giovedì 28 febbraio 2013

Salvador Dalì


Il disegno è l’onestà dell’arte. Non c’è possibilità di barare. O si è bravi o maledettamente incapaci.

Salvador Dalì

mercoledì 27 febbraio 2013

David Seymour, Chim il giocatore di scacchi

Hanno detto di lui:

Chim, come Robert Capa, è stato un parigino di Montparnasse. Aveva l'intelligenza di un giocatore di scacchi; con la sua aria da insegnante di matematica, applicava la sua vasta curiosità e la grande cultura a un infinito numero di cose e situazioni. Siamo stati amici fino dal 1933.
L'esattezza del suo spirito critico è diventata in breve indispensabile per tutti coloro che vivevano accanto a lui.
La fotografia, per Chim, era come muovere lungo tutta la scacchiera della sua intelligenza una pedina. Un'altra di queste sue pedine, tenuta più nascosta, era la sua raffinatezza culinaria, che manovrava con gentile autorità scegliendo sempre per sé del buon vino e dei manicaretti elaborati. Aveva un elemento distintivo d'eleganza: le sue cravatte di seta nera.
La perspicacia, la profonda delicatezza, gli conferivano spesso un sorriso triste e addirittura dimesso che lo illuminava se qualcosa lo divertiva. Offriva e chiedeva molto calore umano.
Aveva così tanti amici, dappertutto. Era un padrino natio. Quando annunciai la sua morte al suo amico David Schoenbrun, lui mi disse: "Io e te ci conosciamo molto poco. Eppure, Chim era amico di entrambi. Era un uomo dai comparti segreti e trascurava di metterli in comunicazione".
Accetava le limitazioni della sua professione e cercava di trasformare nel modo migliore le situazioni che sembravano essere totalmente estranee alla sua persdonalità.
Chim afferrava la macchina fotografica come un medico prende il suo stetoscopio dalla borsa per diagnosticare le condizioni di un cuore.
Il suo era molto vulnerabile.
Henri Cartier- Bresson (scritto per il decimo anniversario della sua morte)

Chim era Chim. Non solo disprezzava ogni altra possibile definizione, la sfuggiva del tutto.
Un enigma anche per i suoi amici; non aveva nemici. Gran parte della sua famiglia era stata sterminata e quindi aveva adottato le famiglie degli amici, in tutto il mondo. Sapeva i loro compleanni e anniversari e indovinava sempre cosa inviare e portare in regalo. Aveva il dono dell'amicizia placida. Come fotografo era gentile. Non avrebbe potuto scattare una foto irrispettosa intenzionalmente e se per caso accadeva la eliminava.
John G. Morris


la vita


1911 - David Szymin nasce a Varsavia, e si trasferisce in Russia con la famiglia allo scoppio della prima guerra mondiale.
1919 - torna a Varsavia.
1931 - studia all'Accademia di Grafica, poi alla Sorbona di Parigi.
1934 - diventa fotografo e i suoi reportage cominciano ad apparire su diverse riviste.
1936-1938 - fotografa la guerra civile spagnola.
1940 - cambia il suo nome in David Seymour.
1942-1945 - è arruolato nell'intelligence dell'esercito americano come interprete ed esperto di fotografia.
1947 - fonda insieme a Cartier-Bresson, Rodger e Capa, l'agenzia Magnum Photos.
1948 - per conto dell'Unicef fotografa i bambini bisognosi d'Europa.
1956 - il 10 novembre viene ucciso dal fuoco di un fucile egiziano mentre è in automobile vicino al canale di Suez.

Link: David Seymour.com - Magnum Photos

martedì 26 febbraio 2013

Lexey Swall, i drammi nei volti

Lexey Swall nato nel '77, è un giovane fotoreporter americano. Nato in Florida e cresciuto a Bakersfield, in California, una città petrolifera e agricola situata in fondo alla valle di San Joaquin nota per la musica country e le tempeste di polvere, ha abbandonato il suo lavoro di tecnico agrario per intraprendere la professione di fotografo. Ha studiato fotogiornalismo e ritratto al San Jose State University e ha partecipato a diverse collettive con altri fotografi documentaristi del calibro di Greg Kahn e Tristan Spinski. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nei vari concorsi internazionali e una menzione d'onore come fotografo dell'anno 2006.

