martedì 31 agosto 2010

Leonard Freed il fotografo dei diritti civili

Leonard Freed si racconta.
La fotografia è un linguaggio visivo appena agli inizi. E proprio come il poeta dà un senso alle parole, così il fotografo lo dà ai simboli visivi. Tuttavia, mentre le altre arti si sono sviluppate nel tempo, attraverso i secoli, la fotografia deve ancora maturare e definirsi. Poiché milioni di persone possono vedere le stesse immagini alla televisione, i film e la fotografia divengono in questo senso comunicazione, linguaggio.
La prima comparsa degli astronauti sulla Luna fece storia, così come i primi passi di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Il primo è un fatto visivo; il secondo un fatto letterario. Per quanto riguarda Colombo siamo costretti a immaginare la scena, mentre i dettagli dell'impresa degli astronauti sono per tutti esattamente gli stessi. Quando diciamo "il primo uomo sulla Luna", tutti noi parliamo la stessa lingua, ijn Cina, in India o in Africa, tutti abbiamo davanti la stessa immagine visiva.
La fotografia (ovvero la riproduzione) è diventata lingua universale.

Essere un poeta fotografo è triste ed è anche una sfida. E' triste pensare che le tradizioni letterarie vadano perdute a vantaggio di un mezzo espressivo che è soltanto agli inizi. E' una sfida in quanto un artista è libero di essere originale.

Io non decido ciò che supponete di leggere nelle mie immagini. Più la foto è ambigua, meglio è... Altrimenti, sarebbe propaganda.

invece di andare dallo psichiatra, faccio fotografie. Se ti ammali devi affrontare subito il male.
Devi cercare le risposte al tuo male e soltanto in questo modo riuscirai a superarlo. io ho trovato una professione che riesce a darmi alcune risposte. Questa è l'unica ragione per cui non faccio fotografie di moda, perché non mi darebbero risposte.

E' soltanto ciò che avviene per caso, la scintilla di vita, che dà verità alle cose. Nell'arte, nell'attimo creativo, è verità tutto ciò per cui lottiamo.

Link: Magnum Photos - Inmotion Tribute - Immagini da Google

lunedì 30 agosto 2010

Arcade Fire: the wilderness downtown


Capolavoro interattivo sulle note di "We used to wait" degli Arcade Fire.
Cliccate sotto sul link, scrivete la vostra città o una a caso, aspettate che si carichi e cliccate su "Play Film".
Ascoltate il brano senza cliccare in nessuna parte finché non appare verso la fine uno screenshot dove col mouse potete disegnare quello che volete, per esempio un albero (consigliato).
Aspettate la fine del brano.
Come ha detto Marco, che ringrazio per la segnalazione: geniale a livelli googleschi!

domenica 29 agosto 2010

Pere Ubu - The Tenement Year (1988)

A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po' storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years - e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali - fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura. Fa un certo effetto risentire la voce strozzata di un David Thomas che canta, al solito, come se stesse camminando sui chiodi o Allen Ravenstine sbuffare con rinnovata violenza nel suo intasatissimo sax: tutto a prima vista pare immutato rispetto al passato, per entrambi dieci anni sembrano trascorsi come una ibernazione. Il disco nel complesso risulterà traumatico per chi non si è mai avventurato in passato nel mondo deformato dei Pere Ubu. E' un'esperienza nuova, alla fine vi sentirete come dopo aver esagerato col whisky. Se invece le rumorose divagazioni di The Modern Dance, Datapanik, Dub Housing sono state vostre compagne di inquietudini in passato tutto quanto vi apparirà come ovattato e stranamente ammorbidito. Momenti come "Something Gotta Give", "The Hollow Earth" sono quanto di più vicino al concetto di canzoni sia mai stato composto dai Pere Ubu; ma le contorsioni cerebrali di "George Had A hat" o le spigolature di "Busman's Honeymoon" paiono degli scherzi concepiti da saccenti computer in tilt. "We Have The Tecnology" e "Miss You" sfiorano l'orecchiabilità evocando edulcorate atmosfere da catena di montaggio.
Ancora una volta un disco geniale. 4/5

sabato 28 agosto 2010

Eugenio Montejo

il sabato poesia Scrittura

Una volta o l’altra scriverò con le pietre,
giudicando ogni mia frase
in base al peso, al volume, al movimento.
Sono stanco di parole.

Non piú matita: impalcature, teodoliti,
la nudità solare del sentimento
che tatua nel profondo delle rocce
la sua musica segreta.

