martedì 31 marzo 2009

R.E.M.

Dopo otto anni di onorata e fortunata carriera a cavallo tra i suoni di certo folk-rock psichedelico e una vena ‘indie’ mutuata da trascorsi live sui palchi del circuito punk, firmarono nel 1988 un contratto miliardario per la realizzazione di ‘Green’, che li portò in breve ad essere la più celebrata band del rock americano, l’unico in grado di rivaleggiare con gli U2 in termini di successo popolare e di carisma, di compiutezza artistica e innovazione, di rapporto con il pubblico e indipendenza creativa. La loro storia inizia nel 1980 ad Athens, Georgia, quando a Peter Buck e Michael Stipe si uniscono Bill Berry e Mike Mills per dar vita a una band che predicava il verbo sonoro della nuova onda in maniera originale, mescolando febbre psichedelica e punk, ma anche qualche ricordo dei Birds e dei Doors. L’esordio discografico è del 1982 con ’Chronic Town’, ma è con ’Murmur’, l’anno seguente, che il mondo si accorge di loro.
Sono una band singolare, nel senso che il loro rapporto con la new wave degli anni ottanta è, per così dire, saltuario, così come la loro vicinanza agli altri movimenti dell’epoca. All’interno della storia del rock, riescono a tenere insieme passato e futuro, sentimento e ragione. Dischi e concerti, anno dopo anno, contribuiscono ad accrescere la fama del gruppo, che nel 1987, con ’Document’, arriva a scalare per la prima volta anche i vertici delle classifiche di vendita, superando il milione di copie.
Nel 1988 la Warner, come detto sopra, mette i R.E.M. sotto contratto, e loro pur abbandonando la musica indipendente non cambiano atteggiamento anzi, ’Green’, il primo disco realizzato per l’industria discografica multinazionale, li confermano ancora una volta coerenti con le proprie idee.
Stipe, Mills, Berry e Buck restano indipendenti dalle mode che pian piano modificano lo scenario musicale americano, restano indipendenti dalle ideologie, legando la vita del gruppo a innumerevoli battaglie di libertà. Negli anni novanta i R.E.M. si trasformano in una band dal successo planetario, e lo fanno con due album: ‘Out of Time’, del 1991 e ‘Automatic for the People’, del 1992, che possono ben essere considerati i loro capolavori, in piena controtendenza rispetto all’ondata grunge e metallica di quegli anni.
Stipe il principale artefice del gruppo, è carico di una vitalità straordinaria, ha un’espressività che non si limita alla voce ma passa attraverso il suo corpo, i gesti, e la presenza sul palco. Stipe vuole essere ‘visto’ perché i R.E.M. credono ancora nella forza del rock e lo dimostrano con i dischi successivi: ’New Adventures in Hi-Fi’, del 1996, ’Up’, del 1998 e ‘Reveal’, del 2001, non fanno che confermare il loro status e la loro libertà creativa, sfuggendo a mode e tendenze. I successivi ‘Around the Sun’, del 2004, e ‘Accelerate’, del 2008, risulteranno al di sotto delle aspettative, ma pur sempre dischi degni di rispetto musicale, quel rispetto che i R.E.M. si sono guadagnati nel corso di questi anni, di quel rispetto che soprattutto loro stessi hanno sempre avuto nei confronti dei loro fan, e del mondo intero.


Discografia


1982 - Chronic Town
1983 - Murmur
1984 - Reckoning
1985 - Fables of the Reconstruction
1986 - Lifes Rich Pageant
1987 - Document
1987 - Dead Letter Office
1988 - Eponymous
1988 - Green
1991 - Out of Time
1991 - The Best of R.E.M.
1992 - Automatic for the People
1994 - Monster
1994 - Singles Collected
1996 - New Adventures in Hi-Fi
1997 - In The Attic
1998 - Up
2001 - Reveal
2003 - In Time: The Best of R.E.M. 1988-2003
2004 - Around the Sun
2006 - And I Feel Fine: The Best of the I.R.S. Years 1982-1987
2007 - R.E.M. Live
2008 - Accelerate

domenica 29 marzo 2009

Novalink #1


Suoni - Fizy è un motore di ricerca musicale. Con i suoi 75 miliardi di mp3, è senz'altro il più 'carico' magazzino al mondo. Non bastasse, altre sue qualità sono: la semplicità d'uso e la velocità. Oltre all'ascolto dei files, c'è la possibilità di vedere i video correlati e non ultimo la condivisione con altri utenti. [via]


Visioni - Le immagini di Aimee Brodeur, fotografa americana sono particolarmente 'naturali', dove per naturali si intende sia l'ambiente che circonda l’uomo e sia la naturale, disinibita ed enigmatica 'spy life' del suo 'diario'. [via]


