lunedì 28 marzo 2011

E’ morto il blog, viva il blog!

[...] metto sul piatto alcune riflessioni schematiche e “volanti” basate anch’esse sulla mia esperienza diretta, e quindi condizionate da tutti i limiti del caso:


1) Il blog è uno strumento eccezionale per la pubblicazione, la stratificazione, la diffusione e la conservazione di contenuti complessi, intorno ai quali è anche possibile (sebbene magari oggi possa apparire meno seducente) instaurare una proficua discussione. E’ il luogo perfetto per conservare la conoscenza, così come i social network site si prestano meravigliosamente a rilanciarla e diffonderla. Allo stato attuale, più che di riconoscere passivamente come inevitabile un avvicendamento tra le due realtà, mi sembra ci sia più che mai bisogno di impegnarsi un cincinino per una maggiore integrazione, di favorire e anzi difendere questa complementarietà per il bene di tutti.

2) Forse il blog ha perso il suo appeal da strumento irrinunciabile per chiunque approdi in rete, e probabilmente è vero che il “99% per cento del cazzeggio” si è spostato su Facebook, Twitter” e compagnia cantante. Se così è, (e tutto sommato credo che lo sia), dal mio punto di vista è solo un bene. La validità dello strumento in sé resta indiscussa, mentre finalmente appare chiaro a molti che gestirne uno seriamente non è un passeggiata di salute, richiede impegno e dedizione, e sopra ogni cosa, richiede uno scopo. Quale che sia, da perseguire con idee chiare e decisione, indipendentemente dal fatto che chi apre il blog sia un singolo cittadino, un libero professionista, un’istituzione o un’azienda. Se insomma l’assottigliamento della blogosfera in favore della “statusfera” è frutto di una darwiniana selezione della specie, ben venga davvero.

3) Forse la morte di cui stiamo parlando – e questa sì, reale e inevitabile – è quella della creatività di un’intera “generazione” di blogger che in questi dieci anni ha imperversato nella rete italiana, cui va riconosciuto il merito di aver diffuso la cultura digitale e la colpa di essersi guardata troppo l’ombelico. Ma che inevitabilmente oggi ha esaurito la vena o le ragioni per usare uno strumento che, come tale, ha ancora molto da dire nelle mani di nuovi autori, pronti a farne uso con scopi e ragioni uguali o diverse da chi li ha preceduti.

Forse quello che oggi sta davvero morendo è il “blogger” che era in molti di noi incalzato dal cambiamento, dalla crescita e dell’evoluzione personale che lo stesso “fare blogging” ha determinato almeno in parte.

Insomma, è morto il blog, viva il blog!


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16 commenti:

Lucien ha detto...

Interessante riflessione la tua. Io non so se il blog sta attraversando la fase che tu descrivi, la questione è complessa e mutevole. Io sono arrivato un po' tardi (ormai sono tre anni) e in effetti sento ormai esaurito il fuoco sacro che mi aveva spinto ad iniziare: il primo anno è stato veramente esaltante.
Comunque esaurita la spinta creativo-ispirativa penso che chiunque abbia partecipato attivamente a questo mondo ne resti legato.

novalis ha detto...

@Lucien pur condividendola in toto, non è mia ma di Alessio Jacona, come da link. ☺

marcofreccero ha detto...

Probabilmente è morto per chi non aveva niente da dire, e vendeva solo fumo. Quindi è emigrato su altre piattaforme per continuare a dire niente, ma con meno fatica.
Questa è una fortuna: meno "rumore" e più possibilità di scovare voci interessanti. Il blog ci sarà sempre, sarà il mezzo migliore per chi ha progetti e percorsi da condividere.

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

sì, c'è stata una selezione. prima qualunque bimbominkia aveva il suo blog in cui sparare cavolate, adesso si è spostato su facebook.
insomma, meno blog ma qualità più elevata. o perlomeno sono rimasti quelli che lo fanno per reale passione e non per moda

Alberto ha detto...

Questa, più o meno, la situazione italiana. Non dice per esempio che l'età dei blogger si sta alzando, rivolgendosi i ragazzi verso altre piattaforme. Ma in America? Proprio oggi un articolo di Rampini.