Disegnerò con file di ciottoli
il mio nome, la storia della mia casa
e la memoria di quel fiume
che sempre passa e si trattiene
tra le mie vene come un saggio architetto.

Con pietra viva scriverò il mio canto
in archi, ponti, dolmen, colonne,
di fronte alla solitudine dell’orizzonte,
come una mappa che si dispiega davanti agli occhi
dei viaggiatori che non ritornano mai.

venerdì 27 agosto 2010

Scopertine #21 (501 - 525)


501. Dexys Midnight Runners - Too Rye Ay - 502. Simple Minds - New Gold Dream (81, 82, 83, 84) - 503. Madness - Rise & Fall - 504. Donald Fagen - Nightfly - 505. Haircut One Hundred - Pelican West - 506. Kate Bush - Dreaming, the - 507. Orange Juice - Rip it Up - 508. Michael Jackson - Thriller - 509. Birthday Party - Junkyard - 510. Venom - Black Metal - 511. Bruce Springsteen - Nebraska - 512. Associates - Sulk - 513. Iron Maiden - Number of the Beast - 514. Duran Duran - Rio - 515. Violent Femmes - Violent Femmes (1st Album) - 516. Malcolm McLaren - Duck Rock - 517. Def Leppard - Pyromania - 518. REM - Murmur - 519. The The - Soul Mining - 520. Tom Waits - Swordfishtrombones - 521. Blue Nile - A Walk Across the Rooftops - 522. Hanoi Rocks - Back to Mystery City - 523. Cindy Lauper - She’s So Unusual - 524. Paul Simon - Hearts & Bones - 525. Echo & The Bunnymen - Porcupine

giovedì 26 agosto 2010

Cosmo: Siamo tutti una rete

Sabato 4 settembre alle ore 21 su Rai tre Luca De Biase presenta Cosmo: Siamo tutti una rete.

Ecco cosa scrive nel suo blog: "Il tentativo di raccontare l'attualità della ricerca scientifica in una forma di magazine è altrettanto sorprendente. La struttura narrativa è veloce e molto varia. Potrebbe forse apparire persino troppo varia se non fosse che la televisione evidentemente vive più di ritmo e di immagini che di ragionamenti e di parole. Da questo punto di vista, il giornalista della carta stampata può soffrire: oppure adattarsi, sorridendo alla sorpresa che la vita gli ha riservato mettendolo in quella situazione. Ma alla fine, si scopre che anche nella trasmissione televisiva il ragionamento e le parole sono importanti perché sono i pilastri della struttura, che senza non starebbe in piedi, anche se non li mette in mostra. Su questo c'è da riflettere."

mercoledì 25 agosto 2010

Subterranean Homesick Alien - Radiohead - deepsong #12


Alieno Sotterraneo Con Nostalgia Di Casa

Il respiro della mattina
continuo a dimenticarmi
l'odore della calda aria d'estate
vivo in una città
dove non sento gli odori
ma devo stare attento
alle fessure nei marciapiedi
sopra di me
girano gli alieni
e fanno i loro video,
da far vedere agli amici,
di tutte queste strane creature che
imprigionano il loro spirito
scavano buchi dentro se stessi e
vivono dei loro segreti
sono tutti così tesi
vorrei che scendessero
in un viottolo di campagna
a notte fonda mentre sto guidando
mi portassero sulla loro nave meravigliosa
e mi facessero vedere il mondo
come mi piacerebbe vederlo
ne parlerei ai miei amici
ma non ci crederebbero mai
penserebbero che ho finalmente
dato di testa
mostrerei loro le stelle
e il senso della vita
mi farebbero internare
ma starei bene
sono solo tanto teso.

Francoise Dolto

agenda letteraria il 25 agosto del 1988 muore a Parigi la psicanalista francese Francoise Dolto

In passato a scuola non c'era
che una repressione spacciata per
educazione, e per le giovani
l'ignoranza aveva un valore etico.
Per fortuna tutto questo è cambiato.

(Il desiderio femminile)

martedì 24 agosto 2010

Fernand Braudel

agenda letteraria il 24 agosto 1902 nasce a Lunèville-en-Ormois (Vosges) lo storico francese Fernand Braudel

Lo dico una volta per tutte: amo la Francia
con la stessa passione, esigente e complicata,
di Jules Michelet. Senza distinguere tra
le sue virtù e i suoi difetti, tra quel
che preferisco e quello che accetto meno.

