lunedì 24 agosto 2009

Frammenti #7

Il divino è giorno e notte, estate e inverno, guerra e pace, sazietà e fame, e, similmente al fuoco, ogni volta che viene mescolato a un profumo, prende un nome diverso.
Ippolito, Confutazione.

La malattia rende piacevole la salute. La fame gratifica la sazietà, la fatica il riposo.
Stobeo, Florilegio.

Gira e rigira, il pensiero di Eraclito si serve sempre dei contrasti per esaltare la vita: è la fatica a rendere piacevole il riposo, è il dolore a magnificare il piacere, è la fame a farci apprezzare il cibo. E a tale proposito, ricordo un litigio scoppiato a Napoli, in una trattoria, tra il proprietario del locale e un avventore. Materia del contendere: un piatto di spaghetti cotto non troppo al dente. A un certo punto l'oste guardò il cliente con una punta di commiserazione, e poi esclamò: "Il guaio nostro è che dobbiamo servire gente che non ha fame!" L. D. Crescenzo

Andrea Pazienza (1956 - 1988)


Ritratto di Tom Waits (1986)

Usato come locandina per la mostra al Vittoriano del 17 settembre - 9 ottobre 2005

domenica 23 agosto 2009

Un anno in due minuti...




Un anno di vita di Alexander Joseph. Trecentosessantacinque scatti fotografici in questo video di poco più di due minuti.
La musica di sottofondo è dei White Stripes, il brano è We’re Going to Be Friends.

sabato 22 agosto 2009

Vincent Van Gogh




In questo video la vita di Vincent Van Gogh in dieci minuti. Il narratore è molto esplicativo ma solo per chi conosce l'inglese!
Anche se effettivamente sono i quadri a parlare... per gli altri c'è sempre Wikipedia.

mercoledì 19 agosto 2009

Frammenti #6

L'armonia invisibile è più bella di quella visibile.
Plutarco, Sulla generazione dell'anima nel Timeo.

Nella mia vita, c'è una sola donna che non mi ha mai deluso: lei viveva a New York e io a Roma. L. D. Crescenzo

martedì 18 agosto 2009

E' morta Fernanda Pivano


E' morta Fernanda Pivano, aveva da poco compiuto 92 anni.

"Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perchè ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue".

E' la frase scritta da Fernanda Pivano l’11 settembre del 2001, che compare nel suo sito.

Fernanda Pivano è stata giornalista, scrittrice, traduttrice e critica musicale. La sua attività poliedrica l’ha portata ad essere testimone di avvenimenti e personaggi letterari profondamente radicati nella cultura del secolo passato. E' stata una figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, a lei si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della cosiddetta Beat Generation. E a lei si deve la conoscenza di un capolavoro della poesia americana come l'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters. Anche attraverso quell'opera ci furono l'incontro e l'amicizia con Fabrizio De Andrè.

....dormono, dormono sulla collina.

(varie informazioni dalla rete)

mercoledì 12 agosto 2009

Decrescita: Spiritualità

Decimo e ultimo punto del decalogo sulla decrescita: la Spiritualità.
Il decalogo completo lo trovate qui.

10. Spiritualità. Il futuro sarà spirituale o, semplicemente, non ci sarà futuro. Lo studio delle confessioni tradizionali che sono esistite su Gaia ci possono servire d’ispirazione. Questo gran cambiamento di paradigma che implica la decrescita economica è possibile solo nel segno di un cambiamento di paradigma olistico molto più profondo, che includa il mondo spirituale. È impossibile contenere i desideri e la propensione al consumismo, se parliamo di miliardi di persone, senza tener presente la saggezza che emana dai libri sacri e dalle culture orali delle diverse tradizioni del mondo (attenzione, non confondete la tradizione primordiale con guru da quattro soldi, né con le gerarchie ecclesiastiche più inclini alla forma che alla sostanza, né con tradizioni aberranti che non sono mai state consigliate da nessun santo). Ogni tradizione o maestro possiede virtù e metodi propri. Lì troviamo gli strumenti che dobbiamo comprendere e poi assimilare per andare verso una società dignitosa, giusta, libera e bella e in armonia con la Natura e il Cosmo. Nota importante: una vita a basso consumo non implica necessariamente una vita vuota spiritualmente ed emozionalmente ma, al contrario, la vita semplice porta, o può portare, a una vita spiritualmente più intensa nello stesso modo in cui il consumo compulsivo ha come obiettivo riempire il vuoto spirituale della società contemporanea.


