venerdì 27 dicembre 2013

Costa Manos, trascendere la realtà che vediamo

Si racconta.
Mi piace pensare a ogni foto di successo come a un evento speciale e voglio che ogni mia immagine sia una cosa a sé, pur restando parte del tutto.

Per anni gli studenti, e non solo loro, mi hanno chiesto a quale genere appartenessero le mie fotografie - di documentazione, fotogiornalismo ecc. Ho deciso di rispondere così: di documentazione personale. Vuol dire fotografare il mondo reale, abitato da gente reale in situazioni reali, ma in una maniera così speciale e personale da trascendere la realtà che ognuno di noi vede.

Penso che in alcune fotografie l'immagine sia più importante del soggetto - il soggetto dell'immagine è la fotografia.

Le fotografie che preferisco sono sempre state quelle complesse, che pongono quesiti e problemi, lasciando però che sia lo spettatore a dare risposte e soluzioni... Certamente, per forza di queste immagini, è la qualità preziosa e unica della fotografia, la credibilità: il fatto stesso che quel momento immortalato su un pezzo di carta sia vero e inalterato, che sia realmente accaduto e che non possa mai più ripetersi.

Cercando fotografie da scattare, sono giunto alla conclusione che le migliori sono come delle sorprese, immagini che inconsciamente cerco, ma che non riconosco fino a quando, all'improvviso, non mi appaiono. Si tratta allora di momenti avvincenti, rari all'interno di un genere che può essere frustrante e imprevedibile allo stesso tempo, con le foto spesso rovinate da inezie come una nuvola ribelle che copre il sole o uno sguardo passeggero del soggetto verso la macchina fotografica.
Nell'avvicinarmi alla gente, preferisco essere osservatore piuttosto che osservato e considero la presenza umana nelle mie fotografie come l'elemento più importante.

giovedì 26 dicembre 2013

Antonio Politano: viaggiare, scrivere, fotografare


Antonio Politano ha fatto delle sue passioni - viaggiare, scrivere, fotografare - la sua professione. Da fotografo e giornalista freelance, realizza reportage per diverse testate, principalmente per La Repubblica e L’Espresso. Per National Geographic Italia ha spaziato dal barocco di Noto alla civiltà delle Ville Venete, dal festival degli arbëreshë in Calabria a progetti di lotta alla cecità in Etiopia, dalla Val Grande alla Via Francigena fino alle Isole Svalbard. È autore di alcune pubblicazioni, tra cui I colori della luce. Dirige Sguardi, rivista online di fotografia e viaggio. Ha esposto, in collettive e personali, in Italia e all'estero. Ha vinto alcuni premi, tra cui il Fujifilm European Press Photo Award. Cura il programma del Festival della Letteratura di Viaggio.

venerdì 20 dicembre 2013

Yona Friedman

Se riuscissimo a trovare un'altra gamma di simboli per definire
lo statuto sociale, gamma meno pericolosa ma altrettanto
seducente, allopra il futuro sembrerebbe un po' più rassicurante.


Yona Friedman, 2009

domenica 15 dicembre 2013

Bobby Model, Africa canaglia


Nato nel 1973, Bobby Model è cresciuto in un ranch nei pressi di Cody, nel Wyoming. L’infanzia trascorsa tra le montagne dell’Absaroka gli ha ispirato la passione per i luoghi lontani. Dopo la laurea in Economia ambientale, Model ha partecipato a importanti spedizioni d’alpinismo nei cinque continenti. Nel 2004 Model è andato a vivere a Nairobi, in Kenya. Nel 2006 è entrato nel programma “Emerging Explorers” finanziato da National Geographic. Le sue fotografie sono apparse in diverse pubblicazioni internazionali; ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 2007 Model è stato vittima di un grave incidente stradale: un blocco di cemento ha sfondato il parabrezza dell’auto su cui viaggiava a Cape Town, in Sudafrica. È morto nel settembre del 2009.

