giovedì 31 maggio 2012

George Rodger: la fotografia è la tua decisione

George Rodger racconta: “Domanda: Cosa dovrei fare per diventare un fotografo come te?”… Come si può rispondere su qualcosa che non ha una spiegazione tecnica, che è impalpabile e proviene dall’interno? […]
Certo, inizialmente dovrai acquisire delle padronanze tecniche. Dovrai farlo, se vorrai esprimerti esteticamente utilizzando strumenti che sono anche puramente meccanici. Ma poi, dovranno diventare riflessi automatici, da dimenticare al più presto. Movimenti istintivi come aprire la bocca per mordere una mela.
Allora, una volta che questi riflessi saranno acquisiti, potrai concentrarti su quel che vedi nel mirino perché è attraverso il mirino che riuscirai a stabilire il legame tra la realtà e la tua personale interpretazione che di questa realtà vorrai darne.

Ricordalo. Ogni cosa che vedi guardando in basso, sulla lastra di vetro della tua Rolleiflex è la realtà – le cose come sono. La fotografia è ciò che tu deciderai di farne di tutto questo.

Guardando nel tuo mirino, quel che vedi potrà essere bello o divertente o potrà essere triste.
Il tuo cuore potrà fermarsi per l’orrore di tutto ciò o i tuoi occhi velarsi di pietà o di vergogna.
Ma questa è la realtà e tu devi sapere cosa farne. Penso che nessuno possa indicarti in che modo agire, a parte raccomandarti di essere onesto con te stesso. Certamente, non puoi interpretare cosa vedi nel mirino e trasformarlo in una buona foto senza avere la giusta conoscenza di cosa si tratta. Devi sentire una certa affinità verso quel che fotografi. Devi esserne parte e, nello stesso tempo, rimanere sufficientemente distante e guardarlo in modo obbiettivo. Come osservare dalla platea una commedia che conosci già a memoria. Purtroppo, non esiste formula per acquisire questa “conoscenza – a – memoria”, questa comprensione. E’ qualcosa che nascerà spontaneamente dal profondo di te stesso.

(Estratto da una lettera inviata da George Rodger al figlio Jonathan, il 15 luglio 1970.)

La Vita

1908 – Nasce a Hale nel Cheshire, da una famiglia di origini scozzesi, dopo gli studi s’imbarca su un cargo della marina mercantile, che lo porterà a toccare diversi Paesi in tutto il mondo e a relazionare con culture differenti.

1929 – Approda in America, l’anno della grande depressione, risente come tutti della profonda crisi economica ed è costretto a fare tanti diversi lavori per sopravvivere.

1931 – Torna in Inghilterra per lavorare con la BBC che era alla ricerca di un fotografo per una rivista interna: è il lavoro giusto per Rodger che matura una particolare abilità nell’uso degli apparecchi fotografici. Come ci raccontano le sue stesse parole Rodger è riuscito a fotografare i suoi soggetti solo grazie all’esperienza acquisita che gli permette di manovrare la macchinetta fotografica come una cosa naturale. Continua il suo viaggio attraverso il fotogiornalismo e memorabile è il lavoro svolto su Londra in guerra. Rodger fotografa le truppe in Algeria, in Birmania, nel Sahara ed oltre all’ottimo lavoro di fotoreporter si distinguerà anche per il suo eroismo che gli varranno ben 18 medaglie al merito. Sono gli anni in cui conosce Robert Capa e con il quale instaura un rapporto di stima e collaborazione che porterà i due fotografi insieme a Cartier-Bresson e Chim alla fondazione della Magnum Photos .

1945 - Avviene un cambiamento fondamentale nella sua vita che influenzerà poi il suo modo fi fotografare: 20 aprile, campo di concentramento di Bergen-Belsen, la vista di centinaia di corpi senza vita, ammucchiati e sporchi desta in lui sdegno e disturbo. Decide che non avrebbe più messo a disposizione della sua fotografia gli orrori e la crudeltà della guerra e con la fondazione della Magnum gli viene affidato il compito di fotografare il Medio Oriente e l’Africa, terre che vivono ancora di tradizioni e usi lontani dalla vita dei paesi industrializzati, paesi dove Rodger, carico di esperienza per il viaggi compiuti negli anni passati gli permetteranno di entrare in contatto proprio con gli usi, le leggi le tradizioni dei popoli che visita, trovare il modo puro di vivere delle popolazioni africane, a stretto contatto con la terra e gli animali.

1955 - il 25 luglio muore in Inghilterra prima di una grandiosa retrospettiva a lui dedicata che gli donerà l’immortalità. Inutile parlare dell’immenso valore del materiale lasciato da questo gentiluomo inglese.

