martedì 31 maggio 2011

In Your Eyes - Peter Gabriel - deepsong #27


Nei tuoi occhi

Amore a volte mi sento così perso
i giorni passano e questo vuoto riempie il mio cuore
quando voglio scappare
guido la mia auto lontano
ma in qualunque modo me ne vada
torno indietro dove sei tu

Tutti i miei istinti ritornano
e la grande facciata così presto brucerà
senza un rumore, senza il mio orgoglio
la raggiungerò da dentro

Nei tuoi occhi
la luce, il calore
nei tuoi occhi
io sono completo
nei tuoi occhi
vedo la porta a un migliaio di chiese
nei tuoi occhi
la risoluzione di tutte le infruttuose ricerche
nei tuoi occhi
vedo la luce e il calore
nei tuoi occhi
voglio essere quella completezza
voglio toccare la luce
e il calore che vedo nei tuoi occhi

Amore, non mi piace vedere
così tanto dolore così sperperato
e trattenere questo momento mentre scivola via
sono così stanco di lavorare così duramente
per la nostra sopravvivenza
guardo il tempo con te
per mantenermi sveglio e sopravvivere

E tutti i miei istinti ritornano
e la grande facciata così presto brucerà
senza un rumore, senza il mio orgoglio
la raggiungerò da dentro

Nei tuoi occhi
la luce, il calore
nei tuoi occhi
io sono completo
nei tuoi occhi
vedo la porta a un migliaio di chiese
nei tuoi occhi
la risoluzione di tutte le infruttuose ricerche
nei tuoi occhi
vedo la luce e il calore
nei tuoi occhi
voglio essere quella completezza
voglio toccare la luce
e il calore che vedo nei tuoi occhi
nei tuoi occhi, nei tuoi occhi
nei tuoi occhi, nei tuoi occhi
nei tuoi occhi, nei tuoi occhi.

lunedì 30 maggio 2011

Erich Hartmann, la vita complessa

Si racconta.
La fotografia ha subito molti e profondi cambiamenti negli ultimi anni rispetto a quando è nata, più di un secolo fa. Si tratta di un processo continuo, che subisce un'accelerazione costante verso nuove forme che è ancora impossibile definire e prevedere. [...]
Credo che il cammino per diventare fotografo oggi, o per restare tale, debba portare a trovare l'essenza del mezzo stesso e dell'essere fotografo. La ricerca di come esprimere in termini 'pubblici' un'esperienza personale - sia questo un evento, una persona, una cosa. Ci sono molte strade per raggiungere questo obiettivo - attraverso la tecnica, le questioni di percezione, il riconoscimento e la comprensione 'sottile'.
Insegnare queste cose in un senso classico del termine è impossibile - che siano reali o meno. Ma possono e devono essere nutrite, sviluppate, esercitate e disciplinate.

E' solo quando ci si avvicina ai computer e alla loro realizzazione, come alla miriade di altri componenti della moderna tecnologia, con il desiderio di guardare oltre la descrizione della superficie fotografica, che le cose interessanti cominciano ad accadere. Si scopre un ordine su scala fisica abbastanza difforme da quanto si trova nel mondo 'reale'; si possono trovare paralleli tra le (puramente funzionali) forme di oggetti modernamente esoterici come un microinterruttore e una scultura contemporanea; si comincia a realizzare che di fronte alla macchina fotografia, per quanto misterioso e impenetrabile sia un soggetto, o il processo attraverso cui viene realizzato, mantiene sempre una relazione familiare con altri aspetti della creazione umana e una conseguente impronta di imperfezione.
Per ragioni che vanno oltre la fotografia, mi conforta l'idea dell'imperfezione; mi sembra un'evidenza della forte (e, se siamo fortunati, permanente) condizione per cui nessuno sforzo umano può mai raggiungere completamente il risultato prefisso. Mi infastidisco quando i treni arrivano in ritardo ma mi spavento quando arrivano puntuali - senza errori.