[...] Uno dei principi fondanti della nuova visione economica, ovvero la centralità dei bisogni più genuini dell’individuo, di carattere immateriale, o per dirla con Erich Fromm, la valorizzazione dell’essere rispetto all’avere.
Circa la dimensione spirituale ed affettiva, mi domando infatti come sia possibile valorizzarla in senso ampio, e quindi incentivando la solidarietà tra le persone, se l’uomo è perennemente combattuto tra il bene e il male soprattutto in funzione del proprio ego, della propria sopravvivenza e quindi in relazione all’economia, la “scienza lugubre”, come la definì Thomas Carlyle.
Per migliorare in tutti i sensi forse è necessario competere (dal latino cum petere= tendere verso una meta insieme a qualcuno: si pensi ad una gara sportiva, ad esempio), ma bisogna distinguere la competizione negativa da quella positiva. Perché i sostenitori della decrescita preferiscono promuovere maggiormente il concetto di collaborazione (dal latino cum laborare=lavorare con qualcuno) rispetto a quello di competizione?
L’assunto da cui si parte è dunque il seguente, ovvero se il problema principale che attanaglia l’uomo sin dalla sua comparsa sulla Terra, avvenuta circa due milioni e mezzo di anni fa, è la sopravvivenza che si fonda quindi sull’economia, com’è possibile rendere la sua condotta etica ad ampio spettro d’azione?
Il termine economia deriva dal greco e significa amministrazione della casa, ebbene come si può gestire in maniera ottimale la casa/Terra e tutti i suoi inquilini?
Esistere significa percepirsi materialmente, ma anche acquistare consapevolezza di tutto ciò che ci circonda. Senza questa verità sostanziale, che può apparire scontata ma non lo è, le azioni dell’uomo risultano fini a sé stesse. Sarebbe già una grande conquista capire cosa significa essere autoreferenziali, ovvero basarsi esclusivamente su sé stessi e sui propri desideri, non curandosi dei rapporti con tutte le altre realtà esistenti, per capire come attuare il Neorinascimento auspicato da Maurizio Pallante.
Fermiamoci a riflettere un po’ tenendo gli occhi chiusi, respirando a pieni polmoni, tendendo le orecchie, liberando il nostro spirito, lentamente… Cosa sentiamo? Forse che siamo parte di un tutto che ha il diritto di esistere come noi, di star bene perché se non rispettiamo ciò che ci sta attorno, quanto ci accoglie, non potremmo mai sentirci felici di poter assistere a meravigliosi spettacoli paesaggistici, di respirarne il profumo, di udirne i suoni, di gioire perché ci sente amati, consolati, protetti… E allora la conoscenza maturata dall’uomo in millenni di vita va riscoperta in funzione dell’emergenza del presente. Dall’osservazione dei fenomeni naturali che gli consentì di coltivare la terra per il suo sostentamento, dalla curiosità che manifestò verso la nascita di nuove creature, dal dolore che provò nel rendersi conto di essere mortale e che lo condusse a praticare le prime forme di culto religioso, nonché a produrre degli oggetti che accompagnassero il defunto nell’aldilà. Dalla consapevolezza di essere circondato da forze superiori alla propria nacque il desiderio di dominarle, per paura di essere schiacciato, tanto da parte di un habitat naturale ambiguo e ostile, quanto dai propri stessi simili. L’Homo sapiens non abita più dentro una grotta, non indossa più indumenti fatti di vegetali o pelle animale, non utilizza più strumenti rudimentali per procacciarsi il cibo: è diventato Homo artificialis. L’ingegno umano ha trasformato lo stesso uomo in una macchina sofisticata inserita in una società urbana industriale in cui ciò che conta è la produzione e la circolazione di merci, l’accumulo di capitale, cosicché le stesse relazioni interpersonali appaiono vendibili.
Dunque occorre soffermarsi sul come attuare una società della decrescita, fondata sulla solidarietà, sul rispetto, senza azzerare tutte le conquiste tecnologiche conseguite, sul come disintossicarci dalle conseguenze dell’industrializzazione ribaltando il rapporto tra natura e artificio, tra spiritualità e materialità, tra una concezione economica di tipo femminile, più propensa ad una produzione artigianale, fondata sui valori affettivi, sul benessere psicofisico, come sostiene lo stesso Pallante, e un’obsoleta visione economica maschile che col trascorrere dei millenni, non solo ha abusato delle stesse risorse naturali, ma ha fatto della competizione sleale, aggressiva, nonché menzognera, il modus operandi per accumulare beni superflui e in larga misura dannosi. [via]

