sabato 28 gennaio 2012

Bella Achatovna Achmadulina

il sabato poesia

(1982)


Sono soltanto volume in cui abita qualcosa
Per cui non bastano i nomi della terra.
Sono una costruzione di sudore e ossa
Suo possedimento, non mia carne.

Qualcosa: un significato sconosciuto
Insediatosi in una cuccia altrui
Per sfrattare i padroni, saltare fuori,
non voltarsi a guardare quando morirò.

In me, di me più audace, la parola
Non pronunciata oscilla,
mentre nell’emorragia di luce del cielo
io tremo di foglie, di rami.

Esiste un modo per chiamare il senza nome?
Non lo dico. Non si può chiedere al dizionario
Come si chiama una parola
Finché non gliela diciamo noi stessi.

Mio imperituro e misterioso oppressore,
stretto nella morsa del già noto…
E io mi espando, divento universo-
Io e l’universo di concerto: una sola cosa.

Qualcosa. Non c’è parola. Ma dalla sua
Fonte tremendamente mite fiotta amore.
E già si vede il suo futuro profilo
Battersi per i fratelli, le sorelle.

Bacia sulle labbra l’inanime, e il respiro
Della risposta è grande, manifesto.
Unica, la parola annienta caos e delirio,
e parla ai mortali dell’eterno.


Bella Achatovna Achmadulina - (Da Lo Giuro. Antologia Poetica a cura di di Serena Vitale Interlinea Edizioni 2008 LericiPea. Traduzione di Serena Vitale)

2 commenti:

  1. Questa poesia è bellissima. Non sempre la parola è inutile, quindi.
    Grazie per avermela fatta conoscere.

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  2. Sono d'accordo Lorenzo, è proprio del "genere" se così si può dire, che preferisco :)

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