lunedì 31 gennaio 2011

Don Scott Macdonald: il reale e il sogno


I dipinti di Don Scott Macdonald sono la combinazione di due osservazioni; una reale e una sognatrice. Per comporre un suo quadro Don,  ricrea i dettagli di un paesaggio statico su tela, cercando di distillare la sua vera essenza con la convinzione di usare tre elementi primari: semplicità, eleganza e potenza.
Il presentare la quiete di paesaggi aperti, il far percepire l'equilibrio naturale di mistero e di bellezza, di oscurità e di speranza, il creare "un'ampiezza" che si estenda oltre i limiti fisici della tela, una mista esplorazione tra l'etereo e la terra, è l'obbiettivo principale della sua arte. 
Nel complesso, il messaggio che i dipinti di Macdonald cercano di trasmettere sono la consapevolezza di capire chi siamo e cosa sentiamo.

domenica 30 gennaio 2011

Pere Ubu: David Thomas

Domiciliato in Inghilterra, dove i Pere Ubu vennero attratti da un vantaggioso contratto offerto loro dalla Rough Trade, David Thomas è quello "grasso" con la voce baritonale, tanto per intenderci. Le cronache ce lo raccontano difficile e scontroso, tanto litigioso da portare allo scioglimento una delle più belle bands anarchiche della nostra epoca. Da anni a capo dei Pere Ubu, una band "rumorista", cerca di abbandonare "il rock" come formalismo, scegliendo un'avventura musicale in bilico tra passione e tecnologia. Lontano dal music business e dalla pubblicità in generale, è tutt'altro che un'arrampicatore Thomas. Fare la musica che gli piace e lavorare solo per questo è il suo modo d'essere.
"Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore", è in questa celebre frase di Jacques Attali l'essenza sonora che i Pere Ubu cercano di mettere in pratica. Una nuova tendenza verso "un rock" totalmente liberato da schemi tonali, capace di padroneggiare il rumore senza timori. Una filiazione diretta del punk, perché in qualche modo si configura ancora come forma di resistenza alla progressiva espropriazione del linguaggio del rock da parte dell'industria.
I Pere Ubu, figli di quella incredibile e prolifica quanto misconosciuta scena di Cleveland, di cui facevano parte formazioni in netto anticipo sui tempi, non sono dunque una punk band in senso stretto. I critici definiscono la loro musica "art rock, intellettuale", in realtà manca nel vocabolario il termine adatto a definire un interesse verso una forma musicale non convenzionale, multilivello, come quella da loro prodotta. 

sabato 29 gennaio 2011

Viviana Scarinci

il sabato poesia Il labiale delle intenzioni


Mi sono guardata appena bambina,
modulare maree senza nessuna ostinazione,
lasciare il morbo senza nome,
proprio quando sembravo
per nascergli a ridosso
e non un segno preciso,
né di guerra né di silenzio.
Ho risposto appena, quando bisognava,
non sapendo quale sarebbe stata la prima fame,
quale omicidio mi avrebbe condotto
a ciò di cui non avvertivo l’appetito
e ho decretata l’inutilità
della mia prima agrimensura,
senza dissiparne la disciplina
mentre intimava: tu non crescere
ritorna soltanto e allontanati
un po’ di più.
un po’ di meno.


venerdì 28 gennaio 2011

Frammenti #36

La maggioranza non sa né ascoltare né parlare.
Clemente Alessandrino, Stromata

Tra il saper ascoltare e il saper parlare è di certo più importante la prima qualità: se non si ascolta, infatti, non si apprende, e se non si apprende non si parla. A volte, poi, è proprio il voler parlare a tutti i costi a impedir l'ascolto.

giovedì 27 gennaio 2011

Giovanni Arpino

agenda letteraria il 27 gennaio del 1964, nasce a Pola, Giovanni Arpino


Sapevo di sognare. La salita era ripida, il sentiero appena
tracciato tra le erbe andava su con brusche curve, ogni tanto
rabbuiandosi tra le acacie che si sporgevano a grappoli, a ombrello.
Tutto pareva felice intorno, in un ordine e silenzio assoluti.