lunedì 10 agosto 2009

Frammenti #5

(Alcuni) non capiscono come ciò che è armonioso possa entrare in contatto con ciò che non è armonioso. Eppure, la medesima cosa accade nell'arco e nella lira.
Ippolito, Confutazione.

Lasciamo da parte l'arco e la lira, e prendiamo in esame l'amore. E' possibile immaginare una storia d'amore senza contrasti? Un "tesoro, ti amo" a cui fa eco un altro "tesoro, ti amo", e tutto questo vita natural durante? Sarebbe di una noia abissale. La disarmonia, invece, grazie al cielo, lo rianima, lo rinvigorisce, gli dà sprint. Un litigio, poi una riappacificazione, poi un altro litigio, poi un'altra riappacificazione. Ah!, quanto vorrei innamorarmi di nuovo per poter litigare! L.D. Crescenzo

mercoledì 5 agosto 2009

Hiroshima: 6 agosto 1945


* "Alle 8,25 minuti e 17 secondi, Little boy scivolò nell’aria. L’esplosione avrebbe dovuto verificarsi dopo quarantatré secondi, contai mentalmente fino a quarantatré e poi fu la luce, un lampo accecante che abbagliò 300.000 persone e cancellò dalla città ogni ombra, sin nei recessi più nascosti. Alla luce seguì l’esplosione: solo a quaranta o cinquanta chilometri da Hiroshima fu possibile udirne il boato, per quelli più vicini si trasformò in silenzio. Il calore, dai trecento ai novecentomila gradi liquefece i tetti delle case, annientò le persone fissando le loro ambre sull’asfalto a irrefutabile prova della scomparsa di un essere umano. A quattro chilometri da Hiroshima la gente sentì quel calore sul viso e ne ebbe la pelle ustionata. La raffica dell’esplosione si sprigionò dalla sfera di fuoco alla velocità di 1300 chilometri orari e, in un raggio di molti chilometri quadrati, le case ancora in piedi vennero sradicate dalle fondamenta. Poi enormi gocce d’acqua color pece, prodotte dalla vaporizzazione dell’umidità, riportarono a terra la polvere radioattiva dispersa nell’atmosfera. Un vento infuocato rifluì verso il centro dell’esplosione a mano a mano che l’aria, al di sopra della città diventava più rovente. Dall’istante dell’esplosione erano passati solo otto minuti. Nel cielo, a undici miglia di distanza, due onde d’urto colpirono successivamente la superfortezza volante che aveva sganciato la bomba, scuotendola con violenza. Il mio compagno si volse a guardare indietro: " Dio mio, che abbiamo fatto!", fu il suo unico commento".

The Big Picture pubblica un reportage fotografico di 34 immagini, da vedere, come sempre.

*Resoconto del pilota dell’aereo Enola Gay ritrovato nel diario di bordo riguardante gli ultimi secondi dal lancio di "Little boy", il nome con cui fu chiamato il primo ordigno nucleare usato nella storia contro obiettivi civili, la prima bomba atomica, lanciata sulla cittadina giapponese di Hiroshima.

lunedì 3 agosto 2009

Frammenti #4

Ciò che si oppone converge, e la più bella delle trame si forma dai divergenti, giacchè tutte le cose si formano secondo contesa.
Aristotele, Etica nicomachea.

Come ben sanno gli sceneggiatori, se in una trama non ci sono contrasti da superare, la storia langue, perde ritmo. Come dire che se non c'è suspense, lo spettacolo si annoia. Immaginiamo un romanzo tipo I Promessi Sposi dove tutti vanno d'accordo: Renzo, Lucia, Don Rodrigo e don Abbondio. Chi mai lo leggerebbe? L.D.Crescenzo