venerdì 27 dicembre 2013

Costa Manos, trascendere la realtà che vediamo

Si racconta.
Mi piace pensare a ogni foto di successo come a un evento speciale e voglio che ogni mia immagine sia una cosa a sé, pur restando parte del tutto.

Per anni gli studenti, e non solo loro, mi hanno chiesto a quale genere appartenessero le mie fotografie - di documentazione, fotogiornalismo ecc. Ho deciso di rispondere così: di documentazione personale. Vuol dire fotografare il mondo reale, abitato da gente reale in situazioni reali, ma in una maniera così speciale e personale da trascendere la realtà che ognuno di noi vede.

Penso che in alcune fotografie l'immagine sia più importante del soggetto - il soggetto dell'immagine è la fotografia.

Le fotografie che preferisco sono sempre state quelle complesse, che pongono quesiti e problemi, lasciando però che sia lo spettatore a dare risposte e soluzioni... Certamente, per forza di queste immagini, è la qualità preziosa e unica della fotografia, la credibilità: il fatto stesso che quel momento immortalato su un pezzo di carta sia vero e inalterato, che sia realmente accaduto e che non possa mai più ripetersi.

Cercando fotografie da scattare, sono giunto alla conclusione che le migliori sono come delle sorprese, immagini che inconsciamente cerco, ma che non riconosco fino a quando, all'improvviso, non mi appaiono. Si tratta allora di momenti avvincenti, rari all'interno di un genere che può essere frustrante e imprevedibile allo stesso tempo, con le foto spesso rovinate da inezie come una nuvola ribelle che copre il sole o uno sguardo passeggero del soggetto verso la macchina fotografica.
Nell'avvicinarmi alla gente, preferisco essere osservatore piuttosto che osservato e considero la presenza umana nelle mie fotografie come l'elemento più importante.

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