Se la mia vita in quel che resta dei campi mi ha insegnato qualcosa, è che pensare o vivere unicamente per se stessi è diventato un lusso che non ci possiamo permettere. La vita, eccetto forse nei sogni, non si svolge più a un livello solitario; è diventata irrevocabilmente complessa e tra di noi, chiunque siamo, si sono intrecciati molteplici legami, che ci piaccia o meno. Agire secondo questa idea può diventare un omaggio più efficace alla memoria dei morti che portare il lutto da soli o giurare che tutto ciò non avverrà mai più, e potrebbe anche essere il modo più promettente di abolire i campi di concentramento.

Link:    Magnum Photos    -    Clair.viewbook    -    Google immagini

domenica 29 maggio 2011

Alfonsina Storni Martignoni

agenda letteraria il 29 maggio del 1892, nasce a Sala Capriasca (Canton Ticino) la poetessa argentina, Alfonsina Storni Martignoni

Che direbbe la gente, vuota d'ogni follia,
Se in un giorno fortuito, per ultrafantasia,
Mi tingessi i capelli di viola e d'argento,
Mettessi un peplo greco e coi capelli al vento,
Con un serto di fiori: myosotis o gelsomini,
Cantassi per le strade al suono dei violini,
O dicessi i miei versi correndo per le piazze,
Con il mio gusto libero da volgari corazze?

(Che direbbe)

sabato 28 maggio 2011

Vincenzo Cardarelli

il sabato poesia Viaggio


Come il partente invidia chi rimane!
Come felice, stabile,
si mostra il mondo a lui che lo contempla
con l'animo d'un esule, con occhi
di morituro.
Deciso all'addio,
egli è, pure indugiando, già in cammino
e fuori dalla vita.
Così a me tutto apparve, in ogni tempo,
come quelle città che salutai
verso sera,
mentre, partendo, già il ricordo urgeva,
o ch'io scopersi fervide e ridenti,
dall'alto d'un ponte,
passando in ferrovia,
rasentando i segreti delle case
col treno in corsa
che discioglieva i luoghi a me più grati
in un gioco di nuvole.
Oh senza sosta io vissi
ed esule dovunque.
Nessun'arte imparai, niuna certezza
mi assiste
nel punto di salpare ormai per sempre.

venerdì 27 maggio 2011

Enzo Siciliano

agenda letteraria il 27 maggio del 1934, nasce a Roma, Enzo Siciliano


Il demonio di Wolfgang era ciò che una tastiera
poteva racchiudere: il suo inferno se ne stava
annidato in una tastiera silenziosa, in un violino
abbandonato nel proprio astuccio.

(I bei momenti)

mercoledì 25 maggio 2011

La meraviglia del cielo stellato


Per poter gioire di questa meravigliosa immagine del cielo stellato, ci sono voluti ben 37.000 singoli scatti e 96.000 km di percorrenza fra gli Stati Uniti ed il Sud Africa.
L'autore è Nick Risinger, un ragazzo di 28 anni che, nel marzo del 2010 assieme a suo fratello portarono 6 fotocamere astronomiche nel deserto del Nevada.

Ogni Notte Risinger e suo padre posizionano le fotocamere su un treppiedi che ruota con la terra e vengono effettuati dai 20 ai 70 scatti finché non sorge il sole. La maggior parte dell’emisfero boreale è stato scattato fra l’Arizona, il Texas e la California del nord. L’emisfero boreale invece è stato immortalato in due viaggi in Sud Africa dalla stessa zona che ospita il Southern African Large Telescope.

Il risultato finale è una mappa interattiva che mostra tutta la Via Lattea, i pianeti, le galassie e nebulose attorno.
Vi consiglio vivamente di vederla per rendervi conto della bontà del risultato finale.
via | wired

martedì 24 maggio 2011

Eddie Vedder - Ukulele Songs (2011)

Vedder è un grande musicista, una grande voce, un grande leader (I Pearl Jam sono uno dei gruppi più importanti e più amati degli ultimi decenni), ci ha regalato la splendida colonna sonora del film “Into the wild” ma questo secondo album; ‘Ukulele Songs’, non convince del tutto.