(L'ombra delle colline)

Non dimentichiamo

mercoledì 26 gennaio 2011

Scopertine #31 (751 - 775)


751. Orbital - Orbital [Brown Album] - 752. Snoop Doggy Dogg - Doggystyle - 753. Sebadoh - Bubble & Scrape - 754. Boo Radleys - Giant Steps - 755. William Orbit - Strange Cargo: III - 756. Method Man - Tical - 757. Frank Black - Teenager of the Year - 758. Girls Against Boys - Venus Luxure No 1 Baby - 759. Jeru the Damaja - Sun Rises in the East - 760. Pavement - Crooked Rain, Crooked Rain - 761. Portishead - Dummy - 762. Sabres of Paradise - Haunted Dancehall - 763. Nas - Illmatic - 764. Beastie Boys - Ill Communication - 765. Elvis Costello - Brutal Youth - 766. Morrissey - Vauxhall & I - 767. TLC - CrazySexyCool - 768. Oasis - Definitely Maybe - 769. Soundgarden - Superunknown - 770. Offspring - Smash - 771. Drive Like Jehu - Yank Crime - 772. Blur - Parklife - 773. G Love & Special Sauce - G Love & Special Sauce - 774. Ali Farka Touré - Talking Timbuktu - 775. Hole - Live Through This

Antonio Pennacchi

agenda letteraria il 26 gennaio del 1950, nasce a latina Antonio Pennacchi


Quando però uno si trova con l'acqua alla gola e non ce la fa
a tirare avanti la famiglia e ti chiede a te che stai pieno di
roba di farlo lavorare o di pagarlo una lira in più, tu non gli
puoi far sparare addosso dai carabinieri o dai soldati:
"e che madonna" diceva fra di sé mio nonno.

(Canali Mussolini)

lunedì 24 gennaio 2011

Hengki Koentjoro e i paesaggi in bianco e nero


Hengki Koentjoro è un fotografo indonesiano classe 1963 che predilige il bianco e nero.
Dopo aver studiato in California video e fotografia e tornato in Indonesia e ha fondato la PT Indochroma Productions, una casa di produzione specializzata in documentari naturalistici.
I suo scatti delicatamente surreali hanno come comune denominatore la natura. I suoi "viaggi" fotografici si inerpicano lungo strade e sentieri per lo più immersi nella nebbia, lasciando molto spazio all'immaginazione e alla riflessione. Le immagini cariche di fascino smarriscono il confine con l’orizzonte, tra cielo e terra, per dare spazio alla fantasia, meno alla realtà.

Il Sito e il Flickr 


(via)

domenica 23 gennaio 2011

La musica che porti con te!

Ci sono due categorie di persone. Quelle che, quando lavorano, lavorano e basta. E quelle che, quando lavorano, devono per forza dirti un po' di loro. Sono quelle che in ufficio espongono fotografie, appendono al muro i disegni dei loro figli o mettono su un cd. Almeno questa è la spiegazione riferita una volta da uno psicologo.

