martedì 30 aprile 2013

Massimo Mastrorillo: storie di vita dura

Pendolari la mattina presto. Istanbul, Turchia 2011

Massimo Mastrorillo classe 1961, ha studiato presso l'Università di Perugia e si è laureato presso l'Istituto Europeo di Design di Roma. Lavora principalmente su progetti a lungo termine, documentari, dedicandosi alle conseguenze profonde della guerra e delle catastrofi naturali e le loro conseguenze sulla società.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui: World Press Photo, Pictures of the Year International (POYi), Best of Photojournalism (Magazine Photographer of the Year), the PDN Photo Annual, the International Photographer of the Year at the 5th Annual Lucie Awards and an Aftermath Grant (finalist, 2011). His work has been published in: Espresso, Newsweek, Internazionale, Vanity Fair, Vrij Nederland, Le Monde and Wired. Massimo recently founded the collective MASTODON.

Link: Il sito di Massimo Mastrorillo - Google Immagini

lunedì 29 aprile 2013

Angel Gurría

Il cambiamento climatico e il suo impatto sul nostro ambiente,
le nostre economie e la nostra sicurezza è il tema chiave della nostra era.
Ma ogni giorno di indugio rende le sue conseguenze più irreversibili,
per questo dobbiamo agire subito.


Angel Gurría, segretario generale Ocse, 2008

sabato 27 aprile 2013

Biagia Marniti

il sabato poesia

Breve dialogo con il corpo


Porti questo corpo come un peso
ma prima era il corpo
ad essere la tua vita.
Slanciato il corpo camminava
e lo seguivi, docile e indomita;
correvi, per le strade le macchine
non avevano per te problemi
il corpo dominava
e sorridevi.
Il corpo, ora, più non ti risponde
e conta gli anni anche se non si notano.
Adesso sei tu a portare il corpo
ed affrontare la quotidianità.


sabato 20 aprile 2013

Joumana Haddad

il sabato poesia

Brutte abitudini


Diceva che l'amore assomiglia al gioco
E che lei perde sempre
Diceva che era una brutta abitudine
Che non si azzardava a curare.

Diceva di temere la luce
Nonostante avesse sacrificato molte notti
Si accontentava della sua solitudine
Non curava le amicizie
Ma cadeva dalla sua nube
Ogni volta che la pioggia la conduceva a terra.

Diceva che la sua gioventù era invano
Di essere dolce suo malgrado
Ma poi si mostrava crudele
Perché la tenerezza è come l'amore
Una brutta abitudine
Ed anche quel silenzio
Di cui non potrà mai fare a meno.

Diceva di essere una donna lassa
Inadatta al sonno
Ma dormiva per diventare un embrione
E sprofondare negli abissi,
Una donna esaurita
Svuotata ogni giorno dai suoi vizi
Ma che non voleva guarire.

Diceva di essere una perdente di natura
Perdente per meritare la vittoria
Diceva infine che la vita è una brutta abitudine
Dalla quale forse non guarirà
Con un po' di determinazione
E molto oblio.


venerdì 19 aprile 2013

Eve Arnold e l'icona Marilyn Monroe

Eve Arnold si racconta.
Sono nata povera, in America, da genitori immigrati russi. Ho cominciato a lavorare presto e, lavorando, dovevo provare me stessa. L'atmosfera a volte competitiva di Magnum è stata uno stimolo in più. In quanto donna, ero in una posizione privilegiata sebbene sentissi spesso, da parte di alcuni colleghi, quell'attitudine da benevola pacca sulla spalla e da "su, ragazzina". Non c'è da meravigliarsi se ho dovuto cercare di essere brava almeno quanto gli uomini: il mondo era duro là fuori. La scommessa più grande era riuscire utilizzare il mio essere donna nel modo migliore - mi dava uno spessore unico, in un mondo tutto maschile.
I sessi pensano in modo differente, lavorano in modo differente, allora perché non essere me stessa? Questa è finita per essere la decisione più saggia che abbia mai preso.

Eravamo giovani e idealisti, e facevamo parte di una 'confraternita' piena di contenuti e competizione. Quando Werner Bischof e Bob Capa sono morti, nel 1954, ci siamo di colpo sentiti senza leader - meglio, ci siamo sentiti senza padre.
Avevo fame di risposte e il bisogno di conoscere mi ha portato a imparare la professione che mi avrebbe permesso di viaggiare nel mondo, di vedere molti paesi e molte culture, di valutare nel giusto modo quel che vedevo e di cercare di comprendere quel che vedevo e fotografavo secondo la mia esperienza.

Cosa mi ha guidato e portato avanti attraverso i decenni? Qual è stato l'impulso? Se dovessi usare un'unica parola, sarebbe "curiosità".
La curiosità è stata una sfida costante.
La grande capacità della fotografia di essere imprevedibile mi ha sempre affascinato.
Le possibilità sono infinite. Le decisioni su cosa includere e cosa escludere, l'inquadratura, il lavorio nel cercare di cogliere il momento giusto, di guardare la luce muoversi su di un viso, il caleidoscopio di emozioni da cui poter scegliere - tutto così vario e intercambiabile.
Le domande della fotografia alla ricerca di risposte si intrecciano inevitabilmente con la vita delle persone.

