lunedì 31 dicembre 2012

Larry Towell: il bianco e nero minimalista

Larry Towell si racconta. 
Per me il bianco e nero possiede una personale latitudine, uno spazio in cui il fotografo si può muovere. La fotografia ha molti punti di contatto con la poesia. Il bianco e nero è minimalista, come la poesia è letteratura cui è stata strizzata via tutta l'acqua.

Nonostante la guerra [in Salvador], era la delicata visione dei luoghi comuni a incuriosirmi: l'odore della pioggia che sta arrivando, i guerriglieri adolescenti che ballano alla musica dei Beatles, un bambino nella discarica della città che si tinge le labbra con il rossetto. Ho cominciato ad avere l'ossessione per le storie individuali, per la continua abilità a sopravvivere che vedevo in questo posto incredibilmente ostile, dove la gente può vagare nei campi cosparsi di mine e contemporaneamente continuare a celebrare l'intimità della vita di tutti i giorni.
la fotografia è un prolungamento della mia identità di narratore.

Osservo le cose che personalmente trovo interessanti e le fotografo. Gran parte di quel fotografo diventa un progetto, in genere a lungo termine, della durata di diversi anni: il Centro America, i Mennoniti, i Palestinesi, la mia famiglia. Tendo a lavorare contemporaneamente a tre o quattro progetti, per periodi piuttosto lunghi, e molti di questi diventano libri. Ma faccio anche altre cose: scrivo, disegno, compongo musica e la suono, registro il suono anche se immagino di essere noto soprattutto per le mie foto in bianco e nero.

Se c'è un tema che collega tutti i miei lavori, credo sia la mancanza del territorio; come fa il territorio a trasformare le persone in quel che sono, e cosa accade quando lo perdono e quando perdono la loro identità.

Il modo migliore [per restare sano e in connessione con la realtà] è scattare fotografie della mia famiglia a non più di cento iarde dall'ingresso di casa. Sto anche scrivendo la storia della mia fattoria, che sorge dove un tempo c'erano dei villaggi indiani. E sto registrando una serie di canzoni originali che faranno parte del libro. Il coro è composto dai grilli che vivono attorno al portico. Cantano molto meglio di me.
Non perdono mai il ritmo.

la vita

1953 - nasce in Canada, in una famiglia contadina.
1972-1976 - studia Arti visive
1976 - parte per un lungo periodo come volontario a Calcutta, a comincia a fotografare.
1982 - insegna musica popolare
1984 - lavora come fotografo freelance su argomenti come povertà, esilio e ribellione dei contadini.
1988 - diventa nominee di Magnum Photos e nel 1993 membro effettivo.

sabato 29 dicembre 2012

Boris Pasternak

il sabato poesia

Sogno


Ho sognato l'autunno nella penombra dei vetri,
gli amici e te nella loro burlesca schiera,
e come falco dal cielo, che sangue s'è procacciato,
picchiava il cuore sulla tua mano.

Ma il tempo trascorreva, e invecchiava e assordiva,
e di damasco inargentando gli infissi
l'aurora del giardino inzaccherava i vetri
delle sanguigne lacrime di settembre.

Ma il tempo trascorreva e invecchiava. E friabile
come ghiaccio si fendeva e fondeva la seta delle poltrone.
Di colpo tu, sonora, troncasti e ammutolisti,
e il sogno cessò, quale eco di campana.

Mi risvegliai. Come autunno era buio
l'albeggiare, e il vento, allontanandosi, portava
come dietro a un carro pioggia fuggente di pagliuzze,
una schiera di betulle fuggenti per il cielo.


Boris Pasternak - (Traduzione di Evelina Pascucci)

martedì 25 dicembre 2012

Chuang-tzu

La mia felicità consiste nel sapere che provengo dal principio,
nel contemplare lo yin e lo yang, nell'osservare il succedersi delle stagioni,
l'alternarsi del giorno e della notte,
e nel sapere che al principio farò ritorno.


Chuang-tzu, circa 370-301 a. C.

lunedì 24 dicembre 2012

Michael Nichols: l'Indiana Jones della fotografia

Nato in Alabama, Michael “Nick” Nichols si è spinto negli angoli più remoti del pianeta realizzando fotografie che hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 1996 è entrato a far parte dello staff della National Geographic Society, per la quale ha realizzato oltre 20 servizi. Ha trascorso due anni al seguito della spedizione Megatransect, percorrendo a piedi 3.219 km dalle foreste pluviali del Congo alla costa atlantica del Gabon. Testimonianza preziosa di questa spedizione è il volume L’ultimo abisso verde. Ha vinto quattro premi World Press Photo e altri importanti riconoscimenti. Nel 1982 l’Overseas Press Club of America gli ha conferito un premio per aver fatto “molto più del proprio dovere”, un onore riservato in genere ai fotografi di guerra. Nichols è nato nel 1952 e la sua passione per la fotografia ha avuto inizio negli anni ’70 quando è stato assegnato all’Unità fotografica dell’esercito americano. Dal 1982 al 1995 è stato membro dell’agenzia fotografica Magnum.

