracataca in Colombia nel 1927 può essere considerato il più grande scrittore in lingua spagnola dopo M. de Cervantes.

Nelle interviste che ha rilasciato emerge il ritratto di un uomo appassionato, discreto, dolcemente malinconico, quasi inconsapevole dell’enorme talento che qualcuno gli aveva donato. Quell’entità ineffabile che lo tiranneggiava e, ad un certo momento, prendeva la sua mano piegandola a scrivere capolavori di bellezza ineguagliata.

“La letteratura è un modo per salvarsi” diceva, “per mettersi al riparo dalla vita reale, è un modo per riscattare le frustrazioni, attingere energia vitale e riprendere il cammino. La letteratura ci aiuta a sopportare le esperienze negative della vita, prepara gli uomini ad affrontare le difficoltà con maggiore consapevolezza.”

La letteratura è una cosa semplice in fondo, basta prendere un foglio di carta o un quaderno e cominciare a narrare la vita. Di questo Marquez era fermamente persuaso, quando faceva dire ad un suo personaggio: “E’ vero, come dicevano le canzoni, che l’amore può tutto? – È vero – le rispose lui – ma farai bene a non crederci.” Lo stile scorrevole, immaginifico e ricchissimo è intessuto di una ironia amara. Inquadra i personaggi e li descrive sfogliandoli, come si fa con un libro.

Le sue opere parlano di un’altra realtà, quella che non riusciamo a scorgere con gli occhi del corpo. “Dietro quello che vediamo, la realtà immediata, esiste un’altra realtà che solo l’intuizione poetica riesce a captare, ed è questo che appare fantastico nella mia opera” .

A “Gabo” non piaceva la definizione che i critici gli attribuirono, quella di massimo esponente del Realismo magico. A chi gli chiedeva di collocare la sua letteratura rispondeva: “In verità sono un realista e basta, solo che la realtà delle nostre latitudini può presentarsi come “magica” agli occhi di chi non la conosce”.

Quando lessi per la prima volta Cent’anni di solitudine, fui letteralmente travolto dalle immagini che la sua prosa suscitava nella mia mente. La sapienza stilistica di cui era dotato dominava il tempo, lo plasmava come se fosse una materia duttile. Si veniva trascinati nelle innumerevoli storie parallele che narrava e, senza mai creare un ingorgo, il flusso narrativo procedeva ordinato sino alla conclusione.

La figura retorica dell’analessi, ben dosata nei suoi romanzi, fu uno strumento che seppe utilizzare con sagacia. Il tema centrale di tutta l’opera è quello della solitudine, che Marquez non descrisse con tonalità oscure ma con la consapevolezza di una realtà presente nella nostra vita. “…credo che tutta la mia vita e tutta la mia opera sia servita a rispondere a un’unica domanda: cos’è la solitudine? Si parla della solitudine del potere, la solitudine del maratoneta, di quella dello scrittore. Si parla della solitudine di tutti così si può sospettare che quello che succede è che tutti, assolutamente tutti, siamo soli. Il fatto è che se riuscissi a decifrarlo probabilmente non scriverei più perché appunto io scrivo per conoscere cos’è la solitudine. Quindi preferisco non saperlo e proseguire a scriverne ancora per tanto tempo”. Diceva Gabo. Nulla vive per sempre e ad ogni inizio segue una fine, la clessidra del tempo viene sempre di nuovo capovolta.

I personaggi di Cent’anni di solitudine, da José Arcadio Buendia ad Aureliano Babilonia, si muovono sotto l’egida della sua fantasia e sono intrisi di simbologie, magia dei luoghi e metafore. Cent’anni di solitudine di una grande famiglia i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per seguire un destino ineluttabile, in attesa della nascita di un figlio con la coda di porco.

Pubblicato nel 1967, scritto in un anno e mezzo, ma meditato per più di quindici anni, l’opera gli valse l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1982.

La città di Macondo diventa un luogo dell’anima e un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, dove galleggia una moltitudine di eroi maschili predestinati alla sconfitta, cui fanno da contraltare la solidità e la sensatezza dei personaggi femminili. Su tutti domina la figura del colonnello Aureliano Buendìa, il primo uomo nato a Macondo, colui che promosse trentadue insurrezioni senza riuscire in nessuna, che ebbe diciassette figli maschi e glieli uccisero tutti, che sfuggì a quattordici attentati, a settantatré imboscate e a un plotone di esecuzione per finire i suoi giorni chiuso in un laboratorio a fabbricare pesciolini d’oro.

