mercoledì 18 settembre 2013

David Hurn: l'ordine dal caos

David Hurn si racconta.
La gente mi interessa più di qualsiasi altra cosa, perché dalle persone puoi sempre attenderti qualcosa di inatteso, un gesto sorprendente, in grado di rivelare le loro sensazioni in un modo davvero inaspettato. Se un fotografo volesse controllare ogni cosa, finirebbe per escludersi dalla vita - sarebbe come cercare di produrre l'azione e, contemporaneamente, la sua registrazione.

La fotografia per me è un'estensione della mia curiosità (...). Sospetto che i migliori fotografi di piante siano in fondo dei botanici che hanno deciso di allargare il loro interesse in questo campo facendo anche fotografie e che i migliori fotografi di architettura sappiano tutto di case e architetture.
Per me la fotografia è una scusa per conoscere le cose di cui voglio saperne di più.

Io sono esattamente l'opposto di quelle personalità forti che piombano nelle situazioni e se ne impossessano... dicono a ciascuno quale sia il proprio posto e alle persone quel che devono fare. In effetti, io mi nascondo dietro la mia macchina fotografica. Mi aiuta a controllare il mio nervosismo e, nello stesso tempo, mi permette di essere presente in situazioni in cui non penso proprio che, senza questa difesa, sarei potuto entrare. Sai, quando inizio a fotografare ho spesso la sgradevole sensazione di osservare un mondo completamente confuso. Poi comincio a muovermi e a guardarmi intorno e prima un dettaglio, poi un altro catturano la mia attenzione. Li registro e, a poco a poco, sento affiorare una sorta di regola, un certo ordine dal caos che prende forma nelle mie fotografie. Quando questo accade, mi sento tremendamente soddisfatto.

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