martedì 26 ottobre 2010

Jimi Hendrix - Electric Ladyland (1968)

Il 1968 è un anno cruciale per Jimi Hendrix. Il mancino di Seattle sembra poter raccogliere, in termini di gloria e quattrini, i frutti d'una attività estenuante che lo ha condotto finalmente - meglio tardi che mai - nell'impero del divismo rock. L'anno precedente ha mandato in orbita il pubblico di Monterey con un set destinato alla leggenda: l'uso di distorsori, pedali wah wah e feedback esaltano l'anima sfuggente e psichedelica del suo "sentimento blues"; il simbolismo visivo, culminante con lo stupro e l'incendio della Fender, sublima la potenza della messinscena. 
I due primi capitoli discografici, "Are You Experienced?" e il successivo "Axis: Bold As Love", pur accolti con favore, risentono giocoforza dei vorticosi ritmi di lavoro cui l'Experience è sottoposta e, pur contenendo alcune canzoni-manifesto dell'arte hendrixiana, non trovano il passo sciolto della coesione. Adesso Jimi sente il fiato sul collo dell'industria, dei fan, degli stessi comprimari Noel Redding e Mitch Michell sempre più circoscritti nel ruolo dal suo egocentrismo. Anche Hendrix è inquieto tormentato dal dubbio d'essere scambiato per una giocosa macchina da guerra del rock, che produce più spettacolo che feeling. Così, se i primi due dischi erano stati registrati in presa diretta, per "Electric Ladyland" il virtuoso di Seattle si prende tutto il tempo e la cura del caso. Il doppio album viene pubblicato nell'ottobre del 1968 con una "scandalosa" foto di copertina (censurata in Europa) e vola in cima alle classifiche americane, per la prima (e unica) volta nella carriera di Hendrix.
Malgrado le ambizioni di perfezionismo, il disco suona sovente sporco e disomogeneo, ma paradossalmente sta proprio lì la sua forza. Il nuovo catalogo hendrixiano è assortito e stupefacente. La versione urticante della dylaniana "All Along The Watchtower" e la dilatata progressione blues di "Voodoo Chile", sono solo due semplici esempi che lasciano intendere l'abilità, l'intuizione e la potenzialità del creativo chitarrista.
Purtroppo, non ci sarà alcuna occasione di verifica. Electric Ladyland resta l'ultimo episodio di studio del nostro caposcuola, prima della morte prematura e dello sfruttamento intensivo del mercato.
Un capolavoro che tutti dobbiamo avere. 5/5

Articoli correlati per categorie



5 commenti:

bluesjana ha detto...

chapeau!!
disco magnifico.
sentimentalmente, però, io sono molto più affezionato al primo.

Lorenzo ha detto...

mio fratello ci aveva la cassetta tarocca ma questa copertina non c'era...(o me l'avrà nascosta?)

Shakib ha detto...

Disco straordinario, in termini assoluti, però a me piace di più "Are You Experienced". Poi io penso che se Jimmy fosse rimasto tra noi vivi, negli anni avrebbe fatto cose molto scadenti. Infatti dopo "Electric Ladyland" aveva cominciato già la discesa.
Complimenti per la recensione.

novalis ha detto...

Grazie dei vostri commenti :)

errebi ha detto...

Ok anche questo un disco che bisognerebbe avere nella propria raccolta. Ciao alla prossima

Posta un commento

Per cortesia non commentare come "Anonimo", sotto nel menu a tendina vai su Nome/URL, inserisci il tuo nickname nel campo "Nome", se non hai un blog/sito lascia vuoto il campo URL. Grazie

 
minima template © bowman | indormia custom