Il sito di Lexey Swall

sabato 23 febbraio 2013

Aldo Pellegrini

il sabato poesia

Sulla contraddizione


Se allungo una mano incontro una porta
se apro la porta c’è una donna
allora affermo che la realtà esiste
nel profondo della donna abitano fantasmi monotoni
che occupano il posto delle contraddizioni
oltre la porta c’è la strada
e nella strada polvere, escrementi e cielo
e anche questa è la realtà
e anche in questa realtà esiste l’amore
cercare l’amore è cercare se stessi
cercare se stessi è il mestiere più triste
monotonia delle contraddizioni
lì dove non arrivano le leggi
nel cuore stesso della contraddizione
impercettibilmente
allungo la mano
e vivo.

venerdì 22 febbraio 2013

Lynn Johnson: l'anima delle persone

La fotoreporter Lynn Johnson è conosciuta per le sue immagini intense e toccanti. Negli anni si è divisa fra gli incarichi per Life, National Geographic, Sports Illustrated e diverse fondazioni. Johnson ha viaggiato dalla Siberia allo Zambia; armata delle sue Leica, ha scalato l’antenna radio della Hancock Tower di Chicago, e ha penzolato da un elicottero in Antartide. Benché abbia fotografato personalità come Tiger Woods o i giudici della Corte Suprema USA, i suoi soggetti preferiti restano le storie drammatiche della gente comune.

Il sito di Lynn Johnson

martedì 19 febbraio 2013

Pablo Picasso


Lo scopo dell’arte è quello di lavar via la polvere della vita quotidiana dalle nostre anime.

Pablo Picasso

sabato 16 febbraio 2013

Jorge Teillier

il sabato poesia

Neve notturna


Può esistere qualcosa prima della neve?
Prima di quella purezza implacabile,
implacabile come il messaggio di un mondo
che non amiamo, ma cui apparteniamo
e che si intuisce in quel suono
tuttavia fratello del silenzio.
Quali dita ti fanno cadere,
polverizzato scheletro di petali?
Cenere di un cielo antico
che fa restare solo davanti al fuoco
ascoltando i passi dell'amico che se ne andò,
eco di parole che non ricordiamo,
ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
E può esistere qualcosa dopo la neve?
Qualcosa dopo
l'ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
qualcosa dopo
che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
con la testa sulla gonna
di colei che a volte si ama.
Chi sei, neve notturna,
fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
O che importa chi sei?
Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
non ricordare nulla, non chiedere nulla,
scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.



venerdì 15 febbraio 2013

Le pietre miliari della fotografia #15/15

La telecamera sulla schiena

Una foca monaca delle Hawaii si riposa sulla sabbia, apparentemente senza accorgersi della Crittercam che ha sul dorso. La Crittercam, messa a punto nel 1986 da Greg Marshall, fotografo di National Geographic, è un apparecchio che cattura video, suoni e dati ambientali, permettendo agli scienziati non solo di osservare da lontano il comportamento degli animali ma anche di vedere il mondo dal loro punto di vista.

Fotografia di Greg Marshall

giovedì 14 febbraio 2013

Yona Friedman

Vivere significa avere acqua e cibo. Tutto il resto è molto importante,
ma se ne può fare a meno per un certo periodo senza troppi danni.

Yona Friedman, architetto, 2009

mercoledì 13 febbraio 2013

A volte ritornano... col vinile

Nella New York in continua trasformazione, un “pop culture/rock and roll detective” come Bob Egan si è messo sulle tracce del ritmo della strada, ispirandosi ad eventi storici della cultura Pop e alle copertine degli album di chi ha contribuito a fornirgli una colonna sonora.

Dopo ricerche e sopralluoghi in città, avendo come punto di riferimento le foto delle copertine di Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Neil Young and Co., fotografando lo stesso luogo e operando una sintesi di entrambe ricorrendo a Photoshop, con nuove immagini per lo stesso luogo, ha scovato in strada una nuova dimensione e un ritmo ‘ad alto tasso di vinile’, anche in quella sotterranea per Wednesday Morning 3AM di Simon & Garfunkel.

