sabato 30 aprile 2011

Novalis

il sabato poesia Ci sono tempi


Ci sono tempi così angosciosi,
e stati d’animo così tetri,
in cui ci appare popolato
di fantasmi il mondo intero.

Qui selvaggi terrori s’insinuano
strisciando piano con ansia crescente,
notti profonde come pesanti
macigni gravano sul cuore.

Vacillano i pilastri sicuri,
alla fiducia manca ogni sostegno;
la volontà non argina i pensieri
che alla mente si affollano in tumulto.

Irresistibile affascina e attira
nel suo confuso sogno il delirio.
Il polso della vita si è fermato,
si fanno sordi e torpidi i sensi.

Chi ha sollevato la croce
in difesa di ogni cuore?
Chi sta lassù nel cielo
e ci aiuta in angosce e dolori?

Va’ dunque al tronco del miracolo,
l’anima espandi in quieta nostalgia;
impetuosa divampa una fiamma
che consuma il grave sogno.

Ti guida per mano di nuovo
sulla sponda un angelo in salvo;
tu guardi giù, nella terra
promessa, pieno di gioia.

martedì 26 aprile 2011

Frammenti #40

Massima virtù è il pensare correttamente. La saggezza consiste nel dire il vero, e soprattutto nel metterlo in pratica, da uomo che sa come stanno realmente le cose.
Stobeo, Florilegio

Spesso mi sono chiesto se il "benpensante" è anche uno che pensa. In realtà non pensa affatto, anche perché, a forza di pensarla come la pensano gli altri, gli si è atrofizzato il cervello. L.D.C.

lunedì 25 aprile 2011

Claude Monet


Seguo la natura senza poterla afferrare; questo fiume scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente. 

sabato 16 aprile 2011

Sergio Solmi

il sabato poesia Arte poetica


Sospirata parola, che alla fine
mi sei giunta, m'hai colto
in un momento di disattenzione,
e ti vuoi improvvisa, non cercata,
sfuggi al gesto raro, alla misura
esorbitante. D'una riga t'orli
di mare, gonfi in nube, ti dibatti
come colomba, sorgi in cima al semplice
respiro della voce, all'indolente
mano che ti scandisce, ed urgi - trepida
cosa tra cose - a collocarti in questa
calda, iridata, precisa esistenza.


venerdì 15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni RIP

“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.”
Vittorio Arrigoni, Gaza, 8 gennaio 2011

sabato 9 aprile 2011

Maria Grazia Calandrone

il sabato poesia La cecità amorosa


Grazie per le barche ferme
nella giornata grande e bellissima
con i ponti abbassati e le cabine
piene di luce.
Diranno che nel fumo si formavano volti
estranei. Incolperanno
gli innocenti
li attaccheranno nelle loro case
con gli eserciti.
Inserisci la lingua nel fermaglio
e domanda la grazia del martirio.
Grazie per l’alba fresca e senza vento
che precede l’inizio
e i voli chiari e calmi
separano il pomeriggio in due coppe
di effimero argento.

Non avevo nemici, avevo
sospensioni, ero seduta a pensare
non so
sopportare l’amore, il cuore si corrompe e si rassegna
sul ramo
e un’euforia mi circola nel sangue come il muso di un lieto
somarello che bruca
la radura nel centro del mattino.
Non creare eccessiva sofferenza all’animale
durante il sacrificio
controlla che la lama sia tagliente.
Mattutino è il mio cuore
liberato dall’uomo e domenicale
pagliuzza
fra i denti dell’altissimo.

Quando hanno adagiato il corpo sull’altare nell’aria c’era soprattutto
silenzio
e il mercurio di migliaia di lampadine
radiazioni e vanadio più che nell’incendio
dei pozzi di petrolio e nella sordità dei crematori.
Grazie per quel filo di pietà che resiste
nella trina sul collo di lei.

venerdì 8 aprile 2011

Henri Matisse

Tempo addietro, non lasciavo le mie tele appese ai muri perché richiamavano alla mente certi momenti di sovreccitazione che non volevo rivivere quand’ero calmo. Oggi lavoro a un quadro con calma, e ci lavoro su finché questa calma non è parte del quadro stesso.

mercoledì 6 aprile 2011

Frammenti #39

La natura delle cose ama nascondersi.
Temistio, Orazioni

Frammento molto discusso dai filologi: per alcuni fusis è la natura in genere, per altri invece è la natura di ogni singola creatura, ovvero la sua essenza. Adottando quest'ultima interpretazione, potremo dire che la parte migliore di ciascuno di noi non si vede perché resta nascosta. Per i cattolici, e i religiosi in genere, la poarte nascosta è l'anima, per i filosofi è la ragione ultima per cui quella cosa esiste. LDC

sabato 2 aprile 2011

Wisława Szymborska

il sabato poesia  Un appunto


La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla
nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.