martedì 30 marzo 2010

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi.
Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorità folk, una fusione di strumenti acustici irlandesi (tin-whistle, uilleann pipes, violino) e strumenti acustici tradizionali messicani (cuatro, cajon, fisarmonica, bajo sexto, ecc). Cooder ha inserito anche un vasto assortimento di bande messicane e altri artisti, tra cui Lila Downs, Chavela Vargas, Los Tigres del Norte, Los Folkloristas e Linda Ronstadt.
Cantato in spagnolo e inglese, le sessioni sono state registrate in Messico, Spagna, Los Angeles, New York e Dublino.
La grandezza dell’album, oltre sicuramente all'aspetto musicale, sta nei lati comuni delle due culture. Il disco pone delle domande sulla conservazione sonora dei due popoli che in questo caso sono unite da un “fattore” storico che poche versioni ufficiali mettono in evidenza. Ancora una volta il grande Cooder, come ha fatto già in passato con altri album, fa una ricerca musicale e il risultato diventa un archivio storico e sociale dove le “note musicali” diventano la testimonianza di un popolo.
Le canzoni di San Patricio sono cantate con pura passione, senza artifici tecnico strumentali, dalle ballate irlandesi cariche di melodia popolare e sentimento alle canzoni messicane calde e profonde. Musiche ricche entrambi di semplicità e spontaneità che vengono tramandate da generazioni rimanendo inalterate nello spirito, nella bellezza e nella loro storia. Quasi un capolavoro 4,5/5

domenica 28 marzo 2010

David Seymour, Chim il giocatore di scacchi

Hanno detto di lui.
Chim, come Robert Capa, è stato un parigino di Montparnasse. Aveva l'intelligenza di un giocatore di scacchi; con la sua aria da insegnante di matematica, applicava la sua vasta curiosità e la grande cultura a un infinito numero di cose e situazioni. Siamo stati amici fino dal 1933.
L'esattezza del suo spirito critico è diventata in breve indispensabile per tutti coloro che vivevano accanto a lui.
La fotografia, per Chim, era come muovere lungo tutta la scacchiera della sua intelligenza una pedina. Un'altra di queste sue pedine, tenuta più nascosta, era la sua raffinatezza culinaria, che manovrava con gentile autorità scegliendo sempre per sé del buon vino e dei manicaretti elaborati. Aveva un elemento distintivo d'eleganza: le sue cravatte di seta nera.
La perspicacia, la profonda delicatezza, gli conferivano spesso un sorriso triste e addirittura dimesso che lo illuminava se qualcosa lo divertiva. Offriva e chiedeva molto calore umano.
Aveva così tanti amici, dappertutto. Era un padrino natio. Quando annunciai la sua morte al suo amico David Schoenbrun, lui mi disse: "Io e te ci conosciamo molto poco. Eppure, Chim era amico di entrambi. Era un uomo dai comparti segreti e trascurava di metterli in comunicazione".
Accetava le limitazioni della sua professione e cercava di trasformare nel modo migliore le situazioni che sembravano essere totalmente estranee alla sua persdonalità.
Chim afferrava la macchina fotografica come un medico prende il suo stetoscopio dalla borsa per diagnosticare le condizioni di un cuore.
Il suo era molto vulnerabile.
Henri Cartier- Bresson (scritto per il decimo anniversario della sua morte)

Chim era Chim. Non solo disprezzava ogni altra possibile definizione, la sfuggiva del tutto.
Un enigma anche per i suoi amici; non aveva nemici. Gran parte della sua famiglia era stata sterminata e quindi aveva adottato le famiglie degli amici, in tutto il mondo. Sapeva i loro compleanni e anniversari e indovinava sempre cosa inviare e portare in regalo. Aveva il dono dell'amicizia placida. Come fotografo era gentile. Non avrebbe potuto scattare una foto irrispettosa intenzionalmente e se per caso accadeva la eliminava.
John G. Morris

la vita

1911 - David Szymin nasce a Varsavia, e si trasferisce in Russia con la famiglia allo scoppio della prima guerra mondiale.
1919 - torna a Varsavia.
1931 - studia all'Accademia di Grafica, poi alla Sorbona di Parigi.
1934 - diventa fotografo e i suoi reportage cominciano ad apparire su diverse riviste.
1936-1938 - fotografa la guerra civile spagnola.
1940 - cambia il suo nome in David Seymour.
1942-1945 - è arruolato nell'intelligence dell'esercito americano come interprete ed esperto di fotografia.
1947 - fonda insieme a Cartier-Bresson, Rodger e Capa, l'agenzia Magnum Photos.
1948 - per conto dell'Unicef fotografa i bambini bisognosi d'Europa.
1956 - il 10 novembre viene ucciso dal fuoco di un fucile egiziano mentre è in automobile vicino al canale di Suez.

