domenica 27 dicembre 2009

Larry Towell

Larry Towell si racconta. Per me il bianco e nero possiede una personale latitudine, uno spazio in cui il fotografo si può muovere. La fotografia ha molti punti di contatto con la poesia. Il bianco e nero è minimalista, come la poesia è letteratura cui è stata strizzata via tutta l'acqua.

Nonostante la guerra [in Salvador], era la delicata visione dei luoghi comuni a incuriosirmi: l'odore della pioggia che sta arrivando, i guerriglieri adolescenti che ballano alla musica dei Beatles, un bambino nella discarica della città che si tinge le labbra con il rossetto. Ho cominciato ad avere l'ossessione per le storie individuali, per la continua abilità a sopravvivere che vedevo in questo posto incredibilmente ostile, dove la gente può vagare nei campi cosparsi di mine e contemporaneamente continuare a celebrare l'intimità della vita di tutti i giorni.
la fotografia è un prolungamento della mia identità di narratore.

Osservo le cose che personalmente trovo interessanti e le fotografo. Gran parte di quel fotografo diventa un progetto, in genere a lungo termine, della durata di diversi anni: il Centro America, i Mennoniti, i Palestinesi, la mia famiglia. Tendo a lavorare contemporaneamente a tre o quattro progetti, per periodi piuttosto lunghi, e molti di questi diventano libri. Ma faccio anche altre cose: scrivo, disegno, compongo musica e la suono, registro il suono anche se immagino di essere noto soprattutto per le mie foto in bianco e nero.

Se c'è un tema che collega tutti i miei lavori, credo sia la mancanza del territorio; come fa il territorio a trasformare le persone in quel che sono, e cosa accade quando lo perdono e quando perdono la loro identità.

Il modo migliore [per restare sano e in connessione con la realtà] è scattare fotografie della mia famiglia a non più di cento iarde dall'ingresso di casa. Sto anche scrivendo la storia della mia fattoria, che sorge dove un tempo c'erano dei villaggi indiani. E sto registrando una serie di canzoni originali che faranno parte del libro. Il coro è composto dai grilli che vivono attorno al portico. Cantano molto meglio di me.
Non perdono mai il ritmo.

la vita

1953 - nasce in Canada, in una famiglia contadina.
1972-1976 - studia Arti visive
1976 - parte per un lungo periodo come volontario a Calcutta, a comincia a fotografare.
1982 - insegna musica popolare
1984 - lavora come fotografo freelance su argomenti come povertà, esilio e ribellione dei contadini.
1988 - diventa nominee di Magnum Photos e nel 1993 membro effettivo.


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2 commenti:

aleph ha detto...

B/N, dici niente! Solo i grandi fotografi fanno vedere il 'colore' col bianco e nero. Ora con le digitali è andato un pò perduto,ed è un vero peccato. Bisogna avere un agrande conoscenza di luce , ombre e chiaroscuri...personalmente sono le foto che mi affascinano di più. Ma tu : sei un fotografo o un amante?

novalis ha detto...

Sono un amante platonico della fotografia. Ho fatto una marea di foto nei tempi analogici, ora nell'era digitale mi sono impantanato e mi soddisfo con la sola osservazione, senza pratica...

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