sabato 16 marzo 2013

Libero De Libero

il sabato poesia

Canto nero


Se alla mia sorte io guardo
fu l’infanzia in una casa
cresciuta come falsa pianta
ai pranzi delle date:
si andava in sonno all’inferno,
giugno a dicembre gemello,
quattro mura e una scala.
D’allora sperso com’acqua
di fiume in fiume, straniero
marciatore rammento paesi:
di giorno alberi amici,
il passero di notte
e fieno di nuova luna.
Alla fonte calpestata
non torna il lupo.


1 commento:

  1. È sorprendente constatare che, guardando alla propria sorte, non ci sia un riferimento a persone ma a una casa, agli alberi, all'acqua, alle stagioni.
    :) Ciao Silva, buona domenica.

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