giovedì 23 gennaio 2014

Ian Berry, la fotografia si ricorda

Si racconta.
Quello che cerco è il momento unico, quello definitivo in grado di dire esattamente ciò che vuoi, che intagli una situazione, che riproduca un impatto. Cartier-Bresson ha detto che se hai fortuna ti capita una volta all'anno. Ma io non sarei così ottimista. Quando accade, è fantastico: guardi la composizione e vedi che tutto funziona, che non c'è nessun elemento di disturbo, nulla che distolga l'attenzione. Poi, più tardi, guardi i provini a contato e cerchi di ritrovare quel momento, ma potrebbe anche capitarti di scoprire che non è mai accaduto perché qualcuno sullo sfondo ti stava guardando mentre avevi un ragazzo che moriva di fronte a te e, in secondo piano, c'era qualcun altro che stava ridendo... a meno che questo non abbia contribuito alla forza della foto.

La singola buona foto di soddisfa da un punto di vista emozionale mentre realizzare un buon reportage giornalistico è una questione di professionalità.
Alla fine, ci sono due cose che veramente ti danno la carica. Ci sono le fotografie che scatti per strada dove ogni cosa funziona e ti compiaci della immagine che hai realizzato; forse non verrà pubblicata ma sei contento lo stesso. Poi, ci sono le situazioni in cui sui coinvolto in un evento, in una notizia, e ottieni una fotografia che in sè racchiude l'evento cui hai assistito e che verrà pubblicata. Ed è fantastico quando ottieni la risposta dalle persone che capiscono il valore di quello che hai fatto.

Sebbene nel breve periodo sia la televisione a ottenere un grande impatto, sarà invece la fotografia - la donna pacifista che stringe in mano un fiore di fronte ai fucili dei soldati fotografa da Marc Riboud, la fila dei carri armati sulla piazza Tienamen fotografata da Stuart Franklin, o le fotto dell'Etiopia sconvolta dalla fame e dalla polvere di Sebastiaò Salgado - a essere ricordata.

Link:     Magum Photos   -   magnum   -   Google Immagini

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