(L'identità della Francia)

lunedì 23 agosto 2010

Herman Leonard il fotografo del Jazz

Il 14 agosto ad 87 anni si è spento Herman Leonard, conosciuto come il fotografo del jazz.
Iniziò la sua attività fotografica a 24 anni come assistente fotografando Albert Einstein, Martha Graham e altre icone culturali dell’epoca. Trasferitosi a New York e innamoratosi del jazz cominciò a scrivere un diario visivo di tutto quello che girava intorno a questa musica. Fu così che tra gli anni ‘40 e gli anni ‘60 raccontò la scena Jazz, fotografando musicisti e cantanti del calibro di Billie Holiday, Duke Ellington, Frank Sinatra, Dizzy Gillespie, Quincy Jones, Tony Bennett e tantissimi altri protagonisti di questa rivoluzione musicale.
Lo stile di Herman Leonard è fatto di bianchi e neri e ritratti, tutte immagini nitide scattare in locali fumosi. Fu proprio questo che lo rese famoso tanto da riuscire a farsi pubblicare le proprie fotografie sulle copertine di molti dischi.

Il suo portfolio merita assolutamente una visita.

[via]

domenica 22 agosto 2010

A futura memoria


Sono stato in un posto in cui tutti cercano di vivere felici. E’ rincuorante scoprirne l’esistenza. Ho vissuto in una città in cui lo Stato, quello che noi siamo solo capaci di sognare, si adopera per rendere possibile la felicità dei propri cittadini e loro ne sono consapevoli. E’ un patto semplice il loro. Rispetti qualche regola fondamentale nel rispetto delle cose di tutti e poi fai quel che vuoi. Non mancano i problemi, certo. Secondo i nostri canoni, per esempio, è una città tremendamente sporca e ogni centimetro quadrato di muro è ricoperto di graffiti. Intollerabile agli occhi di un italiota! In giro ci sono facce di tutti i tipi, le strade sono vive giorno e notte, la vita costa poco, c’è una rete di ciclabili sterminata, la metropolitana ti permette di rinunciare all’auto, ci sono milioni di ristoranti di tutti i tipi e di tutti i prezzi, gli affitti sono in aumento ma son sempre più bassi di quelli pratesi, è una città sterminata e monumentale, ricca di qualsiasi tipo di cultura e in cui ognuno finisce per trovare quello che più gli piace. Scusate se è poco ma non c’ero abituato. Trincerato come sono in questa mediocrità di provincia di uno stato da terzo mondo. Sono stato in un paese adulto, dove la gente e chi la comanda sembra aver compreso cosa è meglio e cosa è peggio. E dove la gente si mescola senza sentirsi attaccata perchè riconosce che la mescolanza è bella e non può far che bene.
[via]

sabato 21 agosto 2010

Marina Ivanovna Cvetaeva

il sabato poesia Versi a Blok. 1.

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero schiocco degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome - ah, non si può! -
il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

giovedì 19 agosto 2010

Facciamo la Rivoluzione!


Sono stufa di uno sdegno furibondo che non sia preludio alle azioni. Sono arrivata invece a crederle possibili, quasi inevitabili. Direi addirittura auspicabili se non provassi ancora un po’ di orrore per la violenza. Un po’. La mia ispirazione più gandhiana vacilla. Mi piace il pensiero che lentamente compie un viaggio, raggiunge mete, scrive grandi pagine. Ma ultimamente avverto un’insolita insofferenza. Percepisco un vuoto. Per me, per noi, per questo Paese. Un Paese che non conosce una Rivoluzione è un Paese che si attorciglia sulle stesse cose, che non rompe catene, che non conosce il sereno dopo la tempesta, che non si interroga mai fino in fondo. Senza Rivoluzione siamo orfani di autentiche battaglie. E per quanto la battaglia evochi l’eco del corpo a corpo, la brutalità dello scontro non mi spaventa più come un tempo. Anzi, mi sconvolgono di più il silenzio, la rassegnazione o la colpevole complicità. E l’assenza di dignità, di forza, di passione. Non sento più le suadenti sirene della docile ragionevolezza perché subdoli e immorali sono i risvolti. E intollerabile è diventata l’arroganza dei profittatori di questo spirito molle.