Dintorni - Dal network Blogosfere, è nato Vivere Filosofando. Un nuovo blog curato da Marco Apolloni, studioso con specializzazione nella Filosofia della storia oltre che scrittore, saggista, curatore, redattore (e blogger), si definisce con tre aggettivi: rapsodo, vulcanico, creativo.

sabato 28 marzo 2009

Susanna Rafart


il sabato poesia: Traccerò

Traccerò cerchi con ossidiana,
segno per segno, seguendo il buio dei verbi
quando il giorno sarà l’ultimo giorno
in mezzo a bestie golose
che con artigli lunari
vorranno amare la vita di un solo verso
beneficio di bussole indenni
sotto colonne d’edera rannuvolate.
Sarà così che non trascriveremo il corso
di fiumi vivissimi.
Resterò nei cerchi sotto nevi avverse
e abolirò il mare che m’incendia
la matita desolata di questi abissi.


venerdì 27 marzo 2009

Yvan Goll

agenda letteraria Il 27 marzo 1950 - muore a Parigi lo scrittore franco-tedesco Yvan Goll (ps. di Isaac Lang)

Ho avuto sette figli?
Io padre non lo sono più
Sono di nuovo figlio
Con olio e sabbia
E lievito di stella serotina
Cuocio il pane della povertà.
(La rivolta di Giobbe)

Bertolt Brecht


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e
fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e
stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e
fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed
io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e
non c’era rimasto nessuno a protestare.

giovedì 26 marzo 2009

Puzzle musicale e luminoso

Attenzione, questo gioco crea dipendenza.
Playauditorium è una meraviglia ibrida che mescola musica e geometria.
Dobbiamo dirigere i flussi luminosi nella giusta direzione, in modo che alimentano gli elementi musicali. Per farlo bisogna usare i cerchi di cui possiamo variare il diametro. La freccia nel centro indica la direzione che il cerchio farà prendere al flusso. Ogni modulo ci fa ascoltare una melodia diversa. Per avanzare nei livelli, dobbiamo riuscire a farli suonare tutti allo stesso tempo.
Ci vuole un pò di pratica ma il risultato è davvero piacevole e intrigante.

mercoledì 25 marzo 2009

Valentine de Saint-Point

agenda letteraria Il 25 marzo 1912 - Valentine de Saint-Point pubblica il "Manifesto della donna futurista"

Invece di ridurre l'uomo
alla schiavitù degli squallidi
bisogni sentimentali,
spingete i vostri figli e i
vostri uomini a superare se
stessi. Voi li avete fatti.
Voi potete tutto su di loro.
All'umanità dovete
degli eroi. Dateglieli.
(Manifesto della donna futurista)

martedì 24 marzo 2009

Mahavishnu Orchestra – The Inner Mounting Flame (1972)


In un periodo adolescenziale della mia vita fui folgorato sulla via del jazz rock (e non solo), termine non certamente ortodosso per la critica jazzistica (non me ne voglia l’amico Jazzer).
Fra i tanti musicisti e gruppi in auge in quegli anni, la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin nutriva la mia più sentita ammirazione.
Se Miles Davis inventò il jazz rock sulle onde di “Bitches Brew”, furono i suoi discepoli a dargli ordine e regola, a cominciare da John McLaughlin, che con Hammer e Cobham fondò nel 1971 la Mahavishnu Orchestra.
The Inner Mounting Flame è uno dei capolavori insieme a Birds of Fire (1973) di questo genere sonoro: il jazz rock. Questo primo disco è completamente composto dal giovane trentenne chitarrista, dotato di una tecnica straordinaria affinata nei lunghi anni di apprendistato nella scena jazz blues britannica.
McLaughlin è ispirato dalla filosofia induista di Sri Chinmoy e in “The Inner Mounting Flame” né dà evidente prova, infatti, per lui la musica è solo un mezzo e non un fine. Con le sue corde non vuole suscitare effimere meraviglie ma vuole premere nel profondo dello spirito. L’album è un insieme di mistiche visioni e di furibondi eccessi di energia. I musicisti dialogano fra loro, in maniera naturale senza nessuna forzatura, seguendo una “corrente” jazzistica, che si contrappone a quella più marcata del suono rock, in cui, normalmente, la presenza di uno strumento solista tende a prevaricare sugli altri. McLaughlin non nega la possibilità anzi, spesso sembra voler letteralmente richiedere ad ogni musicista del gruppo di potersi esprimere in maniera autonoma, senza nessuna censura e con la massima libertà. A questo, però, si contrappone al contempo una scelta di suoni e arrangiamenti spesso lontani dal jazz, che rende il gruppo artefice di quello che poi, con il passare degli anni, troverà identità propria in altri generi musicali, più ancora che nel jazz-rock o nella fusion. 4/5


