domenica 30 ottobre 2011

Tinariwen - Tassili (2011)

In questo ultimo decennio parte degli stati africani si stanno ribellando a dittatori e governi non certamente democratici. Popoli per anni sottomessi cercano libertà e giustizia. A questa ondata di rivolta anche la musica ha dato e continua a dare il suo contributo, musicisti come Farka Tourè, Toumani Diabatè, Baaba Maal, Youssou N'Dour, Cheb Khaled, Salif Keita, Fela Kuti sono stati tra i principali esponenti a "sonorizzare", esportare e quindi a far conoscere al mondo intero questa situazione di disagio sociale. Oggi, una di queste realtà si chiama Tinariwen e sono probabilmente una delle band più interessanti nel panorama musicale internazionale. Ex soldati, hanno cominciato a combattere nei primi anni novanta nelle rivolte dei Tuareg in Niger e Mali,  alternando esibizioni musicali nei club e in spazi sociali. Fondendo tradizione nordafricana con il blues e il rock elettrificato, il gruppo ha poi man mano abbandonando il "potere" delle armi per intraprendere solo quello della musica.

Al loro quinto lavoro "Tassili", ci sono arrivati dopo dieci anni dalla prima pubblicazione "The Radio Tisdas Sessions" del 2001, pubblicando nel mezzo altri tre dischi, album che però non hanno avuto un gran riscontro di pubblico e di critica. Questo album può essere considerato il loro album "Unplugged", perché, anche se rimane inalterato il sound caratteristico del gruppo, vengono per lo più abbandonati i suoni  elettrici in favore di quelli acustici.

La bravura dei Tinariwen sta nel coniugare ed esprimere in maniera semplice e diretta le radici e le tradizioni del deserto del Sahara che, oltre ad essere un luogo di sabbia e sole è anche un crocevia di popoli, di passaggi, di culture e di storie. Come i nomadi,  i Tinariwen combattono fondamentalmente per il semplice diritto alla sopravvivenza, condividendo usi e costumi e naturalmente i suoni dei Tuareg.

Tassili è un'ottima rappresentazione "sonora-sociale", una miscela di sequenze acustiche con intrecci elettrici di notevole spessore. Un buon disco. 3,5/5

Due video: Tenere Taqhim Tossam - Imidiwan Matanam

sabato 29 ottobre 2011

Moniza Alvi

il sabato poesia Vorrei essere un punto in un quadro di mirò


Appena distinguibile da alti punti,
certo, ma disposto in modo del tutto unico.
E dal mio oscuro centro

contemplerei la bellezza dell’orizzonte
e mi chiederei se valga la pena di
rotolare verso la striscia color limone,

posata centralmente, e di spingere le mie curve
contro il suo bordo, per attrarre su di me
un po’ d’attenzione.

Ma sto bene dove sono.
Non capirò mai del tutto quello che avviene
intorno a me, ma è proprio questo il bello.

Il fatto che non sono un cerchio perfetto
mi rende più interessante a questo mondo.
La gente mi guarderà sempre

e anche i più insensibilli si emozioneranno.
Eccomi qui, sul punto di animarmi,
un sogno, una danza, una costruzione fantastica,

l’avventura di un bimbo.
E niente in questo cielo fulvo
può avvicinarsi troppo, o andarsene troppo lontano.

Moniza Alvi - da The Country at my Shoulder, 1993 - (Traduzione di Andrea Sirotti)

venerdì 28 ottobre 2011

Strepitoso video in stop motion



Strepitoso questo video in stop motion (migliaia di foto per ottenere pochi minuti) dal titolo: What light through yonder window breaks, a crearlo è stata Sarah Wickens. L’idea di questo lavoro la spiega lei stessa:

"Ho notato come il sole attraversa le finestre della mia camera da letto, creando macchie di luce che si muovono per tutto il giorno, mentre il sole cambia posizione nel cielo. Così ho iniziato a sperimentare modi di usare questa luce per creare un’animazione, attaccando ritagli e stencil alle mie finestre per modellare la luce in forme diverse."

giovedì 27 ottobre 2011

Margaret Mazzantini

agenda letteraria il 27 ottobre del 1961, nasce a Dublino Margaret Mazzantini


Ero felice, non ci si accorge mai di esserlo, Angela, e mi
chiesi il perché l'assimilazione di un sentimento così benevolo
ci trovi sempre impreparati, sbadati, tanto che conosciamo solo
la nostalgia della felicità, o la sua perenne attesa.