Non c’è patrimonio di valori che ci renda fieri, nobili, grandi. Siamo sbrindellati. Stritolati da un meccanismo che ci ha spolpati e involgariti. Schiavi di logiche perverse e di pericolose illusioni. Fiacchi, miopi, incolti. E non mi pare di infierire ma di fotografare solo la tristezza di un vacuo immobilismo sorretto da assurde speranze. Nel bla bla della crisi siamo confusi da una massa ingombrante e appiccicosa di sciocchezze, di vuoti desolanti, di ferite sanguinanti, di errori mostruosi e di menzogne colossali.
Il nulla dilaga. E noi ci scopriamo vestiti di sogni improbabili e polverosi. Senza anima per reagire e con troppe cose da svendere in un mercato morto. Lame nella carne e atavico ingarbuglio ci fanno sguazzare o soccombere in un pantano nauseante.
Ho voglia e bisogno della ruvida realtà, di quel contatto con il bene e con il male che ci faccia prendere a pugni il disastro morale, la sfacciataggine della nostra vile dissolutezza, la povertà delle nostre corse inutili, la squallida e feroce potenza dei nostri padroni.
Ho urgenza di distruggere gli schemi che ci hanno infilato in un vicolo cieco. Mi prudono le mani. Ho l’ansia di rimboccarmi le maniche. Di presentare il conto a chi mi sta facendo pagare cara la vita. Di sentirmi essere umano e parte di una comunità. Di alzare la testa. Mi viene da urlare perché il pensiero si svegli e porti le gambe in strada con passo deciso e coraggioso. Voglio spegnere le voci che ci drogano per dominarci. Voglio la Rivoluzione. Perché la terra tremi, perché le odiose persuasioni crollino, perché i cattivi provino la rabbia dei buoni, perchè ci sia il senso del sudore e del percorso, perché ci sia l’onore della sofferenza.
Voglio mani sporche di lavoro e occhi lucidi di disperazione, con la tensione della salita e la determinazione delle idee.
Voglio la Rivoluzione. Per buttare giù le torri, guardare in faccia il nemico, cercare qualcosa per la quale valga la pena di sperare ancora.
Voglio la Rivoluzione. Perché la lotta non passi da un talk show e non ci siano lustrini compiaciuti che presentano altri lustrini come eroi sociali. Perché il ricco impaurito e sgomento non abbia l’ardire di sghignazzare davanti al povero. Perché nessuno osi rappresentare i deboli senza esserlo. Perché la pulizia levi le pulci dai meandri immondi del nostro retroterra. Perché si ritrovi sul campo il rigore della libertà e del pensiero. Per sventrare questo teatrino osceno di una recita disgustosa. Per liberarci dalla nostra stupidità.
La misura è colma. Il momento è arrivato. Consegniamoci almeno alla storia. (Scritto da Irene Spagnuolo)

mercoledì 18 agosto 2010

Honorè de Balzac

agenda letteraria il 18 agosto del 1850 muore a Parigi lo scrittore francese Honorè de Balzac

Vi sono due storie:
la storia ufficiale,
menzognera, che ci
viene insegnata,
la storia "ad usum
delphini", e la storia
segreta, dove si trovano
le vere cause degli
avvenimenti, una
storia vergognosa.

(Le illusioni perdute)

martedì 17 agosto 2010

John Mayall with Eric Clapton - The Bluesbreakers (1966)

Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima.
Dal vivo diventarono una autentica attrazione, ed a proposito di Clapton, non era inconsueto sentire nei concerti qualche fan gridare a Mayall: "give a God solo!"
Il produttore Mike Vernon riuscì però a combinare la prima session di quella favolosa line-up solamente nel luglio del '66.
E nell'agosto, quando il disco era pronto, Clapton non faceva già più parte del gruppo.
"John Mayall with Eric Clapton" è un album seminale nel vero senso della parola. Esso rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del rock.
La musica suonata era uno dei primi grandi e straordinari incontri tra il blues ed il rock: i Bluesbrakers portarono avanti con coerenza la lezione di Alexis Korner e Cyril Davies, elettrificando il blues urbano dei vari Elmore James e Jimmy Reed, ed adattandolo al linguaggio ed allo stile del rock britannico.
Mayall sfoggia composizioni proprie ed interpreta alcune cover.
Per gli aspetti più propriamente blues non c'è niente di meglio di "Ramblin on my mind" di Robert Johnson e di "Have you heard" che ci offre un significativo esempio di chitarra bluesy.
Alcuni brani si avvalgono anche degli arrangiamenti di una sezione di fiati, ma è comunque sempre la chitarra a strabiliare: tenera e violenta nello syesso tempo, toccante e miracolosa, essa andava codificando il proprio ruolo all'interno di un gruppo rock. E ciò per esclusivo merito di Clapton. 4/5

lunedì 16 agosto 2010

Jules Laforgue

agenda letteraria il 16 agosto del 1860 nasce a Montevideo Jules Laforgue

Luna felice! Così, in quest'ora,
Tu vedi il treno
Del suo viaggio di nozze!
Sono partiti per la Scozia.
Che trappola se quest'inverno
Avesse preso i miei versi sul serio
Luna, Luna vagabonda
Facciamo causa e usi comuni?
O ricche notti! io muoio
Con la provincia dentro il cuore!
E la luna, brava vecchia
Ha la bambagia nelle orecchie.

