sabato 28 febbraio 2009

Daria Menicanti (1914- 1995)

Epigramma per il cuore

Se il cuore è innamorato
il fracasso che fa.
Io non capisco come mai la gente
non se ne avveda mentre quello va
tambureggiando sospeso nel petto
e non sosti interdetta a domandarsi
qual che si sia e chi fa

giovedì 26 febbraio 2009

Gino Severini

Hosting gratuito Il 26 febbraio 1966 - muore a Parigi il pittore italiano Gino Severini

Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo
universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come
tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non
è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente
[...] I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo,
e i divani entrano in noi, così, come il tram che passa entra nelle case,
le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si
amalgamo [...] Le nostre sensazioni pittoriche non possono essere
mormorate. Noi le facciamo cantare urlare nelle nostre tele
che squillano fanfare assordanti e trionfali.

(Manifesto tecnico della pittura futurista, Boccioni-Carrà-Russolo-Balla-Severini)

mercoledì 25 febbraio 2009

La libertà e la giustizia #7/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

E in questo senso io chiamo questa religione la religione del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra questi esseri temuti e il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante. Spesso il re o il capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina una comunanza d'interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.
C'è un'altra origine dell'organizzazione religiosa: i sentimenti sociali. Il padre e la madre, capi delle grandi comunità umane, sono mortali e fallibili. L'aspirazione ardente all'amore, al sostegno, alla guida, genera l'idea divina sociale e morale. E' il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. E' quel Dio che, secondo l'orizzonte dell'uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l'umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime dei trapassati. Tale è l'idea di Dio considerata sotto l'aspetto morale e sociale.

Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l'evoluzione della religione del terrore in religione morale che poi continua nel Nuovo Testamento. Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono essenzialmente religioni morali. Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli. Bisogna guardarsi dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali. Ogni religione è in fondo un miscuglio dell'una e dell'altra, con una percentuale maggiore tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.
Tutte queste religioni hanno comunque un punto comune, ed è il carattere antropomorfo dell'idea di Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili. Ma in ogni caso vi è ancora un terzo grado della vita religiosa, sebbene assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo. L'individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l'impronta sublime e l'ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero. L'esistenza individuale gli dà l'impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo.

martedì 24 febbraio 2009

Bob Dylan – Highway 61 Revisited (1965)

Scegliere nella lunga discografia di Dylan gli album che bisognerebbe assolutamente avere a casa è molto difficile. Di sicuro tutti quelli che ha inciso negli anni Sessanta, che ovviamente sono pietre miliari, fondamentali e irrinunciabili. Senza per questo trascurare alcuni dischi incisi negli anni “minori”, che contengono comunque brani straordinari. Non potendo averli tutti, alcuni sono veramente essenziali: “The freewheelin’ Bob Dylan” e “The Times they are a-changin”, per quanto riguarda la fase acustica. Imperdibili anche i successivi “Another side of Bob Dylan”, “Bringing it all back home”, e poi ovviamente il qui recensito “Highway 61 Revisited “. Aggiungendo almeno “Blonde on blonde”e “Nashville skyline”, abbiamo un quadro più completo. Non è tutto, certo, ma è una buona base, per avere l’essenziale di Bob Dylan.

Highway 61 Revisited - E’ difficile dire se si tratti del più bel disco di Dylan. Di sicuro è quello più importante, più completo, un manifesto visionario, una boa intorno alla quale è girato il vento di tutto il mondo del rock alla metà esatta del decennio d’oro della musica popolare, il 1965.
Il disco è un racconto irripetibile di visioni che raffigurano l’altra America, quella della strada, dei vicoli bui e malfamati, dei sogni infranti e dei viaggi. La svolta elettrica già iniziata precedentemente, raggiunge la maturazione con questo album, gemme come “Like a rolling stone” (una, se non la, canzone più bella di tutti i tempi), Desolation row e Ballad of a thin man, riempiono di fremiti anche gli animi più insensibili alle sonorità rock. I testi sono veri propri intuizioni poetiche. In questo disco Dylan riesce a coniugare vibrazioni elettriche, ritmo, istinto di fuga, con un’alta e ambiziosa densità letteraria. La forza devastante di questa “sintesi” deriva dalla sua ricchezza di linguaggio, figlio della grande tradizione americana, sia quella dei poeti Whitman e Ginsberg, sia dei menestrelli folk come Woody Guthrie.
Highway 61 Revisited è stato un disco "boa"; la musica popolare sta svolgendo il ruolo profondo e sublime della poesia, Dylan porta il rock al rango della grande letteratura, e si rivolge efficacemente allo stesso tempo a milioni di persone.
Uno schiaffo di incomparabile bellezza. 5/5