Altro disco interessante è: Love Devotion Surrender (1973) insieme a Carlos Santana, un dei miei dischi preferiti, un disco che è "ode alla chitarra elettrica", e mai come in questo caso rappresenta uno dei migliori mai suonati nella straordinaria storia del rock.

lunedì 23 marzo 2009

Dossier acqua, l'Italia persa tra le bollicine

parole scritte La crisi, certo. La recessione, la depressione, il taglio dl superfluo. Ma c’è almeno un settore che non decresce e anzi va a gonfie vele. È il comparto dell’acqua. Che sia effervescente o naturale, ricca di sodio o con poco magnesio, oligominerale o mineralizzata attraverso brocche o sistemi per potabilizzare quella casalinga, il «prodotto» continua a funzionare. C’è, anzitutto, che gli italiani poco si fidano di quanto arriva dal rubinetto. Temono l’eccesso di calcare, l’inquinamento delle falde acquifere, o semplicemente non ne amano il sapore. Ma c’è anche una condizione psicologica, non trascurabile. Da una parte l’idea che alcune acque in bottiglia possiedano proprietà benefiche acclarate. Dall’altra la sensazione che, anche in tempi di crisi, quello dell’acqua confezionata sia un acquisto plausibile, che non incida oltremodo sul budget familiare ma «faccia bene».

Lo commenta anche il responsabile marketing della San Benedetto che spiega questa passione molto italiana come «un fatto culturale». L’acqua viene considerata a tutti gli effetti un genere alimentare, al pari di pasta o olio. Quindi deve essere di buona qualità. Per risparmiare, poi, ci sono mille sistemi. Dall’approvigionamento direttamente alla fonte ai filtri per pulire l’acqua di casa da qualunque residuo. Sia come sia, non si tratta di un consumo superfluo.
C’è poi una vaga connotazione psicologica: le bollicine «mettono allegria». Proprio così, testuale. Un po’ come succedeva con l’Idrolitina o le altre polverine «magiche» che riempivano le caraffe dell’Italia anni Sessanta. Era bicarbonato di sodio mescolato all’acido malico e tartarico, ma quello della bustina da versare nella bottiglia con tappo ermetico era un rituale gettonatissimo. «Come acqua sorgiva direttamente a casa tua», diceva la pubblicità. Che a tutt’oggi fa massicciamente il suo dovere, imponendo stili di vita, reclutando star di ogni genere per promuovere acque che fanno digerire, che aiutano a dimagrire e a depurarsi. Il concetto «acqua uguale pulizia» è il più semplice da far passare, ma di grandissimo impatto. E funziona. Gli ultimi dati parlano chiaro. Un dossier presentato ieri da Legambiente e Altraeconomia dice che nel 2007 abbiamo consumato la bellezza di 12,4 miliardi di acqua confezionata e che siamo disposti a pagarla mille volte di più di quella che esce dal rubinetto di casa (in media 0,5 millesimi di euro al litro contro i 30/50 centesimi di euro al litro per quella in bottiglia).
Con 196 litri pro capite all’anno, siamo il Paese d’Europa che ne consuma di più. Il terzo al mondo dopo gli Emirati Arabi e il Messico. Un volume d’affari per le aziende del comparto - 192 fonti e 321 marche - che supera i 2,25 miliardi di euro. Le uniche a rimetterci sono Regioni e Province che per i canoni di concessione delle multinazionali dell’acqua prendono cifre irrisorie, regolate in alcuni casi da un Regio decreto del 1927. Funziona così: ci sono regioni, tipo la Puglia, dove ogni ettaro di concessione costa un euro, indipendentemente dal numero di litri imbottigliati. In Veneto, al contrario, tre euro. In Abruzzo la tariffazione è forfettaria, a Bolzano si paga un canone annuo. Una sperequazione.
Legambiente chiede una legge ma soprattutto continua ad invitare gli italiani a usare l’acqua del rubinetto. «Che è di ottima qualità», ribadiscono. E non produce inquinamento né tonnellate di plastica. Un dibattito molto nostrano. A Istanbul il forum internazionale dell’acqua ci consegna dati drammatici: un miliardo di persone nel mondo non dispone di acqua potabile e muore di sete. In Nord Africa e Medio Oriente, a due passi da noi che sguazziamo nelle bollicine.