Di questo capolavoro ti resta il percorso dell’umano, le esistenze che come rivoli attraversano il mondo per poi spegnersi, di generazione in generazione. Marquez immagina l’umanità come un organismo che respira, possiamo verificarlo anche noi. A Macondo tutto ciò che è vivo è destinato a morire, le case ora sono piene ora si svuotano, le persone ora ci sono ora non ci sono più. La respirazione della vita popola i luoghi riempiendoli di rumore, poi li desertifica rendendoli muti e silenti. E’ il romanzo delle distruzioni e delle rinascite, una metafora dell’esistenza di ciascuno.

L’amore ai tempi del colera è la storia di un sentimento immenso e irrefrenabile. I protagonisti sono Florentino Ariza e Fermina Daza, i due si innamorano follemente ma tale amore, però, non avrà coronamento prima di “cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”. Si incontrano da ragazzi, lui resta folgorato dalla beltà e grazia di Fermina, si innamorerà anche lei ma suo padre le impedirà di legarsi a Florentino. Sposerà un affermato medico verso cui, lentamente, proverà nulla più di un semplice affetto. Florentino Ariza la seguirà con gli occhi, le vivrà accanto, l’aspetterà per oltre cinquantatré anni. Dopo la morte del marito si farà avanti e, ormai anziani, riusciranno a celebrare il loro amore. E’ la storia di un amore intramontabile e dell’impossibilità di sottrarsi all’autenticità dei sentimenti.

Un’altra pietra miliare è Cronaca di una morte annunciata. Lessi il romanzo due volte consecutive. Volevo penetrare la sua complessità strutturale ed entrare dentro la cronaca dell’omicidio che veniva raccontato. Il libro narra la vicenda di Santiago Nasar che, accusato di aver tolto l’onore ad Angela Vicario, viene ucciso dai fratelli di lei, Pablo e Pedro, la mattina dopo le nozze. Quella stessa mattina, infatti, il marito, Bayardo di San Roman, ripudia la moglie, rimandandola nella casa paterna. E’ un capolavoro sconvolgente, una grande e geniale creazione sui temi dell’onore e della fatalità. La storia viene raccontata a ritroso e su diversi piani, seguendo il punto di vista dei personaggi: I fratelli Vicario hanno deciso di uccidere Santiago Nasar. La voce ha messo in allarme l’intero paese, tranne la vittima designata. Gli abitanti erano consapevoli dell’intento omicidiario dei Vicario, ma il delitto non è stato evitato. La morte annunciata si compirà terribilmente.

Ora il cuore di Gabo ha smesso di battere. Sono sicuro che le sue storie e le sue passioni continueranno ad animare la nostra vita.

sabato 26 luglio 2014

Emily Dickinson

il sabato poesia

Se tu dovessi venire in autunno
mi leverei di torno l'estate
con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
come fa la massaia con la mosca.

Se entro un anno potessi rivederti,
avvolgerei in gomitoli i mesi,
per poi metterli in cassetti separati -
per paura che i numeri si mescolino.

Se mancassero ancora alcuni secoli,
li conterei ad uno ad uno sulla mano -
sottraendo, finchè non mi cadessero
le dita nella terra della Tasmania.

Se fossi certa che, finita questa vita,
io e te vivremo ancora -
come una buccia la butterei lontano -
e accetterei l'eternità all'istante.

Ma ora, incerta della dimensione
di questa che sta in mezzo,
la soffro come l'ape-spiritello
che non preannuncia quando pungerà.

giovedì 24 luglio 2014

Filippo Tuena

agenda letteraria

Il 24 luglio del 1953, nasce a Roma Filippo Tuena


Come mi definirei, si chiede, forse narratore, cercatore di storie;
certamente narratore se dovesse scegliere una sola parola,
cercatore di storie se potesse concedersi il lusso di tre parole.

(Le variazioni di Reinach, Premio Bagutta 2006)

mercoledì 23 luglio 2014

Il cielo notturno in timelapse a 360°

Il cielo come non lo abbiamo mai visto. Oltre alla mano della Natura, questa volta c'è anche quella della fotografia. Quella di Vincent Brady, che ha realizzato un video in timelapse che mostra il cielo stellato da una prospettiva insolita, a 360 gradi.
Il fotografo, circa due anni fa, ha fotografato panorami a 360 gradi durante il giorno, realizzando anche lunghe esposizioni per le stelle nelle ore notturne.
Allora ha pensato di poter unire le due tecniche, creando un'immagine completa del cielo notturno in movimento. Le immagini mostrano le stelle che ruotano attorno alla Stella Polare, grazie alle quattro telecamere sistemate in modo tale da catturarne ogni istante con esposizioni lunghe.
Il tour dei cieli ha portato Brady in Missouri, nelle misteriose notti buie di Devils Tower, attraversando Logan Pass nel Glacier National Park, nelle montagne della British Columbia, e intorno gli archi e ai monumenti in pietra arenaria del Great American Southwest.
Ed ecco il risultato, un video mozzafiato che mostra il modo in cui cambia il cielo in una notte, i “Planetary Panoramas”:



