sabato 31 gennaio 2009

Mark Strand


il sabato poesia: Nevicata

Se guardi la neve che scende a coprire
la terra,
coprire se stessa e tutto ciò che tu
non sei, vedrai
che è la deriva gravitazionale della luce
sul rumore dell’aria che cancella l’aria
è il cadere dell’attimo nell’attimo,
la sepoltura
del sonno, il rovescio dell’inverno, il
negativo della notte.

Link: wikipedia - minimumfax

giovedì 29 gennaio 2009

W. Kandinsky

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo e, in molti casi, madre delle nostre emozioni.”
W. Kandinsky - Sulla Spiritualità


Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie sull'uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d'arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un effetto fisico, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un effetto psichico dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell'uomo) attraverso cui il colore raggiunge l'anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l'emozione del dolore, non per un'associazione di idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue proprie caratteristiche, per il suo "suono interiore". Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest'effetto: il colore è il tasto, l'occhio è il martelletto, l'anima è un pianoforte con molte corde.
(da Wikipedia)

Link: [
artcurel] - [nella foto “Kandinsky”, olio su tela del 2005 di Jacques Moitoret]

martedì 27 gennaio 2009

Decrescita

Inauguro con questo post una nuova sezione che porta l’originale (!) titolo di “Decrescita”.

Sulla
decrescita sono stati scritti e detti fiumi di parole; sulla carta stampata, alla radio, in televisione e nella rete. Nonostante ciò, credo sia utile condividere con voi quello che, obbiettabile o no, avrà un'importanza primaria nella nostra futura vita sociale e quotidiana.

Le prime domande che sorgono spontanee sono: crediamo esista la possibilità di un’involuzione (o addirittura di un abbandono) delle tecnologie che ormai fanno parte integrante della nostra vita? Decrescere è rinunciare? Decrescere è l'unica possibilità che ci è rimasta?
In realtà credo che decrescere non sia tornare indietro, non significa rinunciare a quello che possediamo, ma utilizzarlo al meglio e senza sprechi.

“Per decrescere è necessario non sprecare risorse, non cadere nella trappola perversa del consumismo sfrenato, non sottostare a delle imposizioni imposte dalla televisione, dalla pubblicità e dai mass media in generale. Ridurre al minimo gli imballaggi, cercare di utilizzare tutto il riutilizzabile, cambiare il modo di produrre e di dove produrre. Ritornare ad economie locali per ridurre i costi dei trasporti, perché trasportare una merce a lunghe distanze comporta un dispendio energetico, un’emissione maggiore di anidride carbonica, più incidenti sulle strade, più imballaggi e quindi più rifiuti, più polveri sottili anch'esse colpevoli di casi di tumore e malattie cardiocircolatorie, più costi per la sanità ecc. Si deve produrre con la massima attenzione al rispetto dell'ambiente, costruire case tenendo conto del risparmio energetico e di mantenere una parte di verde necessaria alla sopravvivenza dell'ecosistema”.

La grande obiezione che viene mossa al concetto di decrescita è legata al timore di dover rinunciare ad alcune comodità e quindi all’idea di tornare indietro nel tempo.
In un certo senso è necessario fare un passo indietro per tornare ad adottare abitudini ormai perdute, ma che rispettavano l'ambiente e la convivenza civile.
Grazie all'innovazione, però, non siamo costretti a rinunciare a niente, dobbiamo solo utilizzare quello che abbiamo al meglio per evitare sprechi. Quindi dobbiamo ripensare al modello di "sviluppo" che vogliamo. Sviluppare qualità, cultura e consapevolezza serve ad ottenere una buona convivenza democratica e civile fra gli uomini.
Politicamente l'evoluzione dovrà portare sempre ad una maggiore partecipazione dei cittadini, che segnalano problemi, costruiscono idee e decidono come convivere senza imposizioni dall'alto. Questo è quello che sia io, che la “decrescita”, ci auspichiamo succeda e succeda immediatamente. Questo per il bene dell'umanità intera.

domenica 25 gennaio 2009

Immigrazione e accoglienza

Il dramma dell'immigrazione, di un’umanità invisibile, eppure tanto vicina. Le storie di traversate e naufragi, una tempesta di emozioni, numeri che diventano volti e quindi vite, raccontate nelle foto di The Big Picture.

sabato 24 gennaio 2009

Kostas Kariotakis

il sabato poesia: Noi siamo cetre...

