lunedì 30 giugno 2014

Helmut Newton


Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.

sabato 28 giugno 2014

Armando Romero

il sabato poesia

Sul Canal Grande


Basta imbrogliarsi con i ponti
perché dal groviglio
nasca una nuova geometria.
Questa immagine peregrina
rintraccia il mio andare
tra calli allagate,
scivola sulle acque,
e si trasforma in filo
di cangiante superficie.
Vedo laggiù il triangolo
di quei ricordi
che spezzano il verso.
Accarezzo la figura fugace
che apre l’occhio all’orizzonte.
Rifletto sulla stanchezza
dell’eterno
negli archi che risalgono
le parole.
È il perdono del fuoco
al cerchio del poema
che alla fine sbroglia
quell’unico ponte
che dalla vita ci divide.


(da Versi liberi per Venezia, Sinopia, 2010 - Traduzione di Alessandro Mistrorigo)

venerdì 27 giugno 2014

Hiroji Kubota, foto che elevino lo spirito

Si racconta.
Mi piacciono le cose belle e vorrei realizzare foto che elevino lo spirito delle persone. Vedo l'atto di donare e ricevere fotografie come qualcosa di splendido e personale.

C'è chi sostiene che fotografare i paesaggi sia qualcosa di poco intellettuale ma penso sia sbagliato e l'ho imparato in Cina. I paesaggi parlano della società e della natura e di quel che costituisce la bellezza.

Non scatto foto troppo intime delle persone, ma ho bisogno di sentire la tensione che viene dall'essere abbastanza vicini, quasi a un palmo, come se le persone potessero colpirmi se solo lo volessero. Non mi piace sottrarre loro qualcosa senza che ne siano a conoscenza. E visto che in genere io osservo gli esseri umani nel loro ambiente umano o sociale, il 35 mm è lo strumento ideale per questo.

Sempre di più mi soffermo sui paesaggi. Non pretendo che siano le foto più difficili da realizzare, ma credo si tratti di una sfida affascinante realizzare queste foto cercando di creare immagini eterne che però riflettano comunque i diversi aspetti del nostro tempo presente.


lunedì 23 giugno 2014

Come va il mondo #1/2

Questi sono i principali fattori forzanti dei nostri tempi, e rappresentano una sfida inedita e di enorme portata per la nostra civiltà.

1) Il cambiamento del clima dovuto alle emissioni di CO2 sta preparando per noi un pianeta più caldo, tra 2 e 5 °C in più a fine 2100; il Mediterraneo è destinato a divenire più torrido e siccitoso d'estate, immaginiamoci un'estate 2003 permanente.

2) I ghiacciai alpini saranno pressoché estinti verso la metà di questo secolo e i fiumi europei avranno meno portata idrica in estate, con riflessi su agricoltura e produzione energetica.

3) Gli eventi estremi (alluvioni, tempeste ecc.) potranno aumentare di intensità e frequenza con maggiori danni per le attività umane.

4) Il livello dei mari è in aumento e verso fine secolo potrebbe essere di circa un metro più elevato.

5) Gli oceani si stanno acidificando a causa dell'aumento della CO2 atmosferica, mettendo a rischio molte forme di vita.

6) Il ciclo dell'azoto è pesantemente alterato.

7) Il fosforo, elemento fertilizzante indispensabile ai vegetali, è sovrasfruttato e costituirà presto un limite alla produttività agraria. (continua)

(da Prepariamoci di Luca Mercalli)

sabato 21 giugno 2014

Thomas Stearns Eliot

il sabato poesia

Una dedica a mia moglie



A cui devo la gioia palpitante
che tiene desti i miei sensi nelle ore di veglia,
e il ritmo che scandisce il riposo
delle nostre ore di sonno,
l'accordo del respiro

di due amanti i cui corpi
profumano l'uno dell'altro,
che pensano uguali pensieri
e non hanno bisogno di parole
e sussurrano uguali parole
senza la necessità di un senso.

Il vento stizzoso dell'inverno non farà gelare
il sole astioso del tropico non farà seccare
le rose nel giardino di rose che è soltanto nostro

ma scrivo questa dedica perché altri la leggano:
sono parole private indirizzate a te in pubblico.