[fonte]

domenica 22 marzo 2009

Gianfranco Manfredi - Ma chi ha detto che non c'è?


sabato 21 marzo 2009

Ferdinando Montegnago


il sabato poesia: Ombra

L’ombra, mentre s’estende,
segue il real suo oggetto,
ovunque il piè lo scorge, o lungi, o presso:
et io faccio l’istesso
con voi, segno perfetto
e centro del mio core,
fatto linea amorosa, ombra d’Amore.

venerdì 20 marzo 2009

Pablo Picasso


"Ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare come un bambino"
[url foto]

giovedì 19 marzo 2009

Nikolaj Vasil'evic Gogol'

Hosting gratuito Il 19 marzo 1809 - nasce a Sorocincy Nikolaj Vasil'evic Gogol'

Quello che oggi è un giovane
pieno di fuoco farebbe un
balzo indietro, inorridito, se
potesse vedere il ritratto di se
stesso quando sarà vecchio.
Portate con voi lungo la via
[...] portate con voi tutti i
moti generosi dell'animo,
non li abbandonate lungo
il cammino.
(Le anime morte)

mercoledì 18 marzo 2009

Il ricordo del gusto

Dopo il ricordo del rumore e quello dell’odore, voglio ricordare quello del gusto. Chiudo gli occhi, la mia memoria si muove in cerca di quei gusti che per un motivo o per un altro hanno lasciato un segno indelebile nei miei ricordi. Il gelato alla fragola con l’interno di panna è il primo che mi viene in mente, gelato che rigorosamente potevo permettermi solo alla domenica nei mesi estivi.
Poi, ed è forse un segno del destino, il vino, che successivamente diventerà anche protagonista del mio lavoro, vino, che a differenza di oggi, una volta si cominciava ad assaggiare, almeno da noi in campagna, fin dall’adolescenza. Ricordo che non mi piacque subito ma un po’ alla volta ho cominciato ad apprezzarlo, un’usanza fedele che mi ha accompagnato fino ad ora.
Navigo con la mente e mi escono fuori vari gusti: le caramelle Rossana, alcuni dolciumi e quello deciso del castagnaccio.
L'elemento principale di questo senso è la lingua e i suoi recettori, il dolce, l’amaro, l’acido e il salato ma non solo, anche altri “bottoni” gustativi adiacenti come il palato, le tonsille e la faringe hanno la loro “relativa” importanza. Sono questi gli elementi che fanno funzionare il nostro gusto e che ancora una volta fanno, come per i rumori e per gli odori, da separatore "positivo" e "negativo" “buono” o “cattivo” del nostro bagaglio sensitivo . Anche i gusti inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita. La nostra mente immagazzina tutti i “file” gustativi e fa da pilota prima di qualsiasi assaggio.
Per assaporare nuovi gusti bisognerebbe però ogni tanto “resettare” i nostri ricordi, solo così riusciremo ad apprezzare nuove “frontiere” gustative.
Ciascuno di noi può raccontare i propri gusti e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire i ricordi gustativi dell'infanzia... cosa sentite? Pardon, cosa gustate?

martedì 17 marzo 2009

Ricky Gianco - Fango


lunedì 16 marzo 2009

Ernesto Nathan Rogers

Hosting gratuito Il 16 marzo 1909 - nasce a Trieste lo scrittore e architetto italiano Ernesto Nathan Rogers

Dobbiamo avere il coraggio di
imprimere il segno della nostra
epoca e tanto più saremo capaci
di essere moderni, tanto meglio
ci saremo collegati con la
tradizione e le nostre opere si
armonizzeranno con le
preesistenze ambientali.
(Esperienza dell'architettura)

domenica 15 marzo 2009

Werner Bischof

Werner Bischof racconta: In questo momento non vedo giustificazione alcuna al mio viaggio a meno di non essere completamente impegnato sul presente e sui problemi del nostro tempo. D'accordo, ma perché non fotografare in modo bello una storia umana positiva? Che cosa spinge tutti i redattori del mondo a cercare immagini torride, drammatiche piene di forti sentimenti personali?
(In India, 1951)

"Solo il lavoro fatto in profondità, con un impegno e un coinvolgimento totali, può davvero aver valore."

E’ difficile scattare fotografie in un campo di prigionia, rimanere umano e poi scoprire che le foto migliori sono state scartate. Qualche volta mi domando se oggi sono diventato un “reporter”, una parola che odio con tutto il cuore. Penso che la concentrazione che ero solito mettere nel mio materiale adesso si è spostata sull’aspetto umano, e questo è di gran lunga più complicato, perché non puoi pianificarlo.
(Nella Corea del Sud, dopo aver lavorato in un campo di rieducazione, 1952)

Ne ho avuto abbastanza: questa caccia alla storia è diventata difficile da reggere – non fisicamente, ma mentalmente. Ormai il lavoro qui non mi dà più la gioia della scoperta; qui quello che conta più di qualunque cosa è il valore materiale, il fare soldi, fabbricare storie per rendere le cose interessanti.
Detesto questo genere di commercio di sensazioni… E’ stato come prostituirsi, ma ora basta. Dentro di me io sono ancora – e sarò sempre – un artista.
(In Indocina, dopo aver realizzato un reportage su commissione, 1952)

La vita

Werner Bischof nasce a Zurigo il 26 aprile del 1916. Inizialmente vuole diventare pittore ma, seguendo le indicazioni del padre che per lui voleva una formazione più tecnica, si iscrive alla mitica Scuola di Arti Applicate di Zurigo, dove studia anche fotografia e dove resterà affascinato per le illimitate possibilità espressive del mezzo.

