sabato 29 ottobre 2011

Moniza Alvi

il sabato poesia Vorrei essere un punto in un quadro di mirò


Appena distinguibile da alti punti,
certo, ma disposto in modo del tutto unico.
E dal mio oscuro centro

contemplerei la bellezza dell’orizzonte
e mi chiederei se valga la pena di
rotolare verso la striscia color limone,

posata centralmente, e di spingere le mie curve
contro il suo bordo, per attrarre su di me
un po’ d’attenzione.

Ma sto bene dove sono.
Non capirò mai del tutto quello che avviene
intorno a me, ma è proprio questo il bello.

Il fatto che non sono un cerchio perfetto
mi rende più interessante a questo mondo.
La gente mi guarderà sempre

e anche i più insensibilli si emozioneranno.
Eccomi qui, sul punto di animarmi,
un sogno, una danza, una costruzione fantastica,

l’avventura di un bimbo.
E niente in questo cielo fulvo
può avvicinarsi troppo, o andarsene troppo lontano.

Moniza Alvi - da The Country at my Shoulder, 1993 - (Traduzione di Andrea Sirotti)

venerdì 28 ottobre 2011

Strepitoso video in stop motion



Strepitoso questo video in stop motion (migliaia di foto per ottenere pochi minuti) dal titolo: What light through yonder window breaks, a crearlo è stata Sarah Wickens. L’idea di questo lavoro la spiega lei stessa:

"Ho notato come il sole attraversa le finestre della mia camera da letto, creando macchie di luce che si muovono per tutto il giorno, mentre il sole cambia posizione nel cielo. Così ho iniziato a sperimentare modi di usare questa luce per creare un’animazione, attaccando ritagli e stencil alle mie finestre per modellare la luce in forme diverse."

sabato 22 ottobre 2011

Meira Delmar

il sabato poesia  Il mare


Amica mia, dici,
parlami del mare.

E ti racconto della mia infanzia
che mi insegnò a guardare
la terra come terra,
come cielo il mare.

La valle, la montagna,
erano la realtà.
Il mare l'incertezza
il sogno, l'inquietudine.

E io, tu lo sai bene,
sono rimasta con il mare.

Un giorno vicino al molo
un vecchio pescatore,
tra le mani da bambina
mi mise una conchiglia.

Lo portai all'orecchio, ne riconobbi il suono
e iniziò a diventarmi
fugace il cuore,
come fragile barca
che porta una canzone.

Attraverso le mie vene che partono
da un lontano Simbad,
me ne vado, strano cammino,
a cercare un altro mare
dove un giorno mi vedranno
navigando a caso,
la distanza negli occhi,
il viso contro il vento.

Ancora mi bacia le labbra
il sapore del sale.

Amica mia, dici,
parlami del mare.


sabato 15 ottobre 2011

Rafael Cadenas

il sabato poesia   Ars Poética


Che ogni parola porti quello che dice.
Che sia come il tremore che la sostiene.
Che si conservi come un palpito.

Non ho da dire decorata falsità nemmeno da mettere tinta dubbiosa né aggiungere
lucentezza a quello che c’è.
Questo mi obbliga ad ascoltarmi. Ma siamo qui per dire la verità.
Saremo reali.
Voglio precisioni terrificanti.
Tremo quando credo che mi falsifico. Devo portare in peso
le mie parole. Loro mi possiedono come io le possiedo.

Se non vedo bene, tu dimmi, tu che conosci la mia bugia, segnalami
la calunnia, rinfacciami la truffa.
Ti ringrazierò, sul serio.
Impazzisco per corrispondermi
Tu sei il mio occhio, aspettami nella notte e scorgimi, scrutami, sbattimi.

(Traduzione di Erika Reginato, 2011)

venerdì 14 ottobre 2011

Paris Underwater



Paris Underwater è un video sperimentale della durata di 3 minuti e 45 secondi, ideato e realizzato da Olivier Campagne e Vivien Balzi. Due artisti che si sono immaginati la capitale francese completamente sommersa d’acqua. La colonna sonora è di Brice Tillet.
via | Il Post

mercoledì 12 ottobre 2011

Vincent Van Gogh


A tutt’oggi, non ho trovato miglior definizione dell’arte di questa, L’arte è l’uomo aggiunto alla natura – natura, realtà, verità. Ma col significato, il concetto, il carattere che l’artista sa trarne, che libera e interpreta. (Lettera al fratello Theo, 1879)

sabato 8 ottobre 2011

Karin Boye

il sabato poesia  Confessione


Non sono nata per fare la ribelle
Eppure sono costretta ad esserlo.
Perché il mio destino non è mio soltanto?
Perché mi abbarbico in esso?
Oppure, se ora devo battermi,
perché accade con dolore?
Perché non a suon di musica,
quando infine sono costretta ad osare?

Sangue del mio sangue,
voi che mi avete giudicato duramente
E mi avete ripudiato nella vergogna,
sapevo bene, quando sono stata respinta,
che avevo violato un tutto,
sentivo una comunione santa
dietro le parole di condanna,
sapevo con angoscia: voi siete io –
e m’inchinavo.

Ma dov’ero e mi credevo muta,
udivo gemere la tenebra.
Anime dal luogo delle stesse sofferenze
Respiravano al mio fianco.
Udivo il mio stesso grido d’aiuto
Alzarsi dai deserti più assoluti,
sapevo con angoscia: io sono voi –
e non potevo tacere.

Vile, vile, tre volte vile
Devo però combattere,
cadere a terra e rialzarmi
con tutti i miei nervi in pezzi,
devo sentire come ferro rovente
i giudizi di chi è inesorabile –
e seguire e seguire un fuoco bruciante,
che fiorisce nella tenebra.

sabato 1 ottobre 2011

Paul Bèlanger

il sabato poesia Quali passi


Quali passi frugheranno il silenzio
della sera, quali suoni
dal più grave al più acuto

semineranno nell'infertile terra
i fiori ingannati dal giorno
il fruscio fuggevole dell'ali
degli uccelli sulla pelle dell'aria

quali bocche ingoieranno il fiume
portato alle labbra come un calice
quali ore di sconforto sotterreranno
le tue ossa, pensavo.


Davanti al ghiaccio sconfinato
dove non riluce che un pallido sole

questo mito d'una distesa

sconfinata scopri forse la radice
luminosa d'un nome ancora nascosto

la muta storia del suo canto
il cui sangue e la cenere sparsi
sui campi d'Europa ritornano

la maledetta vocale d'un treno
che travalica l'insostenibile
l'urlo insonne della notte

mentre l'orgogliosa immagine
soffoca la conoscenza delle tue radici.