Nei trentacinque minuti del disco ci sono brani prevalentemente già pubblicati dai Pearl Jam e altri già sentiti perché sono cover o presentati in’ tournèe’ con il gruppo, solo alcuni sono originali.
Sedici canzoni sedici di solo voce e ukulele.
Ecco, capisco che Vedder abbia una grande simpatia per le Hawaii e l’Ukulele appunto, però è assai difficile arrivare alla fine del disco senza avere almeno una volta sbadigliato o ancor peggio sbuffato per "la noia del diciassettesimo minuto" che inevitabilmente arriva.

E’ solo da sottolineare il fatto che il disco non è per niente banale o superficiale, anzi, a Vedder va il merito di aver saputo creare un’atmosfera carica di melodia, un suono semplice e riflessivo con dei testi intimi e romantici, un disco maturo quindi, sereno e rilassato…
Forse un pò troppo rilassato. 3/5 ©

lunedì 23 maggio 2011

Frammenti #42

Qual è, in effetti, la loro capacità intellettiva? Si fidano dei giudizi della massa? Accettano il popolo come maestro e ignorano che i più sono scadenti e che solo i pochi valgono.
Proclo, Commento all'Alcibiade I di Platone

Messaggio di Eraclito ai capistruttura Rai e Mediaset: "Qual è, o Signori delle televisioni, la vostra capacità intellettiva? Vi rendete conto che l'audience altro non è che il giudizio delle masse? Accettando il popolo come maestro, dimostrate d'ignorare che i più sono scadenti e che solo i pochi valgono. Se per le emittenti private, ancora ancora, è ipotizzabile la scusante degli sponsor pubblicitari, per quelle di stato non ci sono attenuanti: il vostro primo dovere è quello di elevare il gusto dei più e avvicinarlo a quello dei pochi." L.D.C.

domenica 22 maggio 2011

Mark Rothko

“Un quadro vive attraverso la compagnia altrui, espandendosi
e rendendo vita negli occhi dell’osservatore sensibile.”
Mark Rothko

sabato 21 maggio 2011

Artur Brand

il sabato poesia Il mercante di parole

Acquisto all’ingrosso i miei sogni
dai grassi commercianti di pensieri
e li rivendo al mercato dell’usato
in mezzo a trafficanti e rigattieri.
Io sono un mercante di parole
alcune sono immaginate
e tante altre sono storie vere
arrivo con la mia bella valigia da piazzista
e sulla bancarella della vita,
le espongo in bella vista.
Le vendo per quattro soldi
ed un pezzo di pane
per quattro soldi e un sorriso
a volte poi per chi non li ha
mi accontento solo del suo sorriso
che si accende sul viso.
Sono abituato a raccogliere rose
ma mi fanno ancora male le spine
e non mi passano mai, queste pene
sono rose bianche le parole
ma fanno più male le spine
e sono spine le lingue
e fanno più male delle spine
e non mi passano mai queste pene.
Io la notte non dormo, soltanto riposo
ed al mattino sono più stanco di prima
ma devo alzare la valigia
tirare dritto e andare avanti
non pensare a tutti quanti
continuare a fare il mio mestiere
sopravvivere e tirare avanti.
Ma prima o poi finirò le parole
e allora che farò, di che vivrò
come potrò continuare a pensare
e a mercanteggiare parole.
Ma io che stupido sono
il mare non si asciugherà mai
e allora in me troverai
chi non ti lascerà mai
ti starò accanto per sempre
anche se vendo parole
quelle che tengo da parte
sono vere, sono sincere,
e sono scritte per te.

Fulvio Tomizza

agenda letteraria il 21 maggio del 1999, muore a Trieste Fulvio Tomizza


La mano mi trema come quel lontano mattino di Pasqua,
quando mio padre occupato con le due messe e la benedizione
delle uova mandò me, sui dodici anni, a versare l'acquasanta
nei quattro cantoni della parrocchia per preservarla
dalla grandine estiva.