sabato 27 marzo 2010

Maria Luisa Spaziani

agenda letteraria L’antica pazienza (a mia madre)

Tu che conosci l’antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch’io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo ha ridotto in cenere.
Ma è cenere di pane scuro, sacro,
– quello che alimentavi col tuo soffio
nel forno buio della guerra – e reca
imperitura in sé la filigrana
dei tuoi ciliegi dilaniati.
L’allegria rialza la sua cresta
di galletto sui borghi desolati,
come il lillà che ti cresce alle spalle
passo a passo, baluardo sul massacro.
Raccogli ancora e sempre il pigolante
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della chiglia.
Nessuno è senza casa se l’attende
a sera la tua voce di conchiglia.

venerdì 26 marzo 2010

Scopertine #10 (226 - 250)


226. Serge Gainsbourg – Histoire de Melody Nelson - 227. Rod Stewart – Every Picture Tells a Story - 228. Emerson, Lake & Palmer – Pictures at an Exhibition - 229. Leonard Cohen – Songs of Love & Hate - 230. Joni Mitchell – Blue - 231. Funkadelic – Maggot Brain - 232. Janis Joplin – Pearl - 233. Fela Kuti - With Ginger Baker: Live! - 234. Faces – A Nod is as Good as a Wink… To a Blind Horse - 235. Flamin’ Groovies – Teenage Head - 236. Gene Clark – White Light - 237. John Prine – John Prine (1st Album) - 238. Harry Nilsson – Nilsson Schmilsson - 239. T.Rex – Electric Warrior - 240. David Bowie – Hunky Dory - 241. Randy Newman – Sail Away - 242. Deep Purple – Machine Head - 243. Big Star – # 1 Record - 244. Black Sabbath – Vol 4 - 245. Steely Dan – Can’t Buy a Thrill - 246. Neil Young – Harvest - 247. Curtis Mayfield – Superfly: Original Motion Picture Soundtrack - 248. Slade – Slayed? - 249. Deep Purple – Made in Japan - 250. Yes – Close to the Edge.

giovedì 25 marzo 2010

Frammenti #17

Potendo scegliere, gli asini preferirebbero le erbe secche all'oro.
Aristitele, Etica nicomachea

I porci godono più nel fango che nell'acqua pura.
Clemente Alessandrino, Stromata

Per lavarsi i porci preferiscono rotolarsi nel fango, le galline nella polvere o nella cenere.
Columella, De re rustica

Erbe secche, fango e cenere, malgrado siano spazzature, restano pur sempre sostanze naturali. Le firme degli stilisti, invece, sono inspiegabili: è strano, infatti, che, pur d'indossare un abito firmato, ci sia qualcuno disposto a pagarlo il triplo. L.D.C.

martedì 23 marzo 2010

Peter Gabriel - Scratch my back (2010)

