venerdì 31 luglio 2009

Literature-map: affinità letterarie


Così come in music-map si crea una mappa di affinità musicali, in literature-map si crea una mappa di affinità letterarie.
In pratica basta inserire il nome di un autore, e si visualizzeranno una serie di nomi/autori affini e/o abbastanza simili. Così dicono.

mercoledì 29 luglio 2009

Frammenti #3

Immortali mortali, mortali immortali, viventi la morte di quelli, morenti la vita di questi.
Ippolito, Confutazione.

Frammento di difficile interpretazione. Volendo, potrebbe addirittura essere il manifesto dei sostenitori della reicarnazione. Restando con i piedi per terra, invece, diciamo che, pur essendo mortali, grazie alla cultura, abbiamo la possibilità di conoscere, e quindi di rivivere, le vite di coloro che ci hanno preceduto, così come potremmo continuare a vivere in coloro che ci seguiranno. L.D.Crescenzo

martedì 28 luglio 2009

Tiziano Terzani


"Ho scritto “Lettere contro la guerra” per il mio nipotino,
perché un giorno anche lui dovrà scegliere tra la Pace e la Guerra.
E la non violenza è l’unica chance che l’umanità ha".

domenica 26 luglio 2009

Frammenti #2

L'intero e il non intero, il convergente e il divergente, l'armonico e il disarmonico, si toccano. Da tutte le cose ne sorge una sola, e da una sola possono sorgere tutte.
Pseudo-Aristotele, Sul mondo.

Volendo sintetizzare questo frammento in una proporzione, potremmo dire che Parmenide sta a Tolomeo come Eraclito sta a Copernico. La concezione tolemaica, infatti, sosteneva che l'andare d'accordo è un bene e il litigare è un male. Per Copernico, invece, era vero il contrario: l'immobilità è morte, l'opposizione è vita. L.D.Crescenzo

giovedì 23 luglio 2009

Abby Ross


E' senz'altro uno dei più bei siti fotografici che ho visto quest'anno e credo che difficilmente riuscirà a farsi spodestare.
Abby Ross, fotografa americana, riesce attraverso i suoi scatti a trasmettere tutta la gioia, l'allegria, la felicità della gente che abita nel pianeta terra. Le immagini semplici, a volte imperfette, raccontano la vita di tutti i giorni, sono 'storie' di grande bellezza, momenti affascinanti e a volte paradossali.

domenica 19 luglio 2009

Frammenti #1

Polemos è il padre di tutte le cose e il re di tutti gli esseri: alcuni di essi li fece Dei, altri uomini, altri schiavi, e altri ancora liberi.
Ippolito, Confutazione di tutte le eresie.

Non bisogna mai dimenticare che la guerra è comune a tutte le cose, che la giustizia viene fuori dalla lotta, e che tutto accade secondo contesa e necessità.
Origine, Contro Celso.

I comuni mortali se non si agitano non si divertono. Per loro la guerra, intesa come lotta per il raggiungimento di un obbiettivo, è ragione di vita. Prendiamo il caso di Silvio Berlusconi: agli inizi del '94 era un uomo ricco, potente, sposato a una bellissima donna, e da tutti riverito. In altre parole non gli mancava nulla per essere felice. Eppure, si è andato a cacciare nei casini della politica per poter ancora lottare, vincere e magari, al limite, soccombere. Gli esseri superiori, invece, si distinguono per la loro capacità di saper vivere l'ozio restando immobili. Questo i Greci e i Romani lo avevano a tal punto assimilato, da giudicare l'otium una delle più alte manifestazioni dell'animo umano. L.D.Crescenzo

lunedì 13 luglio 2009

Decrescita: Tecnologia

Nono punto del decalogo sulla decrescita: la Tecnologia. I primi otto li trovate qui.