“Ho ottenuto i risultati migliori quando ho esplorato le posizioni durante il giorno prima di uscire nel buio della notte. Di solito le perlustro appena prima del tramonto e scatto qualche foto mentre la luce del sole è ancora presente, fondendo in questi scatti la scena notturna per mettere in evidenza alcuni particolari negli elementi,” racconta.

martedì 22 luglio 2014

Indro Montanelli

agenda letteraria

Il 22 luglio del 2001, muore a Milano Indro Montanelli


E io guardandolo a mia volta, mi domando come ha fatto,
come fa quest'uomo [De Gasperi], che non sa far ridere nessuno
e che nessuno riesce a far ridere, a governare da tanti anni
gli italiani. Badate: è uno dei più grossi e incomprensibili
misteri della storia contemporanea.

(Pantheon Minore, Premio Bagutta 1951)

domenica 20 luglio 2014

sabato 19 luglio 2014

Armando Romero

il sabato poesia

Canzone alla straniera


Desidero a piena luce
questa sera di Venezia
per decifrare con lei
gli arcani del tuo sorriso.

Desidero che ti sommerga
nel mistero
di pietre consumate e legni
per trovarti poi
nel disfarsi dei palazzi.

Dammi la fortuna
di vedere che ti dissolvi
negli oboe di Vivaldi,
nelle tele del Bellini.

Dammi nell’andare del tuo corpo
il colpo dei remi
sotto le barche di Rialto.

E se a piena luce
sei qui oggi
solo per un istante,
non tornare alla tua terra
questa sera.


Armando Romero (da Versi liberi per Venezia, Sinopia, 2010 - Traduzione di Alessandro Mistrorigo)

Leonida Rèpaci

agenda letteraria

Il 19 luglio del 1985, muore a Roma Leonida Rèpaci, fondatore del Premio Viareggio


Siamo anime furibonde
come la terra che ci diede
i natali. Esser nati in
Calabria è un grande
privilegio e anche
un grande ostacolo. Qui la
miseria, la canicola, il terremoto
impastano un'umanità
vulcanica e sfrenata. Gl'istinti
cozzano contro le idee innate
del bene, della bellezza, dell'amore...

(I fratelli Rupe, Premio Bagutta 1932)

venerdì 18 luglio 2014

Le storie di Mario Carbone


Le storie di Mario Carbone (San Sosti, Cosenza 1924, vive e lavora a Roma)
La capitale è particolarmente affascinante nella seconda metà degli anni Cinquanta: sembra che tutti i riflettori siano puntati sulle sue vie, frizzanti di cambiamenti. Il dopoguerra è già lontano, si respira aria nuova. Qualche anticipazione del boom economico che di lì a poco avrebbe cambiato il volto dell’Italia.
[...]
Nei suoi scatti romani – fotografie spontanee nate dall’ispirazione del momento – troviamo realtà curiose, distanti anni luce dal presente. All’Isola Tiberina una coppia litiga animosamente: i loro gesti parlano più delle parole; i muratori in pausa pranzo sui gradini del piedistallo dell’Obelisco in piazza del Popolo; la modella in abito da cocktail in Via Francesco Crispi sul set improvvisato per la strada, tra i passanti che osservano la scena; il volto sorridente del padre di Mondino, fuori dalla trattoria del figlio in Via della Penna. Qui, tra le mura del Vero Albano è stata scattata una delle fotografie a cui Mario Carbone è più legato.

giovedì 17 luglio 2014

Mappa Internet


Internet-map.net è una vera e propria mappa dei principali siti web. Per essere più precisi si può definire come una galassia con all'interno un insieme di pianeti che rappresentano i diversi siti web che compongono Internet. Ogni pianeta ovvero ogni sito ha una grandezza diversa che rappresenta il penso dello stesso all'interno della galassia. Si possono fare filtri per Paese oppure per nome del sito. Al momento sono rappresentati ben 350 mila siti suddivisi in zone colorate che rappresentano le Nazioni. Ogni sotto insieme di pianeti e quindi di siti è automaticamente organizzato per tipologia cosi da trovare pianeti/siti simili vicini fra loro. Una galassia interattiva tutta da scoprire e scorrere per trovare anche siti nuovi che offrono funzioni simili a quelli conosciuti

Clicca qui per vedere.