sabato 29 settembre 2012

Francisco Ruiz Udiel

il sabato poesia

Lascia la porta aperta


Lascia la porta aperta.
Che le tue parole entrino
come un arco tessuto dai cipressi,
un po’ più leggeri
dell’ineludibile vita.
Lontano è il porto
dove le barche di ebano
riposano con tristezza.
Poco m’importa arrivare a loro,
perché lungo è l’abbraccio con la notte
e breve la speranza con la terra.
Dovunque io vada
il mare mi scaglia da tutte le parti,
un’altra alba dove l’immaginazione
ormai non può trasformare il fango
in vasellame per immagazzinare ricordi.
Mi stanco, di svegliarmi,
la luce mi ferisce quando vedere non voglio,
il viaggio a Itaca nulla mi offre.
Se ci fosse almeno un po’ di vino
per ubriacare i giorni che ci restano
ubriacare i giorni che ci restano
che ci restano.


Francisco Ruiz Udiel

venerdì 28 settembre 2012

Peter Essick: storie sulla natura e l'ambiente


Peter Essick ama utilizzare la macchina fotografica per raccontare storie e affronta con entusiasmo ogni aspetto del lavoro di fotoreporter: dalla ricerca iniziale al layout finale. Fotografo per National Geographic dal 1996, si è occupato di varie tematiche in molti paesi del mondo. I suoi scatti sono stati utilizzati anche nel documentario Una scomoda verità, vincitore di un Oscar. Le foto di Essick sono apparse in molti libri fotografici. Essick si è classificato per due volte al secondo posto nel concorso Magazine Photographer of the Year. Nel 2003 ha vinto un primo premio World Press Photo con un lavoro sulle scorie nucleari.

mercoledì 26 settembre 2012

Philip Jones Griffiths: il lato caustico della vita


"In guerra la verità emerge. Tesa tra la vita e la morte, la gente si rivela, getta la maschera e si mostra con un'onestà che non c'è altrove nella vita."

La vita è così noiosa dove vivevo: poi tutto, tutto ciò che vale si fa con la passione. A 16 anni lessi su un giornale un'intervista a Robert capa che parlava della Magnum: ricordo che mi entusiasmai perché diceva che l'agenzia si occupava anche della sua biancheria. La Magnum era un gruppo umanistico, con un'etica che affascinava un giovane comunista come me. Per entrare alla Magnum non basta fare belle foto, è la testa che conta.

Io ero giovane [in Vietnam], m'interessavano i meccanismi del potere, ma capii che o lavoravo come Henri Huet, dell'Associated Press, con la speranza giorno per giorno che la tua foto finisse in prima pagina, o dovevo raccogliere pezzi, lentamente. Così raccontai la mia storia: l'attacco della potenza più tecnologica del mondo contro la popolazione più semplice del mondo. Quando il libro uscì, non mi fu più permesso di tornare in Vietnam fino al '76.

A ogni singolo scatto sapevo di fotografare per i posteri, era molto difficile, io ero povero perché nessuno voleva comprare le mie foto. C'erano giorni in cui dovevo scegliere tra mangiare un piatto di riso e comprare un rullino. L'acqua con cui sviluppavo le foto era più pura di quella che bevevo. Non pensavo che ai negativi.

Il difficile era capire come persuadere gli altri.

Si può farlo in due modi: o scioccandoli, ma rischi di disgustarli, o accendono la loro umanità.

Ho sempre cercato il lato caustico della vita, in cui c'è l'orrore ma anche l'umanità. Ovviamente fotografavo gli attacchi, l'azione della guerra, ma erano le incongruenze che mi interessavano: il cecchino che s'annoia alla finestra, il vietnamita che fa il bagno in un cratere lasciato da una bomba, il soldato che punta il fucile alla testa di un ragazzino di sei anni e poi gli dà un piatto di riso e un pacca sulla spalla.


La vita
1936 - nasce a Rhuddlan nel Galles, comincia a svolgere la professione di farmacista a Londra mentre lavora part time come fotografo.

1961 - diventa fotografo free-lance per il London Observer

1962 -documenta la guerra d'Algeria, si sposta in Africa centrale e in Asia.