Noi siamo cetre un poco sgangherate.
Il vento, quando passa sulle corde,
come catene sospese, risveglia
dei versi, dei rumori dissonanti.
Noi siamo antenne un poco singolari.
Come dita s’innalzano nel caos,
in cima ad esse echeggia l’infinito,
ma ben presto cadranno giù, spezzate.
Noi siamo sensazioni un po’ disperse
senza speranza di concentrazione.
Nei nostri nervi tutto si confonde.
Ci duole il corpo, duole la memoria.
Ci scacciano le cose, e la poesia
è il rifugio che sempre più invidiamo.

giovedì 22 gennaio 2009

The Cure – Disintegration (1989)


Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” ed ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disentegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto.

A mio parere è di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo.
Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000). Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”.
I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come sempre viene annunciato, ma non sarà cosi. Robert ha trent’anni, e ha ancora parecchie cose da scrivere, sono i fumi dell’alcol, a fargli dire questo, in realtà è il potere della musica a salvarlo sempre, da ogni situazione. In ogni album Smith butta fuori tutte le sue angosce, tutte le sue paure, ogni disco è per lui terapeutico, è una liberazione, è una serie di sedute dallo psicoanalista, è una salvezza, ma è un pugno allo stomaco per noi, per noi che lo ascoltiamo.
La leggenda parla di devastanti effetti fisici all'ascolto di "Lullaby" e "Pictures of you", di pianti a dirotto con “Lovesong” e “Closedown”, e non costa fatica crederci. Le malinconie di “Homesick” e “The Same Deep Water as You”, le tristezze di “Prayers for Rain” e “Untitled”, le ritmate, “Disintegration” e “Fascination Street”, le suggestive “Last Dance” e “Prayers for Rain”, sono brani carichi di emozioni, dolci e splendidi e fanno di questo disco un capolavoro della fine degli anni ottanta. Disintegration è un disco molto suonato, con molta musica, dei dodici brani del disco metà superano i sei minuti, un’eternità, per un gruppo pop.
Con Disintegration, Smith e la sua band, raggiungono il massimo della maturazione, sia nel lirismo dei testi e sia nella composizione sonora. 4,5/5

mercoledì 21 gennaio 2009

La fucina delle arti

Il curioso nome di questa rivista online dedicata all'arte in tutte le sue forme più popolari è "Fucine Mute", acronimo di FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.

Consultando le varie sezioni che compongono Fucine Mute potremo leggere saggi, recensioni di film e mostre d'arte, pubblicazioni di poesie e romanzi di scrittori esordienti, ma anche interviste ad autori e tesi di laurea inedite.

Il sito è ben curato nella struttura e la prima pagina propone un sommario degli ultimi articoli inseriti. L'aspetto saliente di Fucine Mute è la mole di contenuti audio e video, che accompagna i commenti testuali. Ottimo il motore interno per la ricerca nel vasto archivio del materiale che è stato pubblicato.
[
via]

martedì 20 gennaio 2009

Harry Gruyaert

Harry Gruyaert si racconta: Il mio lavoro racconta molto di me e dei soggetti che fotografo. Io non creo saggi giornalistici; certo non nego il valore del giornalismo, ma non mi interessa particolarmente. Quel che è importante per me, alla fine, è la forza di ogni singola immagine. Ognuna poi può essere vista insieme alle altre, realizzate sullo stesso tema, e insieme tutte possono creare un accumulo d'intensità - come si tratasse di un elogio del soggetto ritratto o di una profonda esperienza su questo stesso soggetto. Non ho mai voluto fare altro che fotografia...

Mentre le immagini del Marocco erano sempre esteticamente belle - lì il lavoro ruota proprio intorno alla bellezza -, in Belgio era la banalità del luogo, in termni di soggetto, materia e colore, ad essere stimolante. C'è una qualità surreale di quel Paese che mi affascina, una sorta di incantesimo che è molto visivo, ma che è difficile cogliere quando sei lì da un pò. Molte delle migliori fotografie che ho fatto in Belgio, le ho scattate appena sceso dal treno che veniva da Parigi.

