sabato 28 settembre 2013

Léopold Sédar Senghor

il sabato poesia

Notte di Sine


Donna, posa sulla mia fronte le tue mani balsamiche tue mani più morbide della pelliccia.
In alto le palme oscillano stormiscono appena nell'alta brezza
Notturna. Non s'ode neppure il canto della nutrice. Ci culli il silenzio ritmato.
Ascoltiamo il suo canto, ascoltiamo battere il nostro sangue oscuro, ascoltiamo
Battere il polso profondo dell'Africa nella bruma dei villaggi perduti.

Ecco, declina la luna stanca verso il suo letto di mare disteso
Ecco che si assopiscono gli scoppi di riso, che gli stessi narratori
- Ciondolano il capo come il bimbo sul dorso della madre
Ecco che i piedi dei danzatori si appesantiscono, si fa pesante la lingua dei cori alternati.

E' l'ora delle stelle e della Notte che sogna
Si appoggia a questa collina di nubi, drappeggiata nel suo lungo perizoma di latte.
i tetti delle case luccicano teneramente. Che dicono, così confidenziali, alle stelle?
Dentro, nel facolare si spegne nell'intimità di odori acri e dolci.
Donna, accendi la lampada dall'olio chiaro perché parlino intorno gli antenati come i genitori, i bambini nel letto.
Ascoltiamo la voce degli Antichi d'Elissa. Come noi esiliati
Non hanno voluto morire, che si perdesse nelle sabbie il loro torrente seminale.
Che io senta, nella casa fumosa visitata da un riflesso di anime amiche
La mia testa sul tuo seno caldo come un dang tratto fumante dal fuoco
Che respiri l'odore dei nostri Morti, che raccolga e ripeta la loro viva voce, che apprenda a
A vivere prima di discernere, più in Ià dei tuffatore, nelle alte profondità del sonno.


giovedì 26 settembre 2013

Ed Kashi, l'immagine sociale


Ed Kashi ha dedicato la sua carriera a documentare i problemi politici e sociali del nostro tempo. Il suo punto di vista unico e l’intimo rapporto con il soggetto sono diventati la firma inconfondibile del suo pluripremiato lavoro. Nato a New York nel 1957, nel 1979, anno in cui si laurea in fotogiornalismo alla Syracuse University, ha cominciato a viaggiare, toccando oltre 60 paesi. Il suo primo lavoro commissionato per National Geographic è stato sui Curdi, ma da allora ne sono stati pubblicati un gran numero sui temi più disparati. Ha trascorso diversi anni in Cisgiordania per documentare la vita dei coloni ebrei con un reportage che gli è valso un premio World Press Photo nel 1995. Nel 2003 Ed completa un progetto durato otto anni dal titolo “Invecchiare in America”, impegno ricompensato da premi Pictures of the Year e World Press Photo.

mercoledì 25 settembre 2013

Strane e belle per Reuters


Due piccole gallerie appena pubblicate dall'agenzia Reuters mostrano le stranezze dell’uomo e la bellezza del mondo.
Le sedici fotografie della prima serie Strange and unusual ci mostrano infatti delle situazioni "Strane e insolite", provenienti da Cina, Egitto, Ucrania, India, Francia e Germania.
Nella seconda serie Expanse of the Earth ci sono 25 fotografie tradotte come "Distesa della Terra" provenienti da ogni parte del mondo compresa l'Italia ed esattamente da Montalcino (Toscana) nella foto.

martedì 24 settembre 2013

Marino Ruzzenenti

I rifiuti sono il simbolo più clamoroso
di una società dello spreco.


Marino Ruzzenenti, 2011

sabato 21 settembre 2013

Corrado Govoni

il sabato poesia

La musica

Io amo la musica sbiadita
come le stoffe dei loro ricami
colorati (le note), l'appassita
musica de gli splendidi remi.
lo amo la musica antiquata
dei vecchi cembali come un messale,
la musica defunta, condensata
come il fondo sintetico d'un fiale.

O musica de gli organi di chiesa
che rende l'anima una cantorìa!
musica de l' armonium, intesa
salmodiare daun'orfanella pia!

Suonatine di guasti carillons
in salotti di principi aboliti,
minuetti vizzi, gialli cotillons
in camere con specchi intirizziti.

Musica complicata che si scruta
come la venatura d'una foglia,
o musica di lusso che si fiuta
come un lungo profumo di maglioglia:

musica di trascorse primavere
rosate ancora d'un po' di belletto,
musica obliata sopra le tastiere
come un mazzo di viole in un cassetto.

mercoledì 18 settembre 2013

David Hurn: l'ordine dal caos

David Hurn si racconta.
La gente mi interessa più di qualsiasi altra cosa, perché dalle persone puoi sempre attenderti qualcosa di inatteso, un gesto sorprendente, in grado di rivelare le loro sensazioni in un modo davvero inaspettato. Se un fotografo volesse controllare ogni cosa, finirebbe per escludersi dalla vita - sarebbe come cercare di produrre l'azione e, contemporaneamente, la sua registrazione.

La fotografia per me è un'estensione della mia curiosità (...). Sospetto che i migliori fotografi di piante siano in fondo dei botanici che hanno deciso di allargare il loro interesse in questo campo facendo anche fotografie e che i migliori fotografi di architettura sappiano tutto di case e architetture.
Per me la fotografia è una scusa per conoscere le cose di cui voglio saperne di più.