(La miglior vita)

martedì 17 maggio 2011

Okkervil River - I Am Very Far (2011)

A parte la collaborazione con Roky Erickson nel suo bellissimo True Love Cast All, gli Okkervil River mancavano dalla scena musicale da tre anni e questo nuovo album si preannunciava come un album ‘difficile’.
"Voglio fare un disco di suoni per me stesso e non per la massa" disse a suo tempo Will Sheff, compositore e cantante del gruppo, e così è stato. Il termine ‘difficile’ in questo caso non è da intendersi come poco accessibile, ma soprattutto come ‘spiazzante’.
I Am Very Far, settimo album della band Texana si allontana dalla sua matrice prevalentemente Folk - rock, da quel sound personale e pulito che li ha caratterizzati e approda a suoni più arrangiati ed orchestrali, infatti molte delle canzoni sono eseguite da due batterie, due bassi, due tastiere e ben sette chitarre.
La prima cosa che risalta di questo ‘I Am Very Far’ è il suo ‘umore’, difficile da raccontare, non semplice da assorbire. Viene da chiedersi se il disco è frutto di un progetto musicale che li vede in parte cambiar rotta, allontanandosi così dalla matrice che li ha fin d’ora caratterizzati o se invece, cosa assai meno probabile, è la conseguenza di un vuoto creativo. Personalmente quello che conta è che l’album suona bene, per il resto, solo il futuro prossimo darà una risposta.
Nelle undici canzoni si respira una libertà espressiva mai sentita fin’ora; il filo conduttore del disco è infatti il desiderio di voler suonare quello che piace, senza vincoli o particolari ostacoli. Un suono più ‘sensazionale’ che ‘celebrale’ rende questo ‘I Am Very Far’ probabilmente uno dei loro migliori lavori. Voler creare un nuovo sound, allontanandosi così da quel ’canale’ che li ha fin d’ora caratterizzati è ciò che risalta fin dal primo ascolto. Man mano che si prende confidenza, meglio viene evidenziata la profondità del suono, che penetrando nei padiglioni auricolari, riesce a trasformarsi in belle emozioni.
Un ottimo disco quindi, che sottolinea la grandezza di questo gruppo. 4/5 ©

lunedì 16 maggio 2011

Tiziano Scarpa

agenda letteraria il 16 maggio del 1963 nasce a Venezia Tiziano Scarpa


Sono stata attraversata dal tempo e dallo spazio
e da tutto quello che essi portano dentro.
Alla fine era stravolta, in un'ora io sono stata musicalmente
grandine, musicalmente afa, musicalmente gelo, musicalmente
tepore, musicalmente piedi intirizziti, musicalmente pioggia leggera,
musicalmente suolo ghiacciato...

(Stabat mater)

domenica 15 maggio 2011

Espen Rasmussen, racconti fotografici

Espen Rasmussen è un fotografo professionista. Oltre a collaborare e pubblicare sul maggior quotidiano norvegese, ha lavorato su molti progetti a lungo termine dalle questioni sociali al cambiamento climatico. Rasmussen è stato premiato più volte per il suo lavoro, tra cui due premi del 'World Press Photo', sette premi in 'Picture of the Year' e tantissimi altri in campo norvegese e internazionale.

Convinto che il mezzo fotografico sia uno dei migliori modi di racconto, il suo lavoro si basa proprio su questa idea ed è proprio per questo che è sempre in prima linea nel raggiungere persone in posti disagiati del mondo.
I suoi reportage fotografici documentano la vita quotidiana e le sfide dei rifugiati, degli sfollati e di tanti altri emarginati che sopravvivono nel nostro pianeta.


Il sito di Espen Rasmussen   -   Google Immagini

sabato 14 maggio 2011

Maria Cecilia Camozzi

il sabato poesia  Inquieta


Inquieta
e satura di silenzi
senza musica,
di ore vuote incolori
sotto una pioggia di parole inutili,
la melanconia
indugia sulla porta stretta,
negli spazi bui tra una stella e l'altra,
lontano…
dove lo sguardo non sospira più.

Sulla collina del mio cielo,
l'acqua della solitudine scorre
tra i fiori dell'oblio,
sonno senza risveglio…
cancellando i dispersi del Kaos
che non sa consolare.

Un bardo penitente
ha ferito la Luna con un canto
mesto,
nelle sue guerre immaginarie
e all'ombra di stendardi sporchi,
il sangue ancora cola
sulla calma
e sull'armonia di un mondo senza onore.