La musica rientra nel bagaglio del quotidiano, in quel fai-da-tè giornaliero che raramente può mancare. Identità e divenire, insieme.
Ogni giorno scegliamo cosa ascoltare, ma non possiamo decidere come sentirci dopo averlo fatto. Possiamo solo sperarlo. Così a volte la nostra musica va di pari passo con le previsioni meteo: là dove c'è il sole, suona “Sunday morning” (Velvet Underground), mentre Jeff Buckley tende unagguato alle nuvole. Piove ed è Einaudi, se cade pioggia di malinconia; i Baustelle, se è pioggia al male di vivere; “Dolcenera” di De Andrè, se è bufera vera. E poi c'è la musica da tempesta, quella buia e nera come la pece, quella che fa paura come in “Fear of the dark” (Iron Maden) o in “Fear of sleep” (Strokes).
Ma nella maggioranza dei casi il nostro meteo è del tutto soggettivo ed è la vita stessa, con le sue imprevedibili vicessitudini. La tua donna ti tradisce e te lo fai dire da Venditti, che sembra ci sia abituato. Ti tradisce il tuo amico ed è l' amico Faber a ricordarti che “se non è un giglio, è pur sempre un figlio, vittima di questo mondo”. Ma se sei tu stesso a tradirti, è più difficile; devi cercar bene, per non rischiare di aumentare il tuo dolore.
E poi c'è la musica della gioia. Quella di un amore appena nato, della serie che lo sai “che è successo già che altri già si amarono, non è una novità, ma il nostro amore è come musica che non potrà finire mai” - per dirla alla Jovanotti.
La gioia di una novità, di un successo inaspettato, di un'amicizia appagante, di un incontro incisivo..e la gioia apparentemente più vuota: quella del niente che sembra tutto, che è quasi sempre la più autentica.
La musica che porti con te è sempre quella di cui hai bisogno. Come chiedere da mangiare, se hai fame. E da bere, se hai sete. Naturalmente. Istintivamente. Perchè la musica non è che questo: l'appagamento di un' esigenza che compriamo come prodotto.
E c'è chi questo appagamento lo trova sempre e comunque nel suo genere, nel suo stile, nel suo essere. Quelli che “la-musica-che-ascolto-è-quella-che-indosso-ed-è-la-gente-che-frequento”. Vale per il reggae, a volte. Altre, per l' heavy-metal e per i suoi “metallari”, intensamente descritti da StopTalkingPlease, che ha parlato di quando la musica che porti con te e che indossi alimenta il pregiudizio e l'invettiva.
Perché succede anche questo. Che le catene che si indossano siano tutt'altro che uno strumento di violenza e siano anzi il simbolo di costrizioni esistenziali che ti porti dentro. Un po' alla Audrey Hepburn, così elegantemente dark. E allora, tutti a “a colazione da Tiffany”?

sabato 22 gennaio 2011

Patricia Wolf

il sabato poesia Processo


Ma tu chi sei, chi sei
Piango e non mi senti:
nemmeno gli uomini odiano così...
Lasci che le mie mani afferrino il buio-desolazione
cercando guance-fantasma da accarezzare
Lasci che i miei occhi attraversino il tunnel-indifferenza
inseguendo la strada-infanzia
smarrita in fondo a troppe fughe...
Lasci che la mia mente s'imbatta in lacrime-stalattiti
stanche di celebrare elogi funebri
ad ideali disfatti
Lasci che la mia schiena si schianti
sotto il peso di troppi addii forzati:
di tanti son stato giudice esecutore,
di alcuni,
dolenti,
vittima predestinata.
E mi confini qui
sul picco più alto del mondo
a contemplare emozioni di carta
tradite al primo decollo
e tramonti mascherati da albe
Ah sì, lo so chi sei:
ti chiami TEMPO
Ed è una vita che mi uccidi.


venerdì 21 gennaio 2011

Giovanni Comisso

agenda letteraria il 21 gennaio del 1969, muore a Treviso Giovanni Comisso


Non voleva più illudersi,
avrebbe vissuto
delle stagioni,
del suo lavoro,
del suo riposo,
sordamente...

(Un gatto attraversava la strada)

mercoledì 19 gennaio 2011

Leonard Cohen - I'm Your Man (1988)

"Sono nato così, non ho mai avuto scelta, sono nato con il dolore di una voce d'oro", canta Leonard Cohen nell'ultimo brano del disco, Tower Of Song, cronaca poetica e ironica del tormentato percorso che da Various Positions del 1984, il suo primo album "elettronico", l'ha portato a I'm Your Man. Nel mezzo, c'è stato Famous Blue Raincoat, in cui l'ex corista Jennifer Warnes ha interpretato le sue canzoni più celebri: un successo che ha rimesso Cohen sulla mappa della casa discografica di sempre, la Columbia.
I'm Your Man gode dunque di rinnovate attenzioni, non è più il solito disco del solito Cohen. E I'm Your Man non delude, fin dalle prime battute. L'inizio è bizzarro, forse provocatorio: batterie elettroniche e tastiere introducono a versi enigmatici che sanno di guerra: "Mi hanno condannato a vent'anni di noia, per aver tentato di cambiare il sistema dal suo interno. Sto tornando per ricompensarli, prima prendiamo Manhattan, poi prendiamo Berlino". E' possibile che sia un ironico accenno alla sua fortuna come musicista, tradizionalmente molto più europea che americana, ma in realtà il procedimento secondo il quale il poeta divenuto cantautore opera è di solito inverso: da una riflessione filosofica generale si arriva, sottrazione dopo sottrazione, riscrittura dopo riscrittura, semplificazione dopo semplificazione, a raccontare una storia d'amore. Almeno, questo è ciò che accade a Leonard Cohen nel pieno degli anni Ottanta, cinquantenne, fiaccato ma non distrutto da innumerevoli esperienze estreme (la vita sull'isola greca di Idra, vent'anni di attività discografica, un album prodotto da Phil Spector) che hanno avuto l'unico effetto di abbassargli ancora un po' la caratteristica voce da baritono. Ora, è chiaro che quando un veterano come lui, un uomo che ha esordito nel 1967 (e come poeta nel 1956), si avvicina al pop elettronico lo fa con una sorta di ammiccante autoironia. Non solo. L'elettronica, specialmente se applicata alla più classica canzone novecentesca non può che rafforzare l'individualismo del poeta che canta, sottolinearne la solitudine (I'm Your Man, appunto). Anche se poi - altro che voce d'oro - per portare a termine quest'album il vecchio maestro ci ha impiegato tre anni, consumando decine di taccuini d'appunti e riscrivendo quasi tutte le canzoni. 4/5 ©

