sabato 29 giugno 2013

Jorge Debravo

il sabato poesia

Un inno per l'occhio


Io dico che se l’anima ha un posto,
quel posto è l’occhio.
L’occhio che alimenta il nostro amore
e la nostra gioia.

L’uomo stesso, l’uomo
tutto fuoco e sorpresa,
non potrebbe essere uomo
senza l’occhio.

La vita, il mare, il cielo,
tutto era una vaga maceria,
fino a che un giorno l’occhio riunì tutto ciò ch’era vivo
e lo avvicinò ai volti.

Tutta l’eternità venne giustificata
il giorno che tutte le cose più vive della vita
si fecero pozzo di sorpresa
nell’occhio.

Jorge Debravo

venerdì 28 giugno 2013

Bruce Davidson e l' accumulazione fotografica

Bruce Davidson si racconta.
Io non cerco di raccontare una storia [come per esempio W. Eugene Smith] ma di lavorare intorno a un soggetto in modo intuitivo, verificandone i diversi punti di forza, cercando la sua verità emotiva.
Se, in definitiva, devo trovare una storia che mi riguardi, è semmai nel mio rapporto con il soggetto - ciò che la storia racconta di me, piuttosto di quello che io racconto.

Gran parte delle mie fotografie sono pensate per diventare gruppi compatti di immagini e hanno a che fare con la possibilità di penetrare in un mondo, o in uno spazio, che io temo profondamente o che non conosco o da cui mi sento attratto.
Dalle fotografie del nano del circo a Brooklyn Gang o a est 100th Street, Subway e Central Park, anche se i risultati sono diversi, il processo è simile.

Credo che ciò che mi guidi sia la consapevolezza della profonda solitudine dell'uomo - noi siamo soli alla nascita, soli alla morte. Questa fondamentale caratteristica, insieme al sentimento d'amore, mi spinge a usare la macchina fotografica nel modo in cui fotografo.

Nel mio lavoro non cerco il momento decisivo. La mia fotografia è semmai la ricerca di una serie di momenti decisivi: si sommano l'uno all'altro, producono un effetto di accumulazione, nel senso che il saggio completo ha un valore aggiunto maggiore della somma delle sue parti. Ogni immagine è solo una parte transitoria.
Se la astrai e la consideri da sola, la catena di coscienza e consapevolezza si interrompe.

giovedì 27 giugno 2013

Ivan Kashinsky, la terra e il folklore


Ivan Kashinsky è un fotografo freelance che vive a Quito, in Ecuador. Ha conseguito una specializzazione in Comunicazioni di massa, con particolare riferimento al fotogiornalismo, alla San Jose State University. La sua tesi consisteva in un progetto multimediale di ricerca sul folklore delle Ande ecuadoriane. Le fotografie di Kashinsky hanno ottenuto spesso riconoscimenti internazionali e sono state esposte a New York. Attualmente Ivan collabora con riviste nazionali e internazionali e si occupa di editing di immagini per la rivista Terra Incognita.

lunedì 24 giugno 2013

Foto: passione, lavoro e vita

Fotoup è un ottimo, interessante e conosciuto "magazine" di fotografia. All'interno, oltre ad una serie di sezioni e argomentazioni tutte legate, naturalmente, al mondo fotografico, troverete un archivio con tutti i foto/giornalisti/freelance/reporter/documentaristi presenti.

"Un database di fotogiornalisti e fotografi che "abitano" il web, utile per conoscere storie e reportage da tutto il mondo ma anche e soprattutto per migliorare la propria cultura fotografica attraverso le immagini dei professionisti. Organizzate in ordine alfabetico le recensioni vogliono essere solo uno punto di partenza per approfondire il lavoro di ogni fotografo presente nel nostro archivio."

Cliccando nei rispettivi link, sono oltre 200, potrete accedere ai loro siti personali.

domenica 23 giugno 2013

Bernard Laponche

Molto probabilmente verso il 2020, a causa dell'aumento
più che probabile dei costi dei combustibili fossili e del nucleare,
la competitività sarà raggiunta praticamente
per tutte le energie rinnovabili.