Il pittore Pierre Alechinsky ha detto che l'arte dovrebbe essere una terapia - qualcosa che fai perchè ne hai veramente bisogno. Non pretendo di fare arte - anche se spero che qualcuna delle mie immagini possa raggiungere un tale livello. E' molto pretenzioso affermare "sono un artista", così dico solo "sono un fotografo". Ma penso alla fotografia come a una terapia, qualcosa che ho bisogno di fare. Se non scatto fotografie per un mese, mi manca molto. E' una relazione col mondo di cui sento necessità, una distanza: come essere più presente e in qualche modo meno presente al tempo stesso. Posso realizzare foto professionalmente, scattando in impianti industriali o in qualsiasi altra situazione lavorativa. Mi piace farlo; amo trovare soluzioni visive secondo le diverse esigenze. Ma la fotografia che sento più vicina a me è quella che nasce da questo personale, insopprimibile bisogno.

la vita

1941 - nasce ad Anversa, in Belgio, si avvicina presto al mondo dell'immagine grazie al padre, insegnante di tecnica fotografica.
1960 - 1963 - studia all'E'cole du Cinemà et de la Tèlèvision di Bruxelles.
1965 - scopre il Marocco, dove tornerà molto spesso nei successivi vent'anni.
1966 - decide di diventare fotografo a tempo pieno.
1972 - realizza il suo primo lavoro di ampio respiro, TV Shots: fotografie di uno schermo televisivo.
1973 - si trasferisce a Parigi.
1976 - riceve l'importante premio Kodak della critica fotografica.
1977 - 1980 - realizza reportage da tutto il mondo: Egitto, India, Vietnam, Yemen, Cina,Italia ecc.
1981 - entra a far parte di magnum Photos, e fino al 2003 realizza lavori per: National Geographic, Renault, Audi, Ford, Elf, Iveco, Lavazza ecc.

In ogni lavoro la ricerca è sempre costante e precisa, nel tentativo di catturare al meglio la sottigliezza della luce e la fiorza del colore.

Link:
Magnum Photos - Baume & Mercier - artnet -

lunedì 19 gennaio 2009

Edgar Allan Poe

Il 19 gennaio 1809 - nasce a Boston Edgar Allan Poe


Dall'ora dell'infanzia non fui mai
simile agli altri; mai vidi le cose
come altri le vedeva; mai non seppi
trarre le mie passioni dalla fonte
comune, nè da quella dei miei dolori;
nè in armonia con gli altri mai destare
il mio cuore alla gioia; e quando amai
amai sempre da solo. Allora, all'alba
della mia vita tutta tempestosa,
fu evocato, dal fondo d'ogni bene
e d'ogni male, il mistero che ancora
avvolge tutt'intorno il mio destino...

(Solo)

domenica 18 gennaio 2009

La libertà e la giustizia #4/7

scritto da Albert Einstein (capitoli precedenti)

Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine della nostra esistenza e di quella delle altre creature mi è sempre parso assolutamente vuoto di significato. Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali che gli servono di guida nell'azione e nel pensiero. In questo senso il benessere e la felicità non mi sono mai apparsi come la meta assoluta (questa base della morale la definisco l'ideale dei porci). Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la bellezza e la verità.

Senza la coscienza di essere in armonia con coloro che condividono le mie convinzioni, senza la affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile, del dominio dell'arte e della ricerca scientifica, la vita mi sarebbe parsa assolutamente vuota. Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le mete volgari alle quali l'umanità indirizza i suoi sforzi: il possesso di beni, il successo apparente e il lusso.
In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione netta di essere un estraneo e ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili; ne sarà tentato di stabilire il suo equilibrio su basi cosi malferme.
Il mio ideale politico è l'ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l'elemento prezioso nell'ingranaggio dell'umanità non è lo Stato, ma è l'individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa è solida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.

sabato 17 gennaio 2009

Costantino kavafis

il sabato poesia: Quanto piú puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto piú puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
cosí sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.