(Non ti muovere)

mercoledì 26 ottobre 2011

René Magritte


“La mente ama l'ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto”

martedì 25 ottobre 2011

Sebastiano Vassalli

agenda letteraria il 25 ottobre del 1941, nasce a Genova Sebastiano Vassalli


Arriva sempre nella vita di un uomo che abbia avuto in gioventù
un forte stimolo ideale, il momento in cui si prende atto
definitivamente, senza più speranze né illusioni né sogni,
dell'inerzia delle cose e del mondo. Il momento in cui si capisce
che la fede non smuove le montagne; che le tenebre prevarranno
sempre sulla luce, l'inerzia soffocherà il moto e così via.

(La Chimera)

domenica 23 ottobre 2011

Erich Lessing, artigiano della fotografia

Si racconta.
Per me la fotografia è qualcosa di commerciale, è artigianato e non sempre una forma d'arte. Una forma di artigianato, se volete di alto livello, come potrebbe intenderlo il falegname Chippendale, che affermava sempre di essere un artigiano impegnato in un lavoro per il quale veniva pagato e non si considerava mai un artista. Sono convinto che il concetto di artista sia un'idea romantico-tedesca del diciannovesimo secolo. Capite, l'artista con il basco in testa che aspetta di essere baciato dalla Musa dell'ispirazione. Veramente, io non mi sento artista, ma un artigiano che realizza un lavoro su commissione, anche se mi è capitato di cominciare molti di questi lavori per mia personale iniziativa e poi di averli "venduti". E poi, ho sempre utilizzato la fotografia come un veicolo per realizzare le cose che mi interessano di più nella vita.

Considero l'umanità in modo molto serio, in tutte le sue aspirazioni e desideri e in qualsiasi altra necessità emerga come la religione, la spiritualità e gli aspetti politici. Questo è stato, e ancora è, il punto di partenza per le riproduzioni di dipinti, sculture, ex voto, così come lo era stato per le foto che ho realizzato nella prima parte dei miei 50 anni di fotografia.

Io non ho mai neanche pensato di fare qualcosa che non fosse raccontare storie. Ed è stata proprio la macchina fotografia il mezzo che ho utilizzato per questo. Ma non cammino per la strada con la macchina al collo. Impugno la mia macchina solo per uno scopo preciso. Io osservo il mondo attraverso i miei occhi, non attraverso il mirino. Non interpreto nulla; non altero niente in camera oscura. Io somo un fotografo della realtà.

Vorrei mostrare la storia e raccontare storie. Sono un osservatore, mai un attore. E se è vero che molti fotografi sono dei voyeur, allora io sono, al massimo, un narratore che non necessariamente prende tutto sul serio, ma che non smette mai di guardare e di comunicare quel che vede - sotto forma di immagini.

sabato 22 ottobre 2011

Meira Delmar

il sabato poesia  Il mare


Amica mia, dici,
parlami del mare.

E ti racconto della mia infanzia
che mi insegnò a guardare
la terra come terra,
come cielo il mare.

La valle, la montagna,
erano la realtà.
Il mare l'incertezza
il sogno, l'inquietudine.

E io, tu lo sai bene,
sono rimasta con il mare.

Un giorno vicino al molo
un vecchio pescatore,
tra le mani da bambina
mi mise una conchiglia.

Lo portai all'orecchio, ne riconobbi il suono
e iniziò a diventarmi
fugace il cuore,
come fragile barca
che porta una canzone.

Attraverso le mie vene che partono
da un lontano Simbad,
me ne vado, strano cammino,
a cercare un altro mare
dove un giorno mi vedranno
navigando a caso,
la distanza negli occhi,
il viso contro il vento.

Ancora mi bacia le labbra
il sapore del sale.