Link: Magnum Photos - Google Collection

sabato 26 maggio 2012

Shuntarō Tanikawa

il sabato poesia

Il bacio


Non appena si chiudono gli occhi, scompare il mondo,
solo il peso della tenerezza mi assicura l’infinito.

Il silenzio si tramuta in una notte calma
ci avvolge come una promessa,
e non c’è niente di strano,
se non la dolce lontananza che ci circonda
e che per caso ci lascia soli.

Cerchiamo assieme
un modo più sicuro che guardare o parlare
e lo scopriamo
quando perdiamo noi stessi.

Mi domando che cosa tenti di rassicurare
la tenerezza che torna da un lungo viaggio.
Parole perdute in un silenzio espiato,
ora respiri appena.

In realtà, già eri la stessa mia vita...
E tuttavia anche queste parole sono punibili
in questo momento in cui la tenerezza riempie il mondo
e io mi prostro per poter vivere in esso.


giovedì 24 maggio 2012

Charles Hall

Gli Umani hanno usato gran parte delle risorse terrestri
e gli impatti ambientali che ne derivano sono globali.
C'è una robusta evidenza che la società stia avvicinandosi
a una transizione e che i modelli di consumo e di crescita
del XX secolo non possano più essere sostenuti. I fattori interconnessi
che premono verso questa transizione includono la scarsità energetica,
l'impatto umano sulla biosfera, il cambiamento climatico
e la crescita della popolazione.

Charles Hall, Università di New York, 2009

mercoledì 23 maggio 2012

William Albert Allard

William Albert Allard è nato a Minneapolis nel 1937. Dopo gli studi superiori, si è iscritto all’Università del Minnesota. È uno dei pochi professionisti della sua generazione ad aver pubblicato sempre e solo immagini a colori. Dal 1964 ha collaborato con National Geographic come freelance, fotografo interno e a contratto, nonché autore di testi; le sue immagini hanno illustrato una trentina di articoli pubblicati sulla rivista. Ex fotografo Magnum, i suoi scatti sono presenti in numerosi musei e collezioni private.

martedì 22 maggio 2012

Joan Miró


Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi vuoti.

domenica 20 maggio 2012

In parapendio con i rapaci



Si chiama parahawking ed è una fusione tra falconeria e volo con il parapendio, si può fare in Nepal e parte del ricavato viene investito in progetti per la protezione dei rapaci (soprattutto avvoltoi) della zona.
Durante il parahawking i rapaci non cacciano, come succede per la falconeria vera e propria, ma si avvicinano a chi è in volo per mangiare dalle sue mani.
Fonte: Il Post


sabato 19 maggio 2012

Bei Dao

il sabato poesia

Risposta


L’abiezione è il lasciapassare dell’abietto
la nobiltà è l’epitaffio del nobile.
Guarda, in quel cielo indorato
sventola il riflesso ricurvo dei morti.

L’epoca glaciale è passata,
perché ovunque c’è ghiaccio?
Il Capo di Buona Speranza è stato scoperto,
perché nel Mar morto mille vele contendono?

Sono venuto a questo mondo
portando solo carta, corda e ombre,
per potere prima del processo
proclamare quella voce già giudicata:

Te lo dico, mondo
io – non - credo!
Anche se ai tuoi piedi ci sono mille sfidanti,
contami quale millesimo primo.

Io non credo che il cielo è azzurro;
io non credo all’eco dei tuoni;
io non credo che i sogni sono falsi;
io non credo che la morte è senza giudizio.

Se l’oceano è destinato ad aprire una breccia nella diga,
possano tutte le acque amare riversarsi nel mio cuore;
se la terra è destinata a sollevarsi,
possa l’umanità scegliersi una nuova vetta dell’esistenza.

Nuove svolte e stelle brillanti
ora decorano il cielo sconfinato,
sono i pittogrammi di cinquemila anni,
sono gli occhi degl’uomini del futuro che fissi guardano.


Bei Dao da “Speranza fredda” (Einaudi Ed.)

giovedì 17 maggio 2012

Steve McCurry: le facce raccontano

Steve McCurry racconta: Cerco il momento incustodito, l'essenza dell'anima che fa capolino, l'esperienza scavata sul volto di una persona.

Passo un sacco di tempo a guardare facce e facce e le facce sembrano raccontarmi una storia.
Quando su un volto è scavata qualcosa dell'esperienza di vita, so che la foto che sto scattando rappresenta molto più del semplice momento. So che qui c'è una storia.


