sabato 10 marzo 2012

Renzo Laurano

il sabato poesia

Vanità di marzo


Fragilità di una giornata d'aria
primo celeste. Innova a chiari cespi
Marzo i fiori. Traspaiono e non vedi
variopinto il verziere. Una farfalla
fa uno strano vedere. È quasi un lembo
di vento un leggerissimo cascame
d'indocinese seta il piano ondato
volitar di vanessa. Ella, di spume
de' fiori è molto vaga e de' piumati
aspetti d'equatore che hanno i molli
giardini di Sanremo a' primi cenni
di primavera, quando è nelle arie
voluttà di contagio e non mai viste
terre vïaggi di un mellifluo odore
inquïetante di vaïniglia.
Ma era ancora nel mare primavera
novella, e pieni di speranza i pesci
ne volavano a galla; e, de' gabbiani,
di sal ebbri, eran pascolo le larghe
sogliole lì come piogge di lame
d'argento da quei nitidi e celesti
quasi bianchi di cielo. Ecco, e l'uccello
di mare è in cresta al flutto. E un puerile
gridar bianco ha che provoca cascate
di miriadi d'aghi di diamante.

Renzo Laurano (da "Gli Angeli di Melozzo da Forlì", 1939)

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