sabato 31 marzo 2012

Giorgio Vigolo

il sabato poesia

La morte ci scioglie...


Guardavo le foglie
che il vento stacca dai rami
e via le trascina nei turbini
della pioggia e le macera e le stritola
fino a mutarle quasi
nel suo sibilo, nel suo grido stesso.

Allora m'è venuto il pensiero
della morte che noi pure ci stacca
così dal tronco della terra nero,
quando vecchiaia o fuoco
di febbri han consumato
la nostra foglia umana.
Un soffio appena più forte
il tremulo gambo recide:
e saremo così trascinati
dalla pioggia, mischiati
a nuvole d' altre foglie.
La morte ci scioglie
nelle grida del vento.

Eppure chissà che senso
di felicità originaria
si proverà in quel momento,
quando le nostre corde
strappate dalla morte renderanno
un accento supremo
all' unisono con l' accordo
maggiore dell' universo.
Forse l' estrema gioia
inutilmente inseguita
per tutta la vita,
è quella che ci folgora al momento
di morire, nel grande mutamento.


venerdì 30 marzo 2012

Elliott Erwitt: La fotografia accade


Elliott Erwitt si racconta.

Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto. Non miro necessariamente a tanto, ma riconosco che si tratta del traguardo supremo.

Abbaio ai cani. Ecco perchè il cagnolino in una delle mie fotografie è saltato. Una volta a Kyoto camminavo dietro ad una signora che portava a passeggio un cane dall'aspetto interessante. Solo per vedere cosa sarebbe successo, abbaiai. La signora tirò immediatamente un calcio al cane sconcertrato. Si vede che abbaiavamo allo stesso modo.

Le idee, sebbene ricoprano un ruolo meravigliosamente piacevole nella conversazione e nella seduzione, hanno ben poco a che fare con la fotografia. La fotografia è il momento, la sintesi di una situazione, l’istante in cui tutto si amalgama. Un ideale inafferrabile.
Quando è ben fatta, la fotografia è interessante. Quando è fatta molto bene, diventa irrazionale e persino magica. Non ha nulla a che vedere con la volontà o il desiderio cosciente del fotografo. Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato, nè analizzato.


Alcune ottime cose nascono dall’ozio e dalla meditazione.

La fotografia è il risultato di un ozio e di una meditazione intensi che finiscono con il produrre una bella immagine in bianco e nero, ben fissata e risciacquata in modo da non sbiadire troppo presto.


La vita

Elliott Erwitt nasce nel 1928 a Parigi da genitori russi. Frequenta nel 1934 le scuole elementari in Italia, dove i suoi genitori si sono trasferiti.
1939 – La famiglia Erwitt emigra negli Stati Uniti.
1942 – A tredici anni, frequenta la Hollywood High School e più tardi, il Los Angels City College.
1946 – Si trasferisce a New York e segue un corso di storia del cinema.
1953 – dopo il servizio militare, svolto in Europa come assistente fotografo presso l’US Army Signal Corps, comincia a lavorare con prestigiose testate.Nello stesso anno entra alla Magnum Photos.
Dal 1970 – L’attività fotografica si affianca quella cinematografica.
1974 - Inizia la produzione di libri.

domenica 25 marzo 2012

Agente Cia Higgins

agenda letteraria Adesso fate le anime belle perché siete sazi e al caldo;
ma cosa farete quando resterete al freddo nelle vostre belle case,
le auto ferme, tutto razionato?


Agente Cia Higgins ne I tre giorni del Condor, 1975

sabato 24 marzo 2012

Alejandro Jodorowsky

il sabato poesia

Mi piace sviluppare la mia coscienza 
per capire perchè sono vivo,
cos'è il mio corpo e cosa devo fare 
per cooperare con i disegni dell'universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili
 e si crea false forme di condotta,
plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, 
non per via delle deviazioni
narcisistiche della loro personalità, 
ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio,
il cui cuore critica gli altri senza sosta,
la cui sessualità vive insoddisfatta,
il cui corpo s'intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perchè il tempo dissolve il superfluo e
 conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili 
trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica
 senza condividere la sua anima con una "papessa".
Non mi piace che la religione sia nelle mani 
di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna 
che potremmo chiamare dio interiore.
Non mi piace l'arte che serve solo a 
celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza, 
con l'obiettivo di espandere la mia coscienza.