Solstizio d'estate


Oggi, 21 giugno, è ufficialmente estate. Questo giorno viene chiamato Solstizio. Una data che per molti ha un fascino particolare, visto che è il giorno più lungo dell'anno, con la maggiore esposizione al sole.

Per questo, con riti e appuntamenti i vario tipo, il 21 giugno è una data da festeggiare. Lo è soprattutto a Stonehenge. Ed ecco le 5 cose da sapere sul solstizio d'estate:

1. Il Sole si trova allo zenit ossia nel punto più alto del cielo, lungo il tropico del Cancro a mezzogiorno. Al contrario, in occasione del solstizio d'inverno si trova lungo quello del Capricorno.

2. Il solstizio d'estate è il risultato dell'inclinazione dell'asse terrestre di 23,5 gradi rispetto al sole. Per via del moto di rivoluzione della Terra, il Polo Nord in questo giorno è rivolto verso il Sole e il circolo d'illuminazione, tangente ai circoli polari Artico e Antartico, taglia a metà l'equatore. Accade così nell'emisfero settentrionale, la superficie illuminata sia maggiore di quella in ombra generando il giorno più lungo dell'anno, e di riflesso, la notte più corta. Nell'emisfero australe, accade esattamente il contrario.

3. Come conseguenza di quanto appena spiegato, nella zona compresa tra il Circolo Polare Artico e il polo Nord, durante il Solstizio d'estate il sole non tramonta e la durata del giorno è di 24 ore.

4. Il giorno del Solstizio da secoli è celebrato da varie popolazioni e culture, nell'emisfero settentrionale perché è metafora di un nuovo inizio, di rinascita. Con la neve che si scioglie, il cibo era più facile da trovare e la terra poteva accogliere nuove colture. Gli antichi svedesi decoravano gli alberi, per gli egiziani tale data coincide con l'inondazione del Nilo. I Celti e i lettoni accendono falò. I cinesi onorano in questo giorno la Dea della Luce. Per i cristiani è la vigilia di San Giovanni.

5. Ma è a Stonehenge che si raduna il maggior numero di persone. Ogni anno, migliaia di curiosi e appassionati attendono l'alba tra i megaliti, come un tempo facevano streghe, drudi e guerrieri per dare il benvenuto al Sole e celebrare il suo giorno.

mercoledì 18 giugno 2014

Micha Bar-Am: ogni fotografo è un narratore

Si racconta.
Fotografo da circa cinquant'anni, per lo più in Israele, e spesso su assignment. Il soggetto di un reportage a volte è mio, altre di un redattore ma normalmente nasce dall'osservazione di eventi, dalla lettura dei giornali, o da questioni al centro di possibili dibattiti pubblici. Con questa base professionale, che mi offre una sorta di piattaforma e un'occasione per sentirmi coinvolto, mi muovo su un ampio raggio d'azione. Conservo il mio 'occhio mentale' sempre aperto per creare l'immagine diversa, che possieda un aspetto metaforico in grado di trascendere il grado di illustrazione per raggiungere una pienezza in sé. Mi batto perché non si perda quella componente elusiva che fa convivere evidenza ed evocazione, documento e visione personale.

In genere, se tutto va bene, esiste un momento nella vita di un fotografo in cui si acquisisce la coscienza di esserlo davvero. Molte persone fotografano o hanno un apparecchio fotografico a casa, ma diventare un fotografo attento e avere la coscienza di cosa si sta facendo e di quale potente strumento si abbia in mano, è un'altra storia. O, almeno, questo è quanto è accaduto a me. All'inizio, la fotografia era un modo meraviglioso per fare delle cose. Lo trovavo molto interessante. Era una scusa per essere coinvolto, una scusa per arrivare vicino alle persone e agli eventi e diventare un osservatore partecipe. Ogni fotografo è un narratore.

