sabato 30 ottobre 2010

Lars Gustafsson

il sabato poesia Vita


La vita scorre attraverso il mio tempo,
e io, un volto non rasato,
dove le rughe sono profonde, analizzo
le tracce.

Pensieri come bestiame,
avanzano sulla strada per bere,
estati perdute ritornano, ad una ad una,

profonda come il cielo viene la malinconia,
per la pianta di carice che fu,
e le nuvole che allora rotolavano più bianche,

eppure so che tutto è uguale,
che tutto è come allora e irraggiungibile;
perché sono al mondo,

e perché mi prende la malinconia?
E gli stessi lillà profumano come allora.
Credimi: c’è un’immutabile felicità.

sabato 23 ottobre 2010

Nazim Hikmet

il sabato poesia  Ragazzo mio


Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore;
saziarsi della vita, figlio mio,
é impossibile.

Non vivere su questa terra
come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo
devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.

Credi al grano,
alla terra, al mare,
ma prima di tutto
all’uomo.

Ama la nuvola,
il libro,
la macchina,
ma prima di tutto
l’uomo.

Senti in fondo al cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell’uomo.

Godi di tutti i beni della terra,
del sole,
della pioggia,
della neve,
dell’inverno e dell’estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell’uomo.

martedì 19 ottobre 2010

Frammenti #31

(Alcuni) ignorano la conoscenza del divino solo perché si rifiutano di credere.
Plutarco, Vita di Coriolano - Clemente Alessandrino, Stromata

Beh, diciamo la verità: per credere ad Adamo ed Eva bisogna essere proprio di bocca buona. Anche la scienza, però, a volte, richiede un certo sforzo d'immaginazione. Com'è possibile, ad esempio, credere che da un unico organismo monocellulare siano potuti nascere, a forza di selezioni successive, esseri così diversi fra loro come il gambero e la giraffa, l'elefante e la zanzara, il Duca di Windsor e Gianfranco Funari? L.D.C.

sabato 16 ottobre 2010

Janice Kulyk Keefer

il sabato poesia Saggezza

Io che ho deciso di amare l’umanità
invece degli uomini,

di amare le contraddizioni della vita,
le impossibilità.

Io che sono diventata una bella e attempata
filosofa, quando improvvisamente

il telefono suona, la sua voce
mi solletica il collo.

O mi prende in giro, mi chiama
ochetta
e il mio cuore sbanda.

Quello che amiamo di un’altra persona
è la vita che ha dentro;
per questo non dobbiamo mai
cercare di possederlo.

ochetta

domenica 10 ottobre 2010

Angelina Gualdoni, le utopie fallite

Angelina Gualdoni classe 1975, è un’artista contemporanea che vive e lavora a New York. Le sue opere si focalizzano sui ruderi moderni come centri commerciali abbandonati, aziende e grattacieli decadenti, parcheggi e progetti abitativi invasi dalla trascuratezza.
I suoi lavori quindi, mostrando i disusi e il collasso di questi edifici, suggeriscono una riflessione sulla caducità della vita.
Tecnicamente i suoi quadri vengono iniziati con il versamento di “liquidi acrilici” direttamente sulla tele grezza e, come è naturale pensare, le direzioni che questi colori prendono sono variabili nella misura in cui le tele stesse assorbono i colori, sono quindi non controllabili.
Il senso metaforico di questi flussi e riflussi pittorici, fanno notare chi più o chi meno allo stesso modo la maniera e l’impegno che prendono questi progetti architettonici.

sabato 9 ottobre 2010

E. E. Cummings

il sabato poesia Crudele autunno


Crudelmente, amore,
attraversa l’autunno
nei cui capelli sta l’ultimo fiore,
le tue labbra son fredde di canzoni

poiché, chi di noi due
sarà il primo a trascorrere, a sfiorire?
Il tramonto riluce in superficie
e, crudelmente, cala
verso l’erba
la luna

amore, incedi
nell’autunno
amore, poiché l’ultimo fiore
nei capelli appassisce,
i tuoi capelli sono
freddi di
sogni,
tu sei fragile, amore

ma percorri
l’autunno in lungo e in largo
e sorridi cinereo alle persone
che obliquamente temono
l’inverno.

sabato 2 ottobre 2010

Donata Berra

il sabato poesia  Vieni


E adesso vieni, entriamo insieme
in questo inverno,
sarà stagione di abbandoni e reticenze,
guarda: le ombre che credevamo
immaginate,
o risospinte ai margini del bosco,
vòltati: avanzano alle spalle.

Vieni, lascia scorrere il tuo corpo
dal vento acre di resina e di muschio,
lascia la scabra pelle rilevarsi
alle carezze mie, come fossi lei,

quella per cui fiorisce, e sa di cielo,
– dove tu solo sai, e mi conduci –
il fioco fiore giallo d’elicriso.

venerdì 1 ottobre 2010

Frammenti #30

La vera saggezza vuole e non vuole essere chiamata con il nome di Zeus.
Clemente Alessandrino, Stromata

E se un giorno scoprissimo che Dio non è poi così onnipotente come dice? e se un anche Lui avesse dei limiti, magari solo di tempo? Immaginiamo un uomo, particolarmente sfortunato, che un giorno, giunto in cielo, gli dicesse: "Perché, Dio mio, ti sei tanto accanito contro di me?", e supponiamo che Lui, dopo aver bofonchiato, se la cavasse rispondendo: "Scusami tanto, figlio mio, ma avevo una guerra su Andromeda e un terremoto sulla costellazione del Capricorno: per una decina di anni mi sono dovuto assentare".