domenica 3 novembre 2013

Erich Hartmann, la vita complessa

Si racconta.
Credo che il cammino per diventare fotografo oggi, o per restare tale, debba portare a trovare l'essenza del mezzo stesso e dell'essere fotografo. La ricerca di come esprimere in termini 'pubblici' un'esperienza personale - sia questo un evento, una persona, una cosa. Ci sono molte strade per raggiungere questo obiettivo - attraverso la tecnica, le questioni di percezione, il riconoscimento e la comprensione 'sottile'.
Insegnare queste cose in un senso classico del termine è impossibile - che siano reali o meno. Ma possono e devono essere nutrite, sviluppate, esercitate e disciplinate.

La fotografia ha subito molti e profondi cambiamenti negli ultimi anni rispetto a quando è nata, più di un secolo fa. Si tratta di un processo continuo, che subisce un'accelerazione costante verso nuove forme che è ancora impossibile definire e prevedere. [...]


E' solo quando ci si avvicina ai computer e alla loro realizzazione, come alla miriade di altri componenti della moderna tecnologia, con il desiderio di guardare oltre la descrizione della superficie fotografica, che le cose interessanti cominciano ad accadere. Si scopre un ordine su scala fisica abbastanza difforme da quanto si trova nel mondo 'reale'; si possono trovare paralleli tra le (puramente funzionali) forme di oggetti modernamente esoterici come un microinterruttore e una scultura contemporanea; si comincia a realizzare che di fronte alla macchina fotografia, per quanto misterioso e impenetrabile sia un soggetto, o il processo attraverso cui viene realizzato, mantiene sempre una relazione familiare con altri aspetti della creazione umana e una conseguente impronta di imperfezione.
Per ragioni che vanno oltre la fotografia, mi conforta l'idea dell'imperfezione; mi sembra un'evidenza della forte (e, se siamo fortunati, permanente) condizione per cui nessuno sforzo umano può mai raggiungere completamente il risultato prefisso. Mi infastidisco quando i treni arrivano in ritardo ma mi spavento quando arrivano puntuali - senza errori.

Se la mia vita in quel che resta dei campi mi ha insegnato qualcosa, è che pensare o vivere unicamente per se stessi è diventato un lusso che non ci possiamo permettere. La vita, eccetto forse nei sogni, non si svolge più a un livello solitario; è diventata irrevocabilmente complessa e tra di noi, chiunque siamo, si sono intrecciati molteplici legami, che ci piaccia o meno. Agire secondo questa idea può diventare un omaggio più efficace alla memoria dei morti che portare il lutto da soli o giurare che tutto ciò non avverrà mai più, e potrebbe anche essere il modo più promettente di abolire i campi di concentramento.

Link:    Magnum Photos    -    Clair.viewbook    -    Google immagini

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