lunedì 19 marzo 2012

Refractive Monolith: Una piramide di colori e fili di lana


Combinando pittura, fili di lana e altri materiali, ispirandosi al fumetto giapponese e realizzato per The Future Tense, “Refractive Monolith” è un’installazione dell’artista Lee Baker.
via | il Post

sabato 17 marzo 2012

Nikki Giovanni

il sabato poesia

Sogni Rivoluzionari


Sognavo sogni militanti
Sogni di conquistare
L’america per mostrare
A quel branco di bianchi come si doveva
Fare
Sognavo sogni radicali
Di come far saltare tutti per aria con la mia facoltà
Percettiva di analisi azzeccate
Pensavo infatti di essere io la persona
Che fermava le rivolte e negoziava la pace
Poi mi sono svegliata e accorta
Che se facevo sogni naturali
Di essere una donna naturale
Che fa tutto ciò che fa una donna
Quando è naturale
Avrei fatto una rivoluzione

Revolutionary Dreams

I used to dream militant
Dreams of taking
Over america to show
These white folks how it should be
Done
I used to dream radical dreams
Of blowing everyone away with my perceptive powers
Of correct analysis
I even used to think i’d be the one
To stop the riot and negotiate the peace
Then i awoke and dug
That if i dreamed natural
Dreams of being a natural
Woman doing what a woman
Does when she’s natural
I would have a revolution


(Trad. adeodato piazza nicolai. Dal volume Selected Poems of Nikki Giovanni (Poesie scelte di Nikki Giovanni)
Nikki Giovanni

venerdì 16 marzo 2012

Henri Cartier-Bresson: La fotografia è una mannaia


Henri Cartier-Bresson si racconta.


La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’attimo che, in termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico.
E’ attraverso un’economia di mezzi e soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva.

Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convengono per captare la realtà fugace; a questo punti l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale.

Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. E’ porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
E’ un modo di vivere.


La mia grande passione è il tiro fotografico, che è poi un disegno accelerato, fatto di intuizione e di riconoscimento di un ordine plastico, frutto della mia frequentazione dei musei e delle gallerie di pittura, della lettura e della curiosità per il mondo.
La “tecnica” è importante solo se riesci a controllarla al fine di comunicare quello che vedi.


La tua personale “tecnica” devi creartela e addatarla all’unico fine di rendere la tua visione evidente sulla pellicola. Ma solo il risultato conta, e la prova conclusiva è data dalla stampa fotografica; altrimenti non ci può essere un limite agli scatti che, secondo i fotografi, si avvicinerebbero a ciò che stavano per afferrare – e che non è altro che la memoria nell’occhio della nostalgia.
Il tempo corre e fluisce e solo la nostra morte riesce ad afferrarlo. La fotografia è una mannaia che coglie nell’eternità l’istante che l’ha abbagliata.


La vita


Henri Cartier-Bresson nasce nel 1908 a Chanteloup, in Francia. Dopo gli studi liceali si appassiona alla pittura e alle idee dei surrealisti.
1930 – Parte per la Costa d’Avorio, al suo ritorno comincia a fotografare.
1932 – Espone alla galleria Julien Levy di New York e in seguito a Madrid.
1934 – Trascorre un anno in Messico
1935 – Si trasferisce negli Stati Uniti e si interessa di cinema.
1936 – Torna in Francia e lavora come assistente alla regia con Jean Renoir.
1940 – Viene fatto prigioniero dai tedeschi e nel 1943 riesce ad evadere.
1943 – Partecipa alla resistenza.
1947 – Fonda con Capa, Seymour e Rodger l’agenzia Magnum Photos.
1948 – Parte per l’India, Cina e Indonesia.
1952 – Torna in Europa e due anni dopo parte per Cuba, Messico, Canada e Giappone.
1970 – Apre a Parigi la sua prima mostra “En France”.
1974 – Si dedica al disegno.
1981 – Viene insignito del Gran Premio Nazionale per la Fotografia Francese.
1986 – Del premio Novecento di Palermo.
2000 – Decide di creare la fondazione omonima, e nel 2002 viene riconosciuta di utilità pubblica da parte del governo francese.
2004 – Il 3 agosto muore all’età di 95 anni.

Link: Google Immagini - Foto e-books - Magnum Photos - La Fondazione - Portraits

martedì 13 marzo 2012

Marguerite Yourcenar

agenda letteraria Diciamo piuttosto che non riformeremo forse il mondo,
ma almeno noi stessi che, dopo tutto,
siamo una piccola parte del mondo;
e che ciascuno di noi ha sul mondo
più potere di quanto non immagini...


