martedì 11 dicembre 2012

Paul Fusco: priorità all'emozione

Paul Fusco si racconta. 
Quel che puoi fare con un saggio fotografico non puoi farlo con le foto singole. In ogni racconto, la forma è incredibilmente importante. Shakespeare non è famoso perché sapeva mettere insieme una bella frase, ma perché aveva grandi storie da raccontare con belle frasi. Aveva il contenuto. Naturalmente il linguaggio è decisivo per l'espressione perché infonde vita alla storia. Ma se racconti delle storie, tutte le componenti sono importanti: l'espressione, le frasi, la struttura. Non sono interessato alla singola fotografia in quanto tale, ma a usare il saggio fotografico per comunicare e provocare.

Una storia fotografica può essere una descrizione di un fatto, in modo lineare, che parla da un punto e arriva a un altro; come per esempio la serie di fotografie che ho realizzato per il treno funebre di Robert Kennedy. Anche questo funziona, ma un saggio è una presentazione e interpretazione personalizzata di qualcosa, da uno specifico punto di vista e per uno scopo specifico. E' soggettivo, come dovrebbe, ed esplicitamente presentato come un'interpretazione del soggetto piuttosto che una mera registrazione di quel che è accaduto.
Faccio molta attenzione quando scelgo cosa mostrarvi, in modo da mostrare quel che voglio che voi sentiate e comprendiate.

Non mi piace far vedere le mie fotografie in un portfolio antologico. Io penso sempre a un tema. Voglio che la gente si confronti con la storia particolare che sto raccontando. Voglio che vi sediate qui, dove c'è la giusta luce - le mie stampe sono scure - così da poterle vedere nel modo migliore e nel giusto ordine. Voglio poter comunicare come ho concepito il lavoro, quale è stato il mio modo di presentare la storia, il tema, il saggio. Su questo sono capace di arrabbiarmi. Non cambiate l'ordine delle fotografie! Sono diventato molto esigente sul modo in cui vengono viste le foto. Dopo che le ho mostrate, se ne può parlare.
Gran parte del mio lavoro urla. Voglio che le mie fotografie si comportino così. Non tutte; ma voglio che la gente ne sia colpita. Nelle mie foto, la priorità va all'emozione; poi, subito dopo, viene il contenuto. Voglio che la gente senta come vivono le persone ritratte nelle mie foto. E spero possa riflettere sul perchè vivono così. E' semplice.

1930 - nasce a Leominster, nel Massachusetts e comincia a interessarsi di fotografia nel 1945
1951 - si arruola nel Signal Corps durante la guerra in Corea
1957 - si laurea in storia dell'arte con specializzazione in fotografia.
1960 - si trasferisce a New York dove comincia la sua carriera come fotografo per la rivista Look, la collaborazione dura fino al 1971
1974 - diventa membro di Magnum Photos

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