E' noto che Peter Gabriel sia piuttosto parco nella produzione musicale, infatti l'ultima sua incisione risale a otto anni fa. Dopo quattro album intitolati con i numeri: 1, 2, 3 e 4 e altri tre con le sillabe: So, Us e Up, questo è il primo disco che ha un nome più comune: Scratch My Back che, non a caso, è un album di cover, quindi canzoni di altri musicisti. Gli stessi musicisti sono stati chiamati poi in causa per contraccambiare “il progetto" incidendo delle canzoni sue.
Un album di cover fatto da Gabriel è però cosa diversa. I dodici brani presenti nel disco vengono completamente stravolti e arrangiati in maniera quasi irriconoscibile; pianoforte e archi sono il comun denominatore.
Il disco che necessità di un ascolto non superficiale, fa però sentire subito la sua profondità. Ogni brano che Gabriel prende in considerazione viene sviscerato, scarnificato, pulito fino all’osso. Con attenzione ad ogni minimo particolare, ogni canzone viene rivisitata, estrapolata dalla sua originale collocazione e portata in alti emisferi.
Passiamo al contenuto.
Le dodici canzoni del disco fanno parte alcune del passato ed altre di un recente appena trascorso, ma tutte sembrano scorrere in un binario appena costruito appositamente per loro, come se facessero parte di un treno dove Gabriel guida la motrice e i vagoni sono le canzoni tutte legate tra loro ma ognuna diversa.
Il primo brano è Heroes di David Bowie, canzone che non ha bisogno di presentazione quant’è conosciuta. Gabriel, minimizzandola, riducendola al massimo, con l’uso degli archi e alla sua voce unica, la fa sua. Grande partenza che ci fa ben sperare. Anche The Boy in the Bubble di Paul Simon viene spogliata dal suo originale suono “africano” e prende delle somiglianze oniriche, altro grande brano. Mirrorball degli Elbow, band inglese, viene romanzata a ‘mo di colonna sonora. Il brano si mantiene collegato agli altri due “vagoni” e prosegue nel “binario” immaginario sopra descritto. Con Flume di Bon Iver, giovane cantautore statunitense, c’è un leggero assopimento, niente di grave, anzi, il livello musicale si mantiene sempre sopra la media. E’ con Listening Wind dei Talking Heads che Gabriel ci riporta di nuovo in corsa. Il brano è magico, l’atmosfera che si respira è unica. Grande canzone. Si passa alla sesta canzone del disco ed è sempre ottima musica, il brano di Lou Reed è The Power of the Heart ed è tra i top del disco. Nel brano riecheggia l’anima di Reed ma Gabriel se ne appropria volontariamente come una gemma da incastonare. My Body is a Cage degli Arcade Fire è forse tra i brani che preferisco. Gabriel regala la sua interpretazione con un occhio di riguardo per questo gruppo. Il brano è intriso di pathos e allo stesso tempo raggiunge punte di alta interpretazione musicale e vocale. The Book of love dei Magnetic Fields è il brano di punta del disco, quello che per così dire tira nelle radio. Il brano è indubbiamente bello e ben costruito, orecchiabile al punto giusto senza guastare i padiglioni auricolari. Le prossime due canzoni: I think it’s goig to rain today di Randy Newman e Après Moi di Regina Spektor (bello il suo ultimo disco: Far, del 2009) rallentano un po’ la corsa di questo ipotetico treno, non drasticamente però. I due brani vengono “introspettati” da Gabriel, vengono portate alla luce quelle emozioni tenute nascoste quasi per pudore dai due originali autori. Siamo alla fine con le ultime due canzoni: Philadelphia di Neil Young e Street Spirit dei Radiohead. Sono forse i due brani più difficili dell’intero disco e come tali vanno ascoltati diverse volte per scoprirne le varie sfumature. Rivoltati fino a farne uscire le sonorità tipicamente “Gabrielliane”, in queste due canzoni più che nelle altre dieci, Gabriel ci mette tanto impegno da renderle uniche e splendide, quanto lo sanno fare i musicisti originali. 4/5

Akira Kurosawa

agenda letteraria il 23 marzo, nasce a Tokyo Akira Kurosawa

Anche gli dei sono impotenti
davanti alla follia degli
uomini, che cercano
la sofferenza invece della
gioia e continuano a ripetere
sempre gli stessi errori...

(Ran)

lunedì 22 marzo 2010

Erich Linder

agenda letteraria il 22 marzo, muore a Milano Erich Linder, celebre agente letterario

Sono un puritano. Odio
l'ingiustizia, i soprusi.
E credo che l'autore
sia vittima dell'editore. Il
mio scopo è di
difenderne gli interessi.

(Intervista a "Fiera Letteraria", 14.11.1968)

domenica 21 marzo 2010

Alexandre Buisse: Perché scaliamo le montagne?

Chi non se lo è mai chiesto? ma che cavolo ci troveranno?
Alexandre Buisse si è posto questa domanda e in questo video cerca a suo modo di farcelo capire.
Per sfida? bellezza? libertà? emozione? panorama? solitudine? fratellanza?
Buisse nel video mette insieme una carrellata delle più belle fotografie che condensano il tutto senza aver bisogno di altre parole.
Qui la galleria con altre sue immagini realizzate nella sua lunga carriera.

[via]

Il primo giorno di primavera

Dalle 17,32 di ieri 20 marzo siamo ufficialmente nell' Equinozio di primavera.
Stamani non c'è il sole ma è un pò nuvoloso. Nel primo giorno di primavera al posto dei fiori in città ci sono i cartelli elettorali (beato chi non ha anche le amministrative).
Il primo giorno di primavera come tutti gli inizi, contengono anche la fine, questo primo giorno di primavera sembrava non volesse lasciare l'inverno o come se l'inverno non volesse far posto alla primavera ...l'eterna battaglia!
Beh! Buon Equinozio a tutti!


