martedì 10 settembre 2013

Marino Ruzzenenti

Per sopperire alla mancanza di alimenti, ma soprattutto
con finalità di mobilitare psicologicamente i cittadini,
erano stati promossi i cosidetti "orti di guerra",
spazi di terreno pubblici all'interno della città,
normalmente inutilizzati (parchi, aiuole,
aree spartitraffico, terreni interni alle fabbriche,
nei cortili delle scuole, perfino piazze debitamente coperte
da uno strato di terra), che venivano destitatti
alla coltivazione della verdura e dei cereali.
Oltre allo sfruttamento di questi spazi pubblici,
le famiglie venivano spronate a sostituire il picolo
giardinaggio casalingo con la produzione di ortaggi.


Marino Ruzzenenti, storico dell'industria, 2011

Nessun commento:

Posta un commento