Io sono esattamente l'opposto di quelle personalità forti che piombano nelle situazioni e se ne impossessano... dicono a ciascuno quale sia il proprio posto e alle persone quel che devono fare. In effetti, io mi nascondo dietro la mia macchina fotografica. Mi aiuta a controllare il mio nervosismo e, nello stesso tempo, mi permette di essere presente in situazioni in cui non penso proprio che, senza questa difesa, sarei potuto entrare. Sai, quando inizio a fotografare ho spesso la sgradevole sensazione di osservare un mondo completamente confuso. Poi comincio a muovermi e a guardarmi intorno e prima un dettaglio, poi un altro catturano la mia attenzione. Li registro e, a poco a poco, sento affiorare una sorta di regola, un certo ordine dal caos che prende forma nelle mie fotografie. Quando questo accade, mi sento tremendamente soddisfatto.

sabato 14 settembre 2013

Mario Benedetti

il sabato poesia

Carta bagnata


Dai fiumi
dal sangue
dalla pioggia
o dalla rugiada
dal seme
dal vino
dalla neve
dal pianto
le poesie
di solito
sono
carta bagnata.


venerdì 13 settembre 2013

Emiliano Mancuso, l'eclettismo fotografico


Nato a Roma nel 1971, ha iniziato tardi a pensare alla fotografia come mezzo espressivo per documentare la storia e rappresentare la realtà. Inizialmente era interessato all’immagine come problema filosofico, sino a laurearsi in Filosofia nel 1997 per poi specializzarsi in Estetica. Lasciati gli studi postuniversitari, all’età di 28 anni ha iniziato a lavorare nel fotogiornalismo. Nel 2004 ha vinto il premio Canon come Miglior Progetto, nel 2005 il premio FNAC. Nel 2006 ha pubblicato Made in Italy, libro collettivo sulla crisi in Italia, e nel 2008 il libro Terre di Sud, sul Mezzogiorno. Mentre lavorava al Louisville Times, in Kentucky, assieme ad altri colleghi ha vinto il Premio Pulitzer per una serie di reportage sull’integrazione razziale nelle scuole. Inoltre, è stata in tre stati africani per realizzare un libro in cui ha raccontato il ruolo delle donne nelle diverse culture, e ha viaggiato in Cile, Perù e Messico per un altro libro sull’autostrada panamericana. I suoi scatti hanno vinto più volte il concorso Pictures of the Year e altri premi.

mercoledì 11 settembre 2013

Alexandre Buisse: Perché scaliamo le montagne?

Chi non se lo è mai chiesto? ma che cavolo ci troveranno?
Alexandre Buisse si è posto questa domanda e in questo video cerca a suo modo di farcelo capire.
Per sfida? bellezza? libertà? emozione? panorama? solitudine? fratellanza?
Buisse nel video mette insieme una carrellata delle più belle fotografie che condensano il tutto senza aver bisogno di altre parole.
Qui la galleria con altre sue immagini realizzate nella sua lunga carriera.

martedì 10 settembre 2013

Marino Ruzzenenti

Per sopperire alla mancanza di alimenti, ma soprattutto
con finalità di mobilitare psicologicamente i cittadini,
erano stati promossi i cosidetti "orti di guerra",
spazi di terreno pubblici all'interno della città,
normalmente inutilizzati (parchi, aiuole,
aree spartitraffico, terreni interni alle fabbriche,
nei cortili delle scuole, perfino piazze debitamente coperte
da uno strato di terra), che venivano destitatti
alla coltivazione della verdura e dei cereali.
Oltre allo sfruttamento di questi spazi pubblici,
le famiglie venivano spronate a sostituire il picolo
giardinaggio casalingo con la produzione di ortaggi.


Marino Ruzzenenti, storico dell'industria, 2011

sabato 7 settembre 2013

Rolando Cárdenas

il sabato poesia

L’uomo quotidiano


C’è un gesto quotidiano che ci dice:
c’è un modo d’essere che ci avvisa,
e sempre il tempo che ci ricorda chi siamo.
Si nasce una mattina bagnati dall’alba
dopo aver rincorso l’infanzia più lontana,
dopo essere tornati dal collegio
mangiando un’arancia lentamente,
senza prestare troppa attenzione se eravamo su un ponte,
senza quasi vedere come i muri disegnano il paesaggio.
Abbiamo tolto la nostra maschera di sogno
per penetrare nel giorno. All’improvviso ricordiamo
che abbiamo cose da dire
senza alcuna importanza,
copiare atteggiamenti come davanti a uno specchio
in modo inesorabile,
per essere una volta di più fantasma tra i fantasmi.
Allora la nostra tristezza ci ricorda
che qualche volta potremmo ferire il giorno con un grido,
per scaraventare tra le rovine questo lento morire,
anche più breve della luce nell’acqua.
Che potremmo liberarci di queste vecchie cose
che da sempre si susseguono stanche,
e che si può resuscitare la pioggia sulle pietre,
e il nostro eterno oblio,
non c’è bisogno di aspettare le stelle
per cercare nel dizionario la parola perduta.