Link:
Wikipedia - Digilander

venerdì 16 gennaio 2009

Susan Sontag

Hosting gratuito Il 16 gennaio 1933 - nasce a New York Susan Sontag

Mi chiamo Eleonora de Fonseca Pimental [...] Talvolta dovevo
dimenticare di essere una donna per raggiungere il meglio di cui ero
capace. Oppure mentivo a me stessa su come sia complicato essere
donna. Così fan tutte, compresa l'autrice di questo libro. Ma non
posso perdonare coloro ai quali non interessa altro che le proprie
glorie o il proprio benessere.

(L'amante del vulcano)
Link: Wikipedia

mercoledì 14 gennaio 2009

Emilio Villa

Hosting gratuito Il 14 gennaio 2003 - muore a Rieti il poeta Emilio Villa

Seme era il vento. La voce un processo di idrogenazioni.
Il linguaggio erano le stagioni estreme, non eliminate.
Gli odori erano gelo e notte, e il tempo che, tale che.
L'anima era lontananza per uguaglianza, e il numero follia
purissima follia.

(Diciassette variazioni)
Link: Wikipedia

martedì 13 gennaio 2009

Apuamater, folk apuano d'azzardo

Ricevo da Davide Giromini, voce e fisarmonicista del gruppo Apuamater di Carrara, l’invito ad ascoltare alcuni loro brani musicali.
Non conoscevo questo gruppo fino ad ora e devo dire che, ad un primo ascolto ne sono stato colpito. Il suono è principalmente folk, ricco di strumenti acustici tra cui la sopraddetta fisarmonica e il violino. I testi sono particolarmente interessanti e non nascondono un impegno politico.
Hanno inciso fino ad oggi tre album: Un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio (2005), Delirio e castigo (2006) e 2076: il ritorno di Kristo (2008).
L’intento primo che anima la compagine degli Apuamater, come loro stessi descrivono, è quello di contribuire a creare un’idea contemporanea di folk apuano. Io credo che abbiano tutte le carte in regola per poterlo fare.
Per ascoltarli:
myspace e uno dei loro video qui sotto.



lunedì 12 gennaio 2009

Jeff Buckley

E' probabilmente il più apprezzato e amato dei cantautori degli anni Novanta, figlio del leggendario Tim Buckley, anche lui tragicamente scomparso in giovane età. Jeff aveva un modo creativo di affrontare la canzone. Affascinato in egual modo dai Led Zeppelin come dal garage rock, dal punk e dalla disco, riusciva a essere un interprete romantico anche quando la progressione musicale era devastata dal suono di una chitarra elettrica distorta.
Era bello, giovane e forte di un album,
Grace, del 1994, di cui tutti dissero un gran bene, sia la stampa specializzata sia quella istituzionale. E' morto nel maggio del 1997 in circostanze mai chiarite fino in fondo.
C'era abbastanza materia emotiva per fare di Jeff Buckley un eroe "guevariano" agli occhi dei ragazzi e delle ragazze che seguono le cose del rock, e altrettanta per imbastire una speculazione discografica, visto il grande bagaglio di registrazioni postume che si sono riversate nel corso degli anni sui fan. Buckley era riuscito fino ad allora a seguire degnamente le orme del padre, distaccandosene in termini stilistici ma facendone rivivere la materia poetica. Autore e interprete sensibile e originale, ha segnato in maniera forte, con la sua breve ma intensa carriera, la produzione dei cantautori degli anni Novanta.

domenica 11 gennaio 2009

Quiz domenicale

Secondo voi, l'autore di quest'opera artistica,
che tecnica ha usato per realizzarla?

Vi do un aiuto.

a) Litografia
b) Tempera all'uovo
c) Pittura acrilica
d) Pittura a olio
e) Pittura a tempera
f) Affresco
g) Murales
h) Acquarello
i) Areografia
l) Pastello
m) Altro

Il primo che indovina riceverà un premio
da Vittorio Sgarbi.

sabato 10 gennaio 2009

Clara Janés

il sabato poesia: da Arcangelo d'ombra

Dalla vena minerale segreta,
dalla venatura occulta,
copiosamente emerge
il silenzioso pensiero,
memoria della terra,
che si divide in tutto lo spazio,
filone senza fine dell’oro
delle aure di gloria,
che trasfigurano
i germogli naturali
in bellezza.