Giuseppe Bonaviri

agenda letteraria il 21 marzo, muore a Frosinone Giuseppe Bonaviri

Sol io son - quasi solo - qui a Frosinone
che vanescente pencola su un burrone.
Iddio (o Dio!) fra le galassie,
[mi guarda con
un lunghissimo telescopio d'oro. Morto, mi
farà rinascere mandorlo alla Giummarra
con, nei rami, cardelli, e bimbi intorno
[in girotondo.

(Tetti rossi a Milano, I cavalli lunari)

sabato 20 marzo 2010

Rainer Maria Rilke

agenda letteraria

Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze
mi hanno formato fino dall’infanzia.
Ma torno ancora, ricomincio,
nel mio ritorno si libera lo sguardo.

Mi resta solo da colmarlo,
e quella gioia impenitente
d’aver amato cose somiglianti
a quelle assenze che ci fanno agire.

Nadar- Félix Tournachon

agenda letteraria il 20 marzo 1910, muore a parigi il fotografo e caricaturista francese Nadar (ps. di Félix Tournachon)

La fotografia, appena nata, offriva alla mia impotenza la risorsa
di non stancare troppo a lungo la buona volontà dei modelli
e, insieme, di aprirmi strade insospettate.

(Quando ero fotografo)

mercoledì 17 marzo 2010

Giochi Paralimpici invernali 2010


Sono iniziati il 12 e si concluderanno domenica 21 marzo a Vancouver (Canada) i Decimi Giochi Paralimpici invernali. Gli atleti provenienti da 44 paesi in tutto il mondo sono più di 500. Le discipline sono cinque: Biathlon, Curling in carrozzina, Hockey su slittino, Sci alpino e Sci di fondo, gli ultimi tre suddiviso in classi di seduta, in piedi e non vedenti.
Una quarantina di fotografie in questa galleria fotografica.

domenica 14 marzo 2010

Nirvana - Nevermind (1991)

Dai sotterranei rivelatori del grunge viene alla luce l'album rock degli anni Novanta. Compiacendo e raffinando queste radici para-punk, i Nirvana giungono con questo album a una musica evoluta con intuito e cultura. Il punto di partenza è un sound legato molto ai Led Zeppelin ed ai Black Sabbath, con sintassi melodiche inattese che conquistano uno spazio creativo determinante.
Coraggioso e irriverente, Nevermind è musica dell'ignoto, della solitudine. Musica emotivamente instabile come il bandleader, magnetica e rabbiosa, ma capace di sussuri e confidenze innocenti. Kurt Cobain è il nuovo Jim Morrison, stessa figura provocatoria, stesso autodistruttivo connubio di energia fisica e mentale, stesso alone di maledetto che tenta di sovvertire le leggi dello show-biz. Il grunge è anticonformista per necessità di sopravvivenza, ma è una prigione stretta ed angusta. Nevermind scappa da essa. Corre avanti impietosamente, fino a toccare lidi inimmaginabili.
Cobain arriverà alla conclusione che il modo migliore per capire l'essenza del rock è fuggirlo, così come il vero espediente per comprendere l'assurdo della vita e le sue accezioni nascoste è fuggire dalle sue imposizioni. A costo di perdersi nel nulla. 4/5

sabato 13 marzo 2010

Ko Un

agenda letteraria Strada

La strada non c’è.

Da qui in poi, speranza.
Mi manca il respiro,
da qui in poi, speranza.
Se la strada non c’è,
la costruisco mentre procedo.
Da qui in poi, storia.
Storia non come passato,
ma come tutto ciò che è.
Dal futuro,
dai suoi pericoli,
alla mia vita presente,
fino all’ignoto che segue,
all’oscurità che segue.
Oscurità
è solo assenza di luce.
Da qui in poi, speranza.
La strada non c’è.
Perciò
la costruisco mentre procedo.
Ecco la strada.
Ecco la strada, e porta con sé, impeccabili,
innumerevoli domani.

venerdì 12 marzo 2010

Salvatore Di Giacomo

agenda letteraria il 12 marzo, nasce a Napoli il poeta, scrittore e drammaturgo Salvatore Di Giacomo

Nu pianefforte 'e notte
sona luntanamente,
e 'a museca se sente
per ll'aria suspirà.