(da "I lamenti)

sabato 14 agosto 2010

Bianca Madeccia

il sabato poesia Credo

Credo
nella trama fitta
delle piccole cose
in un segreto linguaggio circolare
nelle minute presenze invisibili
Credo
negli echi
nelle ombre
nell'impalpabile
nei cori notturni sul mare
Credo
nelle musiche sussurrate dalle pietre
nell'idioma delle nuvole
nel silenzio delle parole
nei discorsi contenuti nel silenzio

oggi credo

e mi unisco al coro dei cantori
dell'esistente
invisibile

venerdì 13 agosto 2010

Frammenti #27

I confini dell'Aurora e del Tramonto sono l'Orsa e il suo dirimpettaio Zeus che tutti c'illumina.
Strabone

Einstein ha detto che l'universo è curvo e finito. Ma se è finito, cosa c'è, allora, oltre i confini? L'eternità. E come è fatta l'eternità? E' una specie di stanzone senza dimensioni e senza tempo. E che si fa nell'eternità per passare il tempo? Non si fa assolutamente nulla. E non ci si annoia? No, perchè non se ne ha mai il tempo. L.D.C.

mercoledì 11 agosto 2010

Matthias Heiderich e i colori di Berlino

Sono i colori la caratteristica principale di Matthias Heiderich fotografo tedesco.

Il suo saper cogliere le sfumature cromatiche della quotidianità crea una particolare gioia anche in una città nordica come Berlino.

Una panoramica dei suoi colori la trovate in flickr, dove il giovane fotografo dimostra di saper coniugare la sua passione con la sua abilità.

martedì 10 agosto 2010

Camillo Benso conte di Cavour

agenda letteraria il 10 agosto del 1810 nasce a Sàntena (Torino) Camillo Benso conte di Cavour

Le riforme compiute a tempo,
invece di indebolire l'autorità
la rafforzano, invece
di crescere la forza
dello spirito rivoluzionario
lo riducono all'impotenza.

(discorso del 7 marzo 1850)

lunedì 9 agosto 2010

Agnone: la terra, l’acqua, il fuoco. La mostra fotografica di Tiziana Pannunzio


Si terrà dal 12 al 31 agosto, presso il Teatro Italo Argentino di Agnone (IS) la mostra fotografica dell'amica Tiziana Pannunzio dal titolo: Agnone: la terra, l’acqua, il fuoco.

domenica 8 agosto 2010

Scopertine #20 (476 - 500)


476. Steve Winwood – Arc of a Diver - 477. Pretenders – Pretenders (1st Album) - 478. Einstürzende Neubauten – Kollaps - 479. Siouxsie & the Banshees – Juju - 480. Heaven 17 – Penthouse & Pavement - 481. Go-Gos – Beauty & the Beat - 482. Motörhead – No Sleep ‘Til Hammersmith - 483. Soft Cell – Non Stop Erotic Cabaret - 484. Orchestral Manoeuvres in the Dark – Architecture & Morality - 485. Brian Eno & David Byrne – My Life in the Bush of Ghosts - 486. Black Flag – Damaged - 487. X – Wild Gift - 488. Psychedelic Furs – Talk, Talk, Talk - 489. Human League – Dare - 490. Gun Club – Fire of Love - 491. Bauhaus – Mask - 492. Bobby Womack – Poet - 493. Tom Tom Club – Tom Tom Club (1st Album) - 494. Rush – Moving Pictures - 495. ABBA – Visitors - 496. ABC – Lexicon of Love - 497. Prince – 1999 - 498. Grandmaster Flash & the Furious Five – Message, the - 499. Elvis Costello – Imperial Bedroom - 500. The Cure - Pornography

sabato 7 agosto 2010

Nedda Falzolgher

il sabato poesia L’ascensione

Quando rialza l’aria
la moltitudine dei rami
incontro al primo anelito di stelle,

ancora sulla terra senza luce
ti leverai da tutte le colline
fin dove spira l’anima del sole.

