martedì 28 gennaio 2014

Alberto Novelli

Fotografo precoce (ha realizzato i suoi primi scatti a sette anni), Novelli lavora come professionista dal 1988. Ha iniziato a collaborare con National Geographic nel 2000, ricevendo 12 incarichi di cui nove pubblicati sulle edizioni internazionali della rivista. Le immagini realizzate per l’articolo sui gladiatori (2005), coprodotto dall’edizione italiana e da quella tedesca della rivista, vantano il record del servizio “non americano” più venduto all’estero. Il suo lavoro lo ha portato in India, Nepal, Siria, Giordania, Arabia Saudita, Turchia, Turkmenistan, Uzbekistan, Marocco e Libia.

sabato 25 gennaio 2014

Miquel Martí i Pol

il sabato poesia

Tal residuo di me io lo contemplo
con tacito compiacimento
e mi commuove, quasi non fosse
una via senza uscita che m’ingoia.

Forse non serve descriver la speranza,
forse sentirne soltanto il palpito
è già troppo e i moti profondi
del sentimento codardo meglio è celare
nelle remote insenature dell’oblio,
perché polvere e tarli ne prendano possesso.

Dubiterò molto, di nuovo, e mi rivolgerò
mille domande trabocchetto per sentire,
senza lasciarmi sfuggire un dettaglio,
come mi scappa la vita a poco a poco
e come l’albero altero che io fui
perde i rami fronzuti
e, nudo, aspetta il lampo che lo redime.


giovedì 23 gennaio 2014

Ian Berry, la fotografia si ricorda

Si racconta.
Quello che cerco è il momento unico, quello definitivo in grado di dire esattamente ciò che vuoi, che intagli una situazione, che riproduca un impatto. Cartier-Bresson ha detto che se hai fortuna ti capita una volta all'anno. Ma io non sarei così ottimista. Quando accade, è fantastico: guardi la composizione e vedi che tutto funziona, che non c'è nessun elemento di disturbo, nulla che distolga l'attenzione. Poi, più tardi, guardi i provini a contato e cerchi di ritrovare quel momento, ma potrebbe anche capitarti di scoprire che non è mai accaduto perché qualcuno sullo sfondo ti stava guardando mentre avevi un ragazzo che moriva di fronte a te e, in secondo piano, c'era qualcun altro che stava ridendo... a meno che questo non abbia contribuito alla forza della foto.

La singola buona foto di soddisfa da un punto di vista emozionale mentre realizzare un buon reportage giornalistico è una questione di professionalità.
Alla fine, ci sono due cose che veramente ti danno la carica. Ci sono le fotografie che scatti per strada dove ogni cosa funziona e ti compiaci della immagine che hai realizzato; forse non verrà pubblicata ma sei contento lo stesso. Poi, ci sono le situazioni in cui sui coinvolto in un evento, in una notizia, e ottieni una fotografia che in sè racchiude l'evento cui hai assistito e che verrà pubblicata. Ed è fantastico quando ottieni la risposta dalle persone che capiscono il valore di quello che hai fatto.

Sebbene nel breve periodo sia la televisione a ottenere un grande impatto, sarà invece la fotografia - la donna pacifista che stringe in mano un fiore di fronte ai fucili dei soldati fotografa da Marc Riboud, la fila dei carri armati sulla piazza Tienamen fotografata da Stuart Franklin, o le fotto dell'Etiopia sconvolta dalla fame e dalla polvere di Sebastiaò Salgado - a essere ricordata.

Link:     Magum Photos   -   magnum   -   Google Immagini

martedì 21 gennaio 2014

Annie Griffiths Belt

Nata e cresciuta a Minneapolis, Annie Griffiths Belt si è laureata in fotogiornalismo all’Università del Minnesota. 
Ha cominciato la carriera da studentessa, lavorando come fotografa per il Minnesota Daily. 
Nel 1978 ha cominciato a collaborare con National Geographic. 
I suoi scatti sono apparsi anche su molte pubblicazioni internazionali. Belt ha al suo attivo diversi importanti premi.


sabato 18 gennaio 2014

Osip Ėmil'evič Mandel'štam

il sabato poesia

Un povero raggio, con misura fredda,
semina lentamente la luce nel bosco umido.
Io porto la tristezza nel cuore, come un uccello grigio.
Cosa fare con un uccello ferito?
Il cielo che tace, è morto.
Da un campanile velato di nebbia
qualcuno ha tolto la campana.

E resta orfano
e muto lo spazio -
come una vuota torre bianca
dove sono nebbia e silenzio.