Amica mia, dici,
parlami del mare.


venerdì 21 ottobre 2011

Nothing compares to you - Sinead O' Connor - deepsong #38



Sono passate sette ore e quindici giorni
Da quando hai portato via il tuo amore
Esco tutte le sere e dormo tutto il giorno
Da quando hai portato via il tuo amore
Da quando te ne sei andato posso fare quello che voglio
Posso vedere chiunque io scelga
Posso cenare in un bel ristorante
Ma niente
Ho detto niente può portare via questa tristezza
Perché niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
E’ stato tutto così solitario senza di te qui
Come un uccello senza il suo canto
Niente può fermare queste lacrime solitarie dal cadere
Dimmi piccolo in cosa ho sbagliato
Potrei abbracciare ogni ragazzo che vedo
Ma non farebbero che ricordarmi te
Sono andata dal dottore e indovina cosa mi ha detto
Mi ha detto ragazza sarebbe meglio che ti divertissi un po’
Non importa quello che fai
Ma è un pazzo
Perché niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
Tutti i fiori che hai piantato, mamma
In giardino
Tutto è morto quando te ne sei andato
Lo so che vivere con te piccolo è stata dura qualche volta
Ma sono intenzionata a provarci nuovamente
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te

giovedì 20 ottobre 2011

Elfriede Jelinek

agenda letteraria il 20 ottobre del 1946, nasce a Mùrzzuschlag la scrittrice e drammaturga austriaca Elfriede Jelinek, Premio Nobel per la Letteratura 2004


Erika ha sempre confessato subito ogni
cosa proibita all'occhio materno, occhio
della legge che comunque affermava
di sapere ogni cosa.

Lo sa, quest'abbraccio materno
lo divorerà completamente e la digerirà
eppure l'attrae quasi per magia.

(La pianista)

mercoledì 19 ottobre 2011

Carlo Tenca

agenda letteraria il 19 ottobre del 1816, nasce a Milano il letterato giornalista e deputato Carlo Tenca


Allor che la scomposta aula di chiassi
Bolle e d'offese, e son l'ire più rudi,
Il pensier torna a quei severi studi,
onde a dì gloriosi auspizio trassi;

E le opre inani comparando e i bassi
Spirti alle invan sognate alte virtudi,
Pietà mi assal dei miserandi ludi,
Di che il fior di mia terra esempio dessi.

Ben nunziar più superba ala pel volo
L'ire già sante, e l'armi, e il petto onesto,
E le forti e pensose ore del duolo,

Oscura età! Pur quanto in lei s'accese
Fiamma di cuori, e come ahi sparve in
questo Agon vano di ciancie e di contese!

(Montecitorio)

lunedì 17 ottobre 2011

Wilco - The Whole Love (2011)

Il coraggio è una virtù di pochi e i Wilco sono tra questi.
I fan di vecchia data, dopo un primo ascolto rimarranno molto probabilmente spiazzati. The Whole Love abbandonando la strada di Sky Blue Sky (2007) e dell’ultimo Wilco (2011), dimenticando i suoni di Yankee Hotel Foxtrot (2002) e A Ghost Is Born (2004), si inerpica in nuovi territori e, questo, non può che far bene. Si perchè, al di la che il disco possa piacere o meno, quello che conta per un gruppo ormai sulla breccia dal 1995 (senza contare la parenesi “Uncle Tupelo” dei primi anni novanta) è il saper rinnovarsi, evitando così la noia del ripetersi.
The Whole Love è un ponte, l’inizio probabilmente di un nuovo corso dei Wilco. Non che Jeff Tweedy non sia stato incline a sperimentazioni e a ricerche sonore, anzi, fatto sta che questo ultimo lavoro suona come un manifesto di cambiamento. Un cambiamento che sa di abbandono ai vecchi cliché e di abbraccio a nuove esperienze musicali senza preclusioni di ordine commerciale, non a caso l’album è prodotto proprio da Tweedy.
In The Whole Love suonano una serie di buone canzoni, alcune ottime altre meno, nel complesso però, quello che risalta è lo spaziare nell’intero panorama rock. Si sentono echi che vanno dagli anni ‘60 agli anni ‘90 passando per gli anni ‘70. Una piccola enciclopedia rock con dentro suoni che vanno dal country al simple jazz, con dosi di psichedelia, folk e musica elettronica, tutto meravigliosamente condito in salsa Wilco.
E’ un disco assai ispirato, non c’è dubbio, quello che è da affinare in futuro sarà di coniugare “il verbo” nei “modi” e nei “tempi” giusti, dove alla voce “verbo” s’intende essenza o “anima”, si perchè, anche se il disco è di buona fattura quello che si sente mancare è un “marchio di fabbrica”, quel "non so cosa" che faccia esaltare. 3,5/5

