sabato 24 dicembre 2011

Titos Patrikios

il sabato poesia Da Fine dell’estate – 1953-1954 VI


Io non sono quello che vedi, quello che conosci
non sono solo quello che dovresti imparare.
Devo a qualcuno ogni brandello della mia carne,
se ti tocco con la punta del dito
ti toccano milioni di persone,
se ti parla una mia parola
ti parlano milioni di persone –
riconoscerai gli altri corpi che danno forma al mio?
ritroverai le mie orme tra miriadi di altre impronte?
distinguerai i miei gesti nella marea della folla?
Io sono anche quello che fui e che più non sono –
le mie cellule morte, le mie azioni
morte, i pensieri morti
di notte tornano a dissetarsi nel mio sangue.
Io sono quello che non sono ancora –
dentro di me martella l’impalcatura del futuro.
Sono quello che devo diventare –
Intorno a me gli amici esigono, i nemici vietano.
Non cercarmi altrove
cercami soltanto qui
soltanto in me.

Titos Patrikios

Articoli correlati per categorie



1 commenti:

Veronica de Gregorio ha detto...

Come dire che in una goccia d'acqua ci vedo e ci sento il mare...che senza quella singola infinitesimale goccia il mare avrebbe un altro aspetto. Forse nessun mare sarebbe possibile. Bellissima Poesia. Grazie
p.s. poi la posto anch'io.

Posta un commento

Per cortesia non commentare come "Anonimo", sotto nel menu a tendina vai su Nome/URL, inserisci il tuo nickname nel campo "Nome", se non hai un blog/sito lascia vuoto il campo URL. Grazie

 
minima template © bowman | indormia custom