lunedì 27 aprile 2009

Nick Hornby



"I libri, ammettiamolo, sono meglio di qualunque altra cosa. Se organizzassimo un campionato di fantaboxe culturale, schierando sul ring i libri contro il meglio che qualunque altra forma d’arte abbia da offrire, sulla distanza di quindici riprese… be’, i libri vincerebbero praticamente sempre."
(da ‘Una vita da lettore’)

giovedì 23 aprile 2009

Terremoto in bianco e nero


Sono passati poco più di quindici giorni dal 6 aprile, giorno in cui il terremoto ha lasciato un segno profondo nella terra d'Abruzzo, ha lasciato delle crepe indelebili nelle persone e nelle cose.
Il giovane Daniele Lanci figlio di una donna aquilana e fotografo da due anni, ha voluto con la sua reflex realizzare un reportage su quei posti. Accompagnato dai vigili del fuoco, ha fotografato i resti martoriati di Onna, Paganica, Tempera e L’Aquila.
Lontano da polemiche, questo servizio ci mostra solo un reale stato delle cose in bianco e nero, i colori che meglio descrivono l'angoscia di una situazione straziante.

mercoledì 22 aprile 2009

Decrescita: Denaro e consumo


Il quinto punto del decalogo sulla decrescita è il denaro e consumo, i primi quattro li trovate qui.

5. Denaro e consumo. "Disprezzate l’usura. Disprezzate la speculazione. Favorite l’eco-nomia. Cercate di non utilizzare denaro elettronico. Incentivate il prezzo equo, il baratto, lo scambio, le monete alternative, i prodotti verdi… Disprezzate le modalità di pagamento posticipato. Evitate lo Stato e le sue tasse più che potete perché la maggior parte di quel denaro non viene utilizzato per fini sociali ma per proteggere lo Stato stesso, l’esercito… Praticate la disobbedienza fiscale ogni volta che potete. Se vi avanzano dei soldi, per qualunque ragione, condivideteli: una volta soddisfatti i bisogni personali, ciò che non si dà… si perde. Evitate il consumo superfluo, compulsivo e inutile. In questo modo evitate di sprecare energia, di produrre rifiuti e di perpetuare il Sistema… Fate in modo che il vostro consumo tenga sempre in considerazione i criteri ambientali, sociali, etici…"


*Marco Cedolin scrive cosi:
[…] Nel pensiero della decrescita si auspica la costruzione di una società che sostituisca la macroeconomia globalizzata con microeconomie autocentrate.
[…] Destinare i soldi delle nostre tasse alla creazione di occupazione che consenta di ridurre gli sprechi e gli impatti ambientali è sicuramente più costruttivo che dissiparli nella costruzione di ciclopiche opere cementizie che devasteranno i territori in cui viviamo.
Riscoprire i rapporti di vicinato, la convivialità, la capacità di donare e ricevere, accresce la nostra interiorità molto più di quanto non accada oggi nella nostra realtà quotidiana sterilizzata dove “gli altri” vengono considerati semplicemente degli avversari con i quali competere in maniera sfrenata. Lavorare in prossimità delle proprie abitazioni rifuggendo il pendolarismo esasperato, valorizzando le proprie qualità, in un clima sereno dove la cooperazione sostituisca la competizione, rappresenta senza dubbio un’esperienza più creativa rispetto a quella che generalmente sperimentano milioni di persone fra i gironi di quell’inferno dantesco che è il “mondo del lavoro” attuale.
[…] In sostanza la decrescita è quanto di più lontano possa esistere dalla società basata sulla crescita e sui consumi smodati, che stiamo vivendo nella sua fase terminale, costituita da una profonda recessione. Al tempo stesso ne costituisce l'alternativa naturale, probabilmente l’unica in grado di fare fronte agli effetti devastanti determinati dal crollo di un modello di sviluppo dimostratosi impraticabile. Marco Cedolin

