sabato 26 marzo 2011

Marco Ceriani

il sabato poesia

Chi crede che la morte non ha odore
costui sappia che costei puzza d’angoscia
più dell’ignara Giocasta s’ha mai cuore
di stridere nel coito sotto coscia …all’invertito Edipo!
E che la morte inveschi più della puzza
che più dell’ascellare sebo di quel greco
dirime forse in Eschilo il gran tema
che dà inizio ai Sette a Tebe?
…Forse chi crede che la morte va alla morìa
come dall’ascella di colui che forbici pianta
nella gola dei galli giocolieri che dal chicchirichì
alla stia rivivono l’annuncio con un difetto di parola
…Forse chi la morte crede cammini tutta sola
come colui che le forbici pianta nei bargigli
dei galli torcolieri che con un difetto di parola
annunziano al villaggio che i figli dei suoi figli…

venerdì 25 marzo 2011

Vasilij Kandinskij


Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde.

mercoledì 23 marzo 2011

Robin Hammond, una vita in conflitto

Per gli amanti della fotografia e in particolar modo del “Photoreportage”, il neozelandese Robin Hammond non ha certo bisogno di presentazioni. Ai profani basti ricordare che Hammond è stato insignito molteplici volte in vari premi, tra cui due primi posti e due secondi posti al “Photography Awards”, tre premi alla “International Photography Awards”, un premio AICA per il Protocollo di Kyoto, un premio Amnesty International Media con un saggio fotografico sui Rom in Italia, poi è stato selezionato tantissime volte in varie prestigiose riviste, mensili, settimanali di tutto il pianeta. Le sue immagini appaiono spesso nel più grandi quotidiani internazionali.
Questo solo per indicare la sua fama.
Robin Hammond fotoreporter freelance, vive a Città del Capo e fondamentalmente è diventato famoso per il suo lavoro sui diritti umani e le questioni ambientali. Recandosi spesso nei luoghi di conflitto, le sue immagini sono per lo più la testimonianza di guerre, crisi, carestie e malattie, con un occhio sempre puntato sulle tematiche come il cambiamento climatico e l’assenza di democrazia.
Sedetevi, andate sul suo Portofolio, e, non cliccando niente, vi farà "viaggiare" in territori di sfortuna e sofferenza ma dove la vita non si arrende. © 

martedì 22 marzo 2011

Frammenti #38

Comune a tutti è il pensare.
Stobeo, Florilegio

Così dovrebbe essere, ma il realtà non lo è. Molte volte ascoltando un politico, un religioso o un astrologo, mi sono chiesto se sono mai stati attraversati dall'ombra del dubbio. Cosa vuol dire, infatti, "pensare"? Vuol dire sottoporre un'idea alla verifica del pensiero, salvo poi accettarla se ha superato tutte le possibili obiezioni. E anche in quest'ultimo caso, l'accettazione è da considerarsi temporanea, valida cioè fino a quando una nuova idea non la rimette in discussione. Il dubbio, insomma, è una ginnastica della mente. Forse. L.D.C.

sabato 19 marzo 2011

Luis Aragon

il sabato poesia   Nulla


Nulla è precario come vivere.
Nulla è effimero come esistere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
Come per il vento essere leggero.
Io arrivo dove sono straniero.
Un giorno tu passi la frontiera.
Ma da dove vieni, o dove vai dunque.
Domani che importa e che importa ieri.
Il cuore cambia con il cardo.
Tutto è senza rima né perdono.
Passa il dito sulla tua tempia.
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi.
E’ meglio lasciare basse le lampade.
La notte ci piace assai più.
E’ il lungo giorno che diventa vecchio.
Gli alberi sono belli in autunno.
Ma il bambino che cosa è diventato.
Io mi riguardo e mi stupisco.
Di questo viaggiatore sconosciuto.
Del suo viso e dei suoi piedi nudi.
Poco a poco tu ti fai silenzio.
Ma non così in fretta tuttavia.
Per non sentire la tua dissonanza.
E per non sentire cadere sul te stesso di una volta il colpo del tempo.
E’ duro invecchiare al termine del conto.
La sabbia ci scappa tra le dita.
E’ come un’acqua fredda che sale.
E’ come una vergogna che cresce.
Una pelle che grida? Mi sbatti?
E’ duro essere un uomo una cosa.
E’ duro rinunciare a tutto.
Le senti le metamorfosi.
Che accadono dentro di noi.
Come piegano lentamente le nostre ginocchia.
O mare amaro o mare profondo.
Qual è l’ora delle tue maree.
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate.
Nulla è precario come vivere.
Niente è effimero come essere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
E per il vento esser leggero Giungo dove sono straniero.

giovedì 17 marzo 2011

150 anni dell'unità d'Italia


[...] Io mi sento italiano di un'Italia tutta intera, anche se oggi mi fa paura sul piano politico e sociale [...] 
[...] Comunque sono orgoglioso di essere italiano, perché non frequento Montecitorio bensì i bar e vedo un'Italia sorretta da persone per bene.  

(Davide Van De Sfroos)


via | tecnova

domenica 13 marzo 2011

Pablo Picasso


"La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto".

sabato 12 marzo 2011

Sergej A. Esenin

il sabato poesia Non ho rimpianti


Non ho rimpianti, non chiedo aiuto, non piango
Tutto passerà come la bruma dai meli bianchi
Appassito in una decadenza dorata
Io non sarò più giovane.
Anche il mio cuore toccato dal gelo
non batte più come una volta
ed il paese della tela di betulla
non mi spingerà più a vagabondare a piedi nudi.
Spirito randagio! Sempre meno
attizzi il fuoco delle mie labbra,
freschezza della giovinezza
ardore degli occhi, fiume di sentimenti dove siete!
Ora sono diventato avaro nel desiderio
forse ti ho sognato vita mia?
Davvero all'alba della mia primavera tuonante
ho cavalcato un destriero rosa?
Noi tutti a questo mondo siamo votati alla fine
Il colore ramato delle foglie d'acero goccia silenziosamente
Siamo dunque felici, siamo stati benedetti
d'essere nati per fiorire e poi morire.

sabato 5 marzo 2011

Cristina Perilli

il sabato poesia  Il viaggio


Per tutta la vita
Ho cercato la strada giusta
Da percorrere.
Ho seguito le diverse indicazioni,
ho pagato gli ingenti pedaggi,
per scegliere una via
forse ho perso la bellezza di un’altra.
Per tutta la vita
Ho affrontato salite
E tratti impervi,
pieni di voragini,
spesso vi sono caduta dentro,
ma con tenacia ne sono uscita
ed ho proseguito a camminare.
Ben poche volte la mia strada
È stata scorrevole,
quasi mai
sono stata tenuta per mano
ma ho dovuto guidare coloro
che si sono messi a viaggiare con me.
Ora, forse a metà del mio percorso,
sento tutta la fatica che mi pervade,
mi fa rallentare,
non riesco a muovermi ma devo
tenere per mano i miei figli e continuare
finchè non riusciranno
a trovare il loro sentiero.
Quando arriverò alla fine
Mi rimarrà il profondo desiderio
Di condividere il viaggio
Con un compagno,
per gustare insieme i paesaggi,
riposarsi nelle brevi soste,
scegliere nuove direzioni.
Ma sarà troppo tardi,
perché non ci è data la possibilità
di viaggiare due volte.