giovedì 24 settembre 2009

Pearl Jam

E’ una bella storia, quella dei Pearl Jam, una storia che si è fatta ancora più interessante nel corso degli anni.
Ammetto di non averla compresa fin da principio. Quando avevo messo le mani su Ten, alla fine del 1992, infatuato di quella musica fantastica che le riviste specializzate chiamavano grunge.
Delle varie bands che hanno fatto la storia della scena di Seattle nei primi anni Novanta, i Pearl Jam restano l’unica ancora in attività. Una ragione c’è. I Pearl Jam hanno un carattere completamente diverso dalle altre formazioni: musicalmente classificabili come un tentativo di rileggere l’antico, il “classic rock”, in particolare nelle varianti folk e hard core, si distinguono per aver un rapporto aperto con il proprio pubblico, cercando un’alleanza profonda, fondata su lealtà, onestà, rispetto e passione, per molti versi simile a quella che caratterizza gli irlandesi U2.

I Pearl Jam non evitano sguardi introspettivi, ma non si piangono addosso come la spirale autodistruttiva di “Seattle”, anzi. Scrutano l’America, scavano nei mali del Grande Paese, trattano temi come i senzatetto e le armi, arrivando a sfidare l’amministrazione Bush. Lottano contro l’industria discografica, contro il monopolio della vendita dei biglietti, per la libertà della musica, degli artisti e degli stessi giovani.

Sarebbe comunque riduttivo ricondurre le ragioni del loro successo a un’irriducibile integrità. Qualcosa di più profondo e misterioso vive nella loro musica, nell’alchimia tra la voce baritonale di Eddie Vedder e un rock chitarristico in bilico tra passato e presente. La voce di Eddie Vedder conquista molti, grazie a un timbro scuro che comunica emozioni sincere, commozione, rabbia, forza e debolezza, una voce capace di esaltarsi nei momenti più rock e di toccare le corde emotive nelle lente e inesorabili ballate. 
E’ una bella storia, quella dei Pearl Jam, ma è anche una storia complessa, tortuosa, a volte contraddittoria.
Qual è la vera essenza del rock’n’roll? Ognuno può dare una risposta diversa: spesso si utilizzano parole differenti che finiscono per essere sinonimi di una medesima idea madre. Per me la vera essenza del rock’n’roll è la semplicità. Alla luce soprattutto degli ultimi lavori discografici, sento di poter azzardare che la storia dei Pearl Jam sia stata dettata da una costante ricerca della semplicità, non solo per quanto riguarda gli aspetti meramente stilistici e tecnici. Semplicità per esprimere il proprio pensiero. Credo sia inutile chiedersi se siano il più importante gruppo dei nostri tempi o solamente un’onesta rock band come tante. A me i Pearl Jam ricordano cos’è il rock’n’roll, e perché non posso proprio farne a meno.



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8 commenti:

lostinthesky ha detto...

I migliori, chiaro dopo gli U2.
Ho tutti gli album dei PJ, alcuni li ho ascoltati fino allo sfinimento e li conservo gelosamente.

novalis ha detto...

@lost: fai cosa buona e giusta :)

Lucien ha detto...

Capii che appartenevano alla schiera dei grandi quando nel '95 si misero umilmente al servizio di Neil Young per Mirror Ball.

novalis ha detto...

Condivido in pieno @Lucien, anch'io con Mirror Ball & Neil Young, capii che si trattava di un gruppo su cui fidarsi.

Caigo ha detto...

Chi ha personalità regge negli anni e coinvolge più generazioni. I PJ ne sono un buon esenmpio.

novalis ha detto...

@Caigo: verissimo! Ciaocaro

sara ha detto...

per me anche meglio degli U2 ;)

Matt ha detto...

condivido appieno: http://beatblog2.blogspot.com/search/label/Pearl%20Jam
ciao!

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