domenica 16 ottobre 2011

Dino Buzzati

agenda letteraria il 16 ottobre del 1906, nasce a San Pellegrino di Belluno Dino Buzzati


Partito ad esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno
vado allontanandomi dalla città e le notizie che mi giungono
si fanno sempre più rare... Mi tormenta il dubbio che queso
confine non esista, che il regno si estenda senza limite alcuno
e che, per quanto io avanzi, mai potrò arrivare alla fine.

(Sessanta racconti, I sette messaggeri)

sabato 15 ottobre 2011

Rafael Cadenas

il sabato poesia   Ars Poética


Che ogni parola porti quello che dice.
Che sia come il tremore che la sostiene.
Che si conservi come un palpito.

Non ho da dire decorata falsità nemmeno da mettere tinta dubbiosa né aggiungere
lucentezza a quello che c’è.
Questo mi obbliga ad ascoltarmi. Ma siamo qui per dire la verità.
Saremo reali.
Voglio precisioni terrificanti.
Tremo quando credo che mi falsifico. Devo portare in peso
le mie parole. Loro mi possiedono come io le possiedo.

Se non vedo bene, tu dimmi, tu che conosci la mia bugia, segnalami
la calunnia, rinfacciami la truffa.
Ti ringrazierò, sul serio.
Impazzisco per corrispondermi
Tu sei il mio occhio, aspettami nella notte e scorgimi, scrutami, sbattimi.

(Traduzione di Erika Reginato, 2011)

venerdì 14 ottobre 2011

Paris Underwater



Paris Underwater è un video sperimentale della durata di 3 minuti e 45 secondi, ideato e realizzato da Olivier Campagne e Vivien Balzi. Due artisti che si sono immaginati la capitale francese completamente sommersa d’acqua. La colonna sonora è di Brice Tillet.
via | Il Post

giovedì 13 ottobre 2011

Vincenzo Monti

agenda letteraria il 13 ottobre del 1828, muore a Milano Vincenzo Monti


Tua bellezza che di pianti / Fonte amara ognor ti fu,
Di stranieri e crudi amanti / T'avea posta in servitù.
Ma bugiarda e mal sicura / La speranza fia de' re:
Il giardino di natura, / No, pei barbari non è.

(Per la liberazione d'Italia)

mercoledì 12 ottobre 2011

Vincent Van Gogh


A tutt’oggi, non ho trovato miglior definizione dell’arte di questa, L’arte è l’uomo aggiunto alla natura – natura, realtà, verità. Ma col significato, il concetto, il carattere che l’artista sa trarne, che libera e interpreta. (Lettera al fratello Theo, 1879)

martedì 11 ottobre 2011

Have You Ever Seen The Rain - Creedence Clearwater Revival - deepsong #37



Qualcuno mi ha detto molto tempo fa che c’è la calma prima della tempesta
Lo so: verrà per un po di tempo
Quando sarà finita, così dicono, pioverà in un giorno di sole
Lo so, splendendo mentre scende come l’acqua


Voglio sapere, Hai mai visto la pioggia?
Voglio sapere, Hai mai visto la pioggia
venire giù in un giorno di sole?


