Il segreto è tutto lì. Io non so dire cosa ricorderanno le generazioni di oggi quando ripenseranno agli ipod, alla possibilità di averli di colori diversi, allo stare sul tram vicini e dividersi un orecchio a testa dell’auricolare, ai cento canali musicali che ti mandano in loop i successi del momento, al mandarsi le canzoni via mail, allo scaricarle da itunes o altro.
Io mi ricordo la musica cercata in tv, quei due/tre programmi in croce che la trasmettevano e dovevi essere pronto a beccare la canzone e sperare che mamma non si mettesse a riordinare pentole nel mentre. Mi ricordo la rotellina della radio consumata avanti e indietro alla ricerca di quel pezzo che volevi disperatamente sentire, mi ricordo le cassette riavvolte infilando la Bic in uno dei fori e poi fatte girare a manetta. Mi ricordo le trasmissioni registrate alla radio, diventare un mago dell’uso dei tasti Pause-Rec. Mi ricordo gli album ascoltati per intero, lato a-lato b, senza saltare, seguendo la sequenza dei pezzi studiata e pensata per te dal cantante, dal produttore, da chicchessia, fatta apposta per esaltare ogni brano (tipicamente la traccia tre era la migliore). Mi ricordo, per lo stesso motivo, le ore passate a pensare, studiare, comporre le cassette da regalare. Scrivere a mano col pennarello nero i titoli,studiare la grafia della fascetta laterale, per distinguerla tra pile e pile di altre cassette (altro che funzione “trova”…). Mi ricordo le estati legate indissolubilmente a certe canzoni (che uscivano dalla radio di Silvia, seduta a cercare le stazioni), gli amori inconfessati, quando eri già così adulta da sapere che erano destinati ad essere amori di un’estate e per questo negati (che testa hai sempre avuto, eh?). Mi ricordo i testi delle canzoni inseguiti ascoltati e riascoltati per ore, per cogliere certe parole (per questo le sai ancora a memoria, dopo tanti anni). Mi ricordo Max, che veniva a suonare il sassofono in taverna e contrabbandava dischi di jazz con mio fratello, li puliva con religiosa attenzione, mi insegnava a far planare lieve la puntina sul solco e poi quel suono che usciva dalle casse. Mi ricordo la musica come colonna sonora di quegli anni, non perché l’avessi sempre nelle orecchie: l’avevo sempre nel cuore.
Fonte | batchiara