9. Tecnologia. La tecnologia non è neutrale. La tecnologia punta sullo sviluppo economico e sulla dittatura tecno-scientifica. La tecnologia e la scienza hanno creato una nuova religione, i cui dogmi sono “raccomandati” alla popolazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Evidentemente, nell’attualità, in un luogo come la Spagna, sarebbe molto difficile tornare a vivere di caccia, a raccogliere frutta dagli alberi e voltare completamente le spalle alla società tecnologica. Tuttavia, ci sono diversi livelli… di integrazione al mondo tecnologico. Attraverso determinate abitudini di consumo, di vita e scelte quotidiane, possiamo sabotare il mondo tecnologico e le imprese, gli stati, gli eserciti, le macchine… che stanno dietro di essi. Da un lato, senza arrivare a posizioni di luddismo radicale, conviene vivere il più lontano possibile dal sistema tecnologico, che distrugge la Natura e la società umana. E dall’altro, conviene favorire le tecnologie più artigianali, a dimensione umana, sottoposte a un controllo sociale, facile, accessibile e diretto. Senza bisogno di diventare degli Amish, è possibile indirizzare la nostra esistenza verso forme di vita meno dipendenti dal mondo tecnologico. O, almeno, dagli aspetti più demenziali e aberranti dell’universo tecnologico attuale.

Maurizio Pallante dice:

Tecnologie della decrescita: per fare una casa che consuma 7 litri ci vuole più tecnologia che fare una casa che consuma 20! È una tecnologia diversa dalla tecnologia della crescita. Quest’ultima ha lo scopo di aumentare la produttività, cioè di fare in modo che nell’unità di tempo ogni persona faccia più cose possibili; le tecnologie della decrescita hanno lo scopo di ridurre per ogni unità di prodotto l’energia e la materia prima necessaria, la quantità di rifiuti che si produce al momento della produzione, i rifiuti industriali che si creano dopo, quando l’oggetto viene dimesso. Quindi si può dire che tutte le tecnologie del riciclaggio sono tecnologie della decrescita.

In molti credono che applicare la decrescita significhi rifiutare la tecnologia. Invece è proprio il contrario! Significa sviluppare al massimo determinate tecnologie. Ma le scelte vanno fatte con cognizione di causa.

Ad esempio: ha senso affermare che la priorità per realizzare una politica energetica rispettosa dell’ambiente sia sviluppare le fonti rinnovabili? No. Finché noi continueremo a sprecare il 70% dell’energia che si consuma nelle abitazioni, nell’autotrasporto, nelle centrali termoelettriche, il sistema energetico sarà simile ad un secchio bucato. E normalmente, se ho un secchio bucato e devo riempirlo d’acqua, prima di decidere quale sia la fonte migliore con cui riempirlo, cerco di chiudere i buchi. Facendo ciò, elimino le dispersioni e pratico la decrescita.

Solo una volta eliminati gli sprechi, quindi, posso studiare fruttuosamente il miglior modo per sostituire il residuo di fabbisogno di fonti fossili con energia generata da fonti rinnovabili.

Ma non è tutto. Anche la scelta di quali energie rinnovabili utilizzare e con quali modalità è una scelta che va fatta con cognizione di causa.

Schema di un'utenza dotata di un impianto fotovoltaico
Le fonti rinnovabili, infatti, per minimizzare il loro impatto sull’ambiente, non si devono sviluppare attraverso grandi impianti, ma su piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo.

Una grande centrale eolica, ad esempio, ha una serie di controindicazioni:

- devasta le colline;

- comporta la costruzione di strade di servizio per i camion;

- necessita di grandi scavi per le fondamenta, essendo i pali alti anche 120 metri;

- danneggia notevolmente le migrazioni degli uccelli, mietendo centinaia di vittime, in quanto questi volatili utilizzano proprio le “correnti costanti” su cui si tracciano le rotte degli uccelli che vengono quindi fatti a fettine.

In Gran Bretagna, invece, vendono delle pale eoliche da un kilowatt di potenza, alte 2 m, destinate ad una diffusione capillare e prive di controindicazioni.

E per quanto riguarda il solare?

"Anche in questo caso vale lo stesso discorso. Se costruisco una grande centrale fotovoltaica devo coprire ettari ed ettari di terreno con materiale inorganico, impedendo così la fotosintesi clorofilliana. Se invece ricopro di pannelli solari i tetti di tutto il paese non ho alcuna controindicazione.