1940 – Si afferma come fotografo e design pubblicitario.
1945 – Inizia un viaggio attraverso l’Europa, quasi tutte le nazioni.
1951 – E’ in India, dove riceve l’incarico per un servizio in Corea.
1952 – Lavora in Giappone ed Indocina.
1954 – il sei maggio muore.

Link: Il sito - Magnum Photos

sabato 14 marzo 2009

Torquato Tasso


il sabato poesia:
Ape

Un’ape esser vorrei,
donna bella e crudele,
che sussurrando in voi suggesse il mèle;
e, non potendo il cor, potesse almeno
pungervi il bianco seno,
e ’n sì dolce ferita
vendicata lasciar la propria vita.

venerdì 13 marzo 2009

Auguri Web

Il 13 marzo di 20 anni fa, fu presentato un documento destinato a gettare le basi per la nascita del Web.
Auguri
Tim Berners-Lee e grazie a te se ora noi siamo qui.

Paolina Leopardi

Hosting gratuito Il 13 marzo 1869 - muore a Pisa Paolina Leopardi, sorella di Giacomo

Di Giacomo, poi, della gloria
nostra, abbiam dovuto tacere più
che mai tutto quello che di lui ne
veniva fatto di sapere, come di
quello che non combinava punto
col pensiero di papà e colle sue
idee. Pertanto, non abbiam fatto
mai parola con lui delle nuove
edizioni delle sue opere, e quando
le abbiamo comprate le abbiamo
tenute nascoste.
(Lettera a Marianna, 1845)

giovedì 12 marzo 2009

Lo Sri Lanka e la sua lunga guerra


"The Big Picture" con i suoi reportage fotografici non finisce mai di stupire. Anche in questo servizio ci vengono mostrate 37 immagini crude ed incredibilmente reali della guerra civile in Sri Lanka combattuta tra il governo e i ribelli separatisti Tamil (Tigri per la liberazione del Tamil).

Questa guerra che dura da oltre ventisei anni ha fatto più di 70mila vittime e oltre 200mila rifugiati.

mercoledì 11 marzo 2009

Mary Shelley

Hosting gratuito L'11 marzo 1818 - Mary Shelley pubblica Frankenstein o il Prometeo moderno

Da dove, mi chiedevo spesso,
deriva il principio della vita?
era un interrogativo ben arduo,
uno di quelli che sono sempre
stati considerati senza risposta, e
tuttavia di quante cose
potremmo venire a conoscenza
se codardia e negligenza non
ostacolassero la nostra ricerca!
(Frankenstein)

martedì 10 marzo 2009

Decrescita: energia

Il terzo punto del decalogo sulla decrescita è l'energia, i primi due: Alimentazione e Società li trovate qui.

"Risparmiate tutta l’energia possibile. Riciclate energia. Cercate di fare un uso efficiente dell’energia. Traete il miglior profitto dall’energia che utilizzate. Consumate, nella misura delle vostre possibilità, energia che provenga da fonti rinnovabili. Investite, nella misura delle vostre possibilità, in fonti energetiche rinnovabili. Diffondete, nella misura delle vostre possibilità, le fonti energetiche rinnovabili al lavoro, a casa e nei centri di studi…"

Due domande ad *Alberto Zoratti

Quale modello energetico senza nucleare, a livello internazionale, risulta credibile per efficacia ed efficienza e quindi esemplare per il caso italiano?


La risposta non può essere univoca, ma più complessa di quanto si pensi. È necessario un mix di fonti energetiche come l’idroelettrico (soprattutto di piccole e medie dimensioni), il solare, il vento, il gas naturale, sommato, però, a tutte le esistenti strategie di risparmio energetico. Che dire delle case-clima, già diffuse nel nord Europa ed in parte in provincia di Trento e di Bolzano dove il consumo totale si attesta sui 7 KWh/m² all’anno? Stiamo parlando di meno di un litro di olio combustibile per metro quadrato annuo (o meno di un metro cubo di gas), contro i 300 KWh/m² all’anno che si possono trovare come punta massima nei nostri edifici, con una media che – nel 90% dei casi – tocca i 200 KWh/m² all’anno (attorno ai 20 litri di olio combustibile per metro quadrato annuo). E questo è soltanto un esempio.