Maria Cecilia Camozzi

venerdì 13 maggio 2011

Maria Bellonci

agenda letteraria il 13 maggio 1986, muore a Roma, Maria Bellonci


Sempre sono trascinata fuori di me dalla tempesta di vivere.
Che cosa è il tempo, e perché deve considerarsi passato? Fino a
quando viviamo esiste un solo tempo, il presente. Una forza
struggente mi prende alle viscere: costruttiva o devastatrice non
mi è dato di sapere; è senza regola, almeno apparente.

(Rinascimeto privato)

giovedì 12 maggio 2011

Massimo Bontempelli

agenda letteraria il 12 maggio del 1878, nasce a Como, Massimo Bontempelli


Tu credevi ch'io amassi Teresa quand'era qui, eravamo noi due
soli nel mondo e passavamo tante ore di paradiso. No. E' ora che
l'amo, in questi giorni di inferno. Mai lavevo amata così forte.

(L'amante fedele)

mercoledì 11 maggio 2011

Frammenti #41

Riguardo alle grandi domande, è conveniente astenersi dai giudizi affrettati.
Diogene Laerzio, Vite dei filosofi

L'epochè, o sospensione del giudizio, per i filosofi greci era un'abitudine, anzi, una divisa mentale. Più "grande" è la domanda, suggerisce Eraclito, più meditata deve essere la risposta. Oggi invece, non è più consentita la pausa di riflessione: o si è capaci di rispondere a tambur battente, come si dice, o ci si ritrova oscurati. Sulla testa di tutti incombe il telecomando di Damocle. Come un disgraziato prova a riflettere un secondo in più, viene subito castigato dallo zapping. L.D.C.

martedì 10 maggio 2011

Giorgio De Chirico


C’è molto più mistero in una piazza fossilizzata nel chiarore di un meriggio che non nelle scienze occulte.

lunedì 9 maggio 2011

La poesia visiva di Terje Sorgjerd


La fotografia time-lapse, o semplicemente time-lapse, è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione. (Wikipedia).
In questo campo, Terje Sorgjerd è un grande fotografo che riesce a realizzare time-lapse di straordinaria bellezza ed eleganza.
Questo è il suo ultimo lavoro realizzato sulla cima di El Teide, la montagna più alta di Spagna che si trova sull’isola di Tenerife e con i suoi 3715 metri che è anche una delle location migliori dalla quale fotografare oppure osservare le stelle.
Sono tre minuti di grande poesia visiva.
Di particolare effetto è anche l’arrivo di una tempesta di sabbia che aveva colpito il Sahara e di cui potete ammirare l’effetto magico al secondo 0:32.

domenica 8 maggio 2011

For The Widows In Paradise - Sufjan Stevens - deepsong #26


Per le vedove in paradiso

Ti ho chiamato bambino, ti ho chiamato figlio,
Che risposta può esserci se sono l'unico?
Arriva la mattina in Paradiso, arriva la mattina con la luce.
Devo comunque obbedire, devo comunque invitarti.

Se c'è qualcosa da dire, qualcosa da fare,
Se c'è un'altra via, farò qualsiasi cosa per te.

Ero vestito di imbarazzo
Ero vestito di vino
Se tu avessi una parte di me, ti prenderesti il tuo tempo?
Anche se tornassi, anche se morissi,
sapresti rimpiazzare la mia vita?
Come un padre da impressionare,
come il vestito a lutto di una madre,
se anche facessi un casino, farei qualsiasi cosa per te.

TI ho chiamato sacerdote; ti ho chiamato figlio.
Se hai un padre, o se non ce l'hai,
farò qualsiasi cosa per te. Ho fatto tutto per te.

sabato 7 maggio 2011

Antonia Pozzi

il sabato poesia  Tempo


Mentre tu dormi
le stagioni passano
sulla montagna.

La neve in alto
struggendosi dà vita
al vento:
dietro la casa il prato parla,
la luce
beve orme di pioggia sui sentieri.

Mentre tu dormi
anni di sole passano
fra le cime dei larici
e le nubi.

Io posso cogliere i mughetti
mentre tu dormi
perché so dove crescono.