Lucien ha detto...

Dormitina... la fretta e la fame mi hanno distratto dal link (ma non dal contenuto interessante).

Francesco Zaffuto ha detto...

Sono arrivato da anziano over 60. I punti esposti mi sembrano ben centrati. In fin dei conti uno strumento come facebook è adatto a una comunicazione veloce; il blog è più duttile per la possibilità di costruire spazi di riflessione e anche spazi creativi. Il pubblico può essere molto limitato; ma a volte il rincorrere un vasto pubblico porta a dire solo ciò che meglio si ascolta. In ogni caso lo trovo uno spazio che è riuscito a creare quella libertà di "stampa" che nel nostro paese è solo nominalistica, da questo punto di vista è un bene prezioso che occorrerà difendere da possibili restizioni.
saluti

aleph ha detto...

Pienamente d'accordo ! Ogni bel gioco dura poco...e se vuoi che diventi più serio, ci vuole tempo, costanza e soprattutto originalità.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Condivido totalmente il punto di vista che hai riportato, non ho nulla da aggiungere.

Lara ha detto...

Ciao Novalis, anche Adriano ha scritto oggi in proposito. Concordo pienamente con Francesco.
Facebook e c. sono troppo veloci per una comunicazione autentica.
Personalmente difendo i blog.
Un caro saluto,
Lara

novalis ha detto...

Un grazie a tutti voi ☺

Francesco ha detto...

io da "blogger anziano" (considerato che il mio jazzer vive dal 2001) ho notato un mare di blog nascere e morire anche in poco tempo. Chi ci ha messo dei contenuti è sopravissuto, gli altri sono inevitabilmente (e gisutamente) spariti, o si sono spostati a sparare minchiate su FB o su altri social-network. La forza del blog è lì, sempre presente e sono, appunto, i contenuti.
Autorevolezza di alcuni blogger rispetto ad altri? Mah... in Italia il blog e il blogger mi pare sia visto con molta diffidenza, anzi supponenza, visto che molta gente considera ciò che è on-line di scarso valore rispetto alla carta stampata (e, infatti, gran parte dei blogger "famosi" sono diventati tali solo dopo aver pubblicato un libro o essere stati citati da altre parti "cartacee").
Sono d'accordo con Jacona: meglio essere in meno piuttosto che avere una blogsfera vuota, anzi piena solo di se stessa. Il blog non è più di moda? Meglio! Ciò che solitamente è di moda mi pare vuoto... che il blog viva un'altra vita allora

em ha detto...

azz, proprio ora che ne ho aperto un altro... scherzi a parte, nell'ultimo decennio più che altro io ho notato una sempre più marcata trasmigrazione di molti blogger verso i vari socialcosi, che personalmente rifuggo... a piace il concetto di blog, quello che ti vai a leggere perché ti va: la bacheca degli amici degli amici mi lascia invece indifferente...

skip ha detto...

Nel blog si investono maggiori energie espressive in una struttura che mi pare più organizzata, completa e analitica. La comunicazione risulta mediata, ma destinata a rimanere, anche nella memoria.

Nei social network ,che conosco molto meno e mi disorientano un po’, mi pare prevalga la sintesi, una comunicazione immediata, più fruibile e accessibile ma forse anche più frammentaria e transitoria .

Personalmente preferisco seguire i blog anche se ho l’impressione che le discussioni si sviluppino di più altrove.


Lunga e nuova vita ai blog ;)

Adriano Maini ha detto...

Un articolo e commenti molto seri ed impegnati, compresi la tua scelta ed il tuo parere.

Michele ha detto...

grazie ad Adriano e a Lara son arrivato da queste parti
e' da circa tre anni che 'bloggo' o meglio cerco, non ho la presunzione
Mi diverto e quindi lo faccio
Devo dire che l'articolo e' ok, condivido tutto.
Purtroppo non mi hai lasciato neppure una 'fessura' per dire qualcosa di diverso
Buona giornata Michele pianetatempolibero

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