domenica 11 marzo 2012

4748 autoscatti per una vita difficile



Jeff Harris ha cominciato nel 1999 a farsi un autoscatto al giorno (o a chiedere ad altri di fargli una fotografia). Racconta che le foto all’inizio erano molto ripetitive, ma che poi lentamente è riuscito a rendere gli scatti sempre diversi e originali. Il fatto di dover affrontare ogni giorno l’autoscatto l’ha portato a fare cose che altrimenti non avrebbe fatto (i tuffi nell’acqua ghiacciata). Nel 2008 gli è stato diagnosticato un cancro al bacino e la fotografia quotidiana, spiega Harris, è diventata una sorta di terapia per affrontare il percorso di cura. Per asportargli il tumore i medici hanno dovuto recidere il nervo che controlla l’uso della gamba sinistra lasciandogliela paralizzata. Harris si muove ora in sedia a rotelle o con le stampelle, ma il suo progetto continua.
Avviso: ci sono alcune immagini forti, Harris si è fatto scattare fotografie anche durante gli interventi chirurgici.
via | Il Post

sabato 10 marzo 2012

Renzo Laurano

il sabato poesia

Vanità di marzo


Fragilità di una giornata d'aria
primo celeste. Innova a chiari cespi
Marzo i fiori. Traspaiono e non vedi
variopinto il verziere. Una farfalla
fa uno strano vedere. È quasi un lembo
di vento un leggerissimo cascame
d'indocinese seta il piano ondato
volitar di vanessa. Ella, di spume
de' fiori è molto vaga e de' piumati
aspetti d'equatore che hanno i molli
giardini di Sanremo a' primi cenni
di primavera, quando è nelle arie
voluttà di contagio e non mai viste
terre vïaggi di un mellifluo odore
inquïetante di vaïniglia.
Ma era ancora nel mare primavera
novella, e pieni di speranza i pesci
ne volavano a galla; e, de' gabbiani,
di sal ebbri, eran pascolo le larghe
sogliole lì come piogge di lame
d'argento da quei nitidi e celesti
quasi bianchi di cielo. Ecco, e l'uccello
di mare è in cresta al flutto. E un puerile
gridar bianco ha che provoca cascate
di miriadi d'aghi di diamante.

Renzo Laurano (da "Gli Angeli di Melozzo da Forlì", 1939)

venerdì 9 marzo 2012

Fernand Leger

Essere libero eppure non perdere il contatto con la realtà, ecco il dramma di quella figura epica chiamata con varia definizione: inventore, artista, poeta.      Fernand Leger

lunedì 5 marzo 2012

Le strade di Berlino




Secondo video della serie The Street Aesthetic. Dopo il primo su New York, Christian Andersen questa volta ci porta sulle strade di Berlino.
Berlino è il centro dell’Europa e la città simbolo del progresso. Quello che colpisce a prima vista è la grandezza della città e l’insieme armonioso di stili tanto diversi tra loro. Berlino è una città in continua evoluzione e, soprattutto oggi, è in piena fase realizzativa in seguito a un processo di cambiamento iniziato dall’unione della Berlino Est con la Berlino Ovest. Attualmente la capitale della Germania è diventata uno dei più importanti centri politici, culturali, mediatici e scientifici del continente.
(info web)

sabato 3 marzo 2012

Alessandro Parronchi

il sabato poesia

Poesia All'antica


Come ha fatto il pittore, in quel tratto di muro
che chiude tra due case un orizzonte,
a sprigionare un sogno di stagioni defunte
nel bagliore di malva del tramonto?
È il suo segreto. Io non saprò mai andare
a ritroso per vincere l’età,
prigioniero del tempo, che del tempo
e la misura e il termine non sa.
E lui lo spazio, me il tempo appassiona.
Per questo ho fretta. E quando lo saluto
il suo sguardo si perde
ma non sa trattenermi. Io resto muto.
E a te, compagna che incontrai per giuoco,
con cui divido le ore,
non mi riunisce già l’ultimo fuoco
del giorno che tra i monti se ne va,
la tristezza del lungolago a sera
con le barche attraccate, le speranze attraccate,
ma un ricciolo che il vento solleva all’impazzata
mentre ti stringi a me, pensosa, alla ringhiera.


giovedì 1 marzo 2012

Nicolas Tikhomiroff, conta solo l'impatto dell'immagine

Nicolas Tikhomiroff si racconta.
La fotografia è un occhio extra (e il più importante).
Non sono una persona di parole e ho sempre cercato di aggiungere alla realtà un personale sguardo 'filtrato' per non cedere nella piena 'riproduzione'.

Per oltre cinquant'anni la fotografia è stata per me il complemento della parola, più imprecisa e più complessa. La lingua parlata può variare nel tempo; una foto, no, rimane per sempre la stessa. Può avere diverse versioni secondo l'umore e lo stato d'animo del fotografo.

La fotografia deve essere il risultato di un'emozione, di un lampo di lucidità o di un momento di amore o di tristezza.

I numerosi conflitti armati ai quali ho partecipato e che ho fotografato mi hanno causato un odio profondo per la violenza e l'intolleranza.
Per questo fotografo solo ritratti, paesaggi e nudi. Quanto alla tecnica (perfezione della stampa, inquadratura impeccabile), per me è secondaria. Conta solo l'impatto dell'immagine.

Link:   Magnum Photos   -   Google Immagini