E la mia vera casa
con le sue porte e le sue pietre
sia lontana,
né io più la ritrovi,
ma vada errando
pei boschi
eternamente –
mentre tu dormi
ed i mughetti crescono
senza tregua.


venerdì 6 maggio 2011

Ernesto Ferrero

agenda letteraria il 6 maggio del 1938, nasce a Torino Ernesto Ferrero


Interrompo questo elenco di vite spezzate e destini amari perché
mi sta contagiando d'una insopportabile tristezza. Vorrei invece
disporre di una penna più acuminata per descrivere quello che
avvenne all'Elba dopo i tumultuosi avvenimenti della partenza.

(N.)

mercoledì 4 maggio 2011

Richard Kalvar: immergersi nell'acqua della vita

Si racconta.
Il ruolo del fotografo consiste nell'invadere la vita degli altri, nel servirsi degli altri. Un fotografo è un voyeur e il voyerismo esercitato senza il consenso del partner è un po' come una violenza. Per fare bene il proprio mestiere, un fotografo deve dimenticare questo; la violenza deve perdere di importanza.
Se siete timidi al momento di agire, non potete scattare le vostre fotografie. E' come l'amore. Bisogna essere molto appassionati per superare questo primo blocco. Tutto qui.

Quando vedo delle persone felici, mi rifiuto di fotografarle. Perché la felicità è qualcosa di bello e io non voglio entrare in tale bellezza per distruggerla. In quei casi, mi sento anch'io felice, in modo molto semplice, naturale. a volte ho il complesso di occuparmi solo di cose tristi.

E' vero che esiste qualcosa di sessuale nell'atto del fotografare. Io faccio tutto senza limiti, mi immergo nell'acqua della vita. E' sufficiente fare il primo gesto; quando funziona, si sa come seguire le cose. Ma l'inizio non è semplice. Quando fotografo per mio esclusivo piacere, uso un obbiettivo 35 mm. Perché non ha bisogno di nessuna inquadratura complicata da fare. Bisogna essere molto vicini al soggetto per comporre le proprie fotografie.
Bisogna essere un cacciatore e un attore. E' difficile ma quando ci riuscite, vi riscalda il cuore.

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martedì 3 maggio 2011

Vinicio Capossela - Marinai, Profeti e Balene (2011)

Bisogna resistere. Resistere alla tentazione di iniziare la recensione di capitan Capossela usando parole abusate, mai come ora, come abissi, profondità, leviatani... Tutte parole estranee al mondo della musica. Tutte parole inusuali per una recensione musicale che tuttavia scorrono a fiumi, come rum per marinai, in questi ultimi giorni. E sicuramente questo è uno dei tanti pregi dell’ultima fatica di Capossela.

Riconosco in “Marinai, profeti e balene” lo stesso soffio di grandezza che pervade “Ovunque Proteggi”, quell’album che fino ad ora consideravo il migliore nella mia personale bacheca delle eccellenze. Il testimone passa a questo ultimo lavoro che consolida l’esperienza dell’artista e la condensa rendendolo ancora più stupefacente. Le storie che si susseguono traccia dopo traccia hanno il sapore del già noto, quasi dell’ovvio. Chi non conosce Achab, Moby Dick, Ulisse, Polifemo o la Bibbia… Chi non conosce le sirene, i marinai, il mare… Tutte cose sotto gli occhi di tutti. Ciò nonostante ci si trova pervasi da una sensazione di novità, addirittura ci assale un iniziale smarrimento accompagnato da un crescente conforto. È come attingere ad una fonte quasi spirituale, un’ascesi. Un viaggio di andata e ritorno per la fantasia che gravita da tempo immemorabile attorno a quel mare che ha visto l’umanità, e la cultura dell’umanità, spopolare nei secoli dei secoli.
Lo spessore dei cori, delle grida, i tintinnii di campanelle ad ossigenare l’acqua, lo stridere delle seghe, lo sbuffare delle onde. Tutto si incastra magnificamente e ci proietta a bordo di un veliero mentre la spuma si infrange nel bastimento di Capossela e bagna con argentei spruzzi la nostra voglia di fantasia. Lo svago musicale viene portato ad una nuova dimensione: più teatrale, più visionaria, più fine al trasporto concettuale che unicamente musicale. La musica e la voce diventano solo strumenti per arrivare al fine ultimo, non sono il fine ultimo, non servono a confezionare una canzone ma un’esperienza. Questo è un trucco a cui Capossela ci ha già iniziato e che ora sembra padroneggiare come non mai. È diventato un suo modo di intendere la comunicazione, la musica, l’arte. A guardarsi intorno, sembra quasi essere l’unico a rischiare questa strada.