lunedì 23 febbraio 2009

Decrescita: società

Dopo il primo sull'alimentazione, prendiamo in considerazione ora il secondo punto: la società:

"Mantenete unita la vostra famiglia. Tessete alleanze con i vicini, con i genitori dei compagni di scuola dei vostri figli (se vanno a scuola), con i colleghi di lavoro, con tutta la *comunità e soprattutto con i familiari più stretti e lontani e con i vostri amici. Associatevi a cooperative, spacci, reti di consumo locale… Proteggete il piccolo **commercio e le eco-nomie locali, gli artigiani e gli ***agricoltori locali. Promuovete il modello di società mediterranea, cordiale, semplice. È ecologico, salutare e dona il buon umore".

*Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai “divertimenti” o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

**Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

***Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità.

[appunti trovati in rete nei siti della decrescita]

sabato 21 febbraio 2009

Uomini e lavoro


Ennesima bella raccolta di 45 foto targata “The Big Picture”. Questa volta le immagini mostrano “persone & lavoro”. Sono ritratti, “spezzoni” di cronaca quotidiana nelle più disparate situazioni lavorative, dalla ThyssenKrupp e le praline di cioccolato in Germania alla confezionatura di sigari in Nicaragua, dalla fabbrica di feltro in Bielorussia alla fabbrica di mattoni in India, dalla distilleria di cognac in Francia alla fabbrica tessile in Ruanda, passando per molte realtà lavorative nell’oriente della terra: Cina, Corea, Vietnam, Tailandia, Malesia ecc. Tutte le foto mostrano un momento particolare e unico. Un popolo che lavora in qualche parte del mondo.

Mario Luzi


il sabato poesia: Mario luzi

Da dove ci chiamano i rimorsi?
assenza,
assenza non sa il cuore di chi
né di che ima
perdutissima sostanza.
Sa solo che è incolmabile
quel vuoto, quella lacuna
non fosse il dilagare,
talora, d’una fervida
celestiale sovrabbondanza.

venerdì 20 febbraio 2009

Filippo Tommaso Marinetti

Hosting gratuito Il 20 febbraio 1909 - a Parigi Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo

La letteratura esaltò fino ad oggi
l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi
vogliamo esaltare il movimento aggressivo,
l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto
mortale, lo schiaffo ed il pugno.

(Il Futurismo)

giovedì 19 febbraio 2009

Thanks


I più attenti di voi, si saranno accorti del cambiamento strutturale del blog, il passaggio da due a tre colonne e non solo.

Questo è potuto avvenire grazie al supporto di em che ora con il suo bpb, blogger per babbei, sarà di aiuto con informazioni utili e soprattutto di facile comprensione per tutti noi.

Grazie indormia, thanks

L’opera d’arte contemporanea


Secondo Pasquale Napolitano: "L’opera d’arte contemporanea può oggi identificarsi come un sito di navigazione, un generatore di attività, la terminazione temporanea di una rete di elementi interconnessi, e la creazione contemporanea come uno sport collettivo, i cui strumenti sono la riappropriazione culturale, la pirateria, il riciclaggio, il détournement e il campionamento, il montaggio e il doppiaggio; la cui forma simbolica privilegiata è l’archivio."

mercoledì 18 febbraio 2009

Stop Sexual Tourism

Una giornata per gridare no al turismo sessuale potrebbe unire la rete al di là dei colori politici?