giovedì 12 dicembre 2013

Paolo Pellegrin, l'otturatore da voce al pensiero

Ho il desiderio di realizzare fotografie per esprimere cose che sento debbano essere dette. Il mio primo principale interesse è stato di occuparmi delle persone e delle storie. Oggi, sento di avere un atteggiamento leggermente diverso - più concentrato - sul mio rapporto con le persone e con le storie.
Io non ho bisogno di rincorrere le news. Quel che mi interessa è una fotografia che diventi parte di un approfondimento per me stesso e, possibilmente, per chi poi quelle foto le guarda. Il "tornare" di cui parlo ha proprio questo senso.
Mi muovo molto in posti diversi e mi piace, ma sento di riuscire veramente a raggiungere la massima potenzialità della mia fotografia quando mi concentro su un particolare argomento per molto tempo.
E' l'impegno a lungo termine su un soggetto specifico che produce il lavoro che per me ha maggior senso, anche se mi piace la sfida di cercare di fare qualcosa di buono in poco tempo.
Ogni volta che apri l'otturatore, dai voce a un tuo pensiero sul mondo, prendi posizione e lo sguardo diventa la somma dei tuoi pensieri. Fotografare non è solo testimoniare una serie di fatti, ma anche filtrarli attraverso la tua esperienza.
Sono sempre più interessato a una fotografia "non finita" - una fotografia che possa essere allusiva e scatenare conversazioni e dialoghi. Ci sono fotografie chiuse, finite, in cui non esiste nessuna nuova strada da percorrere. Sono quel che sono. Possono anche essere immagini incredibilmente complesse, ma a me non interessano. Invece, mi interessa di più il potenziale fotografico in grado di creare un ponte verso chi guarda e un dialogo. Credo che la fotografia possa riuscirci.

Link: Magnum Photos - Google Immagini - Video Immagini

domenica 8 dicembre 2013

Zygmunt Bauman

Il vero "ciclo economico", quello che veramente fa
andare avanti l'economia, è il ciclo
del "compra, godi e butta via"
.

Zygmunt Bauman, 2008

martedì 3 dicembre 2013

John Vink, dare voce a coloro che non ne hanno

John Vink si racconta.
Le storie che voglio raccontare sono simili a quelle dell'attualità dei giornali, se si eccettua che io lavoro prima o dopo l'isteria del momento della notizia. Quando ci sono venti fotogiornalisti in un posto, preferisco andarmene da un'altra parte.
Ho scelto di andare in Angola subito dopo il genocidio in Ruanda perché credo non abbia senso andare in un posto dove ci sono già molti giornalisti ed è garantito che la storia sarà ben raccontata. Perché dovrebbero avere bisogno di un fotografo in più? Credo sia più interessante andare dove non ci sono giornalisti per raccontare una storia.

Ogni posto dove lavoro deve essere un Paese dove penso ci sia bisogno di una speciale attenzione, oppure dove mi sento molto a mio agio. Tutto questo, alla fine, si riduce a questo: io voglio dare voce, anche se solo una piccola voce, a coloro che non ne hanno. Tutti i miei grandi progetti sono dedicarti a contadini senza terra che vivono ai margini della società globalizzata. Nessuno si interessa a loro.
Non sono star né eroi, solo gente semplice e io ho deciso che, con il mio lavoro, devo fare il possibile per diventare il loro avvocato.

La fotografia non può fare molto.
Fornisce diversi livelli di informazione, ma non ha alcuna pretesa di cambiare il mondo.

domenica 1 dicembre 2013

Brent Stirton, l'immagine documentaria


Brent Stirton è senior staff photographer alla divisione incarichi della Getty Images di New York. È specializzato in fotografia documentaristica ed è noto per il suo approccio all’immagine spesso fuori dal comune. In genere viaggia circa dieci mesi l’anno su incarico. Per molto tempo è stato fotografo del World Wide Fund for Nature (WWF) e ha realizzato campagne sulla sostenibilità e l’ambiente. Brent ha ricevuto cinque premi World Press Photo e ha inoltre ricevuto vari riconoscimenti dalle Nazioni Unite per il lavoro svolto a favore dell’ambiente e per aver realizzato lavori di documentazione legati all’HIV/AIDS.