sabato 27 marzo 2010

Maria Luisa Spaziani

agenda letteraria L’antica pazienza (a mia madre)

Tu che conosci l’antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch’io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo ha ridotto in cenere.
Ma è cenere di pane scuro, sacro,
– quello che alimentavi col tuo soffio
nel forno buio della guerra – e reca
imperitura in sé la filigrana
dei tuoi ciliegi dilaniati.
L’allegria rialza la sua cresta
di galletto sui borghi desolati,
come il lillà che ti cresce alle spalle
passo a passo, baluardo sul massacro.
Raccogli ancora e sempre il pigolante
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della chiglia.
Nessuno è senza casa se l’attende
a sera la tua voce di conchiglia.

2 commenti:

  1. L'antica pazienza delle madri antiche, il sacrificio di sé per tenere uniti quei legami che volevano sciogliersi. Quanta fatica.

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  2. Ricordi di un'epoca difficile, tragica. Sembra che solo in mezzo al dolore l'uomo sappia cogliere il valore di ciò che veramente conta nella vita. E resterà ancora alle donne il compito di ricucire i frammenti della nostra società, quando questa sbornia sarà passata?

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