[...] Il fenomeno del turismo sessuale sta crescendo a dismisura. In alcune aree del mondo sta assumendo caratteristiche di massa, difficilmente circoscrivibile per la sua continua trasformazione e dietro al quale si concentrano enormi interessi economici. Asia, Est europeo e America Latina sono fra le mete principali di questa forma distorta e aberrante di globalizzazione. È un business che ogni anno sposta milioni di persone in cerca di avventure sessuali a pagamento. È l’apice negativo del mito della globalizzazione. E’ la nuova prostituzione. E’ la nuova globalizzazione, che, invece di aiutare, migliorare la situazione economica, di miseria, di fame, delle persone che soffrono aumenta sempre più il divario fra primo e terzo mondo come piace chiamarlo dai potenti del mondo che guarda caso fanno parte tutti di uno stesso mondo che si chiama sfruttamento, che si chiama guadagno senza rispetto, che si chiama investire in tutti i settori anche in quello umano. L’unica cosa che conta è aumentare le entrate finanziarie del paese, quindi non ci si preoccupa di sapere come tutto ciò avviene, non ci preoccupa sapere che ogni anno ci sono migliaia di bambini coinvolti in giri di prostituzione, abuso, pedofilia, pornografia. La globalizzazione calpesta ogni valore, ogni essere, tutto diventa oggetto che serve per uno scopo economico, per un guadagno, il resto non conta. [...]



Tratto da: Campagna Italiana contro il Turismo Sessuale Minori: Stop Sexual Tourism

lunedì 16 febbraio 2009

David Creedon


Il fotografo David Creedon, ha creato una splendida collezione basata sulle case abbandonate di irlandesi che sono stati costretti a lasciarle nel 1950. Ghost of the Faithful departed, i fantasmi dei fedeli defunti sono un perfetto mix di decadimento e iconografia religiosa. Per il colore e la qualità fotografica è probabilmente la migliore serie di foto che ho visto ultimamente.
Nella sua galleria si trovano anche altre sezioni, tra cui, una dedicata ai
ritratti, una ai suoi lavori in generale e visto che siamo in tema una dedicata al carnevale veneziano.
[
via]

domenica 15 febbraio 2009

Galileo Galilei

Hosting gratuito Il 15 febbraio 1564 - nasce a Pisa Galileo Galilei

Con cuor sincero e fede non finta abiuro,
maledico e detesto li suddetti errori
et eresie, e giuro che per l'avvenire,
non dirò mai più nè asserirò,
in voce o in scritto, cose tali,
per le quali si possa haver di me
simil sospitione.
(Atto di abiura, 22.6.1633)

sabato 14 febbraio 2009

Anna Buoninsegni


il sabato poesia:
questa penna

questa penna è per l’amore
che non scriverai
quest’abbraccio è per gli abbracci
dell’abbandono
questo sguardo è perduto
prima di vedere
questo sogno vale i sogni
che non ti sogneranno
questa penna
dovrà sempre
scrivere da sola

venerdì 13 febbraio 2009

Abbas

Abbas si racconta: La mia fotografia è una riflessione che prende vita nell'azione e conduce alla meditazione.
La spontaneità – il momento sospeso - interviene durante l'azione, nel mirino. Le precede una riflessione sul soggetto. La segue una meditazione sulle finalità, ed è qui, durante questo esaltante e fragile momento, che si sviluppa la vera scrittura fotografica, mentre si mettono le immagini in sequenza. Per questo è necessario lo spirito di uno scrittore. Forse che la fotografia non è “scrivere con la luce”? Con la che, mentre lo scrittore è padrone della sua, il fotografo è posseduto dalla sua fotografia, dal limite imposto dal reale, che deve trascendere se non vuole diventarne prigioniero.
Quanto alla fotografia, per me è naturale vedere in bianco e nero. Il mondo può essere colore ma il bianco e nero lo trascende. Quando lavoro spengo l’interruttore, emi trovo in uno stato di grazia.
Comincio a vedere in bianco e nero. Qualsiasi tono di colore io lo traduco in toni di grigio, nero e bianco. Ti consente di lavorare in un modo diverso.
Quando non devi lavorare con i colori della realtà, lavori davvero con altre cose.
Ero solito descrivermi come un fotogiornalista e ne ero molto orgoglioso. Si trattava di scegliere se pensare a se stessi come fotogiornalista o come artista.
Non era per umiltà che mi chiamavo fotogiornalista, ma per arroganza. Pensavo che il fotogiornalismo fosse superiore. Oggi non mi definisco più fotogiornalista, perché, usi le tecniche di un fotogiornalista e le mie foto vengano pubblicate su giornali e riviste, mi dedico alle cose in profondità e per lunghi periodi di tempo. I miei progetti possono durare cinque anni, o sette come nel caso del progetto sull’Islam. I miei libri sono al ia espressione. Assomiglia più al lavoro di uno scrittore che a quello di un fotogiornalista.