Link:
Biografia - il blog

venerdì 9 gennaio 2009

Giovanni Papini

Hosting gratuito Il 9 gennaio 1881 - nasce a Firenze lo scrittore Giovanni Papini (futurista).

Siamo nelle mani dei
borghesi,
dei burocratici, degli
accademici,
dei posapiano, dei
piaccioni.
Non basta aprire le
finestre - bisogna sfondar
le porte.
Le riviste non bastano ci
voglion le pedate.

(Discorso di Roma - 1913)

giovedì 8 gennaio 2009

Facebook non esiste. Ma le persone si

di Mauro Lupi

Basta, non riesco più a sentir ripetere di “cose lette su Facebook”, oppure di “quello che ho visto sui blog”, come se si trattasse di ambienti unici, uniformi, standardizzati. È forse questo il principale equivoco che genera la disinformazione a proposito di internet e dei social network.

Non c’è “un Facebook”, così come non ci sono “i blog”. Ci sono tanti singoli individui che, grazie a Dio, sono diversi e che scrivono, fotografano, filmano, cose diversissime. Con obiettivi, stili e risultati altrettanto differenti. Che poi stringono le loro relazioni digitali secondo molteplici strumenti e consuetudini.

In questo momento sono circa sei milioni gli italiani iscritti a Facebook, con il quale gestiscono la loro piccola casa virtuale, invitano gli amici che vogliono, scrivono e fotografano ciò che gli pare.

Riferirsi a Facebook stigmatizzandone i suoi contenuti è come affermare di poter capire un’intera città passeggiando in una decina di strade. O come disquisire dei contenuti della stampa periodica in generale sfogliando qualche rivista in un’edicola, magari fermandosi nel settore dei fumetti.

Il punto è sempre lo stesso. Si continua a identificare internet alla stregua dei media tradizionali, i quali sono sempre prodotti da un numero finito e ben indentificato (anche professionalmente) di persone. La Rete è invece uno spazio in cui gli ambienti digitali come Facebook sono solo strumenti e non media: loro ospitano e aggregano tanti singoli individui, per cui non possono che rappresentare migliaia di facce ed espressioni differenti e non un’identità unitaria come semplicisticamente in molti tendono a pensare e, quindi, a giudicare.

Dieci servizi web, da cui dipendo!

Riprendo un post di Alberto, su “Cosa non potrei (digitalmente parlando) fare a meno nel 2009”.
Sono, prodotti, applicazioni, strumenti, insomma quei servizi web che uso spesso, di cui la loro mancanza si farebbe sentire.
La lista è ai minimi termini:

Netvibes – startpage, senza questa applicazione sarebbe tutto più complicato.
Gmail – casella di posta, checchesenedica rimane sempre la numero uno.
Only2Clicks – servizio di organizzazione delle mie pagine preferite.
LastFm – Lo strumento numero uno per ascoltare, scoprire e condividere la musica.
BlipFm – ottimo per condividere musica, peccato sia usato pochissimo in Italia.
Flickr – condividere fotografie.
YouTube – condividere video.
FriendFeed – condivisione.
Tumblr – bloc notes per appunti, semplice e molto fruibile.
FaceBook – collegamento tra persone, o ci sei o sei fuori!

...è chiaro, la vita andrebbe avanti comunque, dice Alberto, e per voi?

mercoledì 7 gennaio 2009

Trebbo poetico

Hosting gratuito Il 7 gennaio 1956 - nasce a Cervia il Trebbo poetico della poesia italiana a cura di Toni Comello e Walter Della Monica.