martedì 18 gennaio 2011

Michele Prisco

agenda letteraria il 18 gennaio del 1920, nasce a Torre Annunziata il romanziere Michele Prisco


Solo chi aveva capito
questo, in quei giorni
ad Ischia: aveva capito
che poteva essere felice
nell'anonimato. Questa
era la sua verità,
e per questo s'era
legato con tanto slancio
a Valeria.

(Una spiarle di nebbia)

lunedì 17 gennaio 2011

Burt Glinn: scoprire la verità

Burt Glinn si racconta.
Nel 1949, il fotografo di Life Eliot Elisofon insistette perché conoscessi Robert Capa. Mi portò a incontrarlo in un bar davanti a Time Life: Capa era sul punto di partire per un reportage sulle Alpi francesi. Eliot gli disse "Non puoi soltanto andare e fotografre le Alpi; il sole è così forte e la neve così abbagliante... devi imparare a usura il flash con la luce del giorno... se non sai farlo, il mio assistente Burt te lo insegnerà". Io la presi seriamente e cominciaia a spiegarli l'uso del flash, ma dopo 20 minuti mi resi conto che i suoi occhi neanche mi osservavvano più. "Non ti importa niente di impararlo?" dissi. "No, ma perché non ci beviamo un drink?". Così abbiamo fatto conoscenza e poco dopo mi ha datto "Vieni a Magnum".

In un mio viaggio a New York, dopo la morte di Capa e Werner Bischof, David Seymour mi prese da parte e mi disse "Quando Bob cominciò quest'agenzia ebbe l'idea che io mi occupassi dell'Europa, Werner e Henri dell'Asia e George Rodger dell'Africa. Ora, George è inattivo, Bob se n'è andato, perché tu non lasci Seattle e vai a vivere a Parigi e ti occupi dell'Africa per noi?"...

Dissi a Chim che mi sembrava un po' avventato. Chim mi guardò e disse: "...Tu devi decidere che tipo di fotografo vuoi diventare. Puoi essere il tipo di fotografo ce vive a Seattle e che, tutte le volte che c'è un lavoro in Montana o in Alaska, è suo. Altrimenti, potresti diventare il tipo di fotografo di cui la gente dise "Ho un lavoro a Timbuctu e non mi importa dove Glinn sia, deve essere lui a farlo!".
Questo mi convinse. Non mi occupai esattamente dell'Africa, ma documentai la guerra in Israele e mi sistemai a Parigi per un po'.

Una della cose che Henry Cartier-Bresson mi ha insegnato è l'enorme differenza tra invenzione e scoperta. Diceva che i cinesi fanno tutto il tempo questa distinzione. Una lampadina è un'invenzione una cosa meravigliosa, certo, ma la scoperta è l'elettricità e tutte le altre possibile idee vengono da lì. Il tuo lavoro è quello di  scoprire, non di inventare, neanche di lavorare con una nozione preconcetta di quel che stai per scoprire. ...Credo che quel che bisogna fare sia scoprire la verità essenziale di una situazione e, su questa, avere un proprio punto di vista.

domenica 16 gennaio 2011

Federico De Roberto

agenda letteraria il 16 gennaio del 1861, nasce a Napoli lo scrittore Federico De Roberto


Avevano promesso il regno
della giustizia e della moralità;
e le parzialità, le birbonerie,
le ladrerie continuavano come prima:
i potenti e i prepotenti d'un
tempo erano tuttavia al loro posto!