La vita

Nato fotografo, Abbas è un iraniano trapiantato a Parigi.
Dal 1970 al 1978, pubblica sulle riviste internazionali le immagini dei conflitti politici e sociali dei paesi del Sud del mondo, tra cui il Biafra, il Bangladesh, il Vietnam, il Medio Oriente, il Cile, il Sudafrica con un notevole articolo sull'apartheid.
Dal 1978 al 1980, fotografa la rivoluzione iraniana, un lavoro che lo vede «non solo impegnato come nei miei altri reportages, ma implicato:era il mio paese, il mio popolo, la mia rivoluzione». Il suo libro Iran, la Révolution Confisquée (Parigi, Clétrat 1979) lo costringe ad un esilio volontario durato 17 anni.
Dal 1983 al 1986 attraversa il Messico e lo fotografa in un lungo reportage realizzato nello stesso modo in cui si scrive un romanzo. Una mostra e un libro Return to Mexico, journeys beyond the mask (New York, W.W.Norton 1992), con alcuni brani del suo diario di viaggio, sono il frutto delle sue ricerche estetiche.
Dal 1987 al 1994, dallo Xinkiang al Maghreb, fotografa il mondo islamico in un momento di sua grande espansione. Spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che tormentano le società musulmane, il suo libro Viaggio negli Islam del mondo (Contrasto 2002) illustra le contraddizioni di un'ideologia che s'ispira ad un passato mitico e che aspira alla modernità e alla democrazia.
Dal 1995 al 2000 percorre le terre del cristianesimo, proprio quando l'anno 2000 impone al calendario universale questa religione come simbolo del potere dell'Occidente. Il suo libro Voyage en Chrétientés (Parigi, La Martinière 2000) fotografa questa religione non solo come rituale ma anche come fenomeno politico e spirituale.
Abbas è attualmente impegnato in un lavoro sul paganesimo delle società tradizionali, come quello che rinasce in una serie di nuove sette, definite dallo stesso Abbas neo-pagane.
Tra le sue mostre personali: Musée d'Art Moderne, Teheran 1980; the Photographer's Gallery, Londra 1982; Centre Culturel de Mexique, Parigi 1990; Escuela de Bellas Artes, Almeria 1991; Centro de la Imagen, Messico 1994; Place Royale, Bruxelles 1999; Institut du Monde Arabe, Parigi 2001.
Dopo il 1981, Abbas è membro dell'Agenzia Magnum di cui assume la presidenza dal 1998 al 2001.

giovedì 12 febbraio 2009

Charles Robert Darwin

Hosting gratuito Il 12 febbraio 1909 - nasce a Shrewsbury Charles Darwin

La selezione naturale agisce
esclusivamente per mezzo della
conservazione ed accumulazione
delle variazioni che sono utili
nelle condizioni alle quali
ciascuna creatura è esposta
in tutti i periodi della vita.
(L'origine della specie)

mercoledì 11 febbraio 2009

Joy Division – Unknown pleasures (1979)