Alcuni pezzi stridono. Per esempio “Polpo d’amor”, un po’ fuori posto ancorché ottimo, eredità dell’avventura negli Stati Uniti d’America durante la preparazione dell’album “Da Solo”, in cui si può godere dell’abilità dei Calexico. Il brano non rappresenta un inedito e l’avrei visto sostituito volentieri da “When Ship Comes In”, cover dell’originale di Bob Dylan, allegata ad uno speciale uscito per XL. Pure “Le Sirene” mi ha lasciato un po’ deluso perché mi sarei aspettato maggior phatos dal brano conclusivo.
In ogni caso, delle piccolissime delusioni (ma stiamo comunque parlando di brani ottimi), si fanno perdonare dalle rimanenti tracce di una perfezione sublime, ancorché eccellentemente amalgamate.
Chi conosce Capossela, apprezzerà il ritorno del Maestro al canto delle canzoni di porto, così impeccabilmente raccontate nelle “canzonette” a manovella di ormai dieci anni fa. Come sarà facile seguire la rotta di Mastro Vinicio attraverso i reading letterari a soggetto proprio marinaresco, passando attraverso la SS. dei Naufragati (che se vogliamo rappresenta le prove generali del presente lavoro), fino ai giorni nostri.
Nessuna sorpresa quindi, solo grandi conferme.

Il brano di apertura è un capolavoro assoluto. I cori di voci assurgono ad una maestosità spirituale che denota subito l’universo di tutto il lavoro. Vale da solo il prezzo del biglietto.
Seguono brani più leggeri e divertenti, ormai un must anche per i miei piccoli bimbi che girano per casa con un occhio bendato gridando “oilalà” o ballando al ritmo di “Pryntil” che, anche se non ci azzecca, nel loro immaginario equivale alla “in fondo al mar” de “La Sirenetta” di Walt Disney (Capossela mi ammazzerà per questo accostamento o se non lo farà sarà “solo per potervelo raccontare”).
Ma sono moltissimi i brani degni di nota. La splendida “I fuochi fatui” si fa apprezzare per l’inafferrabilità sonora, come anche la poetica lettura de “La bianchezza della balena”. Collaborazioni eccellenti rendono magnifiche tracce come “Billy Bud”, musicata da Ribot; oppure “Aedo”, sulle corde di un’arpa magica registrata sulle coste Cretesi.
Veramente, dopo qualche ascolto, non si sa più quale lasciare fuori.

Tutto il lavoro è assolutamente imperdibile e, per chi non conoscesse ancora Capossela, da ascoltare almeno quattro, cinque volte prima di sentenziare. Perché prima di imparare a respirare sott’acqua è necessario almeno imparare a nuotare.
Chi ha apprezzato “Ovunque proteggi” adorerà questo lavoro.
Chi ha amato “Canzoni a manovella” dovrà remare un poco per rimanere in scia.
Per chi si era fermato a prima, buonanotte e sogni tranquilli.
recensione di iSimone

lunedì 2 maggio 2011

Athanasius Kircher

agenda letteraria il 2 maggio del 1602, nasce a Geisa, il gesuita, filosofo e storico tedesco Athanasius Kircher


Kircher vuole scoprire l'arte combinatoria
che tiene insieme la dispersa molteplicità
del mondo, la chiave per penetrare
nel meccanismo dell'universo.
La realtà è un libro scritto da Dio
e si tratta, come per i geroglifici,
di decifrarla, di scoprirne la lingua.

(Claudio Magris, 1992)

domenica 1 maggio 2011

Buon Primo Maggio

 
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