(I Vicerè)

sabato 15 gennaio 2011

Sergio Donato

il sabato poesia Sospesa constatazione del risveglio


C'è un punto nel tempo
che le infilate dita dell'alba
dilatano tra l'arancio e il viola
quasi a strappare l'ultimo buio.
Quel punto non è ancora giorno
e nemmeno si può dire più notte.
E' il secondo orizzonte sospeso
oltre la terra, che gravida urla
la nascente luce versando nebbia
sui grigi profili della bassa coltivata.
M'aggrappo con pensieri uncini
mentre la vita reclama scotendo
i suoi uccelli in giro per il cielo.
La presa è persa!
Il punto si fa definito albore
e l'ora del risveglio degli uomini
suona sulle corde dei tiepidi raggi
che tesi in cielo scalano il giorno.


Sergio Donato

venerdì 14 gennaio 2011

Mario Pomilio

agenda letteraria il 14 gennaio del 1921, nasce a Orsogna Mario Pomilio


La sua non era una semplice preghiera.
Assorto in una sfera insonne,
appartata, segreta e terribilmente
alta, sembrava stremarsi
e interrogare [...] quei cieli
inamovibili dove
Dio scrive i suoi silenzi.

(Il Natale del 1833)

mercoledì 12 gennaio 2011

Annarella - CCCP - deepsong #18



Lasciami qui
Lasciami stare
Lasciami così
Non dire una parola che
Non sia d'amore
Per me
Per la mia vita che
E' tutto quello che ho
E' tutto quello che io ho e non è ancora
Finita
Finita...

martedì 11 gennaio 2011

Oltremodo...

Occasionalmente osservo obliquamente orientato occhi ostinati, occupando ogniqualvolta oasi ordinata, ovattata.
Obiettivamente oziando, oscuro odorose orchidee omaggiate oltretutto odiato Orazio.
Odo offesa, obbligato obbedisco offrendo obolo.
Orgoglioso obietto, oltremodo ossessionato olfatto ormai obsoleto odore orticante.
Oberato, ostentatamente ostruisco obbrobri orpelli ossidati, occultando ori occhieggiati.
Oltre... orridi ordini... offuscano obliose ombre.
Oppure ornano.

lunedì 10 gennaio 2011

Mark Bowles: il coraggio dei colori

Sono stato particolarmente colpito dalle opere pittoriche di Mark Bowles, un artista Californiano di San Francisco. La passione per la pittura ha sempre accompagnato la vita di Mark, infatti, ha cominciato a disegnare fin da piccolo e ha studiato presso diversi istituti artistici della California ottenendo molte lodi. Grazie a questa sua dedizione è riuscito a farsi conoscere a livello nazionale e non solo.
Col passare del tempo il suo lavoro è diventato sempre meno rappresentativo evolvendosi verso una forma più astratta, caratterizzandosi sempre, comunque, con estrema franchezza ed onestà.
I suoi lavori hanno come tematica la natura morta, la figura umana e il paesaggio. Sempre affascinato dal colore, le sue opere non esprimono solo i sentimenti di quello che la realtà fa vedere ma interpretano un linguaggio ed una libertà che solo l'astratto riesce a comunicare.
In continua trasformazione, sempre più impegnato ma ancor di più appassionato, Mark Bowles affronta "la tela" con coraggio, cercando in continuazione un linguaggio che riesca ad esprimere ciò che vede e ciò che sente. Il risultato lo potete verificare andando a dare un'occhiata alle sue opere. Questo è il suo sito.

domenica 9 gennaio 2011

Scopertine #30 (726 - 750)