La leggenda narra che due rockettari, Bernard Sumner (chitarra) e Peter Hook (basso) si incontrino a Manchester, la loro città, il 4 giugno del 1976. Spinti da una performance (che è anche il loro primo concerto) dei Sex Pistols, decidono di formare loro stessi una band.
Sull’onda di una totale e radicale rifondazione musicale, cercano e incontrano l’aspirante poeta Ian Curtis. Partono facendosi chiamare Warsaw in onore della canzone “Warszawa” di David Bowie, per poi cambiarlo in Joy Division nome usato nei campi di concentramento nazisti dove venivano internate le donne destinate a soddisfare il sinistro piacere degli ufficiali con la croce uncinata. Nell’Inghilterra dei fine anni ’70 travolta dal punk la provocazione era diventata norma, persino abitudine.
Circolavano voci strane su di loro e sul loro cantante, Ian Curtis, quello che nelle foto guardava da un’altra parte. Si muoveva in modo stranissimo e si diceva che sul palco simulasse crisi epilettiche. Si seppe poi, che epilettico lo fosse davvero.
Quest’album d’esordio aveva un che di realmente inquietante, non era teatro, non era provocazione, era pura disperazione. La copertina nera (firmata Peter Saville) ne è l’esempio.
Le canzoni sono un muro sonoro avvolgente e incalzante insieme. Sono melodie introspettive, cariche di commozione e timore. Sono canzoni “maledette”, spettrali e sofferte.
Il geniale produttore Martin Hannett riesce ad impossessarsi del gruppo fino a cambiarlo radicalmente, e anche merito suo, l’esser riuscito a scovare dalle viscere dei musicisti, quel suono oscuro, nero, a volte spaventoso, a volte straziante… Curtis canta (come Jim Morrison, che venera) testi che parlano di nevrosi, alienazione, malattia, Hannett rallenta i pezzi fino a renderli ipnotici, perversi. La batteria è signora assoluta del suono, basso e chitarra sono al suo servizio.
In poco tempo i J.D. si fanno conoscere e alimentano un vero culto. La fama cresce, e non solo in Gran Bretagna, ma il suicidio di Curtis (nel maggio 1980, a ventiquattro anni) alla vigilia dell’uscita del secondo album e del primo tour americano, mette fine alla band e la fa entrare nella leggenda nera del rock’n’roll.
Cominciano gli anni Ottanta, i Joy Division non ci saranno più, e al rock mancherà qualcosa di importante. 4/5

martedì 10 febbraio 2009

La libertà e la giustizia #6/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

Mi basta sentire il mistero dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell'intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell'uomo semplice: per quest'ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano; e un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti fra figlio e padre.
Al contrario, il sapiente è compenetrato dal senso della causalità per tutto ciò che avviene. Per lui l'avvenire non comporta una minore decisione e un minore impegno del passato; la morale non ha nulla di divino, è una questione puramente umana. La sua religiosità consiste nell'ammirazione estasiata delle leggi della natura; gli si rivela una mente cosi superiore che tutta l'intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.
Questo sentimento è il leit-motiv della vita e degli sforzi dello scienziato nella misura in cui può affrancarsi dalla tirannia dei suoi egoistici desideri. Indubbiamente questo sentimento è parente assai prossimo di quello che hanno provato le menti creatrici religiose di tutti i tempi. Tutto ciò che è fatto e immaginato dagli uomini serve a soddisfare i loro bisogni e a placare i loro dolori. Bisogna sempre tener presente allo spirito questa verità se si vogliono comprendere i movimenti intellettuali e il loro sviluppo, perché i sentimenti e le aspirazioni sono i motori di ogni sforzo e di ogni creazione umana, per quanto sublime possa apparire questa creazione.
Quali sono dunque i bisogni e i sentimenti che hanno portato l'uomo all'idea e alla fede, nel significato più esteso di queste parole? Se riflettiamo su questa domanda vediamo subito che all'origine del pensiero e della vita religiosa si trovano i sentimenti più diversi. Nell'uomo primitivo è in primo luogo la paura che suscita l'idea religiosa; paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte. Siccome, in questo stato inferiore, le idee sulle relazioni causali sono di regola assai limitate, lo spirito umano immagina esseri più o meno analoghi a noi dalla cui volontà e dalla cui azione dipendono gli eventi avversi e temibili e crede di poter disporre favorevolmente di questi esseri con azioni e offerte, le quali, secondo la fede tramandata di tempo in tempo, devono placarli e renderli benigni.

domenica 8 febbraio 2009

Decrescita: alimentazione

Da qualche mese circola in rete un decalogo sulla decrescita. A parte il valore più o meno condivisibile, proviamo a verificare punto per punto (…uno alla volta per carità) se corrisponde al nostro modo di vivere quotidiano.
Il primo è sull’alimentazione.