Ho fatto mio il motto di Robert Capa 'Se le tue fotografie non sono abbastanza buone è perché non sei andato abbastanza vicino'. Ma, riandando al passato, aggiungo un corollario: se sei troppo vicino, perdi la prospettiva. Non è facile essere delicato di fronte a quello che vedi tenendo le tue convinzioni più profonde fuori dalle foto. Credo che convinzioni più profonde fuori dalle foto. Credo che sia quasi impossibile essere insieme osservatore e attore, testimone e interprete di un evento. Per farlo, bisogna compiere uno sforzo che porta grandi frustrazioni ma, allo stesso tempo, grandi ricompense.

sabato 14 giugno 2014

Rose Ausländer

il sabato poesia

Il cielo


Ha dismesso le sue maschere
Nuvole notturne impediscono
Alle stelle
Di vedere
La sorella terra

Lui sogna
che il suo nero infinito
porti il lutto per il sole
sogna gli uomini sulla terra
che lo sognano azzurro

Nel buio impenetrabile
conta le sue abitazioni
devono essere sette
ma non è così
infinitamente di più

Lui conta all’infinito.


Rose Ausländer (traduzione di Anna Maria Curci)

mercoledì 11 giugno 2014

Dieci comandamenti per il XXI secolo


I - Non avrai altro pianeta al di fuori della Terra.

II - Non pensare invano che la Terra abbia risorse infinite.

III - Ricordati di contemplare la Natura.

IV - Onora le energie rinnovabili.

V - Non inquinare.

VI - Non sprecare.

VII - Non cementificare.

VIII - Non produrre così tanti rifiuti.

IX -Differenzia e ricicla i tuoi rifiuti.

X - Non desiderare la potenza altrui, ma sii più sobrio ed efficiente.

martedì 10 giugno 2014

Eugene Smith


A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?

lunedì 9 giugno 2014

Micha Bar-Am mettere curiosità nella vita

Si racconta.
Quando ho cominciato questo mestiere, credevo di poter cambiare il mondo con le mie fotografie, ma ho capito molto presto che mi sbagliavo. Non è fare questo mestiere che disillude, sono le persone che in poco tempo ti tolgono ogni illusione. Ma bisogna comunque crederci. Nonostante tutto, sono sempre rimasto ottimista.

Agli albori della fotografia ci si faceva fotografare con gli abiti della domenica; quando la fotografia è diventata "mobile", e quindi più aggressiva, ha cominciato a catturare i soggetti da un altro punto di vista, non sempre favorevole.
in quel momento, si verifica una sorta di perversione. Si instaura una propaganda della violenza: "Hai fatto delle belle foto di cadaveri?". Il clima di oggi va dal moralismo al voyeurismo. Tuttavia la verità la si cerca.
Ma la verità dell'uomo s'interpreta, non si può fotografare facilmente.

Ho visto delle cose atroci e in quei momenti mi sono detto "attenzione, vecchio mio, oltre a vedere le cose bisogna anche guardarci dentro, con queste immagini si può anche gettare polvere negli occhi".
Si combatte dunque quando si fotografa, in situazioni dure, e si lotta di nuovo al ritorno, per difendere la propria libertà d'espressione e il proprio punto di vista.

A un giovane fotografo direi di essere curioso; la vita è magnifica e orribile insieme, le persone sono capaci delle cose peggiori, ma anche delle più belle azioni.
Per me l'estetica è inscindibile dall'utopia, dal desiderio di un mondo migliore, che certamente la gente distruggerà. Ma anche se, quando ero bambino, qualcuno ha distrutto i miei castelli di sabbia, io non ho mai smesso di costruirne. Trent'anni fa non era più facile per un giovane fotografo, bisogna insistere molto e non scoraggiarsi. E ancora mettere curiosità nella vita; vivere è più importante che sviluppare un proprio stile in fotografia.

Link:  Magnum Photos  -  Flo Peters Gallery  -  Google Immagini

sabato 7 giugno 2014

Le 8 città veramente da visitare, prima di morire

Di liste in giro ne vediamo tante. Dai 100 posti da visitare prima di morire, alle 100 cose da fare prima di morire. Insomma se dovessimo ascoltare tutti, passeremmo il resto della nostra vita a completare elementi di liste di cose da fare/vedere prima di raggiungere il nostro destino. Nella mia breve vita ho viaggiato tanto, e sentito parlare di tante, tantissime città. Così ho deciso di stilare una classifica non eccessivamente esagerata, estremamente fattibile: le 8 città da visitare prima di morire.