1966 - entra a magnum Photos 
1966 - 1971 - fotografa in Vietnam
1971 - pubblica Vietnam Inc., grande successo editoriale, esaurito in poche settimane.
1973 - documenta la guerra dello Yom kippur
1975 - lavora in Cambogia
1977 - si trasferisce in Thailandia
1980 - si sposta a New York e assume la presidenza della Magnum per cinque anni

Link:  Magnum Photos  -  Aperture  -   Musarium

sabato 22 settembre 2012

Jane Kenyon

il sabato poesia

The Suitor


Io sono il boccio pressato in un libro,
ritrovato dopo duecento anni...
Sono l’artefice, l’amante, il guardiano...
Quando la giovinetta affamata
siede alla tavola
siede proprio accanto a me...
Sono cibo nel piatto del prigioniero...
Sono acqua che scorre veloce alla sorgente,
e riempie la brocca fino a che trabocca...
Sono il paziente giardiniere
di un arso e trascurato giardino...
Sono il gradino di pietra,
il chiavistello, e il cardine efficiente...
Sono il cuore contratto dalla gioia...
i capelli più lunghi, bianchi
prima del riposo...
Sono là, nel cesto di frutta
offerto in dono alla vedova...
Sono la rosa muschiata che s’apre
inattesa, la felce sulla cima paludosa...
Sono colei il cui amore
ti sovrasta e già ti è accanto
proprio quando tu pensi di chiamarmi...


Jane Kenyon (trad. G.Cerrai – 2008)

giovedì 20 settembre 2012

Le pietre miliari della fotografia #5/15

La prima foto subacquea a colori

Fotografia di Charles Martin e W.H. Longley

La storia della fotografia subacquea a colori ha inizio nel 1926 con questa immagine di un pesce porco (Lachnolaimus maximus) scattata nelle Florida Keys, nel Golfo del Messico, dal dottor William Longley e dal fotografo di National Geographic Charles Martin. Armati di macchine fotografiche protette da rudimentali custodie impermeabili e di chili di polvere di magnesio altamente esplosiva per l'illuminazione subacquea, i due scrissero uno dei capitoli più importanti della storia della fotografia subacquea.

martedì 18 settembre 2012

Arthur Schopenhauer

Ogni verità passa attraverso tre fasi prima di essere riconosciuta.
Nella prima è ridicolizzata, nella seconda è osteggiata,
nella terza diviene di per se stessa evidente.


Arthur Schopenhauer

lunedì 17 settembre 2012

Farrokh Chothia

Non ha bisogno di molte presentazioni Farrokh Chothia avendo lavorato per molte pubblicazioni internazionali, tra cui: Elle, Playboy, L'Officiel, e Cosmopolitan. Come pubblicitario ha ricevuto parecchi riconoscimenti in giro per il mondo, molti in India. Grazie alla sua esperienza ha sviluppato un senso acuto per le immagini in bianco e nero, soprattutto per le modelle e le persone nel campo dell'arte e non.
Qui ne abbiamo un esempio per quanto riguarda i volti, mentre qui ci sono dei bei nudi artistici. In questa sezione delle immagini surrealiste ma sicuramente il piatto forte le trovate qui con una sezione dedicata ai musicisti e cantanti jazz.

sabato 15 settembre 2012

Siles del Valle

il sabato poesia

Oggi mi sono svegliato corvo


Mi sono svegliato corvo
questa mattina con la sola vocazione
di gracchiare voglio
salire con le scarpe
calzate sul tavolo per bestemmiare
perché oggi ho capito
che non mi rassegnerò
e maledico il finale crudele e
prematuro della tua sorte madre.

Siles del Valle (Traduzione di Manuela Magnoni)

venerdì 14 settembre 2012

Randy Olson: il mondo in mano


Per realizzare i suoi servizi il fotografo Randy Olson ha viaggiato in tutto il mondo, raggiungendo luoghi come l’Artide siberiana, l’Africa, l’Iraq, il Pakistan, l’India, la Cina, la Thailandia, l’Islanda, Terranova, la Guyana, le Samoa americane, la Turchia, la Repubblica della Georgia, la Spagna, l’Italia, l’Austria, la Svizzera, l’Australia e il Pacifico Meridionale. È stato nominato Magazine Photographer of the Year for 2003 dal concorso Pictures of the Year International. Olson vive a Pittsburgh, in Pennsylvania, assieme alla moglie Melissa Farlow, anch’essa fotografa e collaboratrice di National Geographic.

mercoledì 12 settembre 2012

Martine Franck: la fotografia è un'impressione

Martine Franck si racconta.

"Una fotografia non è necessariamente una menzogna, ma allo stesso tempo non è certo la verità. Si tratta più che altro di un’impressione, soggettiva e fugace. Quel che mi piace della fotografia è il momento preciso che non può essere anticipato; bisogna stare sempre all’erta, pronti ad afferrare l’inatteso."

La macchina fotografica è in sé una frontiera, un tipo di barriera che bisogna costantemente abbattere per potersi avvicinare in questo modo il più possibile al soggetto. Facendo questo, si rischia di oltrepassare i limiti; c’è un senso di rischio, di andare oltre, di diventare eccessivo, di voler essere invisibili.