"Consumate tutti i prodotti selvatici che potete e raccoglieteli voi stessi con metodi conservativi. Consumate tutti gli alimenti autoprodotti che potete. Fate in modo che gli alimenti siano biologici, locali, artigianali…
Se non avete l’orto né possibilità di averne uno, associatevi a una cooperativa, piantate sul terrazzo di casa, proteggete il piccolo commercio e le reti locali, comprate direttamente da agricoltori e fattori. Se potete, fate lo yogurt, il pane, i dolci…
Rifiutate i prodotti delle grandi marche convenzionali, la modificazione genetica, gli alimenti molto pubblicizzati in televisione, il cibo spazzatura…
Ringraziate per gli alimenti che mangiate ogni giorno.
Diminuite più che potete l’ingestione di *proteine animali, molto cara ecologicamente parlando. Consumate i prodotti di stagione. Cucinate a fuoco lento. Evitate il cibo precotto. Conservate e/o proteggete le ricette, le varietà e le tradizioni locali.
Nell’India Vedica, il cuoco ricopriva una posizione sociale importante quasi quanto quella di un brahamani o di un medico."

*Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecnoscientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. E meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.

Parto male. A leggere questo primo punto, noto (…come non lo sapessi) che la mia alimentazione non è consona alla decrescita (... e si vede). :(
Caffè a colazione, due biscotti a mezza mattina. A pranzo, in linea di massima preparo (la moglie è al lavoro) un primo; pasta o riso, rigorosamente con olio extravergine e un po’ di formaggio grana. Più sobrio di così! A cena mangio (…e mangerei) di tutto, anche il legno del tavolo! :(
Non mangio bio (ho provato ma, CI siamo stancati), non ho l’orto, compriamo nelle reti classiche di commercializzazione, super e medi market. Mangio carne (pesce una volta alla settimana), affettati e formaggi, pane, dolci e vino. Verdura sempre, tanta e di stagione.
Sono in sovrappeso, inizio ogni giorno la dieta ma la dimentico cinque minuti dopo.
Non faccio palestra ne altre attività fisiche. :(
Mi rendo conto che ho molto su cui lavorare, e voi?

sabato 7 febbraio 2009

Arthur Rimbaud


il sabato poesia: Sensazione

Nelle sere d’estate andrò per i sentieri,
pizzicato dal grano, pestando i fili d’erba;
ne sentirò, sognante, il fresco sotto
i piedi.
E al vento lascerò bagnare la mia testa.

Non dirò più parole, non farò più pensieri:
ma un amore infinito mi salirà nel petto,
e andrò molto lontano, sarò come
uno zingaro,
come una donna per i campi contento.


venerdì 6 febbraio 2009

Ruggero Vasari

Hosting gratuito Il 6 febbraio 1898 - nasce a Messina il poeta futurista Ruggero Vasari

Io vedo al di là del Futurismo perchè mentre da un lato
esalto la macchina [...] dall'altro ne provo orrore. Perchè la
meccanizzazione uccide lo spirito.
(Lettera a Jannelli, 1931)

mercoledì 4 febbraio 2009

Bruce Springsteen - Working On a Dream (2009)