Città del Capo


Non volevo cominciare con New York, Londra o altre città: sarebbe stato troppo banale. Sicuramente troverete quelle città in questa lista. Ma era fondamentale il tocco ad effetto: Città del Capo. Oggi conosciamo il Sud Africa come lo stato africano più ricco, e come lo stato che ha battuto l’apartheid con Nelson Mandela. In realtà il Sud Africa è molto di più, e Città del Capo è la città migliore per osservarne le caratteristiche. I meravigliosi paesaggi (da vedere: il Capo di Buona Speranza e i pinguini a Simon’s Town), le bellissime strade, il clima mite, le possibilità di fare dei safari (a 1 ora dalla città) e tanto altro.. Oltre al fatto che anche a Città del Capo sia presente ancora quella cultura rurale che contraddistingue l’Africa.

New York


Ok, la meno banale di tutte: New York. Avevamo fatto un reportasc a New York. Dopo averla vista 5 volte, posso dire che New York è una città che si può vedere 1 sola volta, o anche 1000. Non è un problema di numero. È un problema di piacere. È una di quelle città in cui, una volta che ci vai, potresti doverci tornare almeno una volta all’anno per non sentirne la mancanza. La prima cosa che ti fa sentire New York è di essere al centro del mondo. Già, tutti quei film che hai visto, tutte quelle notizie che hai sentito, tutti gli amici che ne hanno parlato… Quando vai là capisci perché di New York si sente sempre parlare. Dallo shopping alla cultura, al divertimento. A New York c’è il massimo di tutto.

Los Angeles


“Consumiamo” subito anche la seconda città degli Stati Uniti da vedere: Los Angeles. Non si tratta della città in sè, quanto di quante cose ci siano vicino a Los Angeles. Personalmente, a LA si respira un’aria di libertà ancor maggiore che a New York. Sarà per le spiagge, per i territori sconfinati, per la vicinanza a Las Vegas o al Grand Canyon. Los Angeles è da vedere proprio per questo: perché in mezz’ora potete andare in spiaggia o andare a sciare (e non in spiagge e monti qualsiasi…), perché vicino avete Hollywood, il Griffith Observatory, il Grand Canyon, Las Vegas… Spendeteci almeno due settimane e saprete come riempirle.

Londra


Londra è la New York europea, solo che vanta di un po’ più di storia. Anzi, oserei dire, è una New York senza grattacieli. Perché le caratteristiche sono identiche a quelle di New York. Tutto ruota intorno allo shopping, alla cultura e alla finanza. A Londra e a New York, e aggiungeremmo Parigi, sono sicuramente le città culturalmente più ricche al mondo, caratteristica che le città italiane hanno un po’ perso ultimamente. E per cultura intendiamo il prestigio dei musei, la presenza di opere storiche o moderne e la densità di luoghi storici.

Singapore


Singapore è il paese asiatico che dovete vedere per primo. Simile alle altre città elencate, con la differenza che Singapore è considerato il paese/città più ordinato e civile al mondo. Quando andate a Singapore, oltre a poter alloggiare in alcuni degli hotel migliori al mondo e a poter fare dello shopping che fa invidia a New York, fatevi un’immersione nelle loro regole di civiltà, nel loro ordine, nella loro pulizia.

Parigi


Mentre New York, Singapore, Tokyo, Londra hanno certe caratteristiche per cui si somigliano. C’è chi dice che Parigi, Roma, Firenze e altre città italiane sono città uniche nel loro genere. Il motivo è semplice: sono città dalle radici estremamente latine. E di latino nelle altre città c’è ben poco. Per questo Parigi è considerata la città romantica, la città del lusso e del prestigio. Sì, Parigi è una città da visitare con qualcuno/a a cui volete veramente bene.

