sabato 8 ottobre 2011

Karin Boye

il sabato poesia  Confessione


Non sono nata per fare la ribelle
Eppure sono costretta ad esserlo.
Perché il mio destino non è mio soltanto?
Perché mi abbarbico in esso?
Oppure, se ora devo battermi,
perché accade con dolore?
Perché non a suon di musica,
quando infine sono costretta ad osare?

Sangue del mio sangue,
voi che mi avete giudicato duramente
E mi avete ripudiato nella vergogna,
sapevo bene, quando sono stata respinta,
che avevo violato un tutto,
sentivo una comunione santa
dietro le parole di condanna,
sapevo con angoscia: voi siete io –
e m’inchinavo.

Ma dov’ero e mi credevo muta,
udivo gemere la tenebra.
Anime dal luogo delle stesse sofferenze
Respiravano al mio fianco.
Udivo il mio stesso grido d’aiuto
Alzarsi dai deserti più assoluti,
sapevo con angoscia: io sono voi –
e non potevo tacere.

Vile, vile, tre volte vile
Devo però combattere,
cadere a terra e rialzarmi
con tutti i miei nervi in pezzi,
devo sentire come ferro rovente
i giudizi di chi è inesorabile –
e seguire e seguire un fuoco bruciante,
che fiorisce nella tenebra.

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