Ieri, e l’altroieri, il Sole era freddo e la pioggia era forte
Lo so, è stato così tutto il tempo
Per tutta l’eternità, va avanti, Sebbene il circolo, lento o veloce,
Lo so, non può fermarsi, mi domando

domenica 9 ottobre 2011

Raghu Rai, la magia del fotografare l'India

Si racconta.
Le fotografie che ho scattato in tutti questi anni sono una sorta di risposta istintiva agli stimoli che ricevo dalla mia terra. Questa è la magia del fotografare l'India, una società complessa, multiculturale e multistratificata e questo è ciò di cui parla il mio lavoro. Sono ancora un fotografo part-time: sto ancora imparando e cercando di esplorare con la macchina fotografica l'India e la sua maestosa bellezza, la sua forza millenaria, i suoi tanti aspetti culturali e sociali. La ricerca non è cambiata da quando ho cominciato questo lavoro, quarant'anni fa.

Io non potrei fotografare fuori dall'India, fuori da un mondo che conosco. A differenza di Salgado per esempio. Una volta gli ho chiesto 'ma come fai a viaggiare tanto?', e lui mi ha risposto: 'dovunque vada, porto la mia casa dentro di me'. Io non posso; devo sentirmi dentro un luogo, appartenere a quel mondo, per poter provare a catturare qualche verità, qualche emozione umana, e questo mondo è l'India.
Per i 50 anni di indipendenza del mio paese, il Philadelphia Museum of Art organizzò una mostra con foto di Cartier-Bresson, Salgado e mie, tra gli altri; e sempre Salgado mi disse in quell'occasione: 'io ho scattato molto in India, e amo quello che ha fatto Cartier-Bresson, ma il tuo lavoro sull'India mi sembra che esprima un'altra profondità, un'esperienza dall'interno'. Sono cose di questo genere che fanno la differenza.

Con la maturità si acquisisce una propria visione, un'intensità e una disciplina. Come fotografo, bisogna sviluppare una visione che catturi l'essenza di quel che si sta scattando e questo avviene con gli anni e l'esperienza passando da fotografie 'ordinarie' fino a comporre qualcosa di diverso, in grado di far comprendere il 'tutto'.
Si dice che una buona foto valga mille parole. Io sono giunto a pensare che mille parole possono creare una grande confusione.
Perchè non pensare al silenzio - un momento nello spazio che non sia negoziabile e che possa restituire pace e silenzio.

Sono un pellegrino. Viaggio per tutto il Paese con una fede completa. L'India, per me, è il mondo intero. Avrei bisogno di dieci vite per poter completare qualcosa sul mio Paese ma purtroppo non ne ho che una. Una cosa è certa, sto arrivando sempre più al cuore delle cose, adesso.

Link:   Magnum Photos   -   Flickr   -   Google Immagini

sabato 8 ottobre 2011

Karin Boye

il sabato poesia  Confessione


Non sono nata per fare la ribelle
Eppure sono costretta ad esserlo.
Perché il mio destino non è mio soltanto?
Perché mi abbarbico in esso?
Oppure, se ora devo battermi,
perché accade con dolore?
Perché non a suon di musica,
quando infine sono costretta ad osare?

Sangue del mio sangue,
voi che mi avete giudicato duramente
E mi avete ripudiato nella vergogna,
sapevo bene, quando sono stata respinta,
che avevo violato un tutto,
sentivo una comunione santa
dietro le parole di condanna,
sapevo con angoscia: voi siete io –
e m’inchinavo.

Ma dov’ero e mi credevo muta,
udivo gemere la tenebra.
Anime dal luogo delle stesse sofferenze
Respiravano al mio fianco.
Udivo il mio stesso grido d’aiuto
Alzarsi dai deserti più assoluti,
sapevo con angoscia: io sono voi –
e non potevo tacere.

Vile, vile, tre volte vile
Devo però combattere,
cadere a terra e rialzarmi
con tutti i miei nervi in pezzi,
devo sentire come ferro rovente
i giudizi di chi è inesorabile –
e seguire e seguire un fuoco bruciante,
che fiorisce nella tenebra.

venerdì 7 ottobre 2011

Le dieci ragioni per una scuola multiculturale

Perché la presenza dei bambini stranieri nelle classi italiane è un bene per tutti.

