sabato 31 gennaio 2015

Remo Rapino

il sabato poesia

Non conto ormai gli anni
che scorrono in un calendario
con tutti i nomi dei santi:
mastico appena a morsi lenti
le giornate da un mare di basalto
senza aspettare navi nuove
né altre tangibili concretezze.
Misuro a volte il mio tempo
a stagioni: quelle del sole
e quelle delle tristi piogge,
per le notti sempre m'affido
alla fedeltà delle querce
e alle metafore della luna.
Della vita faccio un rosario
d'istanti, fiati che sgranano
piano e ad ogni grano una voce
che dice tra poco saremo felici.
Di questa mia conquista finale
ne faresti motivo d'orgoglio
e sarebbe già una buona cosa
nel deserto dei ragionamenti.

Remo Rapino

venerdì 30 gennaio 2015

Susan Sontag


Le immagini fotografate non sembrano rendiconti del mondo, ma pezzi di esso, miniature di realtà che chiunque può produrre o acquisire. 

sabato 24 gennaio 2015

André Roy

il sabato poesia

Un ordine di grandezza

Ognuno di noi soffrirà
rimpiangendo che nessuna scienza
abbia proprio arrotondato la Terra
né allungato l'estate per le antiche parate
dell'amore, malgrado gli altri non siano
sempre delle cose calde
né promesse, né gabbie né regali
ognuno di noi che si tiene con gli altri
è una colonna di solitudine

André Roy

venerdì 23 gennaio 2015

domenica 18 gennaio 2015

Il ventunesimo secolo raccontato in 75 immagini #3

L’ormai famosa espressione di Bush alla notizia che un secondo aereo si è schiantato sulle Torri Gemelle. Stava leggendo una favola agli alunni di una scuola elementare.


sabato 17 gennaio 2015

Jaroslav Seifert

il sabato poesia


Non voglio gettare via la vita


Perché si parla soltanto di capelli canuti
e di saggezza?
Quando si va spegnendo l'arbusto della vita,
le esperienze non hanno valore.
Del resto non ne hanno mai avuto.

Dopo la grandinata delle tombe
la colonna fu scagliata in alto con irruenza
e quattro poeti di stato
appoggiarono il dorso alla sua pesantezza,
per scriver sulle pagine dei libri
un loro bestseller.

La fontana è ormai vuota,
cicche vi sono sparse
e solo titubando il sole scopre
il lutto della pietra sconvolta.
Qui si potrebbe anche mendicare.

Ma gettar via la vita,
solo così per nulla,
è questo che non voglio.

Jaroslav Seifert (Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

venerdì 16 gennaio 2015

Ansel Adams


L’assoluta facilità con cui possiamo produrre una immagine banale porta spesso ad una totale mancanza di creatività. Ansel Adams

sabato 10 gennaio 2015

Xulio López Valcárcel

il sabato poesia

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

Xulio López Valcárcel

domenica 4 gennaio 2015

sabato 3 gennaio 2015

Jorge Debravo

il sabato poesia

Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata:
le porte divelte, le sedie nel canale,
le tende cadute, il letto sradicato,
la tristezza curata come un vaso di fiori.
Con le tue piccole mani di donna laboriosa
ponesti tutte le cose in fila:
lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa,
al suo posto la vita, al suo posto la stuoia.
Lavasti le pareti con uno straccio bagnato
nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza,
collocasti la radio nel luogo appropriato
e pulisti la stanza di sangue e spazzatura.
Ordinasti tutti i libri dispersi
e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo,
accendesti le povere lampade spente
e lucidasti i pavimenti di legno consumato.
Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte:
sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi.
Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte
e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

— Jorge Debravo

giovedì 1 gennaio 2015