**Il materialismo, il denaro, non ha mai reso felice nessuno, ma tutt’al più, come recitava una targa di ceramica appesa in casa di mia nonna, il denaro può ‘calmare i nervi’, cosa vicina all’ottundimento della pasticca, della droga o di altro espediente per non patire dolore e mancanza. L’egoismo individualista, qualità indispensabile per avere successo, fare carriera, essere protagonisti, configura stress e fatica per chi lo pratica, stimola aggressività, frustrazioni e resistenze difensive negli altri, aumenta la competizione generale che inevitabilmente degenera in conflitti a livello di comunità, società e nazioni. Tutto, quindi, meno che apertura verso la pace, l’ armonia e la felicità.
Il tempo è denaro. Ma vale di più il tempo o il denaro?
Secondo noi il tempo vale indubbiamente più del denaro. Certo, come per il denaro, conta molto come viene speso. Ma in linea di massima avere più tempo a disposizione ci permette di vivere una vita più piena, di esperienze e di relazioni.
E spesso ci permette anche di risparmiare denaro perchè apre innumerevoli possibilità di autoproduzione. Se ho tempo per i miei figli, non ho bisogno della baby sitter, se ho tempo per i miei genitori, non ho bisogno della badante. Se ho tempo per badare alla casa, non ho bisogno della donna di servizio. Se ho tempo per autoprodurmi pane, formaggio, yogurt, detersivi ecc non ho bisogno di comprarli. Certo, ci vuole anche la voglia di fare tutte queste cose, probabilmente in molti nel tempo libero starebbero a poltrire davanti alla tv o a giocare alla playstation. Ma qui non stiamo parlando di ozio, più o meno creativo, e nemmeno genericamente di tempo libero. Ci riferiamo al tempo liberato. Liberato dal lavoro.
Infatti, mentre ancora qualcuno per aumentare la competitività vorrebbe riportare gli orari di lavoro a quelli ottocenteschi, nella società della decrescita una delle “rivoluzioni” più auspicabili e necessarie è proprio quella della riduzione dell’orario di lavoro. Lavorando meno si ha più tempo per sè stessi, per gli altri e per sviluppare o recuperare manualità, competenze, tradizioni che a causa del progresso sono andate perdute ma che fanno parte della nostra cultura e che sono in grado di arricchirci come persone.

lunedì 13 aprile 2009

Decrescita: cultura

Il quarto punto del decalogo sulla decrescita è la cultura, i primi tre li trovate qui.

4. Cultura. “Fuggite dall’omogeneizzazione culturale globale e dall’impero anglosassone (e da qualunque altro impero). Siate creativi, partecipativi. Non siate meri spettatori passivi. Proteggete le culture autoctone, le lingue locali, la cultura rurale, i segni culturali distintivi di ogni popolazione (sia rurale o urbana)… Proteggete le radici, il passato, le differenze, la biodiversità culturale… senza fanatismi. Proteggete gli artisti locali e le piccole industrie culturali di ogni zona. Disprezzate la clonazione culturale, sterile e di cattivo gusto. Dalí disse: ˝Solo l’ultralocale può diventare universale". La cultura locale, l’arte in famiglia, le tradizioni proprie… favoriscono l’identità. Senza identità e senza rispetto per il proprio passato (attenzione, non confondetevi con le mentalità chiuse), nessuno è niente. Rispettate le culture orali. Diffidate dei sistemi culturali verticali. Ricordate che dall’università sono uscite milioni e milioni di persone che hanno attentato contro l’uomo e la Natura (e alcuni/e studiosi/e stimati/e)”.

*Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

**E di internet? (di Cristiana Lenoci)
Ma cosa succede nel cervello di chi utilizza Internet con una certa frequenza? Un recente studio dello University College di Londra ritiene che le modalità d pensiero e lettura siano completamente cambiati. Poca attenzione per l’analisi e la profondità del racconto, oggi si va al “sodo”, si procede tra titoli e riassunti, passando da un link ad un altro. […] Ma è chiaro che la rapidità di questi passaggi può comportare un calo di attenzione, e soprattutto di memoria. Secondo i recenti studi, infatti, il 10% delle persone tra i 20 e i 35 anni che naviga spesso in Rete accusa disturbi della memoria a più livelli. Di certo lo abbiamo sperimentato tutti noi: inviare un sms mentre navighiamo in Rete, inviare una mail mentre si ascolta l’I-pod, e così via. Se svolgere tutte queste attività contemporaneamente riesce facile a tutti, è ormai difficile concentrarsi, ricordare, selezionare la moltitudine di informazioni che recepiamo ogni giorno da più parti.

***Si sta perdendo, per esempio, la sana e utilissima abitudine di leggere un buon libro nei momenti di relax. Molti preferiscono scorrere pagine su pagine virtuali, senza godere la sensazione delle dita sulla pagina. Bisogna riscoprire queste sensazioni perdute, pur senza negare le grande possibilità di conoscenza e informazioni che il web ci propone. Voi che ne dite?

mercoledì 8 aprile 2009

Osvaldo Licini


Mi sono trovato casualmente ad osservare la riproduzione fotografica di un quadro di Osvaldo Licini, ed è stato un colpo di fulmine! Come aver assaggiato un vino inebriante e, senza capirne la ragione, mi sono sentito catturato dalla magia del suo linguaggio pittorico, così poetico e intrigante, da vertigini! Devo dire: un artista a 5 stelle!
Link: Il sito - Il centro studi