726. Ministry - Psalm 69 - 727. Tori Amos - Little Earthquakes - 728. Ice Cube - Predator - 729. Pantera - Vulgar Display of Power - 730. Alice in Chains - Dirt - 731. Nick Cave & the Bad Seeds - Henry’s Dream - 732. Nusrat Fateh Ali Khan - Devotional Songs - 733. P.J. Harvey - Dry - 734. Suede - Suede (1st Album) - 735. Paul Weller - Wild Wood - 736. Smashing Pumpkins - Siamese Dream - 737. Auteurs - New Wave - 738. Liz Phair - Exile in Guyville - 739. Afghan Whigs - Gentlemen - 740. Aimee Mann - Whatever - 741. Grant Lee Buffalo - Fuzzy - 742. Nirvana - In Utero - 743. Jamiroquai - Emergency on Planet Earth - 744. Pet Shop Boys - Very - 745. P.J. Harvey - Rid of Me - 746. Blur - Modern Life is Rubbish - 747. Sheryl Crow - Tuesday Night Music Club - 748. Fall - Infotainment Scan - 749. Wu Tang Clan - Enter the Wu Tang (36 Chambers) - 750. Björk - Debut

sabato 8 gennaio 2011

Andrea Fadda

il sabato poesia Cercando logiche leggere


Cercando logiche leggere
dove non resta che sabbia
onoro
questi incantati sentieri
e ciò che la strada
vuole ch'io sia
senza ordinarmi l'entrata
o l'uscita di scena.

Così,
canna al vento,
piego i desideri
all'improbabile attesa
d'un vortice divino
che rimescoli il progetto
di questo svogliato resistere.

Unghie
ficcate per terra,
lascio solchi d'argento
nella schiena paziente
del passato remoto
e guardo albeggiare
la storia che viene.

Mi basta solamente
un ruolo di comparsa
per continuare a respirare...

Andrea Fadda

venerdì 7 gennaio 2011

Charlotte Østervang



La bravura di questa fotografa danese, Charlotte Østervang, è quella di, attraverso lo scatto, costruire delle storie. Le sue foto infatti, per quanto siano reali, trasmettono un messaggio fiabesco, riescono a raccontare storie fantastiche facendo navigare la nostra mente su delle realtà intriganti e abnormi.
Basti vedere la sua galleria su Christiania, il quartiere di Copenaghen famoso come "Città Libera" proprio per il modo di vivere dei suoi residenti, alternativa, autogovernata e senza condizionamenti.

via | vervebooks

giovedì 6 gennaio 2011

Clemente Rebora

agenda letteraria il 6 gennaio del 1885 nasce a Milano il poeta, Clemente Rebora


Oltre la patria e la terra
C'è da salvare qualcosa,
Anche solo una rosa
Da tanta guerra sbocciata

(Poesie sparse)

mercoledì 5 gennaio 2011

Umberto Eco

agenda letteraria il 5 gennaio del 1932 nasce ad Alessandria, Umberto Eco


Il bene di un libro sta nell'essere letto. Un libro è fatto di segni
che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose.
Senza un occhio  che lo legga, un libro reca segni che non producono
concetti, e quindi è muto.


(Il nome della rosa)

lunedì 3 gennaio 2011

Deep Purple - Made in Japan (1972)

