lunedì 14 gennaio 2013

Stuart Franklin e il fotogiornalismo

Stuart Franklin si racconta.
L'atto in sé dello scattare fotografie consiste in una frazione di secondo, ma si tratta in realtà solo dell'inizio di un lungo viaggio - le conseguenze di questa decisione si sviluppano nel tempo in un modo che il fotografo non può anticipare ma che diventano parte della Storia.

E' una convinzione diffusa che il mondo sia costituito da eserciti contrapposti di persone, le quali si conformano rigorosamente a un sistema di valori immutabile e ristretto: per esempio, fautori del progresso da un lato e ambientalisti dall'altro. Si tratta di una idea sbagliata perché, invece di perseguire valori astratti, noi tutti condividiamo, e probabilmente abbiamo sempre condiviso, una gamma di valori ai quali viene attribuito un rilievo diverso a seconda delle diverse circostanze. Non fanno eccezione i moderni paladini della "preservazione" e della "conservazione" delle foreste.

Come collettività, amiamo la natura così com'è, ma nello stesso tempo siamo costretti a distruggerla o, per lo meno, a modificarla. Siamo tutti, a un certo livello, ambientalisti e, insieme, fautori del progresso: è più una questione di sfumature che di teorie astratte...
Se questo libro [Il tempo degli alberi] ha uno scopo, è di ampliare la portata e il contesto del dibattito sull'ambiente e di diffonderlo... Al di là delle teorie scientifiche e delle ideologie, è la pace - che si ottiene attraverso la riduzione del divario tra coloro che traggono vantaggio e godimento dall'ambiente e coloro che non lo possono fare - che rischia di venire a mancare.
"Che la fratellanza sia radicata quanto gli alberi", ha scritto Walt Whitman. Per un giorno potremmo tutti dire: "qualsiasi luogo dove vi sia pace è bello".

Fotogiornalismo è esattamente quello che io faccio, la fotografia fusa insieme al giornalismo con cui cerco di narrare il senso della Storia; il senso di cosa siamo noi oggi; il senso della condizione umana.

la vita

1956 - nasce a Londra, si laurea in fotografia
anni 80 - lavora come corrispondente per l'agenzia Sygma di Parigi
1989 - vince il premio World Press Photo con (foto sopra) l'uomo che fronteggia i carri armati sulla Piazza Tienanmen
anni 90 - collabora intensamente con il National Geographic Magazine

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