Bernard Laponche, fisico nucleare, 2011

sabato 22 giugno 2013

José Hierro

il sabato poesia

Vorrei non odiare questa sera


Vorrei non odiare questa sera,
non portare sulla mia fronte la nube oscura.
Questa sera vorrei avere occhi più chiari
per posarli sereni nella lontananza.
Dev'essere bellissimo poter dire:
"Credo nelle cose che esistono e in altre
che probabilmente non esistono,
in tutte le cose che possono salvarmi,
anche ignorando il loro nome;
conosco la frutta dorata che dona l'allegria."
Vorrei non odiare questa sera,
sentirmi leggero, essere fiume che canta,
essere vento che muove la spiga.
Guardo a ponente. S'abbuiano i lunghi percorsi
che vanno nella notte,
che donano la loro stanchezza alla notte, che entrano
nella notte a sognare nella sua grande menzogna.


José Hierro (traduzione Alessio Brandolini, da Alégria, 1947)

martedì 18 giugno 2013

Thomas Dworzak: alla fine le immagini contano

Thomas Dworzak si racconta.
Per me la fotografia è l'opportunità di andare in posti dove le cose accadono e nel momento in cui accadono. Tutto questo dipende per metà dalla conoscenza personale che posso avere accumulato nel tempo. Con la tua esperienza, infatti, puoi sapere in che modo comprendere quel che probabilmente accadrà, dove accadrà e come arrivarci. L'altra metà dipende da ciò che succede a te e intorno a te...
Mi piace pensare di non poter avere il controllo totale e che le fotografie sono quel che succede, piuttosto che il risultato solo delle decisioni che posso prendere. Si potrebbe dire che questo è il rovescio della medaglia della fotografia. Ma per me, si tratta del suo aspetto magico.

Forse non porterai nessun tipo di beneficio alle persone che fotografi e non potrai cambiare nulla, ma qualcuno deve pure documentare quel che accade. E se non ha mola importanza che io vada o meno in Iraq - perché, se pure io non ci vado, altri andranno al mio posto -, con la Cecenia o le altre parti del Caucaso è diverso.
Nessun giornale mi chiederà di tornare in quella regione ma io lo faccio ancora, ancora ci vado.
Non vedo perché, anche se i giornali non sono interessati, non doveri andare in Georgia quando una rivoluzione accade. Forse nessuno mi chiederà queste immagini tra una settimana, ma alla fine dei conti saranno utili.

domenica 16 giugno 2013

James L. Stanfield, il mondo in foto

Ha lavorato in più di 120 paesi e ha trattato mille temi diversi. Stanfield nasce nel Wisconsin da una famiglia di fotoreporter. Nel 1967, dopo cinque anni al Milwaukee Journal, viene assunto come fotografo interno a National Geographic. Le sue foto hanno raccontato l’incoronazione dello scià di Persia, il saccheggio di un cimitero precolombiano da parte di tombaroli in cerca di oro, il potere e il fascino del cioccolato e la vita nel castello di Windsor in Inghilterra. Ha inoltre realizzato servizi in Siria, Bulgaria, Pakistan, Zimbabwe, Myanmar, Israele, Polonia, Bhutan e Repubblica Ceca, e le sue fotografie compaiono in molti libri. Ha vinto numerosi premi, e tra questi due World Press Photo.

sabato 15 giugno 2013

Idea Vilariño

il sabato poesia

Povero Mondo


Lo distruggeranno
lo faranno a pezzi
alla fine scoppierà come una bolla
o esploderà glorioso
come una santabarbara
o più semplicemente
sarà cancellato come
se una spugna bagnata
cancellasse il suo posto nello spazio.
Forse non ci riusciranno
forse lo ripuliranno
gli cascherà la vita come fossero capelli
e rimarrà a girare
come una sfera pura
sterile e mortale
o in modo meno splendido
andrà per i cieli
decomponendosi adagio
come un’unica piaga
come un morto.


venerdì 14 giugno 2013

Giacomo Ciamician

E se anche alla civiltà del carbone, nera e nervosa
ed esaurientemente frettolosa dell'epoca nostra, dovesse fare seguito
quella forse più tranquilla dell'energia solare, non ne verrebbe
un gran male per il progresso e la felicità umana.


