sabato 25 dicembre 2010

Eugenio Montejo

il sabato poesia Voci


Mi servo di mille voci ma poche sono mie,
appartengono a esseri che non conosco,
le ho forse ereditate già da secoli
e giacciono nascoste in fondo al sangue.
Hanno suoni silvani di venti e pascoli,
fischi di uccelli, acque nel denso fogliame,
rumori di frutti che cadono, tuoni erranti,
pioggia sui tetti e galoppi lontani di cavalli.
Viaggiano con me, ma poche sono mie,
o almeno di chi sono in questo istante,
forse di un uomo che sono stato e non ricordo
o di un altro che dovrò essere domani...
Mi servo dei loro toni proteiformi, dei loro echi,
che nel contempo dicono e contraddicono,
senza che io sappia mai come arrivano, e da dove,
né perché mi accompagna il loro coro solitario.

3 commenti:

  1. E' bello avere dentro tante voci che ci accompagnano e ci suggeriscono parole al momento giusto e ricordano immagini.
    Ciao Novalissimo.

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  2. Bella...! Ma i "suoni silvani"... cos'è un'autocitazione?
    Buonnatale e buonanno!

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  3. Vero! è una bella poesia.
    Ciao filissima.
    Eheheh "nomen omen" Stefano.
    Ciao cari.

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