Qualità
Perché Torino, che ha tanti “stranieri” nelle sue classi, provenienti da 130 Paesi diversi, ha le scuole migliori d’Italia ? Secondo l’indagine di Tuttoscuola sul sistema di istruzione nazionale, maggio 2011, un’indagine composta da 96 indicatori, Torino è la prima tra le grandi città per la qualità della scuola. E la sua posizione è migliorata, così come quella del Piemonte in generale, rispetto agli esiti dell’indagine sulla qualità della scuola di quattro anni fa. Perché nel Veneto, che ha tanti stranieri nelle sue classi, presenti in modo “diffuso” anche nei piccoli centri, gli alunni ottengono risultati eccellenti nelle prove di italiano e matematica condotte dall’Invalsi, l’Istituto nazionale di valutazione? La presenza degli allievi stranieri non è di per sé un elemento negativo, non abbassa il “livello”, anzi. Lo scrive l’Ufficio scolastico regionale del Veneto in un comunicato del 1 agosto 2011, intitolato “La scuola veneta alla prova. I perché di un risultato d’eccellenza”.

Chiavi di casa
“Alcuni di questi ragazzini hanno più rispetto per la scuola. Sono i primi a lavare i banchi quando facciamo laboratorio e, se lo chiediamo, fanno pulizia senza tante storie… A volte li vediamo occuparsi dei fratelli più piccoli, o buttar via la spazzatura, in generale sono più autonomi. Alcuni hanno le chiavi di casa, come noi ai nostri tempi…”. Lo dicono ridendo, “ai nostri tempi!”, alcune maestre delle scuole della Val Maira e della Valle Po, nel cuneese. Una conferma che le famiglie degli immigrati e i loro figli portano nelle nostre classi “idee” diverse di infanzia e di educazione viene anche dalle maestre e dalle “dade” della scuola dell’infanzia “Betti”, del centro di Bologna: “i bambini stranieri, dicono, sembrano un po’ come quelli di una volta… le famiglie gli stanno meno addosso, sembrano più bambini”. Invece le nostre famiglie iperprotettive, “famiglie elicottero”, come le ha definite un gruppo di psichiatri francesi, stanno più addosso. Più addosso, meno addosso, questo è parlar chiaro!, hanno ragione le educatrici di Bologna.

Matematica
Gli studenti asiatici delle nostre scuole sono spesso bravi in matematica e nelle materie scientifiche. “Le aspettative delle famiglie cinesi sulle materie scientifiche e tecniche sono in genere molto alte, racconta un professore di un istituto professionale in provincia di Bologna, fanno gare di calcolo mentale fin da bambini, in famiglia. Un bravo calcolatore è ritenuto una persona intelligente”. Perché non “importare” qualcosa del sistema dell’istruzione cinese? Come hanno fatto 200 licei americani, qualche anno fa. E perché non chiedere un aiuto “in matematica”, in cambio di un aiuto “in italiano”, agli studenti cinesi e indiani che studiano o hanno studiato nelle nostre scuole?

Impegno
“Ci tengono di più alla scuola, si impegnano di più, per loro è ancora importante la scuola… C’è il problema della lingua, soprattutto per chi è appena arrivato, ma alcuni ce la mettono propria tutta e recuperano” dice una professoressa di lettere delle medie, in provincia di Cremona. “Loro” sono gli studenti indiani, rumeni, albanesi della sua scuola. Ci stanno facendo una domanda e le domande sono importanti, avercelo qualcuno che ci fa le domande! La scuola, per noi, è ancora importante?

Lingue
Qualcuno ha scritto che i politici italiani (e i loro staff), a Bruxelles, nel parlamento europeo, si riconoscono facilmente: gesticolano molto e parlano poco le lingue… L’Italia, come è noto, nel campo dell’apprendimento delle lingue è agli ultimi posti in Europa. Dicono due maestre della scuola di Dronero, in Val Maira, nel cuneese : “I bambini della Costa D’Avorio, nelle nostre classi, parlano anche il francese, la loro lingua nazionale, e notano subito le somiglianze con l’occitano, la nostra lingua di minoranza. Sono più predisposti, sono abituati a muovesi tra più lingue. Quando entra la dirigente scolastica dicono: “Bonjour madame!”