Giacomo Ciamician, chimico, 1912

domenica 9 giugno 2013

Auditorium: il puzzle musicale e luminoso

Attenzione, questo gioco crea dipendenza.
Playauditorium è una meraviglia ibrida che mescola musica e geometria.
Dobbiamo dirigere i flussi luminosi nella giusta direzione, in modo che alimentano gli elementi musicali. Per farlo bisogna usare i cerchi di cui possiamo variare il diametro. La freccia nel centro indica la direzione che il cerchio farà prendere al flusso. Ogni modulo ci fa ascoltare una melodia diversa. Per avanzare nei livelli, dobbiamo riuscire a farli suonare tutti allo stesso tempo.
Ci vuole un pò di pratica ma il risultato è davvero piacevole e intrigante.

sabato 8 giugno 2013

Luis Rosales

il sabato poesia

L'ultima luce


Sei simile al cielo verso sera, hai
la luce d’oro nelle pupille,
come un po’ di neve al crepuscolo
che sa che scende il buio.
E vorrei
accecarmi il cuore, cessare di vederti
cadere in te
come cade la sera, come la notte
acceca la luce del bosco che cammina
di cima in cima ogni volta più alta,
fino al ramo dell’isola dove si posa il sorriso
dell’ultimo sole,
lo so che avanzi
perché avanza la notte! e che illumini
tre foglie soltanto nel bosco,
e penso
che l’ombra ti renderà chiara e distinta,
che tutto il sole del mondo riposa
in te, il ritardato, l’infiammato
ramo del cuore dove ancora
trema la luce senza sole quando si compie il giorno.


mercoledì 5 giugno 2013

Bruce Gilden e la strada

Bruce Gilden si racconta.
Devi avere la passione, altrimenti non puoi realizzare buone foto. E' facile a dirsi ma non è facile a farsi. Per fortuna, fin da ragazzo sono sempre stato attratto dai tipi buffi - per esempio, ho sempre amato i lottatori più brutti - così, fotografarli mi è sembrata la cosa più logica da fare. Ci sono cose specifiche che amo e che non amo. E poi. devo dire chiaramente che non basta un tipo caratteristico per fare una buona foto.

Come hai imparato a diventare fotografo?
Camminando per la strada con una macchina fotografica in mano.

Perché fotografi?
Ho la passione della fotografia e sento di non avere altra scelta. Puoi scegliere se seguire questa strada o meno; ma per me, ovunque vada nel mondo, ci vado proprio per scattare fotografie. Non faccio vacanze.

Perché fotografi la gente per la strada?
Forse perché quando ero ragazzo, cresciuto in una zona malfamata, passavo ore fissando fuori dalla finestra le attività che si svolgevano per la strada. Ho sempre cercato tipi particolari, persone che, in un senso o in un altro, spiccano sullealtre.
Non persone comuni.

Perché così vicino?
Più divento vecchio, più mi avvicino.
Credo che sia indispensabile per rivelare l'essenza del soggetto. Non mi avvicino alle persone che non mi piacciono.

Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile nasce da come fotografo. Devo essere fisicamente agile, intuitivo, senza paura e devo stare in strada.

Che cos'è per te una buona fotografia?
Un'immagine formalmente ben concepita, che ti colpisce emozionandoti, è per me una fotografia forte.

domenica 2 giugno 2013

James P. Blair: il nostro mondo


Nel 1951 Blair partecipa a un progetto nato per documentare i cambiamenti della sua città natale, Pittsburgh; in seguito ha fotografato i rifugiati provenienti dal Vietnam e dall’Ungheria. Entrato nello staff di National Geographic nel 1962, Jim non ha mai smesso di realizzare reportage sulle storie che riteneva importanti, tra cui un pluripremiato servizio sul Sudafrica. Con la rivista ha all’attivo 47 servizi, numerose immagini pubblicate sui libri di Geographic e un cospicuo numero di premi.


sabato 1 giugno 2013

Octavio Paz

il sabato poesia

Dire: fare


I.

Tra ciò che vedo e dico,
tra ciò che dico e taccio,
tra ciò che taccio e sogno,
tra ciò che sogno e scordo,
la poesia.
Scivola
tra il sì e il no:
dice
ciò che taccio,
tace
ciò che dico,
sogna
ciò che scordo.
Non è un dire:
è un fare.
È un fare
che è un dire.
La poesia
si dice e si ode:
è reale.
E appena dico
è reale,
si dissipa.
È più reale, così?

II.

Idea palpabile,
parola
impalpabile:
la poesia
va e viene
tra ciò che è
e ciò che non è.
Tesse riflessi
e li stesse.
La poesia
semina occhi nella pagina,
semina parole negli occhi.
Gli occhi parlano,
le parole guardano,
gli sguardi pensano.
Udire
i pensieri,
vedere
ciò che diciamo,
toccare
il corpo dell'idea.
Gli occhi
si chiudono,
le parole si aprono.


Octavio Paz (da Árbol adentro, 1987)