lunedì 23 luglio 2012

Susan Meiselas: catturare l’immagine

Susan Meiselas si racconta.

Qualunque libro consente al suo lettore di prendere una certa distanza. La tenda che si chiude sul palco delle ragazze viene sostituita dalle pagine che si girano nel libro. Come lo spettacolo, il libro raccoglie insieme aspetti diversi dello stesso fenomeno, alcuni orribili, altri magari onorevoli. Se chi guarda è spiazzato da ciò che vede, la sua reazione non è così diversa dall’alienazione di quanti, invece, partecipano allo spettacolo steso. (1976. A proposito di Carnival Strippers)

Io credo che noi scopriamo sempre grazie al caso e all’opportunità cosa sia ciò che vogliamo veramente perseguire. Alcuni dei grandi momenti nascono dal fatto che, casualmente, hai girato l’angolo e semplicemente sei li, ci sei. Io non credo nella ‘intenzione’ di un singolo gesto. Penso sia importante seguire i sentimenti che hai dentro. La gente chiama tutto ciò sesto senso: perché fai le valige e prendi un aereo per ritrovarti in un posto lontano di cui non sai nulla? […] Molte volte preferisco non partire in assignment. Vado solo perché penso che qualsiasi cosa succeda in quel particolare posto possa essere importante. Si tratta di testimoniare, documentare e registrare. (1996)

A me non interessa che la fotografia riguardi il rapporto tra me e il soggetto. Mi interessa che la fotografia riguardi il soggetto e quel che succede intorno. Ecco una distinzione. Per questo preferisco non costruire una fotografie; non chiedo mai a qualcuno di rifare qualcosa che ha appena fatto e che magari ho perso e non ho potuto fotografare. Io voglio veramente catturare l’immagine. (1996)

Ogni immagine racconta una storia e possiede un’altra dietri si sé: chi ha fotografato? Chi ha compiuto questa particolare azione? Chi l’ha ritrovata? Come ha fatto questa foto a sopravvivere, ad arrivare fino a noi? Mi domando come posiamo comprendere tuto guardando oggi queste immagini. Noi possediamo l’oggetto fisico, è nelle nostre mani, ma è separato dal racconto della maniera in cui è stato realizzato. (1997. Kurdistan. In the Shadow of History)

Vita

1948 – nasce a Baltimora, Maryland, USA
1971 – ottiene il Master in Pedagogia ad Harvard
1972/74 – anima una serie di workshop per insegnanti e ragazzi nel quartiere del Bronx a N.Y.
1976 – entra a Magnum Photos grazie al suo lavoro sulle ‘Carnival Strippers’
1977 – parte per il Nicaragua
1982 – riceve il premio Leica of Excellence come miglio fotogiornalista dell’anno
1982 – riceve il premio MacArthur Fellowship
1984 – riceve il premio dell’Hasselblad Foundation

Ha pubblicato sulle principali riviste internazionali e le sue foto sono state raccolte in una serie di mostre presentate in tutto il mondo.

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