Quali sono le reali alternative energetiche a cui far riferimento in Italia? Responsabilità e consapevolezza non richiederebbero innanzitutto produrre vicino ai luoghi di consumo, risparmiare e innovare con tecnologie appropriate?

Responsabilità e consapevolezza dovrebbero innanzitutto richiamare il cittadino alle sue responsabilità personali, al proprio stile di vita, che dovrebbe essere all’insegna dell’attenzione ai propri consumi. Il risparmio energetico è sicuramente il primo passo. Ma a questo vanno affiancate politiche pubbliche che parlino di agevolazioni sull’edilizia, a cominciare dalle coibentazioni (meglio se in materiali naturali) per arrivare ai consumi. E poi, certamente, le fonti di approvvigionamento, che dovrebbero contemplare produzioni con microimpianti. Insomma, passare da una gestione centralizzata della produzione ad una gestione reticolare, dove ognuno non sia solo utente ed utilizzatore, ma anche produttore e distributore. Una rivoluzione, ovviamente. Ma visto il cambiamento in atto, forse ne vale la pena.

*Biologo e giornalista freelance. Collaboratore di Altreconomia, La Nuova Ecologia e Carta, è autore di diverse pubblicazioni come Wto. Dalla dittatura del mercato alla democrazia globale (EMI, 2005). Ha collaborato alla realizzazione di Atlante di un'altra economia (Manifestolibri, 2004) e Prodotti dal Sud del mondo e mercati avanzati. Potenzialità e contaminazioni tra commercio equo e solidale e commercio internazionale (Franco Angeli Edizioni, 2007). È tra i fondatori dell’organizzazione dell’economia solidale Fair (www.faircoop.it).

domenica 8 marzo 2009

Traffic - John Barleycorn Must Die (1970)

Doveva essere il suo primo disco solista, ma qualcosa ha fatto cambiare idea a quel genio di Steve Winwood, rimise la denominazione “Traffic” e cambiò il nome
del disco che originariamente doveva chiamarsi “Mad Shadows”.
I Traffic altri non sono che un trio, uno dei migliori che la scuola del rock abbia mai sfornato: Chris Wood ai fiati, Jim Capaldi alla batteria e il polistrumentista, cantante e compositore Steve Winwood. Ad onor di cronaca è utile ricordare che Steve all’età di quindici anni, si 15! creò la fortuna degli “Spencer Davis Group”.
Questo trio di folk-pop tra i più interessanti, stimolanti e creativi degli anni Settanta, segnano con questo disco uno dei capolavori del pop-rock, un viaggio introspettivo ai confini tra il vecchio e un nuovo “ritmo sonoro”.
Ad un certo punto l’enfant prodige del rock britannico, Winwood, rimane folgorato dalla leggenda di John Barleycorn, un buffo omino dalla fisionomia variabile che nella tradizione popolare viene celebrato come la personificazione simbolica del Whisky e della Birra. E’ così che nasce “John Barleycorn Must Die”, capolavoro di semplicità e raffinatezza che alterna ipnosi ritmica a intensità lirica. Questo progetto viene offerto al pubblico in un periodo che è travolto dai furori di fine anni sessanta, i fiati tenui, la composta ritmica, l’atmosfera vocale, riescono ad ammaliare e a ipnotizzare i fan. Fu proprio questa compattezza a rendere “John Barleycorn” un‘avventura tanto provocatoria quanto originale, quasi il frutto di un’operazione chirurgica a cuore aperto.
Alcuni di voi si ricorderanno della sigla radiofonica di “Per voi giovani”, il brano era Glad, il riff ipnotico rimane ancora nella memoria di molti, come il disco del resto, che col passare degli anni venne considerato una delle pietre miliari del nascente “Progressive Rock”.
La spiegazione di tanta originalità è ancora oggi probabilmente da ricercarsi nella presenza del genio bambino, primattore ma antidivo, grande vocalist e virtuoso pluristrumentista Steve Winwood. 4,5/5

sabato 7 marzo 2009

Clara Janés



il sabato poesia: Bevi

Bevi le ombre – disse,
bevi l’oscurità
dell’amore mortale
e chiudi gli occhi tra le mie ali
che sono la barca che attraversa
spazio e tempo.


Stanley Kubrick (7 marzo 1999 - 2009)


Dieci anni fa moriva Stanley Kubrick, il Regista.