sabato 22 dicembre 2012

Hans Magnus Enzensberger

il sabato poesia

L'altro (Der Andere, 1964)


Uno ride, si interessa
ha il mio viso con pelle e capelli sotto il cielo
lascia rotolare parole dalla mia bocca
uno che ha denaro e paura e un passaporto
uno che litiga e ama, uno si diverte
uno si dimena, ma non io
io sono l'altro, che non ride
che non ha viso sotto il cielo
e alcuna parola nella sua bocca
ed è sconosciuto a sè e a me
non io; l'altro; sempre l'altro
che non vince e non è vinto
che non si interessa
che non si muove
l'altro
che è indifferente a sè stesso
del quale io non so niente
del quale nessuno sa chi è
che non mi muove
questo io sono.


venerdì 21 dicembre 2012

Gueorgui Pinkhassov: questione di proporzioni

Gueorgui Pinkhassov racconta. La macchina fotografica è una sorta di rivoltella: a volte, come nella roulette russa, colpisce il bersaglio con repentina e inaspettata precisione.

Non ho preferenze tra i progetti personali e i lavori su commissione. Uno non sa mai cosa gli riserva il destino. Le sorprese capitatemi con lavori di primo acchito poco attraenti mi hanno confermato che avevo fatto bene ad accettarli.
Un uomo d'affari inglese una volta mi ha ingaggiato per illustrare, con le mie fotografie, il rapporto annuale della sua azienda.
Quando sono arrivato, il direttore dell'impresa mi ha accompagnato in un appartamento vuoto, imbiancato di fresco, e mi ha detto. "Ecco, scatti delle immagini". "Di che cosa?", ho chiesto. "Quello che crede", ha risposto "il fotografo è lei".
L'ambiente era completamente vuoto. C'era solo un fascio di luce che filtrava sotto la porta. Quel vuoto assoluto, quella mancanza totale di oggetti, o forse la disperazione, hanno acuito la mia sensibilità, rinnovato il vigore della ricerca... in fondo per me la fotografia è soprattutto questione di proporzioni.

la vita

1952 - nasce a Mosca, si dai tempi della scuola si interessa di fotografia.
1969-1971 - studia cinematografia all'istituto di Mosca
1971-1980 - lavora per la società cinematografica Mosfilm come cameramen, poi come fotografo
1978 - viene accolto nella Associazione moscovita degli artisti grafici, e questo gli consente di partecipare liberamente a molte mostre.
1985 - si trasferisce a Parigi
1988 - entra alla Magnum Photos

martedì 18 dicembre 2012

Elizabeth Hosking: strada e umanità


Le fotografie in bianco e nero di Elizabeth Hosking, fanno parte di un progetto chiamato "Central Business District di Sydney". La particolarità dell'impostazione, sono i momenti vissuti sulla strada.
Le strade quindi come momenti di vita, perfette crocevia di identità e contraddizioni.
La condizione umana, frammenti di solitudine condivisa o solo sfiorata, nella metropolitana.
Questo è il messaggio del suo fotografare, questo è quello che troverete nel suo sito.

via | clickblog

sabato 15 dicembre 2012

Carlos Drummond de Andrade

il sabato poesia

Mani congiunte


Non sarò il poeta di un mondo caduco.
Non canterò neppure il mondo futuro.
Sono legato alla vita e guardo i miei compagni.
Sono taciturni ma nutrono grandi speranze.
In mezzo a loro, scruto l'enorme realtà.
Il presente è immenso, non allontaniamoci.
Non allontaniamoci troppo, teniamoci per mano.

Non sarò il cantore di una donna, di una storia,
non dirò i sospiri all'imbrunire, il paesaggio visto dalla finestra,
non distribuirò narcotici o lettere di suicida,
non fuggirò alle isole né sarò rapito dai serafini.
Il tempo è la mia materia, il tempo presente, gli uomini presenti,
la vita presente.


mercoledì 12 dicembre 2012

Le pietre miliari della fotografia #10/15

Le prime foto del Titanic

Nelle prime ore del mattino del 1 settembre 1985, l'oceanografo Robert Ballard e il fotografo Emory Kristof trovarono e fotografarono il relitto del secolo: il transatlantico R.M.S. Titanic. Kristof e la sua squadra utilizzarono un sommergibile da ricerca che si trascinava dietro una "slitta" equipaggiata di macchina fotografica. Scattarono oltre 20.000 fotografie del relitto, compresa questa della gigantesca elica di dritta.

Fotografia di Emory Kristof

martedì 11 dicembre 2012

Paul Fusco: priorità all'emozione

Paul Fusco si racconta. 
Quel che puoi fare con un saggio fotografico non puoi farlo con le foto singole. In ogni racconto, la forma è incredibilmente importante. Shakespeare non è famoso perché sapeva mettere insieme una bella frase, ma perché aveva grandi storie da raccontare con belle frasi. Aveva il contenuto. Naturalmente il linguaggio è decisivo per l'espressione perché infonde vita alla storia. Ma se racconti delle storie, tutte le componenti sono importanti: l'espressione, le frasi, la struttura. Non sono interessato alla singola fotografia in quanto tale, ma a usare il saggio fotografico per comunicare e provocare.

