sabato 19 marzo 2011

Luis Aragon

il sabato poesia   Nulla


Nulla è precario come vivere.
Nulla è effimero come esistere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
Come per il vento essere leggero.
Io arrivo dove sono straniero.
Un giorno tu passi la frontiera.
Ma da dove vieni, o dove vai dunque.
Domani che importa e che importa ieri.
Il cuore cambia con il cardo.
Tutto è senza rima né perdono.
Passa il dito sulla tua tempia.
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi.
E’ meglio lasciare basse le lampade.
La notte ci piace assai più.
E’ il lungo giorno che diventa vecchio.
Gli alberi sono belli in autunno.
Ma il bambino che cosa è diventato.
Io mi riguardo e mi stupisco.
Di questo viaggiatore sconosciuto.
Del suo viso e dei suoi piedi nudi.
Poco a poco tu ti fai silenzio.
Ma non così in fretta tuttavia.
Per non sentire la tua dissonanza.
E per non sentire cadere sul te stesso di una volta il colpo del tempo.
E’ duro invecchiare al termine del conto.
La sabbia ci scappa tra le dita.
E’ come un’acqua fredda che sale.
E’ come una vergogna che cresce.
Una pelle che grida? Mi sbatti?
E’ duro essere un uomo una cosa.
E’ duro rinunciare a tutto.
Le senti le metamorfosi.
Che accadono dentro di noi.
Come piegano lentamente le nostre ginocchia.
O mare amaro o mare profondo.
Qual è l’ora delle tue maree.
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate.
Nulla è precario come vivere.
Niente è effimero come essere.
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina.
E per il vento esser leggero Giungo dove sono straniero.

1 commento:

  1. La ripetizione usata da Aragon mi ricorda Kundera dell'Insostenibile leggerezza dell'essere.

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