Attribuendo la qualità di un disco in base al mio teorema musicale: “La somma di quante volte un cd suona nel lettore musicale è uguale alla somma di quanto il disco piace”, il disco suona poco.
Effettivamente la “paura” della vicinanza a “Magic”, uscito poco più di un anno fa era fondata. Il boss ci aveva abituato a dei lunghi silenzi discografici, proprio perché era capace di restare in sala d’incisione 5/6 mesi anche per incidere un solo brano, e faceva passare degli anni, anche 4 o 5, prima di pubblicare un altro album.
Comunque non per questo, il disco è da buttare, anzi la sufficienza (e anche più) non fa difetto.
Working On A Dream non è un disco pop, è neanche un disco di scarti di “Magic”, è un disco atipico. Uscito praticamente in contemporanea con l’ingresso di Barack Obama (di cui Springsteen è stato il più forte sostenitore rock) alla Casa Bianca, a differenza della riflessione amara o di tradimento che riscuoteva l’idea dell’America in “Magic”, Working On A Dream celebra l’ottimismo di “I have a dream”, il sogno nell’immaginario comune di molti americani, con il cambio della guardia alla Casa Bianca.
Le canzoni, compresa la bonus track, sono 13. Il primo brano inizia con ben otto minuti, “Outlaw Pete”, ricorda il sound dei primi dischi del boss, una lunga cavalcata orchestrale, che però diventa un po’ pesante verso la fine. “My Lucky Day” è un canticchiabile brano rock dove il suono delle chitarre e delle tastiere ci fanno ricordare per certi versi “The river”. “Working on a dream” è una delle canzoni più Springsteeniane, lirica e solare è il classico (non a caso è stato il manifesto sonoro della campagna presidenziale di Barack Obama) brano rock intriso di un’incontenibile ventata di ottimismo.
Inizia ora il periodo sonoro più insignificante dell’album, “Queen Of The Supermarket”, “What Love Can Do”, “This Life” non meritano particolare attenzione. Per fortuna la voce ed il suono blues della settima canzone “Good Eye” ci riporta a un sound più consono alla musica del nostro.
L’accoppiata “Tomorrow Never Knows” e “Life Itself” leggermente sound-country, ci danno la conferma che non siamo davanti ad un capolavoro Springsteeniano. Per fortuna le ultime quattro canzoni dell’album ci riportano ad un livello sonoro decisamente buono. “Kingdom Of Days” anche se soffre un po’ troppo di sdolcinatezza, si fa comunque ascoltare, “Surprise, Surprise” è un brano dove le chitarre fanno festa, una melodia di grande presa e un crescendo finale tra voci e violini. Finale in crescendo con “The Last Carnival”, brano dedicato al vecchio compagno scomparso Danny Federici, un buon folk acustico degno di nota e “The Wrestler”, bonus track che pur c'entrando poco con il disco (vincitrice di un Golden Globe per la colonna sonora dell’omonimo film di Darren Aronofsky), ci fa ricordare cosa sa fare il Boss, senza arrangiamenti e con una chitarra in mano.
“Working on a dream” non è un brutto disco o apparentemente di poco valore, è un disco non adeguato agli “standard” di cui il Boss ci ha più o meno abituato. La sua pecca più grande è che musicalmente ha poco da dire, si fa ascoltare senza problemi, ma purtroppo lascia poco di se.
Boss, andrà meglio la prossima volta, l’importante è che tu non abbia fretta.
Per affetto 3,5/5

martedì 3 febbraio 2009

Simone Weil

Hosting gratuito Il 3 febbraio 1909 - nasce a Parigi la scrittrice francese Simone Weil

Il maggior pericolo non è la tendenza del collettivo a comprimere
la persona, ma la tendenza della persona a precipitarsi
ad annegare nel collettivo
.
(Escrits de londres)

Non occorre aver detto si al male per esserne afferrato.
Il bene invece afferra l'anima solo se si dice sì.
(Lettera a J. Bousquet, 12.5.1942)

lunedì 2 febbraio 2009

Due segnalazioni

Girando per la rete, cosa che faccio abitualmente, mi capita facilmente d’imbattermi su “spazi” di artisti più o meno conosciuti, i secondi sono i miei preferiti. Poi li condivido con voi.
Oggi ve ne segnalo due. Il primo è un artista cubano,
Damian Aquiles’s, di cui non si sa molto, se non che, ama sia i colori che gli acromi, le vernici e la …latta.



Il secondo è un canadese di 29 anni, Ben Tour, usa inizialmente un disegno e poi, un mix di colore dato con vernice, inchiostro e bombolette spray.


[via] – [via]

domenica 1 febbraio 2009

La libertà e la giustizia #5/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

Questo argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni, quella delle masse armate, del regime militare voglio dire, che odio con tutto il cuore. Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente. Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più rapidamente possibile. L'eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo! E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che partecipare a una azione così miserabile.

Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.
Qual è il senso della nostra esistenza, qual è il significato dell'esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.
La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E' il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti. L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l'altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui la esercitiamo su noi stessi. Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee.
 
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