Stoccolma


Se visitate Stoccolma, lo fate per un solo motivo: scoprire la cultura più civile e avanzata al mondo. Avete mai sentito parlare di smart cities, oppure della Svezia che insegna agli altri governi europei come rinnovare le scuole, la sanità e tutto il resto? Ecco, Stoccolma, e la Svezia, insegnano su questo. Oltre al fatto che scoprirete lo stile scandinavo, quello più innovativo in questo periodo, e le splendide architetture semplici e moderne della città. Una città per rilassarsi.

Tokyo


Se Londra è la New York europea, Tokyo è la New York asiatica. A differenza di New York, Tokyo è ancora più grande, ancora più favolosa. Ha ben 5 milioni di abitanti in più che New York, oltre a possedere uno skyline (la vista dei grattacieli) ancora più maestoso. È considerata la città più avanzata al mondo come tecnologie e servizi. Ed è il massimo per scoprire l’unica e inimitabile cultura giapponese. Insomma, l’ottava delle otto città da vedere, prima di morire.

a cura di Alberto Ziveri per tasc.it

Rafael Alberti

il sabato poesia

Secondo ricordo


Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello potesse essere ucciso da un giglio.

Prima,
prima che tu mi domandassi
il numero e il sito del mio corpo.

Assai prima del corpo.

Nell'epoca dell'anima.

Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
la prima dinastia del sogno.

Allorché,
contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.

Allora,
il nostro incontro


venerdì 6 giugno 2014

Fotografie dalla laguna di Venezia


La laguna di Venezia ha la forma di una grande “C” dove all’estremo sud si trova Chioggia e a nord Jesolo. I due estremi di questa C sembrano “tirati” da una corda di terra che qua e là appare spezzata: è proprio in questi vuoti lasciati dalla terra che si sta costruendo il MOSE, che allora si potrebbe forse chiamare Mosè, data la sua indotta vocazione a governare le acque. Questi lembi di corda di terra hanno il nome di Cavallino, Lido, Pellestrina.


Pellestrina ha due facce: una che guarda Venezia, ed è fatta di case basse; una rivolta all’Adriatico, fatta di sabbia e conchiglie. Sono le telline, che gli uomini vanno a raccogliere con gli stivali nel mare basso, come fossero contadini più ancora che pescatori, come stessero arando la sabbia del mare, la terra. Poi c’è un’altra corda, dalla parte opposta: la E55, una statale a veloce scorrimento, che porta a Mestre e dunque a Venezia. È in questo spazio, questo rettangolo irregolare fatto di terra, di acqua, di asfalto, e di canali che si raccoglie la Laguna di Venezia, un territorio instabile, dove ogni giorno si ridiscute un equilibrio, una gerarchia, un primato: quello fra terra e acqua. Ascoltando le persone del posto si capisce perché qualche centimetro in più o in meno di acqua possa fare la differenza, si capisce quali responsabilità avrà Mosè per questo sistema di vasi comunicanti fatto di canali, paludi, barene, fango, sabbia, sale, oasi, pesci, aironi… e Venezia.

Dietro Jesolo c’è Lio Piccolo, una piazza più che un paese, quattro case e una chiesa, che sul selciato ha la sabbia, e le conchiglie. Poco sotto Venezia c’è Fusina, da cui parte un’autostrada nel mare: per le grosse navi commerciali che all’improvviso riproporzionano lo spazio, buttandoti addosso la loro mole. Qualche chilometro più a sud, o più a nord, un tratto di palude ripristina il silenzio e diventa oasi, dove l’equilibrio è affidato a chi pesca e a volte caccia. Sembra che soltanto qui, in questo territorio poi nemmeno così esteso, possano convivere tutti questi contrasti e che la parola “impatto ambientale” perda di significato in un continuo passaggio sincopato tra suoni e paesaggi, che nella nostra esperienza appartengono a territori fra loro necessariamente lontani.

Vedi le 24 fotografie

Fotolink #15






giovedì 5 giugno 2014

Daily Life: May 2014

For this edition of our look at daily life we share images from Japan, Pakistan, Haiti, United States, Mexico, Spain and other countries around the world. Lloyd Young (26 photos total)


Afghan refugee children play with plastic bags as kites as the sun sets on the outskirts of Islamabad, Pakistan, on May 29. (Muhammed Muheisen/Associated Press)#

Fonte | BigPicture