Avranno ala nel vortice
le creature spoglie,
le creature mute,
quelle che il tuo silenzio ha perdute,
grige pietre delle morene.

Allora senza più nome né volto,
solo pianto dimenticato,
ascoltale chiamare dagli abissi,
angeli crocifissi alle tue stelle.

E libera con te, fatte di terra,
le nostre cose povere
come la sabbia al vento che dilegua.

venerdì 6 agosto 2010

Paul Claudel

agenda letteraria il 6 agosto del 1868 nasce a Villeneuve-sur-Fère-en-Tardenois (Aisne) il poeta e drammaturgo francese Paul Claudel

La parola non è che un
rumore, e i libri
non sono che carta.

(Tète d'or)

mercoledì 4 agosto 2010

C’è bisogno di idealisti!


In questo periodo di decadenza morale e politica io voglio parlare di utopia e quale sogno migliore dell’anarchia esiste? L’uomo libero, diceva Pietro Gori, è quello che non ha pregiudizi, l'uomo che ragiona e opera secondo ciò che la mente ed il cuore gli suggeriscono e non sente il bisogno di avere dei pastori, dei capitani, dei direttori; al contrario oggi tutti cercano un capitano per salvare un vascello che va alla deriva. Lo spirito libertario non ha bisogno di condottieri maldestri per essere, perché è in sé che trova le ragioni del suo agire, scrutando i suoi sentimenti riesce a discernere e a vedere il mondo con occhi di bambino. Forse è arrivato il momento di ingranare la retromarcia, di ritornare a quelli che eravamo: ingenui, disobbedienti, sognatori. Questo mondo proiettato verso il nulla ha bisogno di idealisti, di gente che non è mai cresciuta abbastanza e non riesce a guardare le cose con occhi disincantati, che non riesce a credere che tutto si riduca al presente. Bisogna resistere all’“età della ragione” dove tutto è stato già fatto e detto, dove tutto è sempre uguale e mai niente cambierà. Non possiamo aspettarci che le cose mutino se non siamo noi disposti a cambiare; la rivoluzione copernicana deve avvenire dentro di noi, solo così saremo liberi da questa masnada di ciarlatani, imbonitori dell’ultima ora e finti salvatori. Ogni uomo dovrebbe essere proprietario di se stesso, del proprio sentire e agire: ma questo può accadere solo se riusciamo a proiettarci verso l’altro, altrimenti parliamo di egoismo distillato allo stato puro. (Scritto da Enrica Caferri)

Percy Bysshe Shelley

agenda letteraria il 4 agosto del 1792 nasce a Field Place (Sussex) Percy Bysshe Shelley

Per quanto il suono dòmini, tu canta
e canta ancora, con la cara voce
rivela gli accenti di un mondo
lontano dal nostro, dove la musica
e il chiaro della luna e il sentimento
sono una cosa sola.

(A Jane - "Occhieggiavano intense le stelle)

martedì 3 agosto 2010

Frammenti #26

Il sole, in vero, non andrà mai fuori misura: in caso contrario lo scopriranno le Erinni, sacerdotesse di Dike.
Plutarco, Sulle'esilio

Fetonte, figlio di Helios, per aver guidato l'aereo di papà, ovvero il carro del sole, a volte troppo a bassa quota, a volte troppo in alto, finì per creare il deserto del Sahara e i ghiacci del Polo Nord, e per questo venne solennemente punito. Qui, forse per la prima volta, Eraclito avanza l'ipotesi che anche il Fuoco ha qualcuno più in alto di lui che lo può sgridare. Come a dire che la saggezza è ancora più importante del potere, laddove la felicità è dolore e piacere mischiati insieme, a dosi alterne. Quello che resta da capire è se è meglio essere saggi o felici. L.D.C.

domenica 1 agosto 2010

Eric Clapton - Slowhand (1977)

I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Egli vinse la propria battaglia contro l'eroina e risorse a nuova vita con un album come "461 Ocean Boulevard", scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che - minimo - divennero d'oro, per non dire di platino.
"Slowhand" è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans.
Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70.
Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”.
Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno – talvolta – della sua struttura.
Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi necessari per le luminose invenzioni “della solista”. L’essenziale di “Slowhand” è dato da ballate molto molto lente, da canzoni ritmate sullo stile pigro di JJ Cale e da una buona dose di blues senza parlare delle aperture al County.
Tutto è semplice e lineare; tutto è avvolto da un sottile velo di melanconia; da meritare ascolti ripetuti anche a distanza di anni dalla pubblicazione. 4/5
 
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