Questa modalità di produzione energetica è chiamata generazione diffusa. Io produco l’energia che mi è necessaria e scambio l’eccedenza. L’energia prodotta per l’autoconsumo non è una merce, ma un bene. Torniamo quindi al discorso della decrescita felice".

In che modo il vostro movimento cerca di incoraggiare questo tipo di iniziative?

"Se c’è un’azienda che produce qualcosa che permette un minor consumo di energia elettrica o di riscaldamento per le abitazioni, noi riteniamo che questa azienda stia lavorando per la decrescita e quindi vogliamo incoraggiarla e aiutarla.

Cerchiamo quindi di raggruppare delle aziende che sviluppano tecnologie in grado di ridurre il consumo delle risorse, le mettiamo in rete e realizziamo una specie di database che comprende le aziende che soddisfano determinati requisiti. Oltre alla qualità dei loro prodotti valutiamo la responsabilità sociale ed ambientale dell’impresa. Cerchiamo quindi di coinvolgere la gente comune in questo processo, invitando le persone che si rivolgono a queste ditte a dargli un voto"

Venendo agli stili di vita, da cosa bisognerebbe partire per vivere all’insegna della decrescita felice?

"Bisogna ri-imparare il saper fare. Oggi non sappiamo fare più niente, perché compriamo tutto. Bastano due giorni di sciopero dei camion (ricordate gli assalti ai supermercati di qualche mese fa?) e milioni di cittadini vanno nel panico perché sanno che se non comprano non vivono; bisogna quindi riscoprire il saper fare come elemento culturale. Ecco perché a Torino (Maurizio Pallante vive in Piemonte, n.d.r) stiamo realizzando l’Università del saper fare.

Stiamo anche cercando di immaginare un futuro diverso per la città, che in questi anni è una specie di Titanic dove si passa da una festa all’altra cercando di creare occupazione effimera sfruttando le Olimpiadi, le Paraolimpiadi, il 150 Anniversario dell’Unità d’Italia e così via".

Cosa dovrebbero fare invece?

"Bisognerebbe cominciare a vedere che esiste, in una città che ha una spiccata tradizione industriale, la possibilità di sviluppare delle tecnologie che vanno in direzione della decrescita. I torinesi hanno il chiodo fisso di non essere più capitale per cui ogni volta che possono dicono Torino la capitale dello sport, degli scacchi, adesso è la volta del design.

Il design moderno dovrebbe essere finalizzato alla creazione di oggetti che, una volta diventati obsoleti, possano essere scomposti nelle loro materie prime. Eppure questo argomento non è mai stato trattato nei 150 convegni organizzati!

Una città con una tradizione tecnologica così forte non è in grado di esprimere delle persone in grado di progettare degli oggetti costruiti in quest’ottica? Io penso di si!!"

Per sintetizzare?

"Noi non vogliamo presentarci come quelli del “no a questo, no a quest’altro”. Noi, con la nostra forza e modestia, siamo quelli delle controproposte inserite in una visione complessiva di progettazione del futuro; vogliamo entrare nell’orizzonte delle cose possibili".

mercoledì 8 luglio 2009

Ultracentenari


Il fotografo americano Mark Story ha girato il pianeta dal 1987 al 2005, per ritrarre gli ultra centenari. I suoi scatti, accompagnati da brevi notazioni sulla vita dei soggetti, sono affascinanti.


I volti incisi dal tempo sembrano maschere di cera. La luce sacrale suggerisce letture intense delle rughe, e sotto la suggestione delle note, è facile fantasticare sul passato di questa gente, come farebbe una chiromante con le pieghe di una mano.
Il progetto di Mark Story prevedeva inizialmente di fotografare i volti di anziani profondamente segnati dagli anni o da alcune deformazioni, ma ha virato poi verso la documentazione di chi, in un’unica vita, ha vissuto in tre differenti secoli. Tra i soggetti ritratti, anche alcuni degli ultimi veterani della prima guerra mondiale.