Passando dall’altra parte, puoi ritrovarti di là se ti dimentichi momentaneamente chi sei, se cerchi di essere il più ricettivo possibile verso gli altri; è quindi evidente che, essendo fotografia, io sono costantemente allo stesso tempo nei due mondi: questo è tutto quel che posso dire veramente di ciò che sento quando fotografo – il resto rimane nel dominio dell’inconscio.

Come è possibile mostrare la disperata situazione dei Tibetani senza riferirsi al Buddismo, con cui la loro cultura è profondamente connessa? Questi giovani Lama che ho fotografato negli ultimi anni diventeranno un giorno le guide spirituali dei Tibetani (speriamo, non solo di quelli esilio). Come nel nostro Medioevo, è all’interno dei monasteri che la loro cultura viene preservata e trasmessa. La loro vita in qualche modo ricorda quella di un collegio inglese, senza però l’enfasi sulla competizione sportiva. Si tratta di una vita spartana, disciplinata; vestono un'"uniforme" e sono educati per diventare un’èlite ma con molto più affetto intorno a loro di quanto non avvenga in Inghilterra. I Monaci possono essere molto materni.

Da piccola, mia madre mi dava da leggere Mark Twain, oppure Conan Doyle. Sherlock Holmes e Hitchcock sono ancora oggi una mia passione e questo ci porta indietro al mistero della vita, la parte inattesa della realtà che costantemente ci sorprende, ci spiazza. In fondo, credo che questo sia il motivo per cui non mi annoio mai di fotografare.

sabato 8 settembre 2012

Matilde Alba Swann

il sabato poesia

Io non ho colpa


Io non ho colpa
di amare con tenacia l’ombra delle cose che furono,
di sentire l’impazienza del mistero che gira intorno,
di vibrare alla certezza della luce che sfolgora.
Non ho colpa di restare sola
nell’ora del brindisi, dell’alloro, della spiga,
rifugiandomi nell’infanzia, nel ritorno da scuola,
nel riemergere della tenera canzone addormentata.
Non ho colpa di unirmi alla notte,
di abbandonarmi ai tetti in spasimi di pioggia,
di morire di vergogna con chi si umilia,
di bruciare della febbre mortale dei malati,
di dolermi nelle foglie calpestate d’autunno,
di gemere nei rami e di ruggire con il vento.
Io non ho colpa di essere una particella
del corpo della pena,
del coraggio, del sogno, dell’amore per l’eterna
tristezza degli uomini.
Ho la colpa soltanto
di riunire nei miei versi il dolore che trasudano
queste cose amare che rimordono e accusano,
di questo ho colpa...!

giovedì 6 settembre 2012

Da un forum italiano

Boh, io faccio il possibile per consumare la mia quota finché ce n'è.
Prima che ce la fottano tutta i cinesi e gli indiani.


Da un forum italiano, 2006

mercoledì 5 settembre 2012

Le pietre miliari della fotografia #4/15

Dal cielo a colori

Il vicedirettore di National Geographic Melville Bell Grosvenor realizzò la prima fotografia aerea della storia sorvolando la Statua della Libertà di New York con un velivolo della Marina Militare USA. Questa immagine, pubblicata nel numero di settembre del 1930, spinse la Society ad adottare il processo Finley, che allora era la tecnica più innovativa per la produzione di fotografie a colori.

Fotografia di Melville B. Grosvenor

domenica 2 settembre 2012

Martin Liebermann: semplicemente natura


Martin Liebermann, è un fotografo tedesco nato nel 1963 che vive a Bielefeld. Affascinato dalla bellezza della natura, lo scopo di Martin Liebermann è quello di tradurre lo "spirito" di ciò che percepisce nelle immagini finali che pubblica. Questo "spirito" può essere un luogo da fiaba nella foresta tedesca, la freschezza del primo mattino, i tronchi nodosi degli alberi vecchi o il gioco ipnotizzante di luci e colori in un mormorio ruscello.

sabato 1 settembre 2012

Jaroslav Seifert

il sabato poesia

Se dite che i versi sono anche canto


Se dite che i versi sono anche canto
- e si dice -,
tutta la vita ho cantato.
E ho camminato con quelli che nulla avevano,
né luogo né fuoco.
Ero uno di loro.

Ne ho cantato il dolore,
la fede, la speranza,
con loro ho vissuto
ciò che vissero. Angoscia,
debolezza, paura e coraggio,
e la tristezza della miseria.
E il loro sangue, quando scorreva,
spruzzava me.

Ne è scorso sempre abbastanza
in questo paese di dolci fiumi, erbe, farfalle,
e donne appassionate.
Anche le donne ho cantato.
Accecato dall'amore,
nella vita ho brancolato,
inciampando in un fiore perduto
o gradino d'antica cattedrale.


Jaroslav Seifert da La colata delle campane, 1967 – Traduzione di Sergio Corduas