Mai su un disco dal vivo sono state scritte così tante parole d’elogio. Anch’io allora, per non essere da meno, spenderò qualche frase. D'altronde se in questi quasi trent’anni dalla sua uscita se ne parla ancora un motivo ci sarà.
Made in Japan, definito a ragione l’album-manifesto dell’hard rock è il ritratto in movimento di una band dalle qualità tecniche eccezionali, sospesa fra barocchismo classicheggiante (Jon Lord), le urla lancinanti di Ian Gillan (in assoluto, il vocalist più potente di tutti i tempi, non solo nell’ambito specifico) e le supersoniche scale cromatiche di Ritchie Blackmore. Questa formazione vive il suo massimo splendore proprio in questi anni, dal vivo le loro esibizioni sono travolgenti e questo Made in Japan ne è la prova.
I sette brani che compongono il disco sono stati registrati il 15, 16 e 17 agosto 1972 ad Osaka e Tokyo, in Giappone. Sono canzoni che predilogono il blues e le sue trasfigurazioni, lunghe jam in cui, a turno, ciascuno strumento dice la sua. Le note dell’hammond di Jon Lord apre il disco con Highway Star ed è già gran suono. Il pubblico comincia subito a scaldarsi. Child In Time placa un po’ gli animi, ma è ancora musica struggente. Gillan ha dell’incredibile, la sua voce passa dal dolce all’energico con una disinvoltura unica. Il gruppo lo segue con maestria per dodici minuti di estremo piacere sonoro. E’ il turno della famosissima Smoke On The Water, Blackmore la esegue magistralmente. Avrà per sempre il “rimorso” di aver fatto “cominciare” a suonare la chitarra a milioni di ragazzini a discapito di altri strumenti. Arriviamo al quarto brano che chiude la seconda facciata del primo disco, The Mule. Qui ha la meglio il batterista Paice, che con la sua tecnica riuscirà in un assolo tra i più noti di tutti i tempi. Strange Kind Of Woman è il classico esempio dell’unione voce Gillan e chitarra Blackmore, un intreccio incredibilmente unico, meglio non si può’. Altra bravura tecnica con Lazy, dove anche il più settico dei virtuosismi non può che rimanere affascinato da cotanta bravura. Non si poteva chiudere meglio questo doppio capolavoro live con Space Truckin’. Venti minuti di pura interpretazione tecnica ma non solo. In questo brano, infatti, è riassunto l’intero album, dove traspare al di là della bravura strumentale anche la voglia di comunicare sensazioni, phatos e profondità sonora.
La bellezza di quest’opera sta nel differenziarsi dalle versioni in studio, i brani infatti, hanno poco in comune e respirano di un’aria estremamente creativa. Questo è il “marchio ”Deep Purple” che riservano soprattutto nelle loro scorribande sui palcoscenici di metà mondo.
Il manierismo musicale incombe, l’heavy metal è dietro l’angolo.
Ma questa è un'altra storia… 5/5 ©

domenica 2 gennaio 2011

Downtown Train - Tom Waits - deepsong #17



Treno diretto in centro


Fuori un'altra luna gialla
Colpisce la notte con un pugno allo stomaco
Mi calo dalla finestra e giù in strada
Luccico come una moneta nuova
I treni che portano in centro
Sono stracolmi
Di tutte quelle ragazze di Brooklyn
Cercano in tutti i modi di uscire dal loro guscio


Le saluti con un cenno della mano e si sparpagliano come cornacchie
Non hanno niente che possa un giorno fare breccia nel tuo cuore
Sono soltanto spine senza la rosa
Guardati da loro nell'oscurità
Oh se io potessi essere colui
Che tu hai prescelto
Oh piccola non riesci a sentirmi ora?


(Ritornello)
Ti vedrò questa notte
Sul treno diretto in centro?
Ogni notte la stessa storia
Mi lasci solo e malinconico


So qual è la tua finestra e so anche che è tardi
Conosco le scale di casa tua e il portone
Cammino per la strada e oltrepasso il tuo cancello
Mi fermo sotto il lampione all'incrocio
Le guardi mentre cadono
Colpite tutte da attacco di cuore
Si attardano ai baracconi delle giostre
Ma non riusciranno mai a vincere te


(Ritornello)
Ti vedrò questa notte
Sul treno diretto in centro?
Dove ogni notte la stessa storia
Mi lasci solo e malinconico
Ti vedrò questa notte
Sul treno diretto in centro?
Tutti i miei sogni cadono come pioggia
Su di un treno diretto in centro

sabato 1 gennaio 2011

Jerome David Salinger

agenda letteraria  l' 1 gennaio del 1919, nasce a New York, Jerome David Salinger


Quelli che mi lasciano proprio
senza fiato sono i libri che
quando li hai finiti di leggere
e tutto quel che segue vorresti
che l'autore fosse tuo amico per
la pelle e poterlo chiamare al
telefono tutte le volte che ti gira.

(Il giovane Holden)

Auguri...


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Michele Saponaro

agenda letteraria l' 1 gennaio del 1885, nasce a San Cesario (Lecce), Michele Saponaro


Per scovrire il frutto bisogna
romper l'involucro ispido,
e non sempre è agevole.
Così nella vita;
il più dolce frutto che la vita
può offrirci è sempre nascosto
in un involucro di fastidi
e di tormenti.

(Peccato)
 
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