Lo voglio ricordare con una sua risposta ad una intervista rilasciata a "El Pais Artes" nel 1987, dal titolo "Il mistero è più forte nell'arte che nella vita" di Vicente Molina Foix


Tuttavia, i romanzi da cui lei ha tratto i suoi film (Lolita di Nabokov, Barry Lyndon di Thackeray, The Shining di King, e così via) sono molto diversi tra di loro. Che cosa la attrae in un romanzo perché decida di trarne un film?

Anzitutto, una certa indefinibile risposta personale alla storia. Suona un po' semplicistico, ma ha a che vedere con il fatto che a uno semplicemente la storia piace. Poi sorge la domanda: la storia conserva il suo fascino? E se continui a pensarci per un paio di settimane, seguita ad affascinarti? Se la storia supera queste prove, si può farne un film? Con la maggior parte del romanzi, se sono dei buoni romanzi, non è possibile. E' qualcosa insito in ogni buon romanzo: sia che si tratti della portata della storia o del fatto che i migliori romanzi tendono a preoccuparsi molto della vita interiore dei loro personaggi piuttosto che delle azioni esterne. Ne risulta che c'è sempre il rischio di semplificare troppo quando si cerca di cristallizzare gli elementi delle tematiche o dei personaggi. E allora, va bene, alcuni romanzi probabilmente non potranno mai essere la base per buoni film. Ma diciamo che lei abbia deciso che sia possibile trarre un film da un dato romanzo; le domande successive saranno: ha delle qualità cinematografiche? Sarà interessante da guardare? Contiene delle belle parti per gli attori? Ci sarà qualcun altro interessato al romanzo quando avrai finito di girarlo? Queste sono le domande che ho in testa. Ma soprattutto, direi che serve una specie di eccitazione personale rispetto al romanzo; il fatto che semplicemente ti innamori della storia.

Lèo Malet

Hosting gratuito Il 7 marzo 1909 - nasce a Montpellier lo scrittore francese Léo Malet

Quello che è fastidioso nel romanzo
poliziesco è quando si arriva alla fine
dell'enigma. E' un pò come alla fine
dell'atto sessuale, c'è una sorta di piccola
delusione.
(Cahiers du Silence, "Lèo Malet")

giovedì 5 marzo 2009

Giornata della Lentezza

Lunedi 9 marzo 2009 è la terza giornata mondiale della lentezza.

Nella giornata di maggiore fretta, il lunedì, il mondo elogia la lentezza attraverso diverse iniziative culturali e non solo. La 'Giornata Mondiale della Lentezza' è nata da un’idea di Bruno Contigiani (che ha fondato l’Associazione 'L’arte del Vivere con lentezza') che nel libro omonimo afferma: “Si possono compiere piccole azioni che possono portare a grandi cambiamenti... perchè rallentare vuol dire cercare il giusto ritmo, il proprio tempo, diverso da persona a persona, trovare un equilibrio intelligente tra il nostro correre quando dobbiamo ed il nostro fermarci quando possiamo, in una parola dobbiamo rallentare per vivere meglio". Molte sono le città italiane e straniere coinvolte nell’avvenimento con iniziative spontanee e legate alla creatività; l’importante è capire che vale la pena, di fermarsi un attimo per riflettere e per imparare, piano piano, a farlo tutti i giorni.

"Il mondo e la nostra vita girano troppo in fretta. Una fretta che ci allontana sempre più dai tempi biologici della Terra e da un ritmo di vita più naturale. [...]
Rallentare vuol dire riflettere su come usare meglio il nostro tempo, significa apprezzare le piccole cose di ogni giorno, accorgersi che la maggiore ricchezza di cui abbiamo bisogno sono le relazioni umane.”

La giornata della lentezza non cambierà di molto il mio stile di vita, anche perché, proprio il lunedì è per me un giorno molto frenetico. Farò in modo di soffermarmi ogni tanto a pensare con più calma a quello che faccio e sono sicuro che mi farà solo bene.

I 14 ComandaLenti

per trovare la velocità giusta nella vita

1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
3) Se entrate in un bar per un caffè:ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell'uscita (questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in
ascensore)
4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara...
5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer...se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall'altra parte della città
7) Non riempire l'agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
8) Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
9) Anche se potrebbe costare un po' di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
12) Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
13) Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
14) Smettiamo di continuare a ripetere:"non ho tempo". Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.

... e i 7 ComandaLenti in cucina

1) Il cibo è la tua prima medicina: insegna Ippocrate... crediamoci!
2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un'ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
3) E' scientificamente provato che l'acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto ... anche l'udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
6) Evitiamo il "due in uno"! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
7) Non precipitiamoci ... il cinema, la lavastoviglie, l'ultimo ritocco al computer, ecc. aspettano

Informazioni trovate in rete e su: www.vivereconlentezza.it

mercoledì 4 marzo 2009

Edgar Morin

L’unica conoscenza che valga è quella che si alimenta di incertezze e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione.