Scambio
I “vantaggi” hanno bisogno di essere coltivati. Vivono nell’humus dell’accoglienza e delle pratiche interculturali che gli insegnanti, gli alunni italiani, e spesso gli amministratori locali, hanno messo in campo in questi anni. “Scambiando si impara”, è lo slogan delle scuole toscane che fanno periodicamente, da dieci anni, visite e scambi, di studenti, presidi, professori, con lo Zhejiang, la regione della Cina da cui viene la gran parte dei cinesi in Italia. Uno dei protagonisti di questa relazione diplomatico-didattica è un insegnante di italiano e storia dell’Istituto professionale di Prato, una scuola con molti allievi cinesi. Lui ha imparato la lingua cinese da autodidatta e ha degli amici cinesi, in fondo è anche lui un immigrato in Toscana, i genitori sono di Avellino. Racconta : “La nostra prospettiva è quella di dare e ricevere…per imparare a conoscersi ci vogliono sofferenze e scontri ma la scuola nel suo piccolo è un luogo privilegiato”. Nella scuola multiculturale la parola sofferenza esiste

Internazionale
Nelle classifiche internazionali delle Università, per esempio quella del Times Higher Education, la percentuale degli studenti stranieri sul totale degli iscritti è uno degli indicatori della qualità e del prestigio dell’Istituto. Questo accade anche nei centri di ricerca scientifica. Se il fattore “internazionale” è un valore, lo può essere anche nelle scuole primarie e secondarie. Il paesaggio multiculturale della scuola italiana è “policentrico e diffuso”: non solo le scuole delle metropoli ma anche di piccole città e paesi, ed è caratterizzato da una grande varietà di provenienze. Coinvolge in particolare i territori del Centro e soprattutto del Nord del Paese, le scuole dell’infanzia e primarie, e sempre di più gli istituti tecnici e professionali. Più della metà degli alunni che le frequentano sono nati in Italia. Un capitale “internazionale” da non sprecare. Su cui investire risorse, inviando sul campo gli insegnanti e i presidi più motivati e capaci.

Merito
Gli immigrati sono qui da poco, difficilmente ricorrono allo “strumento” della raccomandazione. Un vizio nazionale questo, figlio di un “familismo” ancora persistente, ostacolo, questo sì, per la conquista di una piena cittadinanza. Dice la preside di una delle scuole più multietniche del centro di Palermo: “Il mio problema non sono gli stranieri, sono gli altri….” Gli studenti stranieri e le loro famiglie sono, in qualche misura, un antidoto rispetto a certi aspetti negativi del carattere civico degli italiani.

Evidenziatore
Gli studenti stranieri nelle nostre scuole sono un evidenziatore dei nostri modelli, delle nostre pratiche e dei nostri stili educativi. Essere visti e quindi “valutati” da “stranieri” è anche fonte di malintesi, di incomprensioni ma può essere un vantaggio. Possiamo capire di più che cosa noi stiamo facendo e ridare significato al nostro fare scuola. Possiamo “guadagnare” dallo sguardo degli altri. Gi studenti stranieri sono un evidenziatore anche per un altro motivo: ci ricordano come eravamo noi, come Paese, ci ricordano la nostra Storia, le nostre migrazioni passate, ci propongono un esercizio di memoria.

Occasione
Che occasione! Per cambiare, per ripartire, per riaprire. Come i sindaci di due piccoli comuni. Hanno riaperto la scuola che stava per chiudere perché sono arrivati nuovi alunni indiani nelle campagne lombarde, lungo le sponde del fiume Oglio, e piccoli rifugiati del Kurdistan e dell’Afghanistan sull’Appennino calabrese. Conviene guardare con più curiosità ed empatia quello che succede dentro questa nostra scuola. “Nel suo piccolo” è il laboratorio dell’Italia di domani. Non è forse il succo della vita quello di imparare dagli incontri?

Vinicio Ongini c/o Il Post

giovedì 6 ottobre 2011

Melania G. Mazzucco

agenda letteraria  il 6 ottobre del 1966, nasce a Roma Melania G. Mazzucco


Se gli avessero chiesto cos'è la
libertà, che aveva tanto cercato,
adesso avrebbe saputo cosa rispondere:
non provare vergogna di se stessi.
E' questa l'unica vera e autentica
libertà. Tutto il resto rende schiavi.