Dopo l'Afghanistan, ho fotografato conflitti in altre parti del mondo, ma in genere rimango attaccato all'Asia. E' un mondo che mi attrae irresistibilmente; anche senza macchina fotografica. Semplicemente, mi piacciono le persone e la cultura. Sono affascinato dal Buddismo, così finisco sempre in posti come la Birmania, la Cambogia e il Tibet.
Ho in corso talmente tanti progetti in Asia, che potrei passare altri 10 o 20 anni solo a concludere quelli già iniziati.

Il mio approccio è molto umanistico. La maggior parte delle mie fotografie è basata sulle persone e io cerco in qualche modo di trasmettere ciò che quella persona mi sembra essere, una persona colta in un paesaggio più vasto, quello che immagino si chiami condizione umana.

Ciò che voglio che la gente capisca dal mio lavoro è questa relazione umana tra tutti noi, sia che si viva in India, in Africa o in America latina. C'è una specie di comunanza tra tutti noi. Al di là della religione, della lingua o dell'etnicità, siamo di fondo uguali.

Se dovessi smettere di fotografare, penso che continuerei a viaggiare. Viaggio e fotografia sono come intrecciati. E sono affascinato da entrambi. Così, se non mi dedicassi alla fotografia, farei il nomade di professione.

La Vita

1950 - nasce a Philadelphia, studia cinema e storia alla Pennsylvania State University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale.
Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese a comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio. Si fermerà invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull'Afghanistan, collaborerà con alcune delle riviste più prestigiose: The Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic.
1985 - è membro di Magnum Photos.
1986 - pubblica "The Imperial Way".
1988 - riceve due premi Eisenstaed.
1999 e 2000 pubblica "Portraits" e "South Southeast".
2002 e 2003 pubblica "Sanctuary" e "The Path to Buddha", una visione calma e contemplativa dei monasteri Buddisti e i luoghi sacri del Buddismo tibetano.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi Paesi del mondo ed è conservato in diverse collezioni pubbliche.

LINK:   Il sito   -   Magnum Photos 

sabato 12 maggio 2012

Lucìa Rivadeneyra

il sabato poesia

Suonando i tuoi silenzi


Tiepide lenzuola umide, pori aperti,
respirazioni epilettiche
mi hanno fatto scendere le scale dell’inferno
mi bruciavano le mani, il mio ventre era dorato.

E nel fuoco della stanza tra le ombre
ho suonato i tuoi silenzi
e al cadere delle spalle come chi è colpito da un fulmine
ti ho amato per ore senza tregua.

La tua lingua-brace, le tue dita-polipi
hanno trovato il fondo nella schiuma calda
del mio mare traforato.
Si decretò la marea - fuga dalla battaglia!
e il crepuscolo si presentò
come un fantasma che gioca con le luci
e si imbroglia nei colori.

Più tardi, con un salto di cervo ferito,
sonnolenta, anestetizzata, violacea,
ti ho invitato a prendere il toro del peccato per le corna
abbiamo aperto la porta,
ed è entrata come un aroma di valeriana
la notte fresca.

mercoledì 9 maggio 2012

Renato Guseo


agenda letteraria
E' necessario stimolare la consapevolezza a livello sociale per fare in modo 
che sia percettibile la profondità di campo della questione energetica.
La risorsa fondamentale è il tempo. Ciò che deve essere trasmesso, prima
entro la comunità scientifica e poi, avvedutamente, ai consumatori
e a quanti occupano posizioni di vertice, è l'urgenza di procedere
a una progressiva e calibrata riconversione del sistema energetico.

Renato Guseo, Università di Padova, 2006


martedì 8 maggio 2012

George Steinmetz: luce sul pianeta terra


Famoso per i suoi reportage scientifici ed esplorativi, George Steinmetz utilizza l'obiettivo fotografico per gettare luce sui pochi segreti rimasti nel mondo moderno: deserti inaccessibili, culture sconosciute e nuovi traguardi della scienza e della tecnologia.
Collaboratore abituale di National Geographic, ha lavorato su soggetti che vanno dall'esplorazione petrolifera agli ultimi traguardi della robotica. Ha realizzato più di 20 servizi per la rivista.
Le sue fotografie vengono regolarmente pubblicate su varie testate internazionali e lavora anche come fotografo commerciale e pubblicitario. Durante la sua lunga carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui i due primi premi World Press Photo.
Nato nel 1957 in California, a Beverly Hills, Steinmetz ha iniziato la carriera fotografica durante un viaggio in autostop in Africa durato otto mesi.