Mattino, senza limite di tenerezza -
Metà realtà e metà sogno,
deliquio insoddisfatto,
suono vago di pensieri...


mercoledì 15 gennaio 2014

Alexandra Boulat

Figlia del fotografo di Life Pierre Boulat e della fondatrice dell’agenzia fotografica Cosmos, Alexandra Boulat è nata nel 1962 a Parigi dove ha studiato grafica e storia dell’arte all’École des Beaux-Arts. Nel 1989 ha intrapreso l’attività di fotoreporter occupandosi soprattutto di conflitti e tematiche sociali. Dal 1991 al 1999, Boulat ha seguito la guerra che ha sconvolto la Croazia, la Bosnia e il Kosovo. Si è poi occupata della caduta dei Taliban in Afghanistan, del conflitto israelo-palestinese, del ruolo della donna nei paesi islamici e dell’invasione dell’Iraq. La sua collaborazione con National Geographic è iniziata nel febbraio del 2000 con un servizio sul Kosovo. Nel 2001 Boulat è stata tra i membri fondatori dell’agenzia VII. Alexandra è morta in seguito a un aneurisma cerebrale nel 2007, all’età di 45 anni.

sabato 11 gennaio 2014

Karmelo C. Iribarren

il sabato poesia

I Giorni normali

Arrivano e se ne vanno senza lasciare traccia, 
e li vedi allontanarsi sui tetti - e con essi gli anni -, 
e non senti quasi niente, o senti qualcosa di vago, 
che non sai decifrare…

Sono i giorni normali, quotidiani, 
quelli che sembrano passare lontano,

gli assassini dell’amore.


Karmelo C. Iribarren (da Atravesando la noche, 2009)

giovedì 9 gennaio 2014

Josef Koudelka, viaggiare per poter scattare fotografie

Una volta ho incontrato un grande personaggio, uno zingaro jugoslavo. Siamo diventati amici. Un giorno mi ha detto. "Josef, tu hai viaggiato per così tanti anni, senza mai fermarti. Hai visto molte persone e molti Paesi, ogni tipo di posto. Dimmi quale posto è il migliore. Dove preferiresti stare?"
Io non ho detto nulla. Proprio quando ero sul punto di andarmene, me lo ha domandato di nuovo.
Io non volevo rispondergli ma lui ha continuato a insistere. Alla fine ha detto: "Sai, credo di avere capito tutto! Non vuoi rispondere perché ancora non hai trovato il posto migliore. Viaggi perché stai ancora cercando di trovarlo". "Amico mio", ho risposto, "sei completamente fuori strada. Io cerco, disperatamente, di non trovare quel posto.

Dopo aver lasciato la Cecoslovacchia nel 1970 per l'esilio, per quindici anni non ho lavorato per nessuno.
Non ho accettato lavori su commissione, non ho mai fotografato per soldi. Ho fotografato solo per me stesso. Vivevo con il minimo. Non avevo bisogno di molto: un buon sacco a pelo e qualche indumento - un paio di scarpe, due paia di calze e un paio di pantaloni per un anno. Una giacca e due camice mi duravano tre anni. Non avevo un appartamento - non ne avevo bisogno. Al contrario, cercavo di evitare di possedere cose. Non pagavo l'affitto. Mi resi conto che avrei potuto vivere e viaggiare con i soldi che avrei speso per un appartamento.
Quel che volevo più di tutto era viaggiare in modo da poter scattare fotografie. Oltre a questo, non volevo quel che le persone chiamano "casa".
Non volevo avere il desiderio di tornare da qualche parte. Avevo bisogno di sapere che non c'era niente ad aspettarmi da qualche parte, che il posto dove avrei dovuto essere era esattamente quello dove mi trovavo in quel momento e che quando non c'era più nulla da fotografare lì, allora era arrivato il momento di partire per un altro posto. Sapevo di non aver bisogno di molto per funzionare - del cibo e una buona dormita di notte. Ho imparato a dormire dovunque e in ogni possibile circostanza.

martedì 7 gennaio 2014

Alessandro Gandolfi

Nato nel 1970, Alessandro Gandolfi si è laureato in Filosofia a Parma e ha frequentato la scuola di giornalismo di Urbino. Per due anni ha lavorato nelle redazioni romana e milanese del quotidiano la Repubblica. Nel 2001 ha intrapreso la carriera di giornalista e fotografo freelance, pubblicando i suoi servizi su vari mensili e settimanali. Dal 2006 collabora con National Geographic Italia: tra i servizi pubblicati sulla rivista, reportage su una comunità italiana in Messico, sugli operatori sanitari in Etiopia e sui musicisti blues del Po. Nel 2007 ha fondato l’agenzia Parallelozero.

lunedì 6 gennaio 2014

sabato 4 gennaio 2014

Iosif Brodskij

il sabato poesia

Nella parte settentrionale del mondo ho trovato un rifugio
nella parte ventosa, dove gli uccelli, volando giù
dalle rocce, si riflettono nei pesci e scendono a dar di becco
fra i gridi su una superficie di screziati specchi.

Qui non trovi te stesso, anche chiuso a doppia mandata.
In casa non c'è un cane e freddo nero è in branda.
La finestra al mattino ha una tenda di cenci di nuvole.
Poca terra, e non si vedono uomini.

In queste ampiezze signora è l'acqua. Nessuno il dito
punta nello spazio e "via di qui" strilla.
L'orizzonte si rivolta come un cappotto,
aiutandosi con queste ondate mobili.

E non riesci a distinguerti dai pantaloni tolti, dalla maglia
appesa - evidentemente, i tuoi sensi sono corti
o la lampada ti oscura-. Tocchi il loro gancio
per dire, ritirando la mano: "sei risorto".


Iosif Brodskij (da "Ninnananna da Cape Cod")