(Vita)

martedì 4 ottobre 2011

Bob Dylan - Oh Mercy (1989)

A parte la parentesi Traveling Wilburys, gli anni ottanta non sono stati i suoi anni migliori, un Dylan stanco e privo di creatività si è trascinato in tour e dischi non entusiasmanti e alcuni addirittura inutili. Proprio alla fine di questi, quasi come un'ancora si salvezza, a New Orleans, fra i profumi del voodoo e l'aria frizzante di Bourbon Street, Bob Dylan si decide a fare finalmente il Bob Dylan. In studio, con l'umidità che si aggrappa alle finestre, con pochi musicisti ma di cuore, incide il suo ventiseiesimo disco e le canzoni sono quelle di una volta.
Il gioco-forza si chiama Daniel Lanois, un giovane e grande produttore che, grazie alla sua maestria, riesce ad dare il suo imprinting con notevole personalità e pregevole fattura.
Oh Mercy diventa così un album attualissimo e allo stesso modo un disco senza tempo. Anche se non tutto il disco "naviga" in acque limpidissime, nel complesso, grazie ad alcune grandi canzoni; The Man In The Long Black Coat, Political World, Everything Is Broken e la bellissima Most Of The Time riescono a colpire emotivamente, in maniera profonda.
Non eravamo più abituati a questi canzoni, il Dylan ci aveva fatto assopire nelle sue ultime opere, ora invece, la bella voce, le sonorità delicate e spigolose, intense e rarefatte, fanno di questo Oh Mercy un disco completo, piacevole e per niente banale, una rinascita musicale dopo anni di stasi.
Avremmo tutto il tempo di ascoltarlo e di farlo nostro questo album, ci vorranno infatti, ancora altri otto anni prima che il nostro Dylan sforni un'altro ottimo disco, si chiamerà "Time Out Of Time", sarà il 1997 è il produttore si chiamerà ancora una volta, guarda caso, Daniel Lanois. 4/5

lunedì 3 ottobre 2011

Raffaele La Capria

agenda letteraria il 3 ottobre del 1922 nasce a Napoli Raffaele La Capria


E là, in fondo alla strada, qualcosa-che-passa-e-sembra, bionda
coda di cavallo oscillante, ha svoltato l'angolo. Cerco lei,
cerco Ninì... e mi pare sempre di camminare dietro qualcuno
di cui sento ancora, vicini, i passi sopra queste pietre.

(Ferito a morte)

sabato 1 ottobre 2011

Paul Bèlanger

il sabato poesia Quali passi


Quali passi frugheranno il silenzio
della sera, quali suoni
dal più grave al più acuto

semineranno nell'infertile terra
i fiori ingannati dal giorno
il fruscio fuggevole dell'ali
degli uccelli sulla pelle dell'aria

quali bocche ingoieranno il fiume
portato alle labbra come un calice
quali ore di sconforto sotterreranno
le tue ossa, pensavo.


Davanti al ghiaccio sconfinato
dove non riluce che un pallido sole

questo mito d'una distesa

sconfinata scopri forse la radice
luminosa d'un nome ancora nascosto

la muta storia del suo canto
il cui sangue e la cenere sparsi
sui campi d'Europa ritornano

la maledetta vocale d'un treno
che travalica l'insostenibile
l'urlo insonne della notte

mentre l'orgogliosa immagine
soffoca la conoscenza delle tue radici.


Maurizio Maggiani

agenda letteraria l'1 ottobre del 1951, nasce a Castelnuovo Magra Maurizio Maggiani


Ascoltate, è ancora il tramonto
sul colle dell'Assekrem. Giallo,
ocra, azzurro, oltremare,
carminio. Cielo, terra, montagne, valli.
Tutto. Ma giù nella gola
c'è già il crepuscolo e la notte.
Rosa, terra bruciata
viola, nero. Il nulla laggiù.
l'aria è così limpida che
l'increspatura dell'ultimo
orizzonte potrebbe essere
all'altro capo del mondo.

(Il viaggiatore notturno)
 
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