E' ll'una: dorme 'o vico
ncopp' a sta nonna nonna
'e nu mutivo antico
'e tanto tiempo fa.

(Piannefforte 'e notte)

mercoledì 10 marzo 2010

Scopertine #9 (201 - 225)


201. James Taylor – Sweet Baby James - 202. Paul McCartney – McCartney (1970) - 203. Santana – Abraxas - 204. Syd Barrett – Madcap Laughs - 205. Jethro Tull – Aqualung - 206. David Crosby – If Only I Could Remember My Name - 207. Sly & The Family Stone – There’s a Riot Goin’ On - 208. Marvin Gaye – What’s Going On - 209. Yes – Yes Album - 210. Bee Gees – Trafalgar - 211. The Who – Who’s Next - 212. Carole King – Tapestry - 213. Isaac Hayes – Shaft: Music from the Soundtrack - 214. Allman Brothers – At Fillmore East - 215. Rolling Stones – Sticky Fingers - 216. John Lennon – Imagine - 217. The Beach Boys – Surf’s Up - 218. Yes – Fragile - 219. Doors – LA Woman - 220. Can – Tago Mago - 221. Elton John – Madman Across the Water - 222. Dolly Parton – Coat of Many Colors - 223. Don McLean – American Pie - 224. Emerson, Lake & Palmer – Tarkus - 225. Led Zeppelin – IV [aka Untitled / aka Four Symbols]

Frammenti #16

(Nell'urtarsi) si stacca e si ritocca, si unisce e si separa, si avvicina e si allontana.
Plutarco, Sugli oracoli della pizia, 18.

A ben guardarla, anche la materia sembra pervasa da una grande voglia di far l'amore e di un'altrettanto grande voglia di libertà. Le molecole, sollecitate come sono dal secondo principio della termodinamica, si desiderano e si respingono. E' innegabile, infatti, che ogniqualvolta siamo soli vorremmo avere compagnia, e che quando ci vediamo circondati da una folla vorremmo isolarci. A questo punto, però, vorrei chiedere agli amici e alle molecole: cosé più difficile da sopportare per voi: la solitudine o l'oppressione? Londra o Napoli? L.D.C.

martedì 9 marzo 2010

Yulia di Antoine Arditti

Dall'edizione 2009 del Milano Film Festival, un bel cortometraggio di Antoine Arditti.
Yulia è in cucina e viene teletrasportata in uno spazio anonimo: quattro pareti e un sistema di leve. Le leve teletrasportano nello spazio una poltrona, un uomo brontolone ed il suo gatto, mentre regalano un emozione inaspettata. Il corto dura sei minuti e vale la pena di vederlo. [via]

Aleksandra Mikhylovna Kollontaj

agenda letteraria il 9 marzo, muore a Mosca Aleksandra Mikhylovna Kollontaj

L'amore non è affatto
un fenomeno "privato",
una semplice storia tra
due "cuori" che si amano,
ma racchiude in sé
un "principio di coesione"
prezioso per la collettività.

(Largo all'eros alato)

domenica 7 marzo 2010

Hurt - Johnny Cash - deepsong #4


Ferito

Oggi mi sono ferito da solo,
Per vedere se ero ancora in grado di sentire,
Mi sono concentrato sul dolore,
la sola cosa reale,

l’ago fa un buco
la vecchia familiare puntura
che cerca di eliminare ogni cosa
ma io ricordo tutto,

(Chorus)
Cosa sono diventato?
mio dolce amico
tutti quelli conosco
sono andati via alla fine

e potresti avere tutto
il mio impero di fango
Ti abbandonerò
Ti farò star male

Ho portato questa corona di spine
sulla sedia di coloro che mi mentono
pieno di pensieri interrotti
(che) non posso riparare

sotto le macchie del tempo
i sentimenti scompaiono
tu sei qualcun altro
Sono ancora qui

Cosa sono diventato?
il mio più caro amico
tutti quelli che conosco
sono andati via alla fine

e potresti averlo tutto
il mio impero di fango
Ti porterò in basso
Ti farò male

Se potessi ricominciare
a un milione di miglia da qui,
mi controllerei,
troverei un modo.

sabato 6 marzo 2010

Heather McHugh

agenda letteraria Come

Devo sempre resistere
al linguaggio che devo
amare. È il mio lavoro,

come la ragazza riflessa
nello stagno delle mucche studia
la frequenza delle pulsazioni.