Sento che il Trebbo
poetico farà miracoli
per riportare gli uomini
a non essere
più tanto distratti dalla
loro voce
più profonda

(Giuseppe Ungaretti)

Link: C.R.C.

martedì 6 gennaio 2009

Born to...



domenica 4 gennaio 2009

Ola Bell

www.oladios.com - - - flickr.com/oladios

Ha iniziato a scattare qualche foto nel 2005 con una fotocamera analogica Zenit presa in prestito da un amico. Da lì si è iscritta ad un corso di fotografia e dopo nemmeno un anno è passata al digitale senza più tornare indietro.
Oggi Ola Bell nei suoi artwork mescola le suggestioni della pittura neoromantica ad una computer art istintiva ed emozionale. Le sue sono visioni oniriche che hanno per teatro il suo salotto o la sua camera da letto e che spesso la vedono protagonista insieme ai suoi gatti. Surrealismo?
La cosa assolutamente insignificante è che a me piace poco ma, innegabile è la sua originalità.
Per lei la fotografia non è un modo per documentare l'esistenza, ma piuttosto un mezzo per catturare uno stato mentale ed esplorare la sua identità. Si, una maniera piuttosto intima e originale.

sabato 3 gennaio 2009

Cuba: 50 anni fa la rivoluzione di Fidel

Vedi: Servizio fotografico di M. Marini

di Anna Wylegala

La rivoluzione cubana, giunta al suo 50 anniversario è più viva che mai, ha detto Raul Castro durante il cerimoniale che ha ricordato il 1 gennaio 1959, giorno in cui si mise definitivamente fine alla dittatura di Fulgencio Batista, diventando uno stato comunista.
Grande assente per le condizioni di salute Fidel Castro, il lider maximo che la società cubana annovera tra i precursori rivoluzionari di quel periodo assieme a Ernesto Che Guevara, simbolo per eccellenza di quel periodo che li vide impegnati per portare un cambiamento radicale nell'isola.

Raul ha parlato dallo stesso balcone a Santiago de Cuba, dove Fidel nel lontano 1959 proclamò la liberazione dal governo Batista alleato degli Stati Uniti. Raul, ricordando i valori di una rivoluzione che ha tracciato una fase importante per la società cubana e che continua a resistere nella memoria collettiva.
Resta il fatto che parlare oggi di Cuba rimane soprattutto un fattore legato al proprio sentire individuale. L'opinione pubblica si è sempre divisa in due tra coloro che vedono Cuba come un modello sociale riuscito, con la sua altissima scolarizzazione e con gli standard di vita raggiunti nonostante l'embargo, e chi invece pensa che la mancanza di libertà dei suoi abitanti, come il divieto di espatrio e la censura di stampa imposta secondo i dettami del governo faccia di quest'isola un vero e proprio regime.

Davide Rondoni





il sabato poesia:
Voler bene ad una persona
Voler bene a una persona
è un lungo viaggio –

rupi, cadute d’acqua e bui
improvvisi, dilatati
il chiuso di foreste,

lampi a volte
sul silenzio così vasto del mare

e strade sopraelevate, grida
viali immersi all’improvviso
in una luce sconosciuta.

Voler bene a uno, a mille, a tutti
è come tener la mappa nel vento.
Non ci si riesce ma il cuore
me l’hanno messo al centro del petto
per questo alto, meraviglioso fallimento.

Sugli altipiani di ogni notte
eccomi con le ripetizioni e le mani
rovesciate
della poesia:
non farli stare male, sono tuoi,
non farli andare via.

giovedì 1 gennaio 2009

Israele e Gaza

"La pace non è soltanto meglio della guerra, ma anche infinitamente più difficile" G. B. Shaw


Iniziare l'anno con un post sulla guerra non è un bel segnale, avrei preferito qualcosa di più "soft" ma il reportage fotografico di The Big Picture sulla crisi a Gaza, non può non far riflettere.
Non c’è molto da scrivere a riguardo o meglio non ne sono a competenza.
Mi "fermo" solo sulle immagini che scorrono nei telegiornali e nei quotidiani online, parlano da sé. Si tratta di guerra, e sempre con la stessa strategia: prima lunghe sanzioni economiche per ridurre il nemico allo stremo, poi l’attacco dal cielo per distruggere il maggior numero di infrastrutture e le postazioni fisse, e infine l’attacco di terra per completare il lavoro. Tutto su una delle aree più densamente popolate del mondo.
Il macello, perdonate il termine, è dunque inevitabile ed ogni altra parola risulta superficiale.


P.s. La visione di alcune foto è consigliato ad un pubblico adulto.
 
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