giovedì 8 ottobre 2009

Odilon Redon


Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti, particolari, fortuiti.

Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario.

La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per trasformazione, la mia fonte, il mio fermento.

[…] Tutta la mia originalità consiste nel far vivere umanamente degli esseri inverosimili, secondo le leggi del verosimile, mettendo fin dove possibile la logica del visibile al servizio dell’invisibile.

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