La vita

1913 - nasce a Philadelphia, USA
1946 - lavora in uno stabilimento di ritocco fotografico
1948 - frequenta un corso di fotografia per sei settimane
1951 - diventa membro associato di magnum Photos e nel
1955 - membro effettivo

giovedì 18 aprile 2013

Jonas Bendiksen, foto come crescita


Nato in Norvegia nel 1977, Jonas Bendiksen ha iniziato la carriera a 19 anni come stagista nella sede londinese dell’agenzia Magnum. In seguito ha deciso di lasciare il lavoro d’ufficio ed è partito per la Russia per fare il fotoreporter. Qui ha documentato soprattutto la realtà della periferia dell’ex impero sovietico in una serie di immagini poi raccolte nel libro Satellites, uscito nel 2006. Jonas ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui un World Press Photo nel 2005.

domenica 14 aprile 2013

Vincenzo Balzani

L'uso di lampade a basso consumo non risolverà la crisi energetica,
ma assieme a tante altre azioni virtuose che ciascuno di noi può fare
contribuirà al superamento di questa crisi. Tante piccole azioni
se messe in opera da molte persone, danno importanti risultati.


Vincenzo Balzani, Università di Bologna, 2007

sabato 13 aprile 2013

Juhász Gyula

il sabato poesia

E' amore?


Non so che cosa sia, ma è tanto bello,
trasognare sulle tue parole,
come sulle nuvole accese dal tramonto,
si intravede il barlume delle stelle.

Non so che cosa sia, ma è dolce,
il tuo sguardo quando mi cerca,
come il raggio di sole che brilla,
nonostante fosse vicina la sera.

Non so che cosa sia, ma sento che
la vita è diventata di nuovo più bella,
le tue parole che mi accarezzano il cuore
come la seta, come il vento di primavera.

Non so che cosa sia, ma è tanto bello,
un dolore dolce, che non mi dispiace,
se è stupido, se è sbagliato, che sia,
se è amore, scusami tanto.


venerdì 12 aprile 2013

lunedì 8 aprile 2013

Wikisky: mappa stellare



"Non saprò mai delle tempeste sugli astri, né del senso della loro occhieggiante presenza nel Cosmo immune da imperfezioni. Fedele sagrestano al tempio esistenziale la sera li scopre raccolti all'altare lunare in profonda meditazione. So delle tempeste planetarie, e di quelle dell'uomo che è come in un pozzo vorticato dal nulla.

La vita è come una fionda vibrante di prodigi e di insondabili richiami.
Come sassi levigati dall'Immenso ci lancia verso l'immortalità".
Carmine Palmieri

Se avete voglia di esplorare il cielo e gli astri c'è Wikisky, una bellissima mappa del cielo, con i link a tutte le possibili classificazioni e informazioni.

sabato 6 aprile 2013

Derek Walcott

il sabato poesia

Tempo verrà

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

venerdì 5 aprile 2013

Raymond Depardon, il viaggio è una terra impossibile

Raymond Depardon si racconta.
In effetti partendo per fotografare soldati, terremoti o principesse, ho fotografato contadini, perché nel mondo intero esistono molti contadini. E poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l'amore, molto semplicemente. Ho l'eterna ossessione di amare una donna e di portarla in viaggio con me. Viaggiare mi ha permesso di essere sempre in piedi. se non funziona con una donna, il viaggio relativizza i problemi.

La delusione: è il primo elemento del viaggio. Bisogna aspettarsela questa delusione, arriva da un momento all'altro, passando per l'euforia, l'entusiasmo, le luci dell'inizio, l'aeroporto e poi, eccola qui, arriva; ci sentiamo delusi. E allora? Come sempre, quando si arriva in basso, non si può che risalire. Si risale molto lentamente e poi il viaggio comincia davvero. Ecco le cose che non avevamo visto e le foto si animano.
E si comincia a riprendere vita. Le luci non ci sembrano male, la gente, i suoni, i gesti... E' un viaggio. Ancora una volta il viaggio forse è solo un nome. Si tratta di un paesaggio che ci corre accanto mentre noi restiamo fermi, oppure il contrario?

Mi sono imbattuto su una frase di Barthes che mi ha illuminato: diceva che sotto un'immagine ci può essere un testo ad azione ritardata oppure un testo di ancoraggio. L'ancoraggio, per molto tempo, è stato la didascalia dura e pura, quella dell'AFP, di Reuter.
Il testo ad azione ritardata era quando si parla di altro o si pensa ad altro - qualcosa che mi capita spesso. Scatto una foto, ma penso ad altro: allora, di cosa deve trattare la didascalia? Questa frase di Barthes mi ha aiutato a parlare di altre cose.

A un giovane fotografo direi di fotografare tutto, di avere la coscienza e il coraggio di fotografare la sua vita. E' una cosa violenta perché lo si accuserà di occuparsi di se stesso ma io credo che, quando si parla di sé, si parli anche degli altri. Bisogna che tutto, però, sia basato su una necessità, ma evidentemente, fotografando gli altri, ci si fotografa e le persone che pretendono di non parlare mai di se stesse, in verità ne parlano.

Direi che esiste un elogio del viaggio o, al contrario, una delusione. Si tratta di ritrovare se stessi.
Il viaggio, è una terra impossibile.

Link: Wikipedia - Magnum Photos

giovedì 4 aprile 2013

Justin Guariglia, l'oriente prima

Guariglia, che oggi vive a New York, ha lavorato in oltre 50 paesi. Si è trasferito a Pechino all’età di 21 anni per studiare il cinese, ed è lì che ha appreso, da autodidatta, i primi rudimenti della fotografia. Tornato negli Stati Uniti ha ottenuto un periodo di tirocinio all’agenzia Magnum di New York. Nel 1998 è ripartito per Hong Kong dove ha lavorato come freelance per diverse riviste. Justin è stato inserito tra i “trenta giovani migliori fotografi sotto i trent’anni” da Photo District News; è stato candidato al premio Young Photographer of the Year dell’International Center of Photography di New York e nel 2003 un suo reportage ha vinto due premi Pictures of the Year e un Ozzie Gold Award.

Il sito di Justin Guariglia