Link: Vinyl Covers Transposed Over Original NYC Locations
via | clickblog

domenica 10 febbraio 2013

Lynsey Addario: il peso della storia


Lynsey Addario vive a Istanbul. È nata il 13 novembre 1973 a Norwalk, nel Connecticut. Nel 1997 ha iniziato a lavorare come freelance per l’Associated Press. Ha lavorato a Cuba, in India, nell’Afghanistan governato dai Talebani, in Pakistan e in Nepal. Nell’aprile del 2001 Addario si è spostata a Città del Messico dove ha lavorato principalmente per il New York Times. Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001 è tornata in Asia meridionale per coprire il problema dell’istruzione delle donne afghane. Nel 2003 ha seguito la guerra in Iraq; dal 2004 ha coperto il conflitto in Darfur; ha visitato i campi profughi in Ciad e i villaggi abbandonati e dati alle fiamme in Sudan e ha fotografato gli sfollati e i gruppi di ribelli. Nello stesso anno si è occupata della condizione femminile in Arabia Saudita e di altri servizi in Turchia, Libia, Sudafrica e Libano. Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi premi tra cui l’Award of Excellence 1999 di Pictures of the Year. Nel marzo 2002, la rivista Photo District News l’ha inserita fra i trenta migliori fotografi emergenti del mondo.

Il sito di Lynsey Addario

sabato 9 febbraio 2013

Eugenio Montale

il sabato poesia

Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Eugenio Montale

venerdì 8 febbraio 2013

Guy Le Querrec, l'essere jazz


Guy Le Querrec si racconta. Vengo da una famiglia numerosa e ho avuto tra le mani fin da piccolo l'album fotografico di famiglia, con dentro le foto di tutti i miei parenti, una sorta di piccolo museo familiare. Molte foto erano però in disordine e a dieci anni ho cominciato a cercare di fare ordine. Ho cominciato a fare una specie di giornalismo all'interno della famiglia: chi sono questi, dove erano, perché? Forse sono diventato fotografo solo per allargare il mio album di famiglia, perché lo trovavo troppo piccolo.

Nessuno può sapere ciò che hai deciso di fissare nei momenti che hai vissuto. E' una cosa che va fatta in prima persona, è una delle ragioni d'essere della fotografia. Con la fotografia esprimo il rispetto e l'ammirazione che provo per le cose di questo mondo e la coerenza verso la direzione che ho scelto di dare alla mia vita.

Quando parlo della fotografia, mi piace evocare l'idea di un filo. Un pò come un occhio che osserva i legami invisibili che si stabiliscono tra personaggi. Rivelare le reazioni tra le persone che si sfiorano, le persone che si osservano da lontano, che si evitano. Questo filo indefinibile, quasi sospeso, mi appassiona.

Essere jazz significa prima di tutto una maniera di vivere, di camminare sul filo del caso per affermare una stella filante; un modo di andare incontro a un immaginario che contiene sempre l'improvvisazione, la curiosità, che obbliga ad ascoltare gli altri, a guardarli, a essere disponibile per raccontare, al meglio possibile, la loro poesia. Su schermo gigante, a dimensione umana, per provocare la partecipazione attiva dello spettatore.

la vita

1941 - nasce a Parigi in una famiglia operaia bretone. Adolescente scopre due passioni: il jazz e il cinema
1955 - riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, una ultraflex, e comincia a scattare foto di musicisti jazz a Londra
1962 - con lo stipendio acquista la prima Leica
1967 - dopo il servizio militare, decide di diventare fotografo professionista
1972 - è tra i fondatori dell'agenzia-cooperativa Viva
1976 - entra a far parte di Magnum Photos


giovedì 7 febbraio 2013

Vincent Van Gogh


Se senti una voce dentro di te che ti dice di non dipingere, tu dipingi. E’ l’unico modo per azzittire quella voce. 

Vincent Van Gogh

domenica 3 febbraio 2013

Le pietre miliari della fotografia #14/15

La prima volta del leopardo delle nevi

National Geographic pubblicò le prime immagini di leopardi delle nevi in libertà, scattate da George B. Schaller, nel numero di novembre 1971. Nella foto, una femmina di Panthera uncia su una balza nevosa nella valle di Chitral, in Pakistan.

Fotografia di George B. Schaller

sabato 2 febbraio 2013

Vittorio Bodini

il sabato poesia

Conosco appena le mani

Conosco appena le mani,
le scarpe che metto ai piedi.
Conosco il giorno e la notte
e i terrori del vento.
Ma gli anni? Dove son gli anni,
e tutti i libri che ho letto?
I volti amati si sfrondano
delle loro vicende,
non restano che i nomi.
Tutto nella memoria
cade a pezzi, sprofonda
senza rumore
nelle botole dei morti.
Ah, dove sono le acute presenze
del passato, le sue calde forme,
la cera su cui incidevano
i miei sentimenti?
Dove si nasconde il senso
delle cose che ho vissuto,
e i brividi lucenti
e i cieli dell'avventura?

Vittorio Bodini - Da Metamor (1962)