lunedì 7 maggio 2012

Umberto Boccioni


Le nuove condizioni di vita in cui viviamo hanno creato un'infinità di elementi naturali completamenti nuovi, e perciò mai entrati nel dominio dell'arte, e per i quali i futuristi si prefiggono di scoprire nuovi mezzi di espressione, ad ogni costo.


sabato 5 maggio 2012

Paul Bélanger

il sabato poesia

Quali passi



Quali passi frugheranno il silenzio
della sera, quali suoni
dal più grave al più acuto

semineranno nell'infertile terra
i fiori ingannati dal giorno
il fruscio fuggevole dell'ali
degli uccelli sulla pelle dell'aria

quali bocche ingoieranno il fiume
portato alle labbra come un calice
quali ore di sconforto sotterreranno
le tue ossa, pensavo.

Davanti al ghiaccio sconfinato
dove non riluce che un pallido sole

questo mito d'una distesa

sconfinata scopri forse la radice
luminosa d'un nome ancora nascosto

la muta storia del suo canto
il cui sangue e la cenere sparsi
sui campi d'Europa ritornano

la maledetta vocale d'un treno
che travalica l'insostenibile
l'urlo insonne della notte

mentre l'orgogliosa immagine
soffoca la conoscenza delle tue radici.


Traduzione dal francese di Viviane Ciampi


mercoledì 2 maggio 2012

Things Change



Tre settimane di lavoro per un video animato di tre minuti. “Things Change” è stato dipinto dall’artista Jo Peel su un grande muro nel Village Underground a Shoreditch, Londra. È “un racconto ottimista incentrato sull’idea della temporaneità umana”. E sulla forza della Natura, nonostante tutto.

martedì 1 maggio 2012

Ferdinando Scianna: l'importante è raccontare

Ferdinando Scianna si racconta: Sono andato via dalla Sicilia a 22 anni. Ma la Sicilia non è per me soltanto nostalgia, mare, sole, il calore del dialetto, che continua a riscaldarmi al testa. E' anche il paese della mafia, di tante ingiustizie, delle famiglie soffocanti, della follia di una superiorità gattopardesca stupida e omicida.

E' paradossale unità di misura delle contraddizioni del mondo dell'umano e del disumano. Terra di uomini intelligenti, di uomini neri che ossessivamente e incessantemente dialogano con la morte.

Malgrado i rancori e l'eccesso di amore, continuo a essere e sentirmi figlio della Sicilia: la sua lingua, il paesaggio, il volto delle persone, costituiscono il mio orizzonte, la mia coscienza, i miei occhi.

Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.

La fotografia è per me un mestiere, una maniera di vivere, il filtro attraverso il quale entro in relazione con il mondo e il mondo con me. La ricerca, forse assurda, di istanti di senso, di forma, nel caos della vita. Tentativo di comprensione, di comprendesi.

Non pretendo - non lo pretendo più - di cambiare il mondo con le fotografie. Mi ostino a credere, però, che le cattive fotografie lo peggiorano. A volte i reporter sono testimoni di momenti eccezionali, di grandi avvenimenti della Storia. Tutto questo produce importanti documenti, qualche volta persino grandi fotografie. Se devo essere sincero, però, i momenti che mi piace ricordare sono quelli, purtroppo rari, nei quali, magari sotto casa, la realtà sembrava miracolosamente organizzarsi in modo che io potessi coglierne un istante significativo e irripetibile.

Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto ciò sia estremamente difficile. Il luogo comune che vuole che la fotografia sia specchio del mondo io credo occorra rovesciarlo: il mondo è lo specchio del fotografo.

La vita

1943 - Nasce a Bagheria, in Sicilia. Inizia a fotografare negli anni Sessanta.
1961 - Intraprende gli studi di Filosofia e Lettere presso l'Università di Palermo.
1963 - Inizia un lungo e importante rapporto di amicizia con Leonardo Sciascia.
1964 - A 21 anni, pubblica "Feste religiose in Sicilia", e vince il Premio Nadar.
1966 - Si trasferisce a Milano e lavora per L'Europeo, poi si trasferisce a Parigi e ci rimane per dieci anni.
1982 - Diventa membro di Magnum Photos

Fotografo tra i più versatili, dal 1987 in poi Ferdinando Scianna alterna il reportage in tutto il mondo con lavori di moda e pubblicità, riscuotendo successo internazionale. Alla sua passione per la fotografia si affianca quella per la scrittura, Scianna svolge da anni un'importante attività critica e giornalistica e pubblica numerosi articoli sula fotografia come mezzo espressivo e narrativo.

Link: Magnum Photos - Galleria dell'Incisione