Il significato non è profondo.
Non dico di sì per far piacere.
Gentili, i politici

spargono il loro cappello di nomi
ma io dimentico il loro nome
e cognome, la mia vita

non rimarrà nella memoria. I giorni
avranno sempre
voglia d’estate,

sempre gli animali
si ameranno – ma sempre è sempre
come mai prima.

venerdì 5 marzo 2010

Ennio Flaiano

agenda letteraria il 5 marzo del 1910 nasce a Pescara Ennio Flaiano

La stupidità ha fatto progressi enormi. E' un sole
che non si può più guardare fissamente. Grazie
ai mezzi di comunicazione, non è nemmeno più
la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo.

(Ombre grige, 1969)

mercoledì 3 marzo 2010

Guy Le Querrec, l'essere jazz

Guy Le Querrec si racconta. Vengo da una famiglia numerosa e ho avuto tra le mani fin da piccolo l'album fotografico di famiglia, con dentro le foto di tutti i miei parenti, una sorta di piccolo museo familiare. Molte foto erano però in disordine e a dieci anni ho cominciato a cercare di fare ordine. Ho cominciato a fare una specie di giornalismo all'interno della famiglia: chi sono questi, dove erano, perché? Forse sono diventato fotografo solo per allargare il mio album di famiglia, perché lo trovavo troppo piccolo.

Nessuno può sapere ciò che hai deciso di fissare nei momenti che hai vissuto. E' una cosa che va fatta in prima persona, è una delle ragioni d'essere della fotografia. Con la fotografia esprimo il rispetto e l'ammirazione che provo per le cose di questo mondo e la coerenza verso la direzione che ho scelto di dare alla mia vita.

Quando parlo della fotografia, mi piace evocare l'idea di un filo. Un pò come un occhio che osserva i legami invisibili che si stabiliscono tra personaggi. Rivelare le reazioni tra le persone che si sfiorano, le persone che si osservano da lontano, che si evitano. Questo filo indefinibile, quasi sospeso, mi appassiona.

Essere jazz significa prima di tutto una maniera di vivere, di camminare sul filo del caso per affermare una stella filante; un modo di andare incontro a un immaginario che contiene sempre l'improvvisazione, la curiosità, che obbliga ad ascoltare gli altri, a guardarli, a essere disponibile per raccontare, al meglio possibile, la loro poesia. Su schermo gigante, a dimensione umana, per provocare la partecipazione attiva dello spettatore.

la vita

1941 - nasce a Parigi in una famiglia operaia bretone. Adolescente scopre due passioni: il jazz e il cinema
1955 - riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, una ultraflex, e comincia a scattare foto di musicisti jazz a Londra
1962 - con lo stipendio acquista la prima Leica
1967 - dopo il servizio militare, decide di diventare fotografo professionista
1972 - è tra i fondatori dell'agenzia-cooperativa Viva
1976 - entra a far parte di Magnum Photos


lunedì 1 marzo 2010

Robert Fripp & Brian Eno - No Pussyfooting (1973)

Due per due. Due musicisti macchina. Due tracce di venti minuti di composizioni spontanee. Due periodi di impressionante ricerca sonora per uno dei lavori più importanti di sperimentazione elettronica mai realizzati. Inizia così il sodalizio artistico tra Robert Fripp e Brian Eno, due personaggi tra i più enigmatici della musica rock.
No Pussyfooting è il primo di una serie di collaborazioni che porteranno incredibili strategie sonore e un mutamento radicale all'interno della musica rock. Registrato in casa di Eno in un solo pomeriggio, questo disco crea un precedente per intere generazioni di sperimentatori e minimalisti del suono. L'eclettismo di Fripp e il suo cinismo maniacale per lo strumento trovano il giusto complemento con il rigore introspettivo di Eno. Una sequenza imprevedibile di assolo liberi che si dribblano in giri frenetici, si aggrovigliano tra le traiettorie dei sintetizzatori manipolatori di Eno, modificati, rallentati, filtrati in un magma sonoro dalle tinte abrasive, anticonvenzionali sino in fondo. E' la nascita di un tipo di rock evoluto che rilegge con intelligenza l'esperienza avanguardistica e la mette al servizio dell'elettronica futura. Una jam di studio basilare che quando prende coscienza delle proprie mutazioni elettroniche, autodistrugge tutto perché lo scopre inutile. 4/5
 
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