Edgar Morin - (opera di Josef Alberts)

lunedì 2 marzo 2009

Lou Reed

All’inizio degli anni settanta, Lou Reed chiude l’avventura con i Velvet Underground e lascia l’America per approdare in Inghilterra, dove stringe un proficuo sodalizio con David Bowie. Il risultato è uno dei dischi più influenti della storia del rock, significamente intitolato “Transformer”, prima consapevole realizzazione di un progetto sospeso tra le due sponde dell’oceano. Il disco è un manifesto dell’ambiguità, un sillabario del lessico del rock “vizioso” che contiene brani destinati a diventare dei classici, come Vicious, Satellite of love, Walk on the Wild Side, Perfect Day, rock affilato e romantico, decadente e perverso, spettacolare e innovativo. In questi brani è racchiusa la poetica di Lou Reed, i versi oscuramente metropolitani, la devianza come forma d’arte, un senso strisciante di perdizione, una malinconica ed eccitante malia da fine del mondo, la confusione tra vita e arte, comunicate con un’elettricità travolgente, anche quando i ritmi si fanno più lenti e la voce si abbassa fino a una minacciosa e spudorata declamazione.
Era un punto di partenza, ribadito l’anno seguente dalla stratosferica e decadente eleganza di “Berlin”, e da due dischi rock di grandissimo successo come “Rock’ n’ Roll Animal” e “Sally Can’t Dance”, il suo album più venduto, entrambi del 1974. Poi il tuffo nell’avanguardia con “Metal Machine Music”, uno dei suoi lavori più discussi, un viaggio nel rumore, quattro facciate che trasformano la musica in un rombo di tuono, risposta a un alto più sperimentale che Reed non ha mai del tutto abbandonato. “Coney Island Baby” del 1976, riporta Reed ai suoi acuti rock, mentre il seguente “Rock’n’ Roll Heart” non brilla per creatività. “Street Hassle” del 1978 è al contrario un violento ritorno alla poesia dei bassifondi, alla provocante sperimentazione, alle storie che narrano di vite perdute. Il decennio si chiude con un gioiello live, “Take Non Prisoner” che lo mette in perfetta sintonia con la generazione dei “punksters”, un disco dove, come sottolineano E. Gentile e A. Tonti nel loro “Dizionario del rock”, “Lou Reed non canta ma sputa le parole come se fosse un Lenny Bruce dei bassifondi”. Gli anni Ottanta non lo vedranno più così sporco e cattivo. Reed sarà sempre meno interessato al rock, preferendo le performance alla canzone. “Legendary Hearts” del 1983, e il bellissimo “New York del 1989 saranno i suoi lavori migliori di un decennio mediocre, presagio degli anni Novanta, che vedranno lavori come “Song for Drella”, realizzato nel 1990 insieme a John cale, e “Magic and Loss”, del 1992, che hanno indirizzato l’evoluzione musicale di Reed verso un sonwriting più scuro e personale.
Tutti i dischi successivamente pubblicati da Reed e quindi: “Set Twilight” (1996), “Ecstasy” (2000), “The Raven” (2003), “Hudson River Wind Meditation” (2007) e “Lou Reed Metal Machine Trio” (2008), non saranno più degni di particolare attenzione. Il cantante, il musicista che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica rock, ha deposto l’ascia e si gode la pensione, come è giusto sia.

domenica 1 marzo 2009

Alexey Titarenko


Alexey Titarenko ha cominciato la sua attività di fotografo all’inizio degli anni ’70 e nel ’78 con la sua prima mostra è diventato membro dell’importante istituto Zerkalo di Leningrado.
La sua non simpatia con la propaganda sovietica ufficiale gli ha dato l’opportunità di dichiararsi pubblicamente durante la Perestroika nel 1989 con la sua “I Segni della Nomenclatura”.


Titarenko ha ricevuto numerosi premi da diverse istituzioni in Svizzera, Lussemburgo, Germania e Russia e ha partecipato a molti festival, biennali e progetti internazionali, per un totale di 30 mostre personali, sia Europa che negli Stati Uniti.

Interessanti da vedere oltre ai "B&W di S. Pietroburgo, le due città "L'Avana" e "Venezia".

Giacomo Balla

Hosting gratuito Il 1 marzo 1958 - muore a Roma il pittore, scultore e scenografo italiano Giacomo Balla

Ho un carattere ne così ne cosà, sono natura fatto da essa e non
dagli uomini, per cui vivrò da me certissimo della mia arte che fa
palese nella pittura la mia anima.

(Taccuini giovanili)
 
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