Una storia fotografica può essere una descrizione di un fatto, in modo lineare, che parla da un punto e arriva a un altro; come per esempio la serie di fotografie che ho realizzato per il treno funebre di Robert Kennedy. Anche questo funziona, ma un saggio è una presentazione e interpretazione personalizzata di qualcosa, da uno specifico punto di vista e per uno scopo specifico. E' soggettivo, come dovrebbe, ed esplicitamente presentato come un'interpretazione del soggetto piuttosto che una mera registrazione di quel che è accaduto.
Faccio molta attenzione quando scelgo cosa mostrarvi, in modo da mostrare quel che voglio che voi sentiate e comprendiate.

Non mi piace far vedere le mie fotografie in un portfolio antologico. Io penso sempre a un tema. Voglio che la gente si confronti con la storia particolare che sto raccontando. Voglio che vi sediate qui, dove c'è la giusta luce - le mie stampe sono scure - così da poterle vedere nel modo migliore e nel giusto ordine. Voglio poter comunicare come ho concepito il lavoro, quale è stato il mio modo di presentare la storia, il tema, il saggio. Su questo sono capace di arrabbiarmi. Non cambiate l'ordine delle fotografie! Sono diventato molto esigente sul modo in cui vengono viste le foto. Dopo che le ho mostrate, se ne può parlare.
Gran parte del mio lavoro urla. Voglio che le mie fotografie si comportino così. Non tutte; ma voglio che la gente ne sia colpita. Nelle mie foto, la priorità va all'emozione; poi, subito dopo, viene il contenuto. Voglio che la gente senta come vivono le persone ritratte nelle mie foto. E spero possa riflettere sul perchè vivono così. E' semplice.

1930 - nasce a Leominster, nel Massachusetts e comincia a interessarsi di fotografia nel 1945
1951 - si arruola nel Signal Corps durante la guerra in Corea
1957 - si laurea in storia dell'arte con specializzazione in fotografia.
1960 - si trasferisce a New York dove comincia la sua carriera come fotografo per la rivista Look, la collaborazione dura fino al 1971
1974 - diventa membro di Magnum Photos

lunedì 10 dicembre 2012

Lev Tolstoj

Tutti pensano a cambiare l'umanità
ma nessuno pensa a cambiare se stesso.


Lev Tolstoj, 1828-1910

domenica 9 dicembre 2012

Michael Yamashita, viaggio e foto


È riuscito per più di 25 anni a conciliare le sue due grandi passioni, la fotografia e i viaggi, lavorando per National Geographic. I suoi reportage ci hanno raccontato il Vietnam e il fiume Mekong, il viaggio di Marco Polo in Cina e la Grande Muraglia, la zona demilitarizzata tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, come le più diverse sfaccettature della cultura giapponese: dai samurai ai mercati del pesce. Yamashita tiene conferenze e seminari in tutto il mondo e ha ricevuto diversi premi. Numerose le mostre a lui dedicate in tutto il mondo. Quando non è in viaggio, Yamashita vive in una casa di campagna nel New Jersey, dove ha anche uno studio e una fornita biblioteca e dove presta servizio come vigile del fuoco volontario.

Il sito di Michael Yamashita - Google immagini

sabato 8 dicembre 2012

Jenaro Talens

il sabato poesia

I limiti della memoria


Quelle colonne grigie
che puntellano il cielo di novembre.
Il chiarore che si abbatte sui tetti.
Un freddo quasi azzurro riga i vetri.
È un freddo senza nuvole,
senz’altra pelle che il rosso degli alberi.
L’odore imprevedibile della sua nudità.
Un rumorio di merli che migrarono,
la densità di un tempo che è ormai debole,
come immagine che si spegne.
Toccare un volto. Il suo respiro.
Regolare il silenzio,
un silenzio che cambia tutti i giorni.
Nella città comincia a farsi giorno.


Jenaro Talens - traduzione di Gloria Bazzocchi

domenica 2 dicembre 2012

Wildlife Photographer of the Year 2012


La Veolia Environnement Wildlife fondata nel 1964, è la più prestigiosa competizione fotografica naturalistica al mondo. Il concorso comprende diverse categorie, dagli uccelli ai mammiferi dalla natura in bianco e nero alle visioni creative. Quest'anno il concorso ha attirato più di 48.000 iscrizioni da 98 paesi. Le foto vincitrici saranno in mostra presso il Museo di Storia Naturale di Londra fino al 3 marzo 2013.

In questo sito ne possiamo vedere una decina.

sabato 1 dicembre 2012